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Oggi al ComputerLab - Chivasso affrontiamo un tema che dovrebbe interessare un po' tutti noi che amiamo collezionare. Ch...
19/06/2026

Oggi al ComputerLab - Chivasso affrontiamo un tema che dovrebbe interessare un po' tutti noi che amiamo collezionare. Che siano computer o oggetti vintage, la loro conservazione nel tempo è fondamentale per la loro preservazione...

La conservazione a lungo termine di una collezione che unisce l'archeologia tecnologica delle apparecchiature elettroniche al collezionismo di modellismo e giocattoli vintage, in particolare i mitici pezzi giapponesi della linea Popy degli anni '70 e '80, rappresenta una sfida museale complessa. Ci troviamo infatti di fronte a un amalgama eterogeneo di materiali che, per loro natura chimica e fisica, rispondono in modo radicalmente diverso agli agenti atmosferici e al passare degli anni. Da un lato abbiamo silicio, rame, stagno e condensatori pronti a cedere; dall'altro polimeri plastici instabili come il PVC, polistirolo, vernici acriliche e il pesante metallo pressofuso, la celebre Zama, che costituisce l'anima dei robot Chogokin. Far coesistere questi mondi nello stesso spazio antropico richiede una comprensione profonda dei meccanismi di degradazione chimica, poiché ciò che preserva un metallo potrebbe teoricamente accelerare il declino di una plastica.
Il cuore del problema risiede nel fatto che gli oggetti industriali della seconda metà del Novecento non sono stati progettati per l'eternità. I giocattoli Popy, pur nella loro straordinaria robustezza percepita, venivano prodotti con leghe metalliche economiche e plastiche ricche di agenti plastificanti. Con il passare dei decenni, questi plastificanti tendono a migrare spontaneamente verso la superficie dell'oggetto. È quel fenomeno ben noto ai collezionisti che si manifesta con una sgradevole patina untuosa o appiccicosa sulla superficie dei robot o dei missili in gomma. Quando il giocattolo viene chiuso in una scatola ermetica o in un ambiente privo di ricircolo d'aria, questi gas non si disperdono, ma creano un microclima acido che accelera ulteriormente il collasso della plastica stessa e aggredisce le cromature. Parallelamente, il metallo pressofuso è esposto al suo spettro più temibile: il cancro dello zinco, o peste della Zama. Si tratta di una degradazione intergranulare causata da impurità di piombo o cadmio nella lega originale che, in presenza di umidità anche minima, provoca un'espansione del metallo dall'interno, manifestandosi prima con minuscole bolle sulla vernice e portando poi al letterale sbriciolamento del pezzo.
Se spostiamo lo sguardo sulle apparecchiature elettroniche vintage, la chimica si fa ancora più insidiosa. Qui il nemico giurato è il tempo biologico dei componenti attivi e passivi, primo fra tutti il condensatore elettrolitico. Al suo interno è presente un liquido conduttore che, invecchiando, tende a espandersi, a evaporare o, nello scenario peggiore, a fuoriuscire. L'elettrolita esausto è altamente corrosivo: una volta colato sulla scheda madre, corrode le tracce di rame e distrugge i circuiti stampati in modo irreversibile. A questo si aggiunge la minaccia silenziosa delle vecchie batterie. Che si tratti di pile alcaline dimenticate in un vano o di batterie ricaricabili al nichel-cadmio saldate direttamente sulle schede di vecchi computer o console per mantenere la memoria di sistema, il loro destino è quasi sempre la perdita di acidi e la conseguente carbonizzazione dei contatti metallici. Inoltre, gli sbalzi termici tipici degli ambienti non isolati provocano il fenomeno della micro-condensa: l'umidità dell'aria si deposita sulle parti metalliche fredde dei circuiti, innescando l'ossidazione invisibile delle saldature e dei pin dei chip.
Per contrastare questo inesorabile declino, il collezionista deve trasformarsi in un conservatore museale, attuando un protocollo di verifiche costanti e rigorose. L'ambiente è la prima linea di difesa. Diventa fondamentale monitorare costantemente i parametri microclimatici dello spazio espositivo o di stoccaggio. L'umidità relativa deve essere mantenuta in una fascia strettissima, ideale intorno al quaranta o cinquanta per cento, poiché un'aria troppo secca rende le plastiche cristalline e fragili, pronte a spaccarsi al minimo tocco, mentre un'aria troppo umida innesca la ruggine sui contatti elettrici e la peste della Zama sui modelli Popy. La temperatura deve essere il più possibile costante, idealmente intorno ai venti gradi, per evitare le dilatazioni termiche differenziate tra metallo e plastica che mettono sotto stress i giunti dei giocattoli. Altrettanto cruciale è l'ispezione visiva e tattile dei pezzi: toccare i modelli per avvertire l'insorgenza della patina appiccicosa, esaminare le vernici controluce alla ricerca di micro-crepe e aprire periodicamente i vani batteria delle apparecchiature per assicurarsi che lo stagno e i metalli siano lucidi e privi di fioriture biancastre o verdastre è un esercizio di prevenzione fondamentale.
Sul fronte pratico della conservazione fisica, le strategie cambiano a seconda dell'oggetto. Per l'elettronica, la regola d'oro è la rimozione preventiva di qualsiasi fonte di energia chimica e, per i collezionisti più esperti, la sostituzione dei condensatori a rischio prima che si verifichi il disastro. Per i giocattoli e il modellismo, è vitale evitare il contatto prolungato tra materiali diversi; ad esempio, un accessorio in gomma morbida lasciato per anni inserito nel pugno di plastica dura di un robot finirà per fondersi chimicamente con esso a causa dello scambio di plastificanti. Anche l'illuminazione gioca un ruolo determinante, poiché i raggi ultravioletti, presenti nella luce solare e nei vecchi tubi al neon, spezzano le catene polimeriche delle plastiche, ingiallandole e rendendole irrecuperabili. L'uso di barriere fisiche come vetrate schermate, l'adozione esclusiva di luci a LED fredde e l'inserimento di elementi assorbitori di umidità e acidi volatili nei contenitori d'archivio completano il quadro di una corretta profilassi.
In conclusione, la conservazione di una collezione così eterogenea non può essere affidata al caso o alla semplice esposizione passiva in un mobile di casa. Il deterioramento dei materiali è un processo chimico spontaneo che può essere rallentato in modo significativo, ma mai del tutto arrestato, solo attraverso un intervento attivo sull'ambiente circostante. La chiave del successo risiede nell'equilibrio stazionario del microclima, nell'eliminazione totale degli elementi intrinsecamente pericolosi come le batterie e i liquidi corrosivi, e nella ventilazione controllata che impedisca ai gas nocivi emessi dalle vecchie plastiche di ristagnare e autocatalizzare il proprio declino. Solo una vigilanza costante, supportata da strumenti di misurazione precisi e da una profonda consapevolezza della fragilità di questi materiali industriali, permetterà di tramandare al futuro l'integrità estetica e funzionale di questi preziosi frammenti di storia tecnologica e pop.

Ricapitolando quindi è importante controllare i due fattori principali che fanno da attori per quanto riguarda il degrado dei materiali: l'umidità e la temperatura. D'estate l'aria calda permette di mantiene un livello di umidità che si aggiira dal 46% al 50%, ma gioca a sfavore la temperatura che nelle nostre case potrebbe arrivare anche a 31 gradi centigradi. Mentre in inverno è il contrario, la temperatura può variare dai 18 ai 21 gradi centigradi, ma sfavorevole è l'aumento dell'umidità relativa. Diciamo che in inverno è molto più semplice controllare la situazione, la temperatura è ottimale e basta attivare un buon deumidificatore per risolvere la situazione. In estate il fattore temperatura è più difficile da controllare perché dipende molto dalla coibentazione di muri e tetto, e quanto questi materiali possono aiutare o meno. La cosa fondamentale rimane comunque l'ispezione visiva, controllare periodicamente la nostra collezione ed intervenire la dove sia necessario. Un consiglio è anche quello di utilizzare i sacchetti deumidificanti che aiutano parecchio soprattutto all'interno di mobili e scatole..e poi godiamoci la nostra collezione che comunque sia non sarà eterna e mi dispiace dirlo ma invecchierà ogni anno anche se curata e coccolata.

L'era dell'MSX al ComputerLab - Chivasso ...Negli anni '80 il mercato degli home computer era un Far West. Ogni produtto...
17/06/2026

L'era dell'MSX al ComputerLab - Chivasso ...
Negli anni '80 il mercato degli home computer era un Far West. Ogni produttore creava il proprio sistema con software e hardware proprietari. Se compravi un gioco per Commodore 64, non potevi usarlo su un Sinclair ZX Spectrum. In questo caos nacque l'idea di creare un linguaggio universale, lo standard MSX.
Dietro la nascita dell'MSX c'è la mente visionaria di Kazuhiko Nishi, co-fondatore di ASCII Corporation ed ex vicepresidente di Microsoft Far East. Nishi capì che per far esplodere il mercato informatico serviva un'architettura comune, esattamente come accadeva per le cassette VHS. Nishi convinse il gigante di Redmond guidato da Bill Gates a sviluppare il cuore software del sistema, il Microsoft Extended BASIC (da cui deriva la sigla MSX). L'obiettivo era ambizioso, permettere a qualsiasi azienda di costruire il proprio computer, a patto di rispettare le specifiche tecniche standard. Grandi marchi giapponesi ed europei come Sony, Panasonic, Toshiba e Philips risposero alla chiamata.
Per mantenere i costi accessibili e garantire ottime prestazioni, lo standard MSX di prima generazione (1983) si affidava a componenti hardware celebri e già super collaudati, il Processore Centralizzato Zilog Z80A a 3,58 MHz, un punto di riferimento dell'epoca. Il Chip Grafico Texas Instruments TMS9918, lo stesso usato nella console ColecoVision. Il Chip Audio: General Instrument AY-3-8910, capace di tre canali sonori. Supporti di Memoria, uno o due slot per cartucce (ROM), oltre alle porte per registratori a cassette e drive per floppy disk.
Grazie a questa configurazione, l'MSX divenne una via di mezzo perfetta tra una potente console da gioco e un computer da ufficio.
Mentre il Giappone dominava il mercato MSX, in Europa l'olandese Philips divenne il principale punto di riferimento per questo standard. Tra i vari modelli prodotti, il Philips VG8020 (rilasciato nel 1984) si distinse come uno dei più grandi successi commerciali del Vecchio Continente. Il VG8020 si presentava con un design solido ed elegante, abbandonando l'aspetto da "giocattolo" di molti concorrenti.
Divenne rapidamente il computer ideale per i giovani programmatori e per gli appassionati di videogiochi, grazie a una libreria di titoli impressionante che vedeva brillare aziende del calibro di Konami (che proprio su MSX fece debuttare saghe leggendarie come Metal Gear di Hideo Kojima).

L'MSX non riuscì a conquistare gli Stati Uniti, complice il dominio schiacciante di Commodore, ma lasciò un segno indelebile in Europa, Giappone e Sud America. Rappresenta ancora oggi il primo vero tentativo riuscito di creare una piattaforma informatica democratica e universale prima dell'avvento dei PC IBM compatibili.

Oggi al ComputerLab - Chivasso parliamo di un bellissimo giocattolo vintage, si tratta del Goldrake Jumbo del 1978, il r...
14/06/2026

Oggi al ComputerLab - Chivasso parliamo di un bellissimo giocattolo vintage, si tratta del Goldrake Jumbo del 1978, il robot giocattolo più famoso e desiderato da un'intera generazione. Prodotto dalla Mattel per la linea Sh**un Warriors, questo colosso di plastica alto ben 60 centimetri ha conquistato i bambini italiani subito dopo il debutto del cartone animato in televisione. Il suo corpo robusto è fatto di polietilene, una plastica pesante e quasi indistruttibile, mentre la testa è in vinile morbido e i dettagli colorati del petto sono realizzati con adesivi lucidi. Il robot non era solo grande, ma anche interattivo. Premendo un pulsante sul braccio poteva sparare piccoli missili rossi a molla. Sotto i piedi, sei rotelle permettevano di farlo sfrecciare sul pavimento durante i combattimenti ravvicinati. Oggi questo giocattolo è un vero tesoro per i collezionisti di tutto il mondo. Poiché i bambini dell'epoca perdevano facilmente i missili e i pugni, trovare un modello originale intatto e completo di accessori è abbastanza raro. Un esemplare ben conservato e dotato della sua scatola di cartone illustrata originale può valere oggi molte centinaia di euro. È rimasto il simbolo indiscusso della nostalgia degli anni '70, e quì al ComputerLab ne è arrivato uno in discrete condizioni. Qualche pezzo mancante ma nulla di irreparabile. Sarà sicuramente un'imponente presenza quando sarà esposto in collezione (NO VENDITA).

Anche tu il 12 giugno hai avuto problemi ad accedere a Facebook? Non eri l'unico! Un disservizio temporaneo ha bloccato ...
12/06/2026

Anche tu il 12 giugno hai avuto problemi ad accedere a Facebook? Non eri l'unico! Un disservizio temporaneo ha bloccato la piattaforma a livello globale, impedendo il caricamento dei feed e la disconnessione improvvisa di molti account. La buona notizia? Il problema è stato risolto e tutto è tornato a funzionare regolarmente.

Anche se si è trattato di un guasto tecnico interno e si spera non di un attacco informatico, questi eventi sono il promemoria perfetto per fare un controllo di sicurezza. Ecco due passi fondamentali da fare subito per proteggere il tuo profilo.

1. Cambia la password: Scegline una robusta, lunga e che non usi su altri siti.
2. Attiva l'autenticazione a due fattori (2FA): Aggiunge un secondo livello di sicurezza (come un codice via SMS o app di autenticazione) impedendo gli accessi non autorizzati anche se qualcuno scopre la tua password.

Seguendo queste due semplici regole metterai al sicuro il tuo account da futuri problemi e dal furto d'identità.

Oggi al ComputerLab - Chivasso parliamo del Nintendo Family Computer, universalmente noto come Famicom, debutta sul merc...
12/06/2026

Oggi al ComputerLab - Chivasso parliamo del Nintendo Family Computer, universalmente noto come Famicom, debutta sul mercato giapponese il 15 luglio 1983, presentandosi con un design giocoso caratterizzato da plastiche bianche e rosse, all'epoca scelte da Nintendo perché particolarmente economiche. Questa prima versione si distingue per i controller saldati direttamente al corpo della macchina, con cavi decisamente corti e una configurazione asimmetrica, dove il secondo pad è privo dei tasti di controllo principali ma integra un microfono utilizzato in pochissimi titoli storici. I primissimi lotti soffrono di un difetto strutturale legato ai tasti in gomma quadrata, che tendono a incastrarsi e vengono rapidamente sostituiti da elementi tondi in plastica rigida. L'unico segnale video disponibile è quello a radiofrequenza, che richiede la sintonizzazione analogica sui canali televisivi. Per espandere le capacità della console, Nintendo lancia nel 1986 il Famicom Disk System, una periferica che legge speciali floppy disk magnetici e che spinge l'azienda Sharp a produrre su licenza il Twin Famicom, un hardware unico che unisce i due sistemi in una sola scocca. La stessa Sharp realizza nel 1989 il rarissimo Famicom Titler, l'unica variante dell'epoca dotata di un'uscita video RGB nativa, nata principalmente per gli studi televisivi. Il ciclo vitale giapponese si chiude idealmente nel 1993 con il New Famicom, un profondo restyling che rimuove il microfono ma introduce finalmente i controller scollegabili e l'uscita video AV composita standard.
Quando Nintendo decide di esportare la console in Occidente per superare la crisi dei videogiochi del 1983, l'intera estetica viene rivoluzionata per far apparire la macchina un elettrodomestico hi-tech piuttosto che un giocattolo per bambini. Nasce così il Nintendo Entertainment System, un imponente parallelepipedo grigio con un sistema di caricamento frontale a scatto che ricorda un videoregistratore e un nuovo formato di cartucce a 72 pin, più grandi rispetto a quelle a 60 pin giapponesi. Questo cambio di architettura elimina anche i circuiti dedicati all'audio espanso presenti in alcune cartucce orientali, impoverendo il comparto sonoro di diversi titoli. Quando il NES approda in Europa tra il 1986 e il 1987, la situazione si frammenta ulteriormente a causa della mancanza di una distribuzione centralizzata. Nintendo adotta il chip di blocco regionale 10NES per dividere il continente in due zone commerciali non comunicanti, costringendo i giocatori a fare i conti con la schermata nera e il led lampeggiante in caso di incompatibilità.
La prima area, denominata PAL-A, copre il Regno Unito e l'Italia, dove la distribuzione viene inizialmente affidata al colosso dei giocattoli Mattel, che appone il proprio marchio sul frontale della console prima di cedere il passo alle successive "NES Version" distribuite da Bandai e NESI. La seconda area, chiamata PAL-B, comprende il resto d'Europa, tra cui Germania, Francia e Scandinavia, con macchine esteticamente identiche ma catalogate come "European Version". Al di là della divisione commerciale, tutte le console europee devono adattarsi agli standard televisivi locali a 50Hz, subendo un drastico rallentamento del diciassette percento nella velocità di gioco e la comparsa di vistose bande nere orizzontali sullo schermo rispetto alla fluidità nativa a 60Hz del Famicom originale giapponese.

Oggi al ComputerLab - Chivasso ...cosa si faceva e come ci si divertiva quarant'anni fa, a metà degli anni '80, ve lo ri...
07/06/2026

Oggi al ComputerLab - Chivasso ...
cosa si faceva e come ci si divertiva quarant'anni fa, a metà degli anni '80, ve lo ricordate ?
La primavera di quell'anno era fatta di pomeriggi lunghi, monete da cento o duecento lire in tasca e schermi della televisione accesi per giocare o per guardare i propri programmi preferiti. In quei mesi, i classici giochi all'aperto, la televisione e i primi videogiochi si univano in modo speciale nelle giornate dei ragazzi. Il posto preferito dai giovani nel 1985 era la sala giochi, un locale pieno di suoni e luci, dove ci si ritrovava per sfidarsi e cercare di mettere il proprio nome nella classifica dei punteggi più alti. Proprio in quel periodo nei bar e nelle sale arrivavano novità incredibili. Si poteva giocare a Commando, un gioco appena uscito dove si controllava un soldato nella giungla che si faceva strada tra i nemici, oppure a Ghosts 'n Goblins, una sfida difficilissima contro zombie e mostri che faceva perdere molte monete anche ai giocatori più esperti. Per chi amava lo sport c'era Track & Field, un gioco di atletica dove bisognava schiacciare i tasti il più velocemente possibile per far correre l'atleta sullo schermo. Nello stesso momento, i videogiochi entravano con forza nelle case grazie a computer molto venduti in quell'anno, come il Commodore 64. Per giocare si usavano le cassette a nastro e bisognava aspettare diversi minuti davanti allo schermo mentre il gioco si caricava. Una volta partito, in quella primavera i titoli più famosi erano The Way of the Exploding Fist, un nuovissimo gioco di karate con mosse molto realistiche, e Skool Daze, che era appena stato adattato per il Commodore e permetteva di comandare un alunno monello che faceva scherzi a scuola. Nel frattempo, i giornali dell'epoca raccontavano che in Giappone stava avendo un successo enorme il sistema Nintendo con il gioco di Super Mario Bros., che si preparava a cambiare per sempre il mercato. Nel pomeriggio, finiti i compiti, la televisione diventava la regina indiscussa della casa. Su Italia 1 andava in onda il famosissimo programma Bim Bum Bam, condotto da un giovane Paolo Bonolis insieme al pupazzo rosa Uan. Proprio in quei mesi del 1985, i bambini rimanevano incollati allo schermo per seguire i cartoni animati del momento, come le avventure di Kiss Me Licia, le ladre acrobate di Occhi di Gatto o le magie de L'incantevole Creamy, tutti accompagnati dalle sigle cantate da Cristina D'Avena. La sera, invece, le famiglie si riunivano per guardare i grandi quiz televisivi come Superflash con Mike Bongiorno su Canale 5, oppure ridevano con la comicità stravagante di Renzo Arbore nel nuovissimo programma Quelli della notte, che debuttò proprio nella primavera di quell'anno sulla Rai. Il divertimento nel 1985 non era però solo davanti a uno schermo. I ragazzi passavano ancora moltissimo tempo all'aperto a giocare a pallone nei cortili, a rincorrersi o a fare giri in bicicletta. Nelle case andavano di moda i giocattoli simbolo di quell'anno: i robot dei Transformers che si trasformavano in automodelli, i soldatini dei G.I. Joe e i teneri pupazzi degli Orsetti del Cuore. È stata una stagione speciale, vissuta a metà strada tra i vecchi giochi in strada e l'inizio del mondo digitale.

Oggi al ComputerLab - Chivasso un po' di storia...Alla fine degli anni Ottanta, entrare in un negozio di informatica sig...
05/06/2026

Oggi al ComputerLab - Chivasso un po' di storia...
Alla fine degli anni Ottanta, entrare in un negozio di informatica significava trovarsi di fronte a un bivio netto. Da un lato c’erano gli "home computer" come il Commodore 64 o l'Amiga, macchine straordinarie per i videogiochi ma spesso relegate al tempo libero. Dall'altro lato dominavano i personal computer IBM compatibili, potenti, seriosi, racchiusi in enormi case grigi e, soprattutto, accessibili solo alle grandi aziende a causa di costi proibitivi. In questo scenario polarizzato, nel 1988, la Olivetti di Ivrea compì una mossa strategica geniale lanciando l'Olivetti Prodest PC 1. L'obiettivo era ambizioso, portare la potenza della tecnologia professionale direttamente sulle scrivanie delle famiglie e nelle aule delle scuole italiane. A prima vista, il PC 1 ingannava lo sguardo. Il suo design compatto, con la scheda madre e il lettore di floppy disk integrati direttamente sotto la tastiera, ricordava da vicino le forme dei computer da gioco domestici. Sotto la scocca, però, batteva un cuore da vero professionista. Dotato di un processore NEC V20 e di una memoria RAM da 512 KB, il computer non eseguiva i semplici programmi amatoriali dell'epoca, ma faceva girare il sistema operativo MS-DOS, lo standard dell'informatica aziendale mondiale. Questa intuizione permise a un'intera generazione di studenti e appassionati di familiarizzare con i software di scrittura, i fogli di calcolo e i database che avrebbero poi ritrovato nel mondo del lavoro. Il PC 1 era una macchina ibrida nel senso migliore del termine, abbastanza seria per studiare e lavorare, ma sufficientemente compatta ed economica per trovare, spazio in un salotto.Anche se non ottenne il successo commerciale planetario di altri colossi dell'epoca, l'Olivetti Prodest PC 1 resta un simbolo straordinario di un'Italia capace di innovare. È stato il computer che ha democratizzato l'informatica in stile IBM, dimostrando che la tecnologia utile, formativa e professionale poteva, e doveva essere alla portata di tutti.

Stasera al ComputerLab - Chivasso ricordiamo ...Nel 1999, lo studente diciottenne Shawn Fanning cercava un modo semplice...
01/06/2026

Stasera al ComputerLab - Chivasso ricordiamo ...
Nel 1999, lo studente diciottenne Shawn Fanning cercava un modo semplice per scambiare file musicali MP3 con i suoi amici del college, stanco delle ricerche lente e macchinose sui canali di chat dell'epoca. Insieme all'amico Sean Parker, sviluppò un software basato sulla tecnologia peer-to-peer che permetteva ai computer degli utenti di collegarsi direttamente tra loro, usando un server centrale solo come indice delle canzoni disponibili. Il 1° giugno di quell'anno il programma venne lanciato ufficialmente sul web con il nome di Napster, riprendendo il soprannome scolastico di Fanning dovuto ai suoi capelli ricci. Il successo fu immediato e travolgente, tanto che in pochi mesi la piattaforma raggiunse gli 80 milioni di utenti e l'enorme traffico di dati arrivò a intasare le reti internet dei campus universitari americani. Questa crescita incontrollata e la gratuità dei download allarmarono subito l'industria musicale, spingendo l'associazione dei discografici americani a intentare una causa legale miliardaria già nel dicembre del 1999 per violazione di massa del diritto d'autore. La situazione precipitò nella primavera del 2000, quando anche artisti di fama mondiale come i Metallica e Dr. Dre fecero causa direttamente alla piattaforma; la band heavy metal si era infatti accorta che un loro brano inedito stava già girando via radio dopo essere stato scaricato illegalmente proprio su Napster. Nonostante il rinvio iniziale della chiusura grazie ai ricorsi degli avvocati dei due programmatori, la pressione legale divenne insostenibile e nel luglio del 2001 un tribunale federale ordinò il blocco definitivo dei server, costringendo Napster a spegnere i propri sistemi e a dichiarare fallimento poco dopo. Anche se l'applicazione originale visse per soli due anni, la sua parabola cambiò per sempre il mondo digitale, costringendo le major discografiche a rincorrere il progresso tecnologico e aprendo la strada alla nascita dei moderni servizi di streaming.

L'International Amiga Day si celebra ogni anno il 31 maggio per onorare la memoria e l'eredità della storica famiglia di...
31/05/2026

L'International Amiga Day si celebra ogni anno il 31 maggio per onorare la memoria e l'eredità della storica famiglia di computer Commodore Amiga. La data è stata scelta per coincidere con la data di nascita di Jay Miner (31 maggio 1932), universalmente considerato il "Padre dell'Amiga" e la mente tecnica dietro lo sviluppo dei suoi rivoluzionari chip personalizzati.
L'iniziativa è nata nel 2014 all'interno della community retrocomputing di Facebook, guidata dall'appassionato ungherese Dragon "Gyu" György. Dopo la sua scomparsa nel 2015, i membri del gruppo Amiga Day su Facebook hanno continuato a portare avanti l'evento per mantenere viva "la fiamma dell'Amiga".
Ogni anno, la community invita tutti gli appassionati a compiere almeno una delle attività tradizionali dedicate alla piattaforma:
- Avviare almeno un vero computer Amiga (dal classico Amiga 500 ai modelli più avanzati come A1200 o A4000).
- Caricare ed eseguire un gioco Amiga originale (sono accettati anche gli emulatori come WinUAE o pacchetti come Amiga Forever).
- Dedicarsi allo "sbiancamento" (retrobrighting) delle plastiche ingiallite dal tempo.
- Portare un Amiga non funzionante da un tecnico per rimetterlo in sesto, oppure (per i tecnici) riparare un sistema per poi donarlo.
- Indossare una maglietta a tema o condividere sui social network una foto insieme al proprio computer usando l'hashtag ufficiale .

Buon International Amiga Day a tutti!

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Chivasso
10034

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