Cortina Ampezzana

Cortina Ampezzana Raccontiamo ogni giorno l’attualità ampezzana con uno sguardo attento alla comunità.

Cortina Ampezzana è un nuovo media indipendente dedicato alla vita, al territorio e all’identità di Cortina d’Ampezzo nel tempo delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

11/09/2026

Bellunese sotto il maltempo, la montagna torna fragile. Anche Cortina guarda il cielo
Il Bellunese torna a fare i conti con una montagna improvvisamente fragile. Dopo settimane di caldo anomalo, la pioggia è arrivata con forza, trasformando in poche ore boschi, strade e pendii in territori da sorvegliare. Non è soltanto acqua che cade dal cielo: sulle Dolomiti ogni temporale intenso può mettere in movimento ghiaia, fango, alberi e interi versanti.
L’episodio più importante si è verificato giovedì 10 settembre al Passo Staulanza, dove una frana ha raggiunto parte del parcheggio e la strada silvo-pastorale che porta al Rifugio Città di Fiume, sulle pendici del Pelmo. Vigili del Fuoco, unità cinofile e successivamente il Gruppo Operativo Speciale hanno lavorato per controllare il materiale e accertare che non vi fossero persone o mezzi coinvolti.
Ma Staulanza non è stato un episodio isolato. Nel Bellunese i Vigili del Fuoco sono intervenuti anche per alberi caduti sulle strade a Falcade, Calalzo di Cadore, nell’Alpago, a Belluno e a La Valle Agordina. Una fotografia che racconta bene quanto rapidamente il maltempo possa cambiare il volto di queste vallatr.
E poi c’è Cortina d’Ampezzo, dentro lo stesso delicato sistema dolomitico. Ma anche nella conca ampezzana lo sguardo resta rivolto verso l’alto: alle nuvole, ai torrenti, ai canaloni e a quelle pareti che dopo precipitazioni importanti devono essere osservate con rispetto.
ARPAV indica anche per oggi, venerdì 11 settembre, una situazione ancora variabile sul Bellunese, con possibilità di rovesci o temporali sparsi soprattutto tra le ore centrali e il pomeriggio. Il miglioramento più deciso è atteso nel fine settimana.
Le Dolomiti sono bellissime anche sotto la pioggia, ma proprio la loro bellezza non deve farci dimenticare quanto siano vulnerabili. Il maltempo passa; le ferite lasciate su una montagna, invece, possono restare a lungo.

Cortina saluta l’estate con la Festa Campestre in piazzaCortina d’Ampezzo si concede un fine settimana dal sapore sempli...
05/09/2026

Cortina saluta l’estate con la Festa Campestre in piazza
Cortina d’Ampezzo si concede un fine settimana dal sapore semplice e autentico, fatto di musica, piatti della tradizione e voglia di stare insieme. Oggi, sabato 5 settembre, e domani, domenica 6 settembre 2026, Largo Poste ospita la Festa Campestre, un appuntamento che porta nel centro del paese l’atmosfera delle feste di montagna.
Non servono grandi scenografie quando a fare da cornice ci sono le Dolomiti. Basta una piazza, qualche tavolo, una birra condivisa, i profumi della cucina tradizionale e la musica per trasformare una giornata di fine estate in un momento di comunità.
La festa comincia sabato dalle 11.00 e prosegue fino a mezzanotte, mentre domenica l’appuntamento è dalle 11.00 alle 15.00.
È anche questo il volto più bello di Cortina: non soltanto grandi eventi e turismo internazionale, ma occasioni popolari nelle quali residenti, lavoratori e ospiti possono ritrovarsi senza formalità. Una festa campestre nel cuore del paese, quasi un ultimo abbraccio all’estate prima che sulle Dolomiti cominci lentamente a cambiare la stagione.
Due giorni per incontrarsi, mangiare, ascoltare musica e ricordare che una località vive davvero quando le sue piazze tornano a essere luoghi di incontro.

Bloccati a 2.900 metri sulla Tofana di Rozes: recuperati due alpinisti austriaciMomenti di apprensione nel primo pomerig...
04/09/2026

Bloccati a 2.900 metri sulla Tofana di Rozes: recuperati due alpinisti austriaci
Momenti di apprensione nel primo pomeriggio di giovedì 3 settembre 2026 sulla Tofana di Rozes, dove due alpinisti austriaci sono rimasti bloccati lungo la Via Eötvös-Dimai, a circa 2.900 metri di quota.
La cordata, impossibilitata a proseguire, ha chiesto aiuto. L’elicottero Falco 2 ha raggiunto la zona, individuato i due scalatori e consentito il loro recupero direttamente in parete.
L’intervento si è concluso positivamente: entrambi gli alpinisti sono stati portati in salvo senza conseguenze.

Il Mercato di Cortina ha ritrovato la sua corniceCi sono luoghi che non possono essere sistemati semplicemente dove rima...
04/09/2026

Il Mercato di Cortina ha ritrovato la sua cornice

Ci sono luoghi che non possono essere sistemati semplicemente dove rimane uno spazio libero. Hanno bisogno della cornice giusta. Il Mercato di Cortina è uno di questi.
È un mercato che appartiene da decenni alla vita della valle, cresciuto insieme alla Cortina del dopoguerra, negli anni della grande rinascita turistica che avrebbe portato la Regina delle Dolomiti fino alle Olimpiadi del 1956. Un pezzo di storia fatto di bancarelle, commercianti, famiglie, incontri e generazioni di villeggianti.
Per questo la lunga permanenza a Pian da Lago, lontano dal cuore del paese, aveva finito per privarlo di una parte fondamentale della sua identità. Dopo oltre due anni, nell'estate 2026 il mercato è finalmente tornato in una posizione centrale e facilmente raggiungibile, nell'area dello Stadio Olimpico del Ghiaccio.
Ed è bastato agosto per capire quanto fosse importante.
Tra lo Stadio e la vegetazione fiorita che lo circonda, le bancarelle si sono distese quasi come un lungo serpente colorato, comparendo e scomparendo tra il verde, in uno degli scenari più belli che un mercato possa immaginare.
A pochi passi dal centro, i turisti hanno potuto nuovamente raggiungerlo passeggiando, curiosare, fermarsi, fare acquisti e incontrarsi. Ma soprattutto sono tornati i vecchi amici del Mercato di Cortina: i villeggianti di sempre, le famiglie che possiedono una seconda casa, le persone che da decenni trascorrono qui le proprie estati e che ricordavano bene quando andare al mercato faceva parte delle abitudini della vacanza.
E forse il successo di questa nuova collocazione sta proprio qui: il mercato è tornato ad essere un luogo d'incontro prima ancora che un luogo di commercio.
Tra una bancarella e l'altra ci si riconosce, ci si saluta dopo un anno, si scambiano due parole, si raccontano le stagioni trascorse. Perché un mercato storico non vive soltanto di quello che vende. Vive delle persone che lo attraversano.
L'agosto 2026 ha restituito un'immagine bellissima: Cortina piena di turisti e, poco distante dal suo centro, un mercato vivo, frequentato e finalmente inserito nel paesaggio che merita.
Dopo gli anni difficili di Pian da Lago, il Mercato di Cortina ha ritrovato non soltanto una collocazione. Ha ritrovato casa.

Quando se ne vanno, resta il loro passo accanto al nostro. Addio LaspoC’è forse un destino silenzioso in ognuno di noi: ...
02/09/2026

Quando se ne vanno, resta il loro passo accanto al nostro.
Addio Laspo
C’è forse un destino silenzioso in ognuno di noi: incontrare, lungo il cammino della vita, un animale destinato a cambiarci per sempre.
Arriva quasi sempre senza chiedere nulla. Entra nelle nostre giornate, occupa un angolo della casa, del giardino, dell’automobile. Poi, senza che ce ne accorgiamo, conquista uno spazio molto più grande: quello dei nostri affetti.
Con loro dividiamo anni, stagioni, partenze e ritorni. Imparano il rumore dei nostri passi, riconoscono la nostra voce, percepiscono le tristezze che magari nascondiamo agli uomini. E noi impariamo i loro sguardi, i loro silenzi, quel modo straordinario di esserci senza bisogno di pronunciare una sola parola.
Ma c’è una crudeltà scritta nel tempo: quasi sempre la loro vita è più breve della nostra.
E così arriva il giorno in cui siamo costretti a rimanere.
A volte gli animali, quando stanno male, cercano un luogo appartato. Alcuni gatti si isolano, altri animali diventano improvvisamente silenziosi. E quando se ne vanno lasciano dietro di sé una ciotola, una coperta, un guinzaglio, un angolo vuoto della casa. Oggetti semplicissimi che improvvisamente diventano difficili perfino da guardare.
Restiamo noi, con migliaia di ricordi che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo. Un rumore. Una fotografia. Un sentiero percorso insieme. La porta che istintivamente continuiamo a guardare aspettando che qualcuno ritorni.
Poi ci sono animali la cui esistenza diventa qualcosa di ancora più grande. Sono i cani del soccorso.
Cani che insieme al proprio conduttore entrano dove gli altri scappano. Cercano sotto la neve, attraversano boschi e canaloni, lavorano tra le macerie e nel gelo. Non conoscono medaglie, stipendi o gloria. Conoscono soltanto un comando, un odore da seguire e soprattutto una cosa fondamentale: la fiducia assoluta nell’uomo che lavora accanto a loro.
Laspo era uno di questi.
Per dieci anni è stato un’unità cinofila del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, specializzata nelle ricerche in superficie e in valanga. Per altri cinque anni si era goduto la meritata pensione. Accanto a lui, durante la sua vita operativa, il suo conduttore Roberto Barbolin.
Boschi, neve, addestramenti, chiamate improvvise, partenze nelle condizioni più difficili. Nel 2017 Laspo fu coinvolto anche nel drammatico incidente dell’elicottero sotto Cima Nambino: dopo la caduta del velivolo.
Perché un cane da soccorso non è soltanto fiuto, addestramento e disciplina. È presenza. È coraggio. È un essere vivente che affida completamente se stesso al proprio compagno umano e, insieme a lui, entra nel pericolo per cercare qualcuno che non ha mai visto prima.
Ora Laspo è morto.
E per Roberto e per gli uomini e le donne del Soccorso Alpino non se n’è andato semplicemente un cane. Se n’è andato un compagno di squadra, un amico, una parte di vita. Il suo conduttore lo ha salutato ricordando ciò che Laspo aveva insegnato più di ogni altra cosa: cosa significa fidarsi .
Ed è forse questa la grande lezione che gli animali ci lasciano.
Vivono meno di noi, ma riescono qualche volta a riempire la nostra esistenza più di tanti esseri umani. Non parlano, eppure ci insegnano la fedeltà. Non conoscono il significato della parola eroismo, eppure alcuni di loro trascorrono la vita salvando quella degli altri.
Poi un giorno se ne vanno
Ma certi animali non muoiono completamente.
Continuano a camminare nei ricordi di chi li ha amati. Restano dentro un bosco attraversato insieme, nella neve di una vecchia missione, nel rumore di un elicottero, in un guinzaglio che nessuno avrà il coraggio di buttare via.
E forse, per Roberto, da qualche parte tra i boschi e le montagne del Trentino, ci sarà sempre la sensazione che pochi metri più avanti Laspo stia ancora correndo.

01/09/2026

Una bella storia di fine agosto.

MAREN0 DI PIAVE, SALVATO IL CANE CIECO SCOMPARSO DA QUATTRO GIORNI
I Vigili del Fuoco di Vittorio Veneto, ancora una volta i nostri angeli
Ci sono uomini che incontriamo quasi sempre nei momenti peggiori della nostra vita.
Arrivano quando una casa brucia, quando un'auto è distrutta lungo una strada, quando l'acqua invade un paese, quando qualcuno è rimasto imprigionato, quando una montagna tradisce o quando, semplicemente, una vita è in pericolo.
Indossano una divisa, un casco, salgono su un mezzo rosso e partono senza sapere esattamente che cosa troveranno.
Sono i Vigili del Fuoco.
E questa volta, a Mareno di Piave, gli uomini del distaccamento di Vittorio Veneto sono partiti per salvare una vita che non poteva raccontare la propria paura, non poteva indicare dove si trovava e, soprattutto, non poteva nemmeno vedere il pericolo che aveva davanti.
Era un cane cieco, scomparso da casa e cercato disperatamente dal proprietario da quattro giorni.
Quattro giorni interminabili.
Quattro giorni nei quali chi ama un animale continua a chiamarlo, percorre strade, campi e sentieri, guarda dietro ogni siepe e ad ogni rumore spera di rivederlo comparire.
Poi, nella serata di lunedì 31 agosto, la segnalazione di un cittadino: un cane si trovava in grande difficoltà in una zona impervia, nei pressi del bordo di una cascata artificiale del Torrente Monticano.

È scattato immediatamente il soccorso.
Sul posto sono arrivati i Vigili del Fuoco del distaccamento di Vittorio Veneto. La situazione era delicatissima: il terreno era accidentato e l'animale rischiava di scivolare nell'acqua. È stato quindi fatto intervenire anche il personale specializzato SAF – Speleo Alpino Fluviale – della sede centrale di Treviso.
Bisognava avvicinarsi lentamente.
Quel cane non vedeva chi stava arrivando verso di lui. Poteva soltanto sentire rumori, voci, passi. Spaventarlo avrebbe potuto significare provocare proprio quel movimento che tutti temevano.
Così i soccorritori hanno lavorato con una cautela straordinaria.
Hanno predisposto gli ancoraggi, raggiunto l'animale e scoperto che, oltre alla terribile avventura vissuta, aveva anche una zampa fratturata. Lo hanno immobilizzato con attenzione e riportato finalmente in sicurezza, dove è stato affidato ai veterinari per le prime cure e il successivo trasferimento in una struttura sanitaria.
Ma dietro le parole tecniche di un comunicato — ancoraggi, recupero, immobilizzazione, SAF — c'è qualcosa che nessuna relazione di servizio riuscirà mai a raccontare completamente.
C'è un cane cieco che dopo quattro giorni di paura ha sentito finalmente delle mani avvicinarsi.
Mani che non volevano fargli del male.
Mani che erano venute a prenderlo.
E forse, per un animale che vive nel buio, quelle voci e quelle carezze sono state una luce.
È per questo che, qualche volta, possiamo permetterci di chiamare i Vigili del Fuoco i nostri angeli.
Non perché compiano miracoli, ma perché fanno qualcosa di molto più concreto: arrivano.
Arrivano quando altri si allontanano dal pericolo.
Entrano dove noi scappiamo.
Scendono dove noi non potremmo scendere.
Affrontano il fuoco, l'acqua, le macerie e il vuoto. E davanti a loro non esistono vite di serie A e vite di serie B.
C'è una vita da salvare.
Questa volta aveva quattro zampe, era ferita e non poteva vedere.
Eppure per salvarla sono partiti uomini, mezzi, attrezzature e personale specializzato.
Questo dice molto del nostro Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e dice molto anche della società che vogliamo essere: una comunità nella quale persino l'essere più fragile e indifeso merita che qualcuno rischi, lavori e si impegni per riportarlo a casa.
Un grazie particolare va quindi ai Vigili del Fuoco di Vittorio Veneto, arrivati per primi sul posto, e agli specialisti SAF di Treviso che hanno completato il difficile recupero.
Dietro quella divisa ci sono professionalità, preparazione, sacrificio, ma anche una sensibilità che spesso emerge proprio negli interventi apparentemente più piccoli.
Per il proprietario, però, quel salvataggio piccolo non era affatto.
Dopo quattro giorni di ricerche significava ritrovare un componente della propria famiglia.
E per quel cane, perso nel buio, ferito e bloccato accanto all'acqua, significava una cosa ancora più semplice e immensa:
tornare a vivere.
Grazie, Vigili del Fuoco.
Questa volta non avete soltanto strappato un cane al pericolo.
Siete diventati i suoi occhi, le sue gambe e la strada per tornare a casa.

Cortina, l’ambulatorio veterinario non può vivere con la valigia in manoCi sono servizi che una comunità comprende quant...
26/08/2026

Cortina, l’ambulatorio veterinario non può vivere con la valigia in mano
Ci sono servizi che una comunità comprende quanto siano importanti soprattutto quando rischia di perderli. L’Ambulatorio Veterinario di Cortina d’Ampezzo è uno di questi.
Mentre Cortina cambia volto, costruisce, sposta, prepara nuovi impianti e ridisegna intere aree del territorio, c’è una realtà che da mesi sembra costretta a vivere con la valigia in mano: quella dei veterinari Fabio Frison e Alessandro Siorpaes.
Non stiamo parlando semplicemente di due professionisti alla ricerca di uno studio più comodo. Stiamo parlando di un presidio che da oltre trent’anni cura gli animali di Cortina e della valle, interviene nelle urgenze e rappresenta un punto di riferimento anche nella gestione degli animali vaganti, smarriti o abbandonati.
Un servizio che appartiene, di fatto, alla vita quotidiana della comunità.
La vicenda nasce dalla demolizione della vecchia sede dell’ambulatorio, necessaria per lasciare spazio alla realizzazione dell’impianto Apollonio-Socrepes. Da quel momento è cominciato un percorso fatto di trasferimenti, sistemazioni provvisorie e prospettive che nel tempo sono cambiate.
Prima Fiames. Poi Socus. Ora nuovamente l’ipotesi Fiames.
Ed è proprio qui che nasce la domanda più semplice: per quanto tempo un ambulatorio veterinario può continuare ad essere considerato qualcosa da spostare da un luogo all’altro?
Perché un ambulatorio non è una scrivania, quattro sedie e una porta con una targa.
Servono spazi per visitare e operare, ambienti adeguati alla degenza, strutture per gli animali recuperati sul territorio, condizioni igienico-sanitarie precise, tranquillità per animali spesso già spaventati o sofferenti. Servono soprattutto stabilità e programmazione.
Frison e Siorpaes non chiedono privilegi. Chiedono di potersi sedere attorno a un tavolo con il sindaco e con l’Amministrazione e progettare una soluzione definitiva, funzionale e sostenibile.
È una richiesta che merita ascolto.
Anche perché questa storia non riguarda soltanto loro.
Riguarda il cane che viene investito sulla strada. Il gatto trovato ferito. L’animale smarrito recuperato durante la notte. Riguarda l’anziano che vive solo con il proprio cane e ha bisogno di sapere dove portarlo in caso di emergenza. Riguarda residenti, famiglie, turisti e tutti coloro che convivono con un animale.
E riguarda anche il rispetto per una professione esercitata per decenni sul territorio.
Il tema della sede di Fiames solleva poi ulteriori interrogativi. I veterinari ritengono gli spazi attualmente previsti insufficienti per garantire tutte le funzioni necessarie e manifestano preoccupazione anche per l'eventuale presenza futura di un eliporto nelle vicinanze, che potrebbe creare problemi evidenti a causa del rumore e dello stress provocato agli animali.
Sono osservazioni tecniche che non dovrebbero diventare motivo di scontro politico.
Dovrebbero, semplicemente, essere discusse.
Anzi, forse questa vicenda potrebbe essere risolta proprio partendo da una parola ormai troppo spesso dimenticata: ascolto.
L'Amministrazione, già nel 2025, aveva riconosciuto pubblicamente l'importanza dell'ambulatorio e la necessità di assicurargli continuità. Da quella consapevolezza bisogna ripartire.
Non servono vincitori e sconfitti. Non serve stabilire chi abbia ragione attraverso comunicati contrapposti.
Serve una stanza, un tavolo, dei progetti davanti e la volontà di arrivare a una decisione condivisa.
Nel frattempo è stata avviata una petizione a sostegno dei veterinari. Le firme diranno certamente quanto la popolazione senta il problema, ma forse il segnale più importante è già arrivato: una parte della comunità non considera l’ambulatorio una semplice attività privata, ma un servizio da difendere e conservare a Cortina.
In una località che vuole essere internazionale, moderna e capace di affrontare le grandi sfide del futuro, anche i piccoli grandi servizi quotidiani devono trovare il loro posto.
Perché la qualità di un territorio non si misura soltanto dagli impianti che inaugura, dagli alberghi, dalle grandi manifestazioni o dalle opere che riesce a realizzare.
Si misura anche da come
si prende cura di chi ci vive.
Persone e animali compresi.
E dopo tanti trasferimenti forse è arrivato il momento che anche l’Ambulatorio Veterinario di Cortina possa finalmente smettere di fare le valigie.
Mattoschi Giorgio
26 agosto 2026

Alleghiamo la richiesta di una raccolta di firme da parte del
Dott. Fabio Frison
Dott. Alessandro Siorpaes

https://c.org/VRhW4qqd6k

Cortina Summer Party 2026: l’eleganza dell’estate incontra le Dolomiti.Ci sono appuntamenti che non hanno bisogno di mol...
20/08/2026

Cortina Summer Party 2026: l’eleganza dell’estate incontra le Dolomiti.

Ci sono appuntamenti che non hanno bisogno di molte presentazioni perché, anno dopo anno, diventano parte dell’estate di Cortina. Il Cortina Summer Party o, dalle 12.30, all’Agriturismo Jägerhaus, immerso nel verde e circondato dalle montagne della Regina delle Dolomiti, torna uno degli eventi più attesi e mondani dell’estate ampezzana.
Il Cortina Summer Party è molto più di una festa: è un grande incontro tra eleganza, gastronomia, musica, tradizione e voglia di stare insieme. Per qualche ora i prati diventano un salotto sotto il cielo delle Dolomiti, la montagna fa da scenografia naturale e il profumo della cucina si mescola alla musica, agli incontri e ai brindisi.
Ma c’è un elemento che rende questa giornata ancora più particolare: l’abbigliamento alpino-tirolese, ormai parte integrante dell’atmosfera del Summer Party. Dirndl, lederhosen, gilet, camicie, giacche e cappelli trasformano l’appuntamento in una vera celebrazione dello stile e della tradizione delle Alpi.
E proprio in questi giorni, a Cortina, sono molti i turisti e gli ospiti che, in vista della festa del 22 agosto, sono alla ricerca del capo giusto da indossare.
E allora, chi meglio di StrazzaKappa Giovanna può interpretare questo desiderio di vestirsi secondo la tradizione alpina?
Da circa 28 anni StrazzaKappa propone abbigliamento alpino-tirolese, mantenendo vivo uno stile che non è soltanto moda, ma identità, cultura e appartenenza alla montagna.
A Cortina il punto di riferimento è il negozio StrazzaKappa Giovanna, in Largo delle Poste 53, dove in questi giorni è possibile trovare un’ampia scelta di capi per uomo e donna: dai dirndl ai lederhosen, dalle camicie ai gilet, fino alle giacche e agli accessori capaci di completare un abbigliamento elegante e perfettamente inserito nello spirito del Cortina Summer Party.
Ma StrazzaKappa Giovanna è ormai anche una presenza familiare nella vita della località ampezzana: ogni martedì e venerdì è infatti presente al Mercato di Cortina, con un’ampia esposizione di costumi e abbigliamento alpino-tirolese.
Un’occasione in più per turisti e residenti per scegliere il proprio abito e arrivare all’appuntamento del 22 agosto vestiti non semplicemente “a tema”, ma portando addosso un piccolo pezzo della cultura delle nostre montagne.
Perché il costume, quando è indossato con rispetto e consapevolezza, non è una maschera e non è folklore costruito per il turista. È un linguaggio. Racconta una storia, un territorio e quelle tradizioni che hanno attraversato generazioni e che ancora oggi sanno rendere speciale una festa.
Il Cortina Summer Party è diventato negli anni proprio questo: un incontro fra mondanità e autenticità, dove l’eleganza non cancella la montagna, ma la celebra.
Sabato 22 agosto Cortina torna dunque a vestirsi a festa.
E questa volta la festa comincia già nei giorni precedenti, tra le vetrine e il mercato, nella ricerca di quel dirndl, di quel gilet o di quel lederhosen che accompagnerà una giornata speciale.
Perché quando alle spalle ci sono le Dolomiti, davanti un prato verde e tutt’intorno i colori dei costumi alpini, anche il vestito diventa parte del paesaggio e della storia di Cortina.
Giorgio Mattoschi
20 agosto 2026

La pianura agonizza per il caldo, la montagna brucia: il Friuli Venezia Giulia  ferito dal fuocoMentre la pianura soffoc...
17/08/2026

La pianura agonizza per il caldo, la montagna brucia: il Friuli Venezia Giulia ferito dal fuoco
Mentre la pianura soffoca sotto una cappa di caldo che sembra non concedere tregua, si guarda alla montagna cercando refrigerio, aria pulita, boschi e silenzio. Ma questa volta anche lassù qualcosa si è spezzato. La montagna brucia.
Brucia la Carnia, bruciano i versanti attorno a Tolmezzo e Amaro. Nelle scorse settimane le fiamme hanno colpito anche Malborghetto-Valbruna e Forni di Sopra, quasi a disegnare sulla carta geografica del Friuli Venezia Giulia una lunga ferita fatta di fumo, alberi anneriti e montagne che cambiano colore.
Il fronte più drammatico di questi giorni è quello del Monte Amariana, tra Amaro e Tolmezzo. L'incendio, originato da un fulmine in quota, si è poi allargato favorito dal vento, dalle alte temperature, dalla vegetazione estremamente secca e dalla difficile conformazione del territorio. Il 14 agosto la Regione parlava di circa 450 ettari interessati, oltre cento dei quali bruciati nel solo territorio di Amaro.
Nella notte tra il 15 e il 16 agosto le fiamme sono arrivate a minacciare da vicino anche Pissebus, frazione di Tolmezzo, dove alcune abitazioni sono state evacuate in via precauzionale. Il fuoco è arrivato fino a una cinquantina di metri dalle case.
E il fumo non rimane soltanto sui monti. Scende nei fondovalle, entra nei paesi, cambia l'aria che si respira. ARPA FVG ha registrato concentrazioni elevate di particolato in diverse località della Carnia, con valori particolarmente importanti a Pissebus e Illegio.
Ma perché stanno bruciando così tanti boschi?
Bisogna innanzitutto evitare una semplificazione: il caldo, da solo, non accende un bosco. Serve un innesco. Può essere naturale, come un fulmine, oppure derivare dall'attività dell'uomo, per negligenza o, nei casi peggiori, volontariamente.
E proprio quest'estate il Friuli Venezia Giulia ne offre esempi diversi. L'incendio di Malborghetto-Valbruna di fine luglio è stato provocato da un fulmine; anche gli incendi che interessarono Malborghetto-Valbruna e Forni di Sopra il 31 luglio furono ricondotti a fulmini. Sul Monte Dobis, invece, le autorità hanno indicato una probabile origine dolosa.
Poi c'è tutto ciò che trasforma una piccola scintilla in un incendio enorme: siccità, terreno arido, vegetazione disidratata, bassa umidità, caldo persistente e vento.
Quando per settimane manca l'acqua, il bosco perde una parte delle proprie difese. Foglie, aghi, rami secchi e sottobosco diventano combustibile. Una scintilla che in condizioni normali potrebbe spegnersi rapidamente trova invece chilometri di materiale pronto a bruciare. Il vento fa il resto: alimenta le fiamme, trasporta faville a distanza e rende difficilissimo il lavoro degli uomini a terra e dei mezzi aerei.
È questo forse il punto che dovrebbe farci riflettere maggiormente.
Pensavamo alla montagna come al nostro rifugio dal caldo della pianura. Partivamo dalle città bollenti cercando dieci gradi in meno, il verde dei boschi, una passeggiata sotto gli abeti, l'acqua di un torrente.
Ora scopriamo che anche quel rifugio è fragile.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha dichiarato lo stato di emergenza regionale per gli incendi ed esteso a tutto il territorio regionale quello per la siccità. Dall'inizio del 2026 al 14 agosto erano già stati gestiti 60 incendi, con un'accelerazione impressionante proprio nelle settimane più calde dell'estate.
Non possiamo più considerare questi episodi soltanto una successione di sfortune estive.
C'è il fulmine. C'è talvolta la mano irresponsabile o criminale dell'uomo. Ma c'è soprattutto un territorio che, dopo lunghi periodi senza pioggia e temperature elevate, diventa molto più vulnerabile a qualunque scintilla.
E quando brucia un bosco non perdiamo soltanto degli alberi.
Perdiamo habitat, animali, insetti, terreno fertile. Perdiamo radici che trattengono la montagna e acqua che il bosco riesce a conservare. Dopo il fuoco possono arrivare erosione, frane e cadute di massi. Perdiamo paesaggio, turismo, economia e soprattutto una parte della memoria di quei luoghi.
Ci vorranno poche ore perché una fiamma distrugga ciò che la natura ha impiegato decenni a costruire.
In queste giornate restano gli elicotteri che volano senza sosta, i Canadair, i Vigili del fuoco, il Corpo forestale, la Protezione civile, i volontari. Uomini e donne che combattono metro dopo metro una guerra durissima contro il fuoco.
Ma quando l'emergenza sarà finita dovrà cominciare una riflessione molto più grande.
Perché la montagna non è soltanto il luogo dove andare quando in pianura fa troppo caldo. È una riserva d'acqua, di biodiversità, di ossigeno e di futuro.
E oggi, guardando il fumo salire sopra la Carnia, sembra quasi che quella montagna ci stia mandando un messaggio.
La pianura agonizza per il caldo.
La montagna brucia.
E forse è arrivato il momento di capire che non sono due emergenze separate, ma due segnali dello stesso ambiente sempre più fragile che ci sta chiedendo, con una forza che non possiamo più ignorare, di essere protetta.
Giorgio Mattoschi
17 agosto 2026

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