01/06/2026
Stasera al ComputerLab - Chivasso ricordiamo ...
Nel 1999, lo studente diciottenne Shawn Fanning cercava un modo semplice per scambiare file musicali MP3 con i suoi amici del college, stanco delle ricerche lente e macchinose sui canali di chat dell'epoca. Insieme all'amico Sean Parker, sviluppò un software basato sulla tecnologia peer-to-peer che permetteva ai computer degli utenti di collegarsi direttamente tra loro, usando un server centrale solo come indice delle canzoni disponibili. Il 1° giugno di quell'anno il programma venne lanciato ufficialmente sul web con il nome di Napster, riprendendo il soprannome scolastico di Fanning dovuto ai suoi capelli ricci. Il successo fu immediato e travolgente, tanto che in pochi mesi la piattaforma raggiunse gli 80 milioni di utenti e l'enorme traffico di dati arrivò a intasare le reti internet dei campus universitari americani. Questa crescita incontrollata e la gratuità dei download allarmarono subito l'industria musicale, spingendo l'associazione dei discografici americani a intentare una causa legale miliardaria già nel dicembre del 1999 per violazione di massa del diritto d'autore. La situazione precipitò nella primavera del 2000, quando anche artisti di fama mondiale come i Metallica e Dr. Dre fecero causa direttamente alla piattaforma; la band heavy metal si era infatti accorta che un loro brano inedito stava già girando via radio dopo essere stato scaricato illegalmente proprio su Napster. Nonostante il rinvio iniziale della chiusura grazie ai ricorsi degli avvocati dei due programmatori, la pressione legale divenne insostenibile e nel luglio del 2001 un tribunale federale ordinò il blocco definitivo dei server, costringendo Napster a spegnere i propri sistemi e a dichiarare fallimento poco dopo. Anche se l'applicazione originale visse per soli due anni, la sua parabola cambiò per sempre il mondo digitale, costringendo le major discografiche a rincorrere il progresso tecnologico e aprendo la strada alla nascita dei moderni servizi di streaming.