19/06/2026
Condividiamo con piacere l'articolo di Silvia Neonato apparso su Il Secolo XIX di ieri.
Siamo inondati di immagini. Per chi lo desidera oggi, nell’era digitale, sono disponibili tanti video e fotografie di corpi nudi, seminudi, ammiccanti soli e in compagnia. Perché dunque aggiungere anche le foto delle passeggere come è accaduto a Milano ai sette autisti dei mezzi pubblichi che le hanno ritratte di nascosto interessandosi più al lato B che al volto? Mesi fa, ricorderete, erano stati scoperti due siti - aperti a tutti – pieni di immagini hard di mogli, fidanzate, amiche, sorelle e persino figlie. Nessuna aveva dato il consenso, come è stato già detto e scritto molte volte.
Ma, e qui sta il punto secondo me, è proprio perché sono immagini strappate senza consenso che costituiscono un oggetto di eccitazione per chi le scatta, le diffonde e le commenta. Molto più eccitante che andare su siti autorizzati dove si trovano donne che accettano di farsi ritrarre n**e e commercializzare. Ridurre di nuovo le donne a oggetti sessuali, oggi che affermano di essere soggetti di pari dignità con gli uomini, può essere un riscatto per chi se ne sente minacciato (e sono davvero molti a giudicare dai siti che si trovano on line che incitano all’odio verso le donne e dalle battute che si ascoltano anche in bocca a uomini che hanno potere e visibilità). Ci sono Paesi in cui le donne, al contrario, per affermare la propria libertà, si scoprono volto, capelli e spalle rischiando pene severissime. Il punto insomma resta il controllo sul corpo femminile, magari soltanto attraverso una chat casareccia. È un gioco, si dice, niente di grave. Qui da noi non è una tragedia, ma vorrei ricordare che i giochi si fanno insieme e quindi se tu per gioco mi fotografi scosciata, occorre che io ci stia e mi diverta almeno quanto te. Altrimenti è violenza.
Il giovane filosofo ligure (insegna all’università di Torino) Francesco Striano ha scritto un libro molto interessante e chiaro che si intitola “Violenza virtuale”, sottotitolo: Vita digitale e dolore reale (Il Saggiatore editore). Striano sostiene che non esistono due mondi, quello reale e quello virtuale, ma un’unica realtà in cui siamo tutti ormai immersi tramite i gadget elettronici con cui ci relazioniamo ogni giorno. E dunque accade che una violenza virtuale provochi dolori reali: la cronaca ci ha mostrato che si può addirittura uccidersi per una violenza subita on line. E comunque – Striano ci elenca casi con date, nomi e cognomi – si può averne un trauma psicologico, un danno di immagine, una crisi molto dolorosa.