30/12/2025
Il subconscio non ragiona.
Reagisce.
Mio marito Pino è uscito per andare a prendere suo figlio, che non vede da tre anni (perché abita a Tokyo).
Un evento magnifico, un riavvicinamento, qualcosa di buono e speciale.
Eppure, quando la porta si è chiusa, la casa è diventata improvvisamente diversa.
Non più solo silenziosa, ma “altra”.
Come se l’assenza avesse un peso nuovo, rispetto alle altre volte che esce.
Razionalmente so dove va, so perché, so che torna.
Ma il subconscio non lavora con le ore, lavora con le informazioni emotive.
E quando un’assenza è legata a qualcosa di grande, carico, simbolico, la legge come distanza, non come semplice uscita.
Così un distacco temporaneo, persino felice, può attivare sensazioni che non c’entrano con il presente, ma con memorie antiche, separazioni, allontanamenti.
È in momenti come questi che comprendo quanto il subconscio possa essere potente e quanto possa, con estrema finezza, dare istruzioni sbagliate ai nostri sensi e alle nostre emozioni.
Per questo ne scrivo.
La differenza non sta nel non sentire.
Sta nell’accorgersene.
Occorre non prendere ogni emozione come una verità assoluta, ma come un segnale da osservare.
Perché la consapevolezza non spegne il sentire.
Gli restituisce il suo posto.