14/08/2026
Il 12 agosto del 1928 moriva il compositore ceco LEÓŠ JANÁČEK (1854-1928). Inizialmente vicino al linguaggio romantico dei connazionali Dvořák e Smetana, presto adottò uno stile compositivo anticonvenzionale e antiromantico, avverso al bel melodiare e agli sviluppi convenzionali, operando a scatti, per giustapposizioni e contrasti, e sviluppò una sua personalissima armonia aderente alla tensione prosodica della sua lingua, che è la vera "musa ispiratrice" del suo originale disegno melodico. Uno dei poli della sua poeta fu l’angosciata protesta contro la società borghese, l’altro è la fiducia nella natura sentita e percepita come fonte d'ispirazione per una vita autentica, sentimento questo che trova la sua espressione nell’opera La volpe astuta (1914), una fiaba in cui la foresta e gli animali che la abitano costituiscono emblemi di moralità in contrasto con la crudeltà dell’uomo. Le opere teatrali sono spesso improntate ad un’appassionata problematica morale. Tra queste, oltre alla già citata La volpe astuta, sono da ricordare Jenůfa, composta nell’arco di dieci anni (1894-1903), L'affare Makropulos (1923-1925) e Da una casa di morti (1927-1928). Nella musica strumentale sono da ricordare i due quartetti per archi, in particolare il secondo (Lettere intime) e la colorita Sinfonietta (1926). Il successo gli arrise solo in età avanzata.