19/06/2026
Oggi al ComputerLab - Chivasso affrontiamo un tema che dovrebbe interessare un po' tutti noi che amiamo collezionare. Che siano computer o oggetti vintage, la loro conservazione nel tempo è fondamentale per la loro preservazione...
La conservazione a lungo termine di una collezione che unisce l'archeologia tecnologica delle apparecchiature elettroniche al collezionismo di modellismo e giocattoli vintage, in particolare i mitici pezzi giapponesi della linea Popy degli anni '70 e '80, rappresenta una sfida museale complessa. Ci troviamo infatti di fronte a un amalgama eterogeneo di materiali che, per loro natura chimica e fisica, rispondono in modo radicalmente diverso agli agenti atmosferici e al passare degli anni. Da un lato abbiamo silicio, rame, stagno e condensatori pronti a cedere; dall'altro polimeri plastici instabili come il PVC, polistirolo, vernici acriliche e il pesante metallo pressofuso, la celebre Zama, che costituisce l'anima dei robot Chogokin. Far coesistere questi mondi nello stesso spazio antropico richiede una comprensione profonda dei meccanismi di degradazione chimica, poiché ciò che preserva un metallo potrebbe teoricamente accelerare il declino di una plastica.
Il cuore del problema risiede nel fatto che gli oggetti industriali della seconda metà del Novecento non sono stati progettati per l'eternità. I giocattoli Popy, pur nella loro straordinaria robustezza percepita, venivano prodotti con leghe metalliche economiche e plastiche ricche di agenti plastificanti. Con il passare dei decenni, questi plastificanti tendono a migrare spontaneamente verso la superficie dell'oggetto. È quel fenomeno ben noto ai collezionisti che si manifesta con una sgradevole patina untuosa o appiccicosa sulla superficie dei robot o dei missili in gomma. Quando il giocattolo viene chiuso in una scatola ermetica o in un ambiente privo di ricircolo d'aria, questi gas non si disperdono, ma creano un microclima acido che accelera ulteriormente il collasso della plastica stessa e aggredisce le cromature. Parallelamente, il metallo pressofuso è esposto al suo spettro più temibile: il cancro dello zinco, o peste della Zama. Si tratta di una degradazione intergranulare causata da impurità di piombo o cadmio nella lega originale che, in presenza di umidità anche minima, provoca un'espansione del metallo dall'interno, manifestandosi prima con minuscole bolle sulla vernice e portando poi al letterale sbriciolamento del pezzo.
Se spostiamo lo sguardo sulle apparecchiature elettroniche vintage, la chimica si fa ancora più insidiosa. Qui il nemico giurato è il tempo biologico dei componenti attivi e passivi, primo fra tutti il condensatore elettrolitico. Al suo interno è presente un liquido conduttore che, invecchiando, tende a espandersi, a evaporare o, nello scenario peggiore, a fuoriuscire. L'elettrolita esausto è altamente corrosivo: una volta colato sulla scheda madre, corrode le tracce di rame e distrugge i circuiti stampati in modo irreversibile. A questo si aggiunge la minaccia silenziosa delle vecchie batterie. Che si tratti di pile alcaline dimenticate in un vano o di batterie ricaricabili al nichel-cadmio saldate direttamente sulle schede di vecchi computer o console per mantenere la memoria di sistema, il loro destino è quasi sempre la perdita di acidi e la conseguente carbonizzazione dei contatti metallici. Inoltre, gli sbalzi termici tipici degli ambienti non isolati provocano il fenomeno della micro-condensa: l'umidità dell'aria si deposita sulle parti metalliche fredde dei circuiti, innescando l'ossidazione invisibile delle saldature e dei pin dei chip.
Per contrastare questo inesorabile declino, il collezionista deve trasformarsi in un conservatore museale, attuando un protocollo di verifiche costanti e rigorose. L'ambiente è la prima linea di difesa. Diventa fondamentale monitorare costantemente i parametri microclimatici dello spazio espositivo o di stoccaggio. L'umidità relativa deve essere mantenuta in una fascia strettissima, ideale intorno al quaranta o cinquanta per cento, poiché un'aria troppo secca rende le plastiche cristalline e fragili, pronte a spaccarsi al minimo tocco, mentre un'aria troppo umida innesca la ruggine sui contatti elettrici e la peste della Zama sui modelli Popy. La temperatura deve essere il più possibile costante, idealmente intorno ai venti gradi, per evitare le dilatazioni termiche differenziate tra metallo e plastica che mettono sotto stress i giunti dei giocattoli. Altrettanto cruciale è l'ispezione visiva e tattile dei pezzi: toccare i modelli per avvertire l'insorgenza della patina appiccicosa, esaminare le vernici controluce alla ricerca di micro-crepe e aprire periodicamente i vani batteria delle apparecchiature per assicurarsi che lo stagno e i metalli siano lucidi e privi di fioriture biancastre o verdastre è un esercizio di prevenzione fondamentale.
Sul fronte pratico della conservazione fisica, le strategie cambiano a seconda dell'oggetto. Per l'elettronica, la regola d'oro è la rimozione preventiva di qualsiasi fonte di energia chimica e, per i collezionisti più esperti, la sostituzione dei condensatori a rischio prima che si verifichi il disastro. Per i giocattoli e il modellismo, è vitale evitare il contatto prolungato tra materiali diversi; ad esempio, un accessorio in gomma morbida lasciato per anni inserito nel pugno di plastica dura di un robot finirà per fondersi chimicamente con esso a causa dello scambio di plastificanti. Anche l'illuminazione gioca un ruolo determinante, poiché i raggi ultravioletti, presenti nella luce solare e nei vecchi tubi al neon, spezzano le catene polimeriche delle plastiche, ingiallandole e rendendole irrecuperabili. L'uso di barriere fisiche come vetrate schermate, l'adozione esclusiva di luci a LED fredde e l'inserimento di elementi assorbitori di umidità e acidi volatili nei contenitori d'archivio completano il quadro di una corretta profilassi.
In conclusione, la conservazione di una collezione così eterogenea non può essere affidata al caso o alla semplice esposizione passiva in un mobile di casa. Il deterioramento dei materiali è un processo chimico spontaneo che può essere rallentato in modo significativo, ma mai del tutto arrestato, solo attraverso un intervento attivo sull'ambiente circostante. La chiave del successo risiede nell'equilibrio stazionario del microclima, nell'eliminazione totale degli elementi intrinsecamente pericolosi come le batterie e i liquidi corrosivi, e nella ventilazione controllata che impedisca ai gas nocivi emessi dalle vecchie plastiche di ristagnare e autocatalizzare il proprio declino. Solo una vigilanza costante, supportata da strumenti di misurazione precisi e da una profonda consapevolezza della fragilità di questi materiali industriali, permetterà di tramandare al futuro l'integrità estetica e funzionale di questi preziosi frammenti di storia tecnologica e pop.
Ricapitolando quindi è importante controllare i due fattori principali che fanno da attori per quanto riguarda il degrado dei materiali: l'umidità e la temperatura. D'estate l'aria calda permette di mantiene un livello di umidità che si aggiira dal 46% al 50%, ma gioca a sfavore la temperatura che nelle nostre case potrebbe arrivare anche a 31 gradi centigradi. Mentre in inverno è il contrario, la temperatura può variare dai 18 ai 21 gradi centigradi, ma sfavorevole è l'aumento dell'umidità relativa. Diciamo che in inverno è molto più semplice controllare la situazione, la temperatura è ottimale e basta attivare un buon deumidificatore per risolvere la situazione. In estate il fattore temperatura è più difficile da controllare perché dipende molto dalla coibentazione di muri e tetto, e quanto questi materiali possono aiutare o meno. La cosa fondamentale rimane comunque l'ispezione visiva, controllare periodicamente la nostra collezione ed intervenire la dove sia necessario. Un consiglio è anche quello di utilizzare i sacchetti deumidificanti che aiutano parecchio soprattutto all'interno di mobili e scatole..e poi godiamoci la nostra collezione che comunque sia non sarà eterna e mi dispiace dirlo ma invecchierà ogni anno anche se curata e coccolata.