14/08/2026
🚘 Alla luce dei dati diffusi sull’automotive cinese, ritengo doveroso soffermarmi su una dinamica che merita attenzione, perché ciò che accade in Cina incide sempre più direttamente sulla competizione industriale e, quindi, sulle filiere europee e italiane.
I numeri provengono dalla China Passenger Car Association (CPCA) e sono stati ripresi da Reuters: a luglio le vendite sul mercato cinese sono diminuite del 21,1% su base annua, fermandosi a 1,47 milioni di veicoli e segnando il decimo mese consecutivo di contrazione; nello stesso periodo, le esportazioni sono aumentate dell’88,2%, raggiungendo 923.000 unità.
Nel primo semestre, inoltre, il mercato domestico ha perso circa 2,3 milioni di veicoli rispetto all’anno precedente, mentre l’export è cresciuto del 71%.
Ce ne occupiamo perchè la Cina è ormai uno dei principali poli dell’automotive mondiale e la sua capacità industriale sta modificando gli equilibri competitivi europei. Secondo Counterpoint Research, citata da Reuters, in quattro anni la quota dei costruttori cinesi sul mercato europeo è passata da circa il 3% al 16%; negli EV, i marchi cinesi rappresentano quasi un quarto delle spedizioni europee.
Ritengo quindi utile seguire questa dinamica perché, quando si ragiona di competitività del Made in Italy e di tenuta delle filiere produttive, occorre osservare come si muovono i grandi sistemi industriali concorrenti.
Vale la pena soffermarsi sulla causa. La debolezza della domanda domestica, la forte competizione sui prezzi e la capacità produttiva disponibile aumentano l’incentivo a cercare sbocchi all’estero. L’espansione internazionale dei costruttori cinesi assume così un carattere sempre più strutturale.
La pressione competitiva investe prezzo, elettrificazione, batterie, software, scala produttiva, integrazione della supply chain e rapidità nello sviluppo dei nuovi modelli.
Ne consegue che l’analisi europea deve estendersi all’intera architettura industriale: OEM, componentistica, meccanica, elettronica, batterie, materiali e tecnologie digitali.
Per l’Italia questo passaggio merita particolare attenzione, perché una parte rilevante del valore automotive risiede nelle imprese della filiera, nelle specializzazioni manifatturiere e nelle competenze dei fornitori.
In ultima istanza, i dati cinesi di luglio segnalano una trasformazione da seguire nel tempo: mentre il mercato interno assorbe meno, aumenta la proiezione internazionale dell’apparato produttivo.
Capire dove questa pressione si trasferisce, con quale velocità e su quali segmenti della filiera europea significa disporre di informazioni migliori per decidere dove investire, quali competenze rafforzare e quali dipendenze ridurre.
Fonti: Reuters, CPCA, Counterpoint Research.
Ministero delle Imprese e del Made in Italy European Conservatives and Reformists Party European Commission