07/09/2026
Serve ancora il femminismo nel 2026?
“Sono partita scettica sulle questioni linguistiche di genere: ero una di quelle che cianciavano sull’inutilità dei femminili professionali come sindaca o questora perché “la cosa importante è che le donne possano arrivare a quei ruoli apicali, mica come le chiamano”; poi ho capito meglio la relazione bidirezionale che c’è tra parole e realtà: la realtà senz’altro influisce sulla lingua, ma “il modo in cui nominiamo la realtà è anche quello in cui finiamo per abitarla”. Non sono parole mie, ma di Michela Murgia, cara amica che è scomparsa troppo presto, lasciando un grande vuoto.
Le parole, dunque, non sono indifferenti. Nominando ciò che precedentemente era innominato, rendono visibile quello che è rimasto a lungo invisibile. E nominandolo, lo fanno raccontabile.”: 𝐕𝐞𝐫𝐚 𝐆𝐡𝐞𝐧𝐨 in LiBeR 151 scrive dello sviluppo della propria consapevolezza a riguardo del femminismo a partire da un crescente cambiamento di prospettiva su “cose sgradevoli” che le erano successe, che poi ci racconta, mettendo a fuoco la necessità di ricostruire insieme una coscienza collettiva che costruisca quella potente sorellanza ancora necessaria.
llustrazione di 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐌𝐨𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 per LiBeR 151.
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Vera Gheno