OLLìN - Guarigione Emotiva

OLLìN - Guarigione Emotiva Sono Francesca Ollìn Vannini e ho fondato Semi di Luce Blu nel 2015. I percorsi hanno tutti un'impronta spirituale. Ci meritiamo di sorridere!

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https://francescaollin.it/test-parti-da-qui/ Una chiamata del cuore per portare in Italia e nel Mondo, una nuova visione della vita, di se stessi e della salute che permetta di FIORIRE (blooming) nella propria bellezza. Sono una biologa marina laureata a Bologna, ho conseguito diversi Master in materie legate alla conservazione della biodivesità, in PNEI e in comunicazione strategica focalizzata al cambiamento e sto studiando psicologia per conseguire la laurea. Scrittrice, formatrice e libera ricercatrice da sempre dedita alle ricerca dello Spirito sulla Terra, dei segreti della psiche, delle emozioni e del corpo e della Verità dell'essere umano. Ho vissuto tanti anni all'estero dai 20 ai 39 in oriente e dieci anni in Messico dove ho appreso le pratiche del mio Maestro guaritore promettendogli che le avrei diffuse e applicate. Oggi pratico in Italia una tecnica da me creata, la Emotional Memories Healing (EMH), che lavora sul dolore emozionale con diversi strumenti, affrontando sintomi e patologie o disordini che limitano la nostra vita, liberando spazio per uscire oltre i condizionamenti in quel processo di individuazione dell'essere umano sulla Terra. Sono facilitatrice in costellazioni familiari e ha fondato l'Accademia MEMH a Bologna dove offro l'unico percorso esperienziale integrato in Italia sul Mondo emozionale attraverso sulle memorie emozionali ed altri corsi su questa linea. Scrittrice di otto libri in collaborazione con la Om edizioni. Mi dedico a diffondere una cultura che sovrasta quella vecchia e malata di cui ci nutriamo, per un Mondo che possa sposare al vera salute e non le mille bugie che ci sono state raccontate e che ci portano alla sofferenza e malattia.

DI CHI SI INNAMORA UN TERAPEUTA QUANDO SI INNAMORA DEL SUO PAZIENTE?In questi giorni sta facendo discutere il caso di un...
23/09/2026

DI CHI SI INNAMORA UN TERAPEUTA QUANDO SI INNAMORA DEL SUO PAZIENTE?

In questi giorni sta facendo discutere il caso di una psicologa del Torinese che ha avuto una relazione sentimentale con un uomo che aveva precedentemente seguito come paziente.

Sulla questione deontologica c’è poco da discutere: nella relazione terapeutica esiste un’asimmetria e chi cura ha la responsabilità di custodirne i confini.

Ma leggendo questa storia io mi sono fermata su altro.

Di chi si è innamorata quella psicologa?

Che un paziente possa innamorarsi del terapeuta non è così sorprendente. Accade molto più spesso di quanto immaginiamo e la psicologia studia da moltissimo tempo ciò che chiamiamo transfert.

Pensateci. Davanti a te c’è qualcuno che ti ascolta profondamente, conosce parti di te che magari nessuno conosce, accoglie la tua vulnerabilità, ti dedica uno spazio e continua a esserci anche quando mostri ciò che normalmente nascondi.

Può accadere che tutto questo venga sentito come amore.

Ma c’è una cosa della quale parliamo molto meno.

Anche il terapeuta ha un inconscio.

Studiare le dinamiche umane non significa esserne immuni. Puoi conoscere perfettamente l’abbandono e avere ancora paura di essere abbandonato. Puoi riconoscere immediatamente la dipendenza affettiva di chi hai davanti e non vedere la tua. Puoi avere strumenti straordinari per leggere gli altri ed essere completamente cieco quando qualcuno tocca esattamente un tuo punto scoperto.

È qui che incontriamo il controtransfert: tutto ciò che il paziente muove nel terapeuta.

Perché un paziente può farti sentire importante, necessario, ammirato. Può affidarsi a te come forse nessuno fa più nella tua vita. Può guardarti come se fossi l’unica persona capace di comprenderlo davvero. Può risvegliare tenerezza, attrazione, desiderio di proteggerlo, bisogno di salvarlo.

E allora la domanda cambia.

Ti sei innamorato di quella persona o di chi diventi tu quando quella persona ti guarda così?

Forse è questo il punto più interessante.

Potremmo innamorarci della persona reale che abbiamo davanti, certo. Ma potremmo anche innamorarci di sentirci finalmente indispensabili. Di essere scelti. Di poter salvare qualcuno. Del posto che occupiamo nella sua vita. Oppure di qualcosa di molto più antico che quella persona ha riattivato senza nemmeno saperlo.

Ed è proprio per questo che nel lavoro terapeutico esistono confini, supervisione e lavoro personale. Non perché un terapeuta non debba provare nulla, ma perché provare qualcosa e agire ciò che proviamo sono due cose completamente diverse.

La consapevolezza non consiste nel non essere più toccati. Consiste nel riuscire a domandarsi che cosa è stato toccato.

Ed è qui che questa storia, secondo me, smette di riguardare soltanto quella psicologa.

Perché noi facciamo qualcosa di molto simile continuamente.

Incontriamo qualcuno e diciamo: “Mi sono innamorato.” Ma raramente ci fermiamo a domandarci quale parte di noi si sia innamorata e che cosa abbia riconosciuto proprio in quella persona.

La chiamiamo chimica. Destino. Connessione. Diciamo che non ci era mai successo.

E magari è davvero amore.

Ma insieme alla persona che abbiamo davanti incontriamo sempre anche la nostra storia: ciò che ci è mancato, ciò che abbiamo imparato a desiderare, il modo in cui siamo stati amati e persino il modo in cui abbiamo imparato a soffrire.

A volte, infatti, non ci innamoriamo soltanto di qualcuno. Ci innamoriamo di come ci sentiamo attraverso di lui. Ed è qui che l’amore può confondersi con la memoria.

Forse allora la domanda più interessante non è come abbia potuto una psicologa innamorarsi di un paziente.

La domanda è molto più vicina a tutti noi:

quando dici “mi sono innamorato”, sei sicuro di sapere di chi ti sei innamorato?

Della persona che hai realmente davanti?
Di ciò che rappresenta?
Di come ti fa sentire?

O di qualcosa della tua storia che, attraverso quella persona, sta cercando ancora una volta di essere visto?

Perché qualche volta crediamo di aver finalmente incontrato qualcuno.

E invece abbiamo incontrato di nuovo noi stessi.

OLLiN

LUCE E OMBRA ALLA PARI.È QUI CHE INIZIA IL LAVORO VERO.Stanotte c’è stato l’equinozio.L’equilibrio non è diventare più l...
23/09/2026

LUCE E OMBRA ALLA PARI.
È QUI CHE INIZIA IL LAVORO VERO.

Stanotte c’è stato l’equinozio.

L’equilibrio non è diventare più luminosi. È smettere di usare la luce per combattere tutto ciò che abbiamo deciso essere ombra.

Anche il giudizio può essere un alibi.

Finché lui è il carnefice e tu sei soltanto la vittima, puoi continuare a guardare ciò che ha fatto lui senza chiederti cosa farai tu, adesso, della tua vita.

E attenzione: non significa giustificare chi ti ha ferito.

Ha fatto del male? È suo.
Ha tradito? È suo.
Ha manipolato? È suo.

Lasciagli finalmente il peso delle sue azioni.

Perché continuare a processarlo dentro di te non lo punisce. Tiene te legata a lui.

E quando non hai più un colpevole da combattere, rimani tu.

Con i tuoi confini.
Le tue scelte.
Quello che hai accettato.
Quello che oggi non accetteresti più.

Questa è responsabilità adulta.

Non assolvere l’altro. Smettere di usare l’altro per non scegliere te.

Vale per uomini e donne.

OLLiN
Buon Equinozio!

22/09/2026

Non devi per forza amare quelli che ti han fatto del male, ma comprendere che c’era una parte di te che li ha scelti… il resto è un peso che resta a loro

PRENDERE UN AMORE PIÚ GRANDETre giorni strepitosi,In un luogo Magico,Con persone che si sono aperte totalmente per attra...
22/09/2026

PRENDERE UN AMORE PIÚ GRANDE

Tre giorni strepitosi,
In un luogo Magico,
Con persone che si sono aperte totalmente per attraversare ciò che era rimasto incompiuto.

Una guarigione di uomini e donne
Nelle nostre relazioni
Un maschile che ha saputo piangere
Un femminile che ha saputo sostenere
Il cuore di tutti che si è aperto tra forza e vulnerabilità.

Sono estremamente grata di esser stata testimone di tutto questo.
E grazie a questa collaborazione
Maschile e femminile
Che si mettono al servizio
Senza prevaricare,
Ma sostenendo il movimento diverso
L’uno dell’altra.

Grazie Tiziano Sguerso
Grazie a tutti voi.
A Elisa Zaccaria❤️per la perfetta organizzazione.

A presto,
Francesca

Ci sono dolori che non si “superano”.E forse pretendere di superarli è già una forma di violenza.Quando muore qualcuno c...
22/09/2026

Ci sono dolori che non si “superano”.

E forse pretendere di superarli è già una forma di violenza.

Quando muore qualcuno che ami profondamente, soprattutto un figlio, il problema non è dimenticare, lasciarlo andare o trovare abbastanza in fretta un significato spirituale a ciò che è accaduto.

Il problema è che una parte di te può essere rimasta lì.

E puoi continuare a vivere, lavorare, parlare, persino sorridere, mentre dentro qualcosa non ha mai davvero acconsentito a proseguire.

È qui che anche la spiritualità può diventare una difesa.

Il cielo. I segni. L’aldilà. Il senso più grande.

Non perché siano necessariamente falsi.
Ma perché persino una verità può essere usata per non sentire.

E il dolore che non attraversi non scompare perché gli hai dato una spiegazione.

In questo lavoro non abbiamo cercato di cancellare il legame. Sarebbe stato assurdo.

Abbiamo cercato qualcosa di molto più difficile:

separare l’amore dalla necessità di seguirlo.

Perché continuare a vivere non significa tradire chi è morto.
Tornare a desiderare non significa dimenticarlo.
Mettere nuove radici non significa lasciarlo indietro.

A volte il lutto chiede proprio questo: trovare un modo per continuare ad amare chi non c’è più senza morire interiormente insieme a lui.

E forse la domanda più scomoda è questa:

chi dovresti smettere di essere, o cosa temi di tradire, se ti concedessi davvero di tornare a vivere?

21/09/2026

La vita non ti toglie mai ciò che è allineato con il tuo cammino, ma ti chiede una cosa: chiudi i cicli con amore nel cuore… altrimenti li ripeterai

Forse non abbiamo amato troppo.Forse abbiamo chiamato amore cose molto diverse.Avere bisogno.Sacrificarsi.Salvare.Perdon...
19/09/2026

Forse non abbiamo amato troppo.

Forse abbiamo chiamato amore cose molto diverse.

Avere bisogno.
Sacrificarsi.
Salvare.
Perdonare tutto.
Controllare.
Sentire tantissimo.
Capire sempre l’altro.

E più ci costava, più ci sembrava importante.

Ma soffrire non dimostra quanto ami.
La gelosia non misura il valore di una relazione.
Capire le ferite dell’altro non ti obbliga ad accettare ciò che ti fa.
E renderti indispensabile non significa essere scelta.

Questa è la parte più scomoda:

a volte chiamiamo amore tutto ciò che ci permette di non affrontare la paura di perdere, di restare soli, di dire no, di scegliere noi stessi.

L’amore può esserci davvero.
Ma sotto possono esserci anche bisogno, paura, dipendenza, controllo, attaccamento.

E finché chiami tutto “amore”, non riesci a distinguere una cosa dall’altra.

Quindi forse la domanda non è soltanto:

“Lo amo?”

Ma:

“Quanto di quello che sto vivendo mi rende davvero libera di amare?”

19/09/2026

Dietro ogni maschera, ogni nevrosi, c’è una ferita. Allenati a non prendetevela sul personale.

17/09/2026

Ricordati una cosa:

Non perderai mai nulla che non sia veramente destinato a te

"Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare moltissimo di regolazione del sistema nervoso. Respirazione, rilassamento, st...
17/09/2026

"Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare moltissimo di regolazione del sistema nervoso. Respirazione, rilassamento, stimolazione del nervo vago, tecniche per uscire dall’iperattivazione: il messaggio che spesso passa è che un sistema nervoso regolato sia soprattutto un sistema nervoso calmo. Eppure, osservando ciò che sta emergendo dalla ricerca sul trauma, sulla paura e sull’apprendimento, questa idea comincia a risultare troppo semplice...."

Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare moltissimo di regolazione del sistema nervoso. Respirazione, rilassamento, stimolazione del nervo vago, tecniche per uscire dall’iperattivazione: il messaggio che spesso passa è che un sistema nervoso regolato sia soprattutto un sistema nervoso calmo. Epp...

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