29/12/2025
Per 44 anni Mina Martinelli, all'anagrafe Giacomina, ha lottato per la verità sul conto della sorella, Palmina, bruciata viva all’età di 14 anni nella sua casa di Fasano e morta al Policlinico di Bari il 2 dicembre 1981. Mina all'epoca aveva 15 anni, uno in più della sorella Palmina e su 11 figli, fra le due sorelle c'era più affiatamento e complicità.
Una battaglia, Mina l'ha vinta. Grazie a lei, anche la Giustizia ha decretato che fu omicidio e non suicidio, come per anni fu detto e ripetuto.
C'è una sentenza del GIP di Bari. Una sentenza pubblicata a circa 10 anni dalla riapertura del caso grazie all’ostinata battaglia condotta da Mina Martinelli, morta sabato scorso, il 27 dicembre, all’età di 59 anni.
Mina si era ormai allontanata da Fasano e si era trasferita a Napoli, dove aveva messo su famiglia dopo tanti anni di peripezie soprattutto negli anni 90.
Mina probabilmente avrebbe avuto lo stesso destino di Palmina e della loro sorella più grande fidanzata appunto con uno dei due fratelli (fratellastri, con cognomi diversi) e costretta a prostituirsi così come la madre di Palmina e Mina, ormai morta da più di 20 anni.
Il contesto in cui Mina e Palmina sono cresciute era davvero difficile. Tanti figli e nessun reddito fisso. Un quartiere isolato dal centro fatto solo di case popolari. Mina, in quel periodo, parliamo del 1981, lavorava come colf da una signora di Bari.
Fu per questo che non fu coinvolta nello stesso giro delle sorelle. Mina però, per sfuggire a quel destino dovette andar via di casa, ma i primi anni furono difficilissimi.
Negli ultimi anni non si era mai arresa e cercava la verità e giustizia sul conto della sorella. Palmina, in quel lontano 1981, fu trovata in casa dal fratello mentre si dimenava tra le fiamme. Fu condotta in pronto soccorso con oltre mezz'ora di ritardo, poi trasferita al policlinico di Bari dove morì un mese più tardi per le gravi ustioni. Al magistrato (attraverso una registrata fatta dal prof. Tommaso Fiore) fece in tempo a dire i nomi dei colpevoli, ma non fu creduta. Non c’erano prove sostennero i giudici del tempo. Che bollarono la morte come suicidio.
I due accusati furono difesi da alcuni degli avvocati in voga e più costosi in quegli anni.
Ma dietro questa storia c'era molto di più. Potenti, forse politici (ormai defunti) che avevano interesse a sentenziare che fu suicidio e non omicidio.
Non solo potenti, persino alcuni famigliari, così come da sentenza, erano restii a far riaprire il caso. Fra i coinvolti in questa triste e degradata storia infatti c'erano anche famigliari già da tanti anni ormai defunti.
Fu suicidio fino al 2012, quando giunge la richiesta di riaprire il caso, e di rianalizzare le consulenze legali e le perizie grafologiche. A formularla è la sorella, Mina Martinelli, l’unica a credere a Palmina e a sostenere una tesi contraria, malgrado il tempo trascorso: Palmina non si suicidò, ma fu uccisa. L’ipotesi più accreditata è che abbia rifiutato di prostituirsi, pagando con la vita.
Lo scorso 1° luglio il GIP del tribunale di Bari, Giuseppe Battista, pur archiviando il caso ha ristabilito una nuova verità giudiziaria, dunque anche storica: ritenendo che fosse "da escludere con certezza ed al di là di ogni ragionevole dubbio che Palma Martinelli, per tutti Palmina, si sia suicidata. Quanto avvenuto il pomeriggio del 11 novembre 1981 in Fasano va sussunto senz'altro nell'alveo dell’omicidio", pur rimasto senza colpevoli.
Ora Giacomina Martinelli riposa con la sorella. Ritrovata dopo decenni spesi a ricostruire la sua storia e combattere l’indifferenza e l'ostruzionismo.
Mina si era detta anche pronta a far di più: voleva adire la Corte europea dei diritti dell’uomo per chiedere conto allo Stato di un'attesa eccessiva, quaranta e rotti anni per ristabilire la verità, prima che anche lei andasse via.
Sulle reti social il cordoglio di amici e conoscenti tra i quali anche chi l'aveva aiutata ad intraprendere questa battaglia di Giustizia.
Il 2 dicembre 2015, al teatro Sociale di Fasano fu organizzato un concerto per ricordare la storia di Palmina e dar voce alla battaglia di Mina.
Qui sotto un estratto del video integrale dall'archivio di Telefaso, nel momento dell'intervento di Mina.