01/07/2026
Il problema che nessuno dice e no, non è quello che stai leggendo in questi giorni.
Qui alcuni dati:
Nel mondo, la domanda idrica legata all’intelligenza artificiale potrebbe arrivare entro il 2027 tra 4,2 e 6,6 miliardi di metri cubi d’acqua.
È una cifra enorme, vista da sola. Che equivale però a meno dello 0,15% dei consumi d’acqua mondiali.
Per darvi un metro di paragone, tutta l’AI mondiale nel 2027 consumerà circa 1/3 dell’acqua utilizzata solamente in Italia per l’agricoltura.
Infatti, nel mondo il 70% dei consumi d’acqua dolce è proprio legato all’agricoltura, il 19% all’industria, l’11% ai consumi della popolazione.
Quindi, a livello globale, il consumo idrico dell’ai dei data center non è il vero problema. Soprattutto se consideriamo che l’AI applicata all’agricoltura e all’industria potrebbe far risparmiare parecchio sui consumi idrici complessivi.
Tuttavia, c’è un aspetto fondamentale da tenere sotto controllo, ovvero la LOCALIZZAZIONE di questi data center, che sono dedicati in minima parte all’AI e tutto il resto per la gestione dei nostri dati.
Spesso queste infrastrutture vengono collocate in aree con elevato stress idrico, perché sono aree che costano di meno, dove ci sono incentivi fiscali per creare posti di lavoro ed è difficile costruire molto altro.
Negli Stati Uniti, ad esempio, circa il 20% dell’acqua dei data center proviene già da bacini sotto pressione.
In Georgia la costruzione di un grande data center ha portato a un forte calo della pressione dell’acqua per i residenti, e i pozzi si sono indeboliti fino a rendere difficile anche l’uso domestico quotidiano.
Quindi, non è una questione di impatto sull’acqua MONDIALE, che ribadisco, è irrisorio rispetto al vero consumo idrico e anzi, potrebbe farci paradossalmente risparmiare acqua su altri settori. Ma una questione di DOVE li andiamo a costruire, che andrebbe probabilmente monitorato un po’ meglio.
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