10/12/2025
NUOVI IMPIANTI DI RISALITA, SI RIUSCIRA’ NELL’IMPRESA? Il nodo delle spese di gestione e revisione per un nuova cabinovia tecnoclogica. Il Campetto e il rifugio Pizi, fulcro del rilancio. Subito il bando per assegnare la gestione.
LA STRADA SAN GIACOMO - TRE CACIARE
Tra le ipotesi c’è quella di asfaltare la strada che collega San Giacomo alle Tre Caciare, come soluzione per rinviare la costruzione dell’impianto di risalita da San Giacomo e limitarsi a rinnovare quello che parte dall’Intermedia. Ma questa scelta rischia di ripetere un errore già visto nel 1984: allora si allargò provvisoriamente la strada AGRO-PASTORALE esistente, in attesa dei fondi per completare la seggiovia San Giacomo–Tre Caciare, che però non arrivarono mai. Questa ipotesi, senza asfaltatura ma solo stendendo un nuovo strato di brecciolino, avrebbe senso per un anno, SOLO SE VI FOSSERO PROGETTO E FINANZIAMENTO GIA' APPROVATI DI ENTRAMBI I TRATTI E SI VOLESSERO INIZIARE I LAVORI DALLE TRE CACIARE.
Il prof. Livio Scarpellini, presidente dell’allora Consorzio, riuscì a realizzare in tempi record l’attuale seggiovia grazie a una soluzione di ingegneria finanziaria straordinaria per quei tempi (e anche per oggi). Ma, situazioni contrarie, bloccarono il completamento dell’opera con partenza da San Giacomo. Così la strada è rimasta “provvisoria”, come la vediamo ancora oggi.
Strada che non è del Co.Tu.Ge. ma del Comune di Valle Castellana, classificata come agro-pastorale e interamente all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Questo significa che per qualsiasi intervento servono: autorizzazione del Parco, valutazione di incidenza ambientale, compatibilità con il Piano del Parco, accordo su materiali, tecniche, tempi di lavorazione e limiti di larghezza; in primis il consenso del Comune di Valle Castellana che si è già espresso negativamente.
Anche perché il Parco, in più occasioni, ha invitato gli enti coinvolti alla RINATURALIZZAZIONE (non asfaltatura!) della strada panoramica, definendola “FATTORE DI GRAVE DEGRADO AMBIENTALE" all’interno dell’Area protetta. Comunque, una colata di catrame lunga 3 km, sarebbe una vera ferita nel cuore della Montagna dei Fiori.
PROROGARE ANCORA LA VITA DELLA VECCHIA SEGGIOVIA?
Si torna a discutere della proroga della vecchia seggiovia. Ma è davvero la scelta giusta? L’impianto ha QUARANTADUE anni, mentre piloni e basamenti ne hanno SESSANTA, essendo quelli dell'originaria cestovia, adattati nel 1984 con nuove testate e bracci portarrulliere.
Gli impianti di risalita mediamente vengono sostituiti tra i 25 e i 40 anni, altrimenti sono soggetti a radicali interventi di ammodernamento. Eppure si ipotizza di prorogare ancora, nonostante l'alto costo delle revisioni straordinarie non giustifichi una sola stagione di attività. E il prossimo anno si chiederà un'altra proroga con analoga revisione?
Vale la pena investire risorse così importanti per mantenere in funzione un impianto ormai obsoleto? E quanto è semplice trovare gestori e responsabili della sicurezza disposti ad assumersi la responsabilità di operare con strutture così datate? Che devono anche spalarsi la strada di accesso, non essendo a viabilità ordinaria? E la domanda più importante resta: QUANTO E' SICURO PER GLI SCIATORI?
IL CAMPETTO, FULCRO DEL RILANCIO
Nei progetti finora presentati non si fa mai riferimento all’acquisto di uno skilift per riattivare il Campetto di Monte Piselli, che rappresenta uno dei punti di forza della Stazione Sciistica. Il fondo è completamente erboso e grazie alla quota e all’esposizione, la neve naturale è quasi sempre presente e persiste fino ad aprile.
Il Campetto è la vera chiave strategica per salvare e valorizzare le stagioni sciistiche: permette di mantenere le attività di scuola sci e snowboard, avvicinare i giovani alla montagna, sostenendo l’attività sportiva. Con ricadute economiche e occupazionali verso i numerosi e motivati maestri di sci ascolani e i commercianti del settore.
IL RIFUGIO WALTER PIZI, che già beneficia di fondi per il terremoto per danni lievi, dovrà essere ristrutturato in tulle le sue parti.
Impianti da San Giacomo a Monte Piselli con Internedia, Campetto e Rifugio Pizi, dovrebbero essere riattivati contemporaneamente.
DA SAN GIACOMO A MONTE PISELLI CON IMPIANTI SOSTENIBILI
La partenza da San Giacomo è una scelta naturale, per le ragioni già evidenziate e per la maggiore fruibilità nei mesi estivi. Ma quale tipologia di impianto realizzare?
Le cabinovie e le seggiovie ad ammorsamento automatico garantiscono velocità e comfort, ma i costi sono molto elevati, come dimostrano i progetti già presentati. Nel caso di Monte Piselli, sarebbe inoltre indispensabile una STAZIONE INTERMEDIA alle Tre Caciare, almeno con funzioni di imbarco e sbarco parziale. A ciò si aggiungerebbe il costo per il Campetto, rendendo l’investimento complessivo non accessibile. Anche la manutenzione annuale, le revisioni generali e quinquennali, oltre agli interventi straordinari, comportano spese altissime; le revisioni ventennale e trentennale, superano il milione e mezzo di euro. A cui aggiungere i costi ordinari di gestione: personale, energia elettrica, battipista, manutenzione piste e varie.
COME POTREBBE ESSERE SOSTENIBILE UN'OPERA DEL GENERE? SI TROVEREBBE UN GESTORE DISPOSTO A PAGARE CIFRE ESORBITANTI OLTRE AL CANONE DI AFFITTO? Il bando di AFFIDAMENTO, come prassi, dovrebbe essere emesso prima della realizzazione, con concessione di impianti di risalita e rifugi, allo stesso gestore. Così da compensare con la ristorazione, eventuali mancati incassi da assenza di neve.
L'ALTERNATIVA POSSIBILE per collegare San Giacomo a Monte Piselli, con fermata alle Tre Caciare, sarebbe la realizzazione di due seggiovie a AMMORSAMENTO FISSO, con tapis roulant d'imbarco: economiche e semplici, ma con velocità e portata ridotte. Le sedie quadriposto migliorerebbero comunque la situazione attuale delle code e quella della vecchia cabinovia a due posti. Il costo di realizzazione sarebbe sostenibile con il budget disponibile, lasciando un margine per riattivare il CAMPETTO e il RIFUGIO WALTER PIZI. Non sarebbe la soluzione ideale, ma l’unica realmente realizzabile e gestibile nel tempo. La stazione turistica ripartirebbe gradualmente, sia in estate che in inverno, aprendo scenari per futuri investimenti. Diversamente, l’alternativa sarebbe, come osserviamo da decenni… il nulla.
UN CONTESTO COMPLESSO. Ricordiamo che il Co.Tu.Ge. è un consorzio con: OTTO soci, in DUE regioni, DUE province, SEI comuni, con diverse estrazioni politiche, oltre alla presenza del PARCO. Rappresenta un CASO UNICO nella proprietà di impianti di risalita, solitamente di PROPRIETA' PRIVATA o di un solo ente pubblico, affidati a privati in concessione trenta/quarantennale.
Alla luce di tutto ciò, finché siamo in tempo, accontentiamoci... E come direbbe un antico filosofo e autore di saggi: per raggiungere grandi obiettivi e arrivare in alto... "passo lento e corto".