26/12/2025
comunicato stampa
L’omelia del vescovo di Acerra
ANNUNCIARE E CUSTODIRE IL VERO NATALE DI GESU’
E’ il «compito» della Chiesa e dei cristiani nelle parole di monsignor Antonio Di Donna. La mattina del 25 dicembre durante l’omelia della Messa in Cattedrale il presule ha messo in guardia da quelli che «addomesticano» il significato autentico della «memoria sovversiva» della nascita del Salvatore.
Per vivere in profondità la grandezza i giorni di festività natalizie, bisogna avere il coraggio di «prendere sul serio» e «attraversare» le «diverse ragioni» che ostacolano e «svuotano dall’interno questa memoria forte del Natale del Signore».
Sono «motivi» che rendono «difficile» la celebrazione autentica della festa, e che il vescovo di Acerra ha elencato, seppure «brevemente», durante la Messa di Natale la mattina del 25 dicembre in Cattedrale. Secondo monsignor Antonio Di Donna, nei Paesi dell’Occidente europeo «Dio è diventato estraneo» alla vita delle persone, che considerandolo «quasi inutile» lo hanno «liquidato» e «relegato ai margini», ridotto ad una «entità impersonale».
Il presule ha chiarito che è «compito» della Chiesa e dei credenti «custodire e annunciare il vero Natale», e ha riconosciuto che «le parole che usiamo abitualmente» rischiano di rendere la fede «roba da museo» in una società «ipercritica» che rifiuta il Dio fatto uomo in Gesù Cristo, tanto da non nominarlo perfino nelle scuole in ossequio ad una «presunta laicità». Ma per Di Donna la persona di «Gesù fa problema anche a livello più alto», come nel dialogo interreligioso, dove «anche noi Chiesa non lo nominiamo» quasi per liberarci da un «imbarazzo».
Il vescovo di Acerra, pur apprezzando chi «soprattutto a Natale» esalta i «cosiddetti valori cristiani», ha evidenziato il rischio che essi vengano «sganciati dalla persona di Gesù Cristo». Mentre è proprio in questa festa che celebriamo la «memoria rivoluzionaria» della nascita di un Salvatore di cui «l’uomo di oggi» ritenendosi «adulto» ed «emancipato» fa finta di avere più bisogno, e anche quando sembra accettarlo la ritiene una «favola che fa bene ai bambini», adatta solo alla loro «buona educazione».
Al contrario, ha chiarito Di Donna, «all’inizio del cristianesimo non c’è una filosofia», e nemmeno una «morale», ma un «incontro» con il Dio fattosi uomo nella persona di Gesù di Nazareth. E’ questa la straordinaria «novità» che rende originale la fede cristiana: «Gesù ha reso “incontrabile” Dio» ha detto il vescovo di Acerra. E «non è vero che da duemila anni non è successo niente», perché sebbene «siamo solo all’inizio della salvezza», noi sappiamo che «quel Bambino ha dato dignità all’uomo, al piccolo, al povero, al malato, al sofferente», e «da allora le cose non sono più le stesse».
Perciò, anche nel «tempo dell’intelligenza artificiale» e «nell’epoca del post-umano», pure all’uomo di oggi quel Bambino è «necessario», perché in Lui Dio ha stipulato un «matrimonio indissolubile», un’«alleanza per sempre» con l’umanità, catturando i cuori attraverso il «linguaggio dell’amore» nella fragilità di una piccola creatura adagiata in una mangiatoia a Betlemme, come «aveva capito bene il nostro grande sant’Alfonso» ha chiosato il vescovo, per poi concludere: «Forse stiamo diventando più disumani, meno capaci di amare, anaffettivi, perché nascono meno bambini. Se ci fossero più bambini, ci sarebbe più fede, più amore».