04/09/2026
D**e (si legge Diche, non “daik”, e lo dico per quelli che ce l’hanno coi boomer e i novax), insieme alle altre due Ore (Eunomia e Eirene), è figlia di Zeus e Themis.
Rappresenta la giustizia morale, dell’ordine naturale e della verità celeste.
Non guardiamola - come viene immediato fare - come la “Iustitia” romana, ma come il principio che mantiene il mondo aderente a ciò che è.
Infatti non va ristretta alla “Giustizia” dei tribunali. ma riguarda ciò che è conforme all'ordine, ciò che spetta, la consuetudine corretta, il modo giusto in cui le cose devono stare.
E qui credo che ognuno di noi si senta un po’ più coinvolto, meno defraudato dal disequilibro della famosa bilancia in mano a quella figura bendata che – oggi – è quasi una farsa.
Mamma Themis è l'ordine fondamentale, la legge divina, ciò che è stabilito e D**e è l'applicazione di quell'ordine al mondo degli uomini e degli esseri viventi.
Quindi inizialmente esiste un ordine profondo poi D**e verifica che ciò che accade sia conforme a quell'ordine.
Solo in seguito possono nascere il buon funzionamento delle cose (Eunomia) e la pace (Eirene).
La dea dei tribunali è bendata, ha una spada e una bilancia, invece D**e ci vede benissimo.
Nella tradizione greca D**e è legata alla verità dei fatti, non alla punizione. Lei osserva ciò che fanno gli uomini e riferisce a Zeus le ingiustizie commesse.
Possiamo definirla come uno strumento di rilevamento della realtà, senza giudicare e attribuire colpe, pene, norme. Quello spetta al padre.
Lei rappresenta la capacità di vedere le disposizioni corrette (il riconoscimento dell'ordine violato) e Zeus è il potere che le fa rispettare
D**e è connessa all’affermazione che “ognuno deve ricevere la propria parte” (la “moira”, la porzione assegnata a qualcuno, che non è il destino nel senso di qualcosa di predeterminato, come molti tendono a interpretarlo).
E lo so, viene voglia di dire che il contrario di “moira” sia “libertà”, invece è “appropriazione”, ma anche "rifiuto di ciò che spetta perché consideto insufficiente".
Perché una persona potrebbe passare la vita non cercando di prendere troppo, ma di vivere la vita di qualcun altro, o di non voler proprio vivere la propria.
E quindi l'ingiustizia nasce quando qualcuno “rompe una proporzione”.
E così vediamo quanto la mitologica giustizia greca sia molto vicina all'idea di misura, dove “hybris” (concetto personificato della tracotanza), rappresenta l’oltrepassare il proprio limite, volere più di quanto spetta.
E poi possiamo fare un confronto con la dea Fortuna, ugualmente bendata: Fortuna non è ingiusta, ma indifferente. Può dare e togliere senza che ciò abbia necessariamente una relazione morale con ciò che si è fatto.
Invece D**e, di fronte a quanto succede a un individuo, osserva cosa sia realmente accaduto. Guarda che cosa significa nell'ordine delle cose.
Quindi D**e vede, registra e porta alla luce.
Torniamo alla "Giustizia"m che è per tutti una parila, traduzione da dizionario che poi viene diluita, macchiata, esasperata da esperienze personali e fatti quotidiani atroci.
Ma dentro quella parola, in realtà, sono contenuti misura, ordine, conformità, verità dell'azione, conseguenza della trasgressione, relazione fra la parte che spetta e quella che viene presa.
E allora D**e non è la giustizia che vediamo pubblicizzata, raccontata negli episodi giornalieri di legalità violata.
D**e è il principio per cui la realtà non è indifferente alla dismisura.
Ora, se usciamo dal contesto mitologico, possiamo vedere D**e coe una forma di “principio di riallineamento”: dove c’è qualcosa che si deforma, devia, si rompe, o qualcuno che si appropria di uno spazio che non gli appartiene, o rinuncia al proprio, D**e si impone facendo tornare alla misura.
E allora quelle che chiamiamo “punizioni”, in realtà sono conseguenze.
Forse avete intravisto la correlazione con il “karma”: le tre figure, D**e, Moira, Hybris, non sono a se stanti, non lavorano ognuna per conto proprio, ma creano un circuito di eventi, di trasformazioni, in cui l’individuo può/deve imparare a scegliere come agire.
E perché vi ho parlato di D**e?
Io vi ho riportato la visione mitologica, ma c’è una interessante configurazione astrologica, di D**e/asteroide in Toro, in questo periodo. Ora stazionaria, riprenderà in seguito un cammino retrogrado. Siamo tutti coinvolti in un lungo quanto importante momento in cui riflettere sulla propria idea di morale e di responsabilità individuale. Scegliere, cambiare le scelte, avere il coraggio di rinnovarsi, accettare la propria parte e valorizzarla (senza trucchi e illusioni).
Se vi interessa, potete leggere a riguardo qui https://leandrospino.com/2026/09/03/dike-nel-segno-del-toro-prima-parte/
Guardate all’astrologia come opportunità per migliorare, non come alibi per rimanere nella ruota del cricetone.