20/12/2025
Questo è un commento che mi ha rivolto UNA DONNA, sotto il mio video commento all'intervista di Scamarcio a belve, a riprova del fatto che maschilismo e patriarcato riflettono un sistema di valori condivisi sua da uomini che da donne.
Il commento parte con un livello molto alto di aggressività svalutante (“lobotomizzata”, “razio assente”, “indottrinata”), che è il primo segnale che non siamo davanti a un confronto, ma davanti a un meccanismo difensivo.
Quando una persona reagisce così a un contenuto sul patriarcato, spesso non sta rispondendo al contenuto: sta rispondendo a una minaccia percepita a unptesunto ordine sociale che in qualche modo infonde sicurezza.
Il disprezzo è massiccio.
Parole come “lobotomizzata”, “carente di raziocinio”, “indottrinata” servono a delegittimare la fonte, non a dialogare con le idee. È un classico meccanismo di protezione quando un contenuto tocca un punto sensibile:
→ “se quello che dici è vero, allora devo rimettere in discussione il mio mondo. Inaccettabile. Quindi ti distruggo.”
L’attacco personale permette di evitare l’ansia che nasce dal mettere in discussione convinzioni profonde su identità, genere, potere e ruoli familiari.
Fallacie argomentative principali:
Ad hominem:
È l’asse centrale del commento.
Invece di rispondere all’argomento (“esiste un sistema culturale che assegna ruoli di genere in modo asimmetrico”), attacca me come persona.
È una strategia retorica per evitare il contenuto.
Negazione della realtà sistemica → Fallacia del “negazionismo sociale”:
“Non esiste il patriarcato”.
Questa è una fallacia ben nota: negare l’esistenza di fenomeni culturali o strutturali sulla base della propria percezione personale.
È come dire “non esiste il cambiamento climatico perché oggi fa freddo”.
Argomento fantoccio:
Trasforma l’analisi del patriarcato in un’accusa di “schiavizzazione degli uomini” o “misandria”.
È una Distorsione totale del messaggio:
→ io sto spiegando dinamiche di potere sociali
→ la signora risponde parlando di odio verso gli uomini
Così evita di rispondere alla tesi reale.
appello alla tradizione:
“Dalla notte dei tempi il caregiving è delle donne.”
Che qualcosa sia stato così in passato non significa che sia giusto o naturale.
È l'idea: “se è sempre stato così, non bisogna cambiarlo”.
Eppure molte pratiche ingiuste sono esistite “dalla notte dei tempi”.
Bias cognitivi in gioco:
Bias identitario:
Quando l’argomento mette in crisi il proprio ruolo di uomo o donna, scatta una risposta emotiva più che razionale.
Qui la persona difende un modello di genere da cui trae identità e sicurezza.
Bias reattivo:
Più un contenuto è percepito come minaccioso per la propria visione del mondo, più viene rifiutato con forza.
Il tono iper-aggressivo è parte di questa dinamica.
Bias di gioco a somma zero:
Interpretare l’uguaglianza di genere come una perdita di potere per gli uomini.
Da qui l’accusa di “schiavizzazione degli uomini”: se le donne avanzano, allora gli uomini perdono.
Sotto la superficie, la signora sta comunicando tre cose:
L’idea di patriarcato la minaccia profondamente.
Perché implica prendere consapevolezza di una disparità di potere ingiusta.
Difende i ruoli di genere tradizionali come se fossero identità personali.
Criticare il sistema = criticare lei.
Proietta la propria ansia su di me, etichettandomi come “lobotomizzata”, “indottrinata”.
Il paradosso del commento è che sostiene che il patriarcato non esista…
…ma descrive perfettamente i suoi effetti:
caregiving “naturale” delle donne
ruoli “rosa e blu”
gli uomini “non possono più parlare”
percezione che la parità sia un attacco
È esattamente il tipo di narrazione che la cultura patriarcale produce per mantenersi