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Responsabile Dipartimento Imprese e Mondi Produttivi Fratelli d'Italia – Provincia di Caserta | Membro del Dipartimento nazionale | Imprese - Made in Italy - Sviluppo territoriale

Oggi a Roma, tra ICE Agenzia e Ministero delle Imprese e del Made in Italy.Due luoghi che, da prospettive diverse, incid...
07/09/2026

Oggi a Roma, tra ICE Agenzia e Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Due luoghi che, da prospettive diverse, incidono su una stessa questione: la capacità delle imprese italiane di crescere, competere e trovare spazio sui mercati internazionali.

Per molte PMI, soprattutto nel Mezzogiorno, il problema non riguarda soltanto la qualità di ciò che producono. Conta anche la possibilità di conoscere gli strumenti disponibili, intercettare le opportunità giuste e costruire percorsi di internazionalizzazione coerenti con dimensione, settore e capacità aziendale.

Per questo considero importante mantenere un rapporto diretto con i luoghi nei quali si definiscono politiche, strumenti e strategie per il sistema produttivo, affinché il confronto nazionale possa tradursi in occasioni concrete anche per la Campania e per il territorio casertano.

La competitività del Made in Italy passa anche da qui: dalla capacità di avvicinare maggiormente imprese, istituzioni e mercati.

La tracciabilità delle filiere sta diventando una leva di   del   sui  . Detto in modo semplice: se un’impresa costruisc...
24/08/2026

La tracciabilità delle filiere sta diventando una leva di del sui . Detto in modo semplice: se un’impresa costruisce prezzo e reputazione su origine, qualità e processo produttivo, deve poterli dimostrare anche a chi quella filiera non la conosce.

Per molte imprese esportatrici questo passaggio incide direttamente sul posizionamento, perché sui il valore percepito dipende sempre più dalla capacità di rendere verificabili gli elementi che distinguono un prodotto da un altro.

C’è poi una conseguenza che considero particolarmente rilevante: più un’impresa riesce a documentare ciò che giustifica il proprio valore, più dispone di argomenti per difendere prezzo, margini e reputazione nella trattativa commerciale.

Per questo la finestra aperta da ICE (Italia Trade Agency) con TrackIT Blockchain, fino al 31 agosto, merita attenzione soprattutto come segnale di una direzione che riguarda l’intero sistema produttivo.

Per l’Italia il tema è concreto: , , , sono filiere nelle quali origine, territorio e qualità concorrono già oggi alla costruzione del valore.

La sfida, adesso, è fare in modo che quel valore sia riconoscibile anche fuori dal territorio che lo ha generato, e soprattutto abbastanza solido da reggere il confronto sui mercati internazionali.

La nuova geografia dei   può cambiare anche quella degli  . E il   può entrare nella partita.Energia disponibile, access...
22/08/2026

La nuova geografia dei può cambiare anche quella degli . E il può entrare nella partita.

Energia disponibile, accesso alla rete, aree utilizzabili e certezza dei tempi stanno modificando i criteri con cui vengono localizzate le grandi infrastrutture digitali. Per i territori, tuttavia, il vantaggio potenziale conta soltanto quando può essere tradotto in condizioni verificabili dall’investitore.

Nell’articolo pubblicato oggi su ildenaro.it approfondisco il tema della investor readiness territoriale e le conseguenze che questa trasformazione può avere per la politica industriale e lo sviluppo del Sud.

Ringrazio Il Denaro e il Direttore Alfonso Ruffo per lo spazio.

Leggi l’articolo completo qui 👇

https://www.ildenaro.it/data-center-la-nuova-geografia-degli-investimenti-e-la-sfida-del-mezzogiorno/

Qualche giorno fa avevo segnalato l’apertura della consultazione del MASAF sulla programmazione europea post-2027 per pe...
17/08/2026

Qualche giorno fa avevo segnalato l’apertura della consultazione del MASAF sulla programmazione europea post-2027 per pesca, acquacoltura, politica marittima e oceani, assumendo l’impegno di approfondirne i contenuti.

Ebbene, osservando il tema dal punto di vista produttivo, emerge una questione che riguarda direttamente imprese e filiere: quale capacità competitiva vogliamo costruire da qui al 2034?

La rilevanza economica del comparto supera infatti il momento della cattura, poiché dal prodotto ittico si sviluppa una catena che coinvolge pesca, acquacoltura, lavorazione, conservazione, refrigerazione, packaging, logistica, distribuzione e ristorazione. Ogni passaggio risente dei costi energetici, della qualità delle infrastrutture, della capacità di investimento e dell’innovazione.

La futura programmazione europea dovrà quindi confrontarsi con alcune priorità concrete.

1️⃣La prima riguarda costi ed efficienza energetica: una flotta più moderna e meno esposta alla volatilità dei carburanti può migliorare la capacità delle imprese di programmare l’attività e difendere i margini.

2️⃣La seconda riguarda l’acquacoltura, il cui sviluppo richiede tecnologia, energia, infrastrutture e processi autorizzativi capaci di accompagnare nuovi investimenti e maggiore capacità produttiva.

3️⃣La terza riguarda il valore generato lungo la filiera. Porti, mercati ittici, catena del freddo, trasformazione e logistica incidono sulla quota di valore che può rimanere nelle imprese e nei territori.

A queste priorità si affiancano ricambio generazionale, accesso agli investimenti e redditività degli operatori, condizioni essenziali affinché il comparto possa attrarre capitale, competenze e nuova imprenditorialità.

Il negoziato europeo sulle risorse conferma la rilevanza della fase attuale. L’attuale FEAMPA dispone di 6,108 miliardi di euro; nell’impostazione della Commissione sono indicati almeno 2 miliardi per gli elementi fondamentali della Politica Comune della Pesca, mentre il Parlamento europeo ha chiesto almeno 7,29 miliardi per pesca e acquacoltura. Sono cifre riferite ad architetture e posizioni differenti, che mostrano quanto il confronto sia ancora aperto.

La consultazione MASAF, attiva fino al 10 settembre 2026, acquista pertanto un significato concreto: raccogliere fabbisogni, priorità e proposte oggi significa contribuire a orientare le future strategie di investimento del comparto.

Da tutto questo si evince che la programmazione 2028-2034 dovrà essere valutata per la sua capacità di rafforzare produttività, investimenti, solidità delle filiere e valore trattenuto nei territori.

In ultima istanza, la qualità delle scelte future dipenderà dalla capacità di trasformare le risorse disponibili in condizioni migliori per competere, investire e produrre valore lungo l’intera filiera.

Nel primo commento lascio il precedente intervento dedicato all’apertura della consultazione.

Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Confcooperative Agroalimentare e Pesca Coldiretti Federpesca

Su Spazio Imprese, nel numero settembre/ottobre 2026, ho affrontato un tema che considero decisivo per il futuro industr...
17/08/2026

Su Spazio Imprese, nel numero settembre/ottobre 2026, ho affrontato un tema che considero decisivo per il futuro industriale europeo: il rapporto tra transizione dell’automotive, libertà tecnologica e capacità dei territori di continuare a produrre.

Gli obiettivi ambientali richiedono serietà; altrettanta ne richiedono le condizioni industriali attraverso le quali intendiamo conseguirli, perché fabbriche, competenze, filiere e investimenti hanno bisogno di tempi credibili, regole stabili e una politica europea capace di confrontarsi con la realtà produttiva e con la competizione internazionale.

L’automobile, del resto, rappresenta ben più di un prodotto: intorno ad essa si organizzano ricerca, manifattura, lavoro qualificato e interi sistemi territoriali.

Una transizione che sappia produrre significa, dunque, tenere insieme innovazione, competitività e responsabilità industriale.

Ringrazio Spazio Imprese per lo spazio dedicato a questa riflessione.

Ministero delle Imprese e del Made in Italy ACEA - European Automobile Manufacturers Association

🚘 Alla luce dei dati diffusi sull’automotive cinese, ritengo doveroso soffermarmi su una dinamica che merita attenzione,...
14/08/2026

🚘 Alla luce dei dati diffusi sull’automotive cinese, ritengo doveroso soffermarmi su una dinamica che merita attenzione, perché ciò che accade in Cina incide sempre più direttamente sulla competizione industriale e, quindi, sulle filiere europee e italiane.

I numeri provengono dalla China Passenger Car Association (CPCA) e sono stati ripresi da Reuters: a luglio le vendite sul mercato cinese sono diminuite del 21,1% su base annua, fermandosi a 1,47 milioni di veicoli e segnando il decimo mese consecutivo di contrazione; nello stesso periodo, le esportazioni sono aumentate dell’88,2%, raggiungendo 923.000 unità.

Nel primo semestre, inoltre, il mercato domestico ha perso circa 2,3 milioni di veicoli rispetto all’anno precedente, mentre l’export è cresciuto del 71%.

Ce ne occupiamo perchè la Cina è ormai uno dei principali poli dell’automotive mondiale e la sua capacità industriale sta modificando gli equilibri competitivi europei. Secondo Counterpoint Research, citata da Reuters, in quattro anni la quota dei costruttori cinesi sul mercato europeo è passata da circa il 3% al 16%; negli EV, i marchi cinesi rappresentano quasi un quarto delle spedizioni europee.

Ritengo quindi utile seguire questa dinamica perché, quando si ragiona di competitività del Made in Italy e di tenuta delle filiere produttive, occorre osservare come si muovono i grandi sistemi industriali concorrenti.

Vale la pena soffermarsi sulla causa. La debolezza della domanda domestica, la forte competizione sui prezzi e la capacità produttiva disponibile aumentano l’incentivo a cercare sbocchi all’estero. L’espansione internazionale dei costruttori cinesi assume così un carattere sempre più strutturale.

La pressione competitiva investe prezzo, elettrificazione, batterie, software, scala produttiva, integrazione della supply chain e rapidità nello sviluppo dei nuovi modelli.

Ne consegue che l’analisi europea deve estendersi all’intera architettura industriale: OEM, componentistica, meccanica, elettronica, batterie, materiali e tecnologie digitali.

Per l’Italia questo passaggio merita particolare attenzione, perché una parte rilevante del valore automotive risiede nelle imprese della filiera, nelle specializzazioni manifatturiere e nelle competenze dei fornitori.

In ultima istanza, i dati cinesi di luglio segnalano una trasformazione da seguire nel tempo: mentre il mercato interno assorbe meno, aumenta la proiezione internazionale dell’apparato produttivo.

Capire dove questa pressione si trasferisce, con quale velocità e su quali segmenti della filiera europea significa disporre di informazioni migliori per decidere dove investire, quali competenze rafforzare e quali dipendenze ridurre.

Fonti: Reuters, CPCA, Counterpoint Research.

Ministero delle Imprese e del Made in Italy European Conservatives and Reformists Party European Commission

Quanto dello shock energetico sta arrivando davvero alle PMI? Hormuz, Brent, gas europeo, carburanti ed elettricità poss...
14/08/2026

Quanto dello shock energetico sta arrivando davvero alle PMI?
Hormuz, Brent, gas europeo, carburanti ed elettricità possono rappresentare passaggi diversi di una stessa pressione sui costi delle PMI.

Per questa ragione propongo di leggerli attraverso una “Catena di trasmissione energetica alle PMI”:

shock geopolitico e logistico → petrolio e gas → carburanti ed elettricità → costi operativi delle imprese → margini e competitività.

Occorre precisare che tra questi passaggi non esiste alcun automatismo. Una tensione sul petrolio può essere riassorbita, il gas può seguire una dinamica differente e gli effetti sui prezzi finali possono manifestarsi con intensità e tempi diversi.

Proprio per questo conviene osservare la sequenza nel suo insieme.

Una PMI, infatti, raramente opera direttamente sul Brent o sul TTF; sostiene però il costo dell’energia, del carburante, della logistica, dei trasporti e degli input acquistati lungo la propria filiera. Quando la pressione attraversa progressivamente questi passaggi, ciò che nasce sui mercati internazionali può acquisire una rilevanza concreta per il sistema produttivo.

Sorge allora una domanda:quanto dello shock osservato a monte sta realmente arrivando alle imprese?

Per rispondere occorre seguire congiuntamente transiti energetici, petrolio, gas europeo, carburanti italiani e costo dell’elettricità, verificando successivamente se la dinamica trovi riscontro nei costi sostenuti dalle aziende.

La distinzione assume particolare rilievo per le PMI, poiché una compressione dei margini può riflettersi sulla capacità di investire, sulla formazione dei prezzi e sulla competitività.

In ultima istanza, conoscere il prezzo dell’energia consente di comprendere ciò che accade sui mercati; seguirne la trasmissione permette di valutare quando quella dinamica comincia a incidere realmente sulle imprese.

Ministero delle Imprese e del Made in Italy

🏛️Il MASAF ha aperto la consultazione pubblica dedicata alla futura programmazione europea per pesca, acquacoltura e pol...
13/08/2026

🏛️Il MASAF ha aperto la consultazione pubblica dedicata alla futura programmazione europea per pesca, acquacoltura e politiche del mare.

👥 CHI PUÒ PARTECIPARE
Pescatori, acquacoltori, operatori della filiera, associazioni, istituzioni e cittadini interessati.

❓A COSA SERVE
I contributi raccolti concorreranno al processo di definizione del Piano Nazionale e Regionale di Partenariato 2028-2034, nel quale prenderanno forma le future priorità della programmazione.

📌 PERCHÉ È RILEVANTE
La consultazione interviene quando il quadro è ancora in formazione; imprese e rappresentanze possono quindi indicare esigenze, criticità e priorità delle filiere prima della definizione degli interventi successivi.

⏳ SCADENZA: 10 SETTEMBRE 2026

Vale la pena seguire questa fase con attenzione, perché la capacità di rappresentare gli interessi produttivi acquista maggiore efficacia quando precede le decisioni e contribuisce alla loro formazione.

🔎 Seguirà un approfondimento sui contenuti della consultazione e sulle questioni di maggiore interesse per il sistema produttivo.

Dal 21 settembre 2026 SIMEST aprirà una nuova sezione dedicata agli investimenti in Intelligenza Artificiale e Quantum C...
13/08/2026

Dal 21 settembre 2026 SIMEST aprirà una nuova sezione dedicata agli investimenti in Intelligenza Artificiale e Quantum Computing, con una riserva di 200 milioni di euro.

Mentre queste tecnologie assumono un peso crescente nella competitività delle imprese, diventa essenziale comprendere attraverso quali strumenti il sistema produttivo italiano possa tradurre l’innovazione in investimenti, produttività e maggiore capacità di competere sui mercati.

Dalle ore 9:00 del 21 settembre sarà quindi operativa la nuova sezione della misura SIMEST Transizione digitale o ecologica, riservata agli investimenti integralmente destinati a Intelligenza Artificiale e Quantum Computing.

Le condizioni già pubblicate meritano attenzione: finanziamento agevolato, quota a fondo perduto fino al 10%, possibilità di anticipare la prima tranche fino al 50% e durata del finanziamento estendibile fino a 8 anni. Il tasso agevolato attualmente indicato da SIMEST è pari allo 0,371%.

Quanto alla dimensione dell’intervento, l’importo massimo ordinario può raggiungere 500.000 euro per le microimprese, 2,5 milioni per le PMI e 5 milioni per le altre imprese, entro i limiti previsti in rapporto ai ricavi.

Occorre poi soffermarsi sulla platea dei beneficiari, perché la misura si rivolge alle imprese con vocazione internazionale e contempla, a determinate condizioni, anche aziende appartenenti a filiere produttive che non esportano direttamente. Una parte rilevante del tessuto produttivo italiano partecipa infatti ai mercati internazionali attraverso forniture, lavorazioni specialistiche e rapporti industriali inseriti in catene del valore più ampie.

A ben vedere, dunque, la nuova sezione SIMEST assume rilievo anche oltre il finanziamento del singolo investimento, poiché l’adozione di tecnologie avanzate inciderà progressivamente sulla produttività, sull’organizzazione aziendale, sulla capacità di innovare processi e prodotti e, di conseguenza, sulla posizione delle imprese italiane nelle filiere internazionali.

La misura non è ancora aperta: l’avvio è programmato per il 21 settembre e le condizioni risultano già pubblicate. Le settimane che precedono l’apertura consentono pertanto alle imprese interessate di verificare requisiti, programmi di investimento e sostenibilità delle operazioni.

Giunti a questo punto, emerge una priorità precisa: creare le condizioni affinché l’avanzamento tecnologico trovi nel sistema produttivo italiano imprese capaci di investire, strumenti finanziari adeguati e una particolare attenzione alle PMI, così da trasformare l’innovazione in crescita, competitività e maggiore presenza nelle nuove catene del valore.

Siccità e agricoltura: quando è in gioco la tenuta delle imprese, è in gioco la tenuta dei territoriLe difficoltà che il...
13/08/2026

Siccità e agricoltura: quando è in gioco la tenuta delle imprese, è in gioco la tenuta dei territori

Le difficoltà che il mondo agricolo sta segnalando in queste settimane meritano attenzione, poiché alla riduzione della disponibilità idrica si accompagnano effetti che interessano le coltivazioni, gli allevamenti e, inevitabilmente, i costi sostenuti dalle imprese.

Le recenti segnalazioni di Coldiretti sul mais, sui pascoli e sulle difficoltà degli allevamenti restituiscono, infatti, la dimensione concreta di una situazione che incide direttamente sulla capacità produttiva delle aziende e che, proprio per le relazioni economiche che l’agricoltura sviluppa intorno a sé, produce conseguenze ben oltre i confini della singola attività.

Una minore disponibilità di foraggio può determinare maggiori costi per gli allevamenti; una produzione agricola più incerta condiziona la programmazione aziendale; la pressione esercitata contemporaneamente su più attività finisce, infine, per interessare quelle filiere che dalla continuità delle produzioni traggono stabilità.

In Campania, e particolarmente nella provincia di Caserta, questa relazione assume un rilievo ancora maggiore, perché agricoltura e allevamento concorrono alla formazione di reddito e occupazione, alimentano produzioni di qualità e mantengono un legame economico profondo con territori nei quali la presenza dell’impresa agricola costituisce una componente significativa della struttura produttiva.

Giova ricordare, d’altra parte, che il comparto agricolo ha ricevuto in questi anni un’attenzione significativa e interventi importanti; proprio per la complessità delle condizioni che oggi interessano le aziende, appare pertanto utile proseguire con continuità lungo la direzione intrapresa, mantenendo costante l’ascolto delle organizzazioni di rappresentanza e degli operatori del settore.

Le segnalazioni provenienti dal mondo agricolo assumono, sotto questo profilo, un valore preciso, perché consentono di comprendere come le difficoltà si distribuiscano tra territori e filiere e, conseguentemente, di mantenere l’attenzione sulle condizioni nelle quali le imprese sono chiamate a produrre e investire.

Del resto, dietro una produzione agricola vi sono imprese; dietro quelle imprese vi sono lavoro e investimenti; attorno ad esse operano filiere che trasformano la produzione in reddito e valore per il territorio.

Ne consegue che seguire con attenzione gli effetti della siccità sulle imprese agricole campane e casertane significa guardare alla solidità di un sistema produttivo nel suo complesso, poiché dalla continuità delle aziende dipendono la tenuta delle filiere, la salvaguardia dell’occupazione e una parte rilevante della capacità economica dei nostri territori.

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