Gianfranco Mazzarella Toscana in Numeri

Gianfranco Mazzarella Toscana in Numeri Troppo lontano si perde il dettaglio, troppo vicino si perde il quadro. Toscana al Centro. Obiettivo risolvere i problemi, non avere ragione.

Qui teniamo la distanza giusta: dati verificabili, contesto, e proposte misurabili per i problemi del territorio.

OSSICOMBUSTORE IN PILLOLE — MINI PILLOLA  #2DOVE FINISCONO I RIFIUTI ?Nel 2024 la Toscana ha prodotto 2.180.625 tonnella...
14/09/2026

OSSICOMBUSTORE IN PILLOLE — MINI PILLOLA #2

DOVE FINISCONO I RIFIUTI ?

Nel 2024 la Toscana ha prodotto 2.180.625 tonnellate di rifiuti urbani. Il 68,34% è stato raccolto in modo differenziato. Sono 596 chili a testa in un anno.

Quello che non va nella differenziata si chiama rifiuto residuo: 690.330 tonnellate.

Questo rifiuto non sparisce. Ha 4 principali strade possibili.
1) Sotto terra.
2) In discarica.
3) Trasformato col calore.
4) Su un camion, verso un'altra regione.

La prima strada si sta chiudendo.

Il piano regionale si è dato un obiettivo: entro il 2027 non più del 19% dei rifiuti urbani in discarica, entro il 2035 non più del 10%.
E secondo l'autorità d'ambito della costa le discariche autorizzate in Toscana sono già oggi inferiori al fabbisogno della fase di transizione.

Qui entra l'ossicombustore di Peccioli, ed è il punto su cui si fa più confusione.

Non è un termovalorizzatore tradizionale.

Usa ossigeno puro invece dell'aria, lavora senza fiamma a temperature fino a 1450 gradi, e al posto delle ceneri produce un materiale vetroso.

Ma condivide con un termovalorizzatore le cose che preoccupano di più: ha un camino, produce emissioni, ed è classificato dalla stessa norma che regola l'incenerimento dei rifiuti.

La nostra posizione: questo NON significa che sia pericoloso.
Significa che è misurato.

L'autorizzazione fissa limiti per polveri, metalli, diossine e altre sostanze.

Non esistono impianti senza emissioni: esistono impianti con limiti e controlli, e impianti senza.
La domanda utile non è "emette?", perché la risposta è sempre sì. È: quanto, cosa, e chi verifica.

Ora i numeri.

L'impianto potrà trattare fino a 177.000 tonnellate l'anno di rifiuti solidi. È la capacità massima autorizzata, non quella che tratterà. Fa circa un quarto del rifiuto residuo di tutta la Toscana.

Il piano stima che entro il 2028 servano impianti nuovi per 510.053 tonnellate l'anno. L'ossicombustore ne coprirebbe circa un terzo.

Il resto dovrebbe arrivare da altri impianti. Nel dicembre 2023 l'agenzia regionale per l'ambiente, passando in rassegna i progetti previsti, annotava per diversi di essi "nessuna notizia in merito a questo progetto", e per uno riportava la rinuncia dell'azienda. Abbiamo cercato un aggiornamento più recente e non lo abbiamo trovato.

Tutto questo regge a una condizione: che il rifiuto residuo continui a calare. Il piano lo vuole a 542.459 tonnellate nel 2028, contro le 690.330 di oggi.

E sta calando davvero. La raccolta differenziata è cresciuta di poco più di otto punti in cinque anni. Ma le frazioni facili si raccolgono per prime: arrivare all'82% previsto per il 2035 sarà più difficile di quanto sia stato arrivare al 68%.

La nostra posizione: se la differenziata sale e gli impianti si fanno, il ciclo si chiude. Se manca una delle due, i rifiuti restano e da qualche parte devono andare.

CHI CHIEDE COSA
— Novatosc, con Belvedere: propone e realizzerà l'impianto
— Regione Toscana: ha autorizzato il 7 settembre 2026
— ARPAT: ha posto condizioni e chiesto sistemi di monitoraggio delle emissioni
— ATO Toscana Costa: sostiene che le discariche autorizzate non bastano

A questo punto qualcuno ha dovuto decidere. Nella prossima pillola vediamo chi, e cosa ha detto.

Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni

OSSICOMBUSTORE IN PILLOLE — PILLOLA  #1COS'È L'OSSICOMBUSTORE DI PECCIOLI E A CHE PUNTO SIAMO?Il 7 settembre la Giunta r...
11/09/2026

OSSICOMBUSTORE IN PILLOLE — PILLOLA #1
COS'È L'OSSICOMBUSTORE DI PECCIOLI E A CHE PUNTO SIAMO?

Il 7 settembre la Giunta regionale toscana ha dato il via libera a un impianto di cui si discute da anni. Partiamo dall'inizio.

COS'È
Un impianto che brucia i rifiuti usando ossigeno puro invece dell'aria, senza fiamma visibile. Si chiama ossidazione termica flameless. Tratta il rifiuto residuo, cioè quello che resta dopo aver differenziato tutto il differenziabile. In uscita produce energia elettrica, anidride carbonica per usi industriali e un granulato vetroso.

DOVE E QUANTO
Sorgerebbe in località Legoli, nel Comune di Peccioli, dentro il polo dove oggi c'è la discarica. Secondo la domanda di autorizzazione tratterebbe fino a 177 mila tonnellate l'anno di rifiuti solidi e fino a 75 mila tonnellate di percolato, il liquido che si forma dentro le discariche. La stampa stima l'investimento attorno ai 130 milioni di euro.

CHI LO REALIZZA
Una società nata apposta nel marzo 2023, Novatosc. È partecipata all'85% da Belvedere Spa, la società che gestisce la discarica di Legoli, e al 15% da Oxoco Srl. La tecnologia è un brevetto di Itea Spa, del gruppo Sofinter, di cui Oxoco è licenziataria per la commercializzazione.

DA DOVE NASCE
Da un avviso pubblico della Regione Toscana del novembre 2021, che chiedeva a operatori pubblici e privati proposte impiantistiche per chiudere il ciclo dei rifiuti. Quell'avviso escludeva espressamente nuovi termovalorizzatori: l'ossicombustore è entrato come impianto di recupero. Secondo la ricostruzione contenuta nel bilancio di Belvedere, a farsi promotrice della proposta fu RetiAmbiente, la società pubblica che gestisce i rifiuti per 99 Comuni della costa toscana. Solo dopo vennero cercati il sito e il proprietario.

A CHE PUNTO SIAMO
La domanda di autorizzazione è stata depositata il 9 giugno 2023. L'iter si è poi fermato a lungo perché il gestore della rete elettrica ha cambiato le modalità di allacciamento, costringendo a rifare gran parte del progetto: i termini si sono riaperti solo nel febbraio 2025. Secondo le ricostruzioni di stampa la conferenza dei servizi si è chiusa il 19 giugno 2026 con esito favorevole. Il 7 settembre 2026 la Giunta regionale ha approvato, con il voto contrario di un assessore.

CHI CHIEDE COSA
— Novatosc e Belvedere: i proponenti. Belvedere ha già versato 3,57 milioni nella società.
— Comune di Peccioli: lo vuole. Dopo la conferenza dei servizi, riferisce Il Tirreno, il sindaco Renzo Macelloni ha scritto al presidente Giani chiedendo di adottare rapidamente il provvedimento.
— Regione Toscana: ha autorizzato. Giani parla di un passo decisivo e sostiene che con questo impianto si supera la logica degli inceneritori e dei termovalorizzatori.
— RetiAmbiente: ha promosso il progetto, ma al momento non fa parte di Novatosc.
— Alberto Lenzi, assessore regionale al Lavoro (AVS): ha votato contro, rivendicando coerenza politica.
— David Barontini, assessore regionale all'ambiente (M5S): ad agosto aveva espresso forti perplessità sul progetto; il 7 settembre ha votato a favore, definendo il voto una presa d'atto della conclusione del procedimento e dichiarando che la sua linea politica non cambia.

L'impianto è autorizzato. Come verrà finanziato, invece, non lo è ancora.

MONTEDOMINI IN PILLOLE — MINI PILLOLA  #8CONSIGLIO MONTEDOMINI, 4 SETTEMBRE. HIC SUNT LEONES?Il 4 settembre Sara Funaro ...
06/09/2026

MONTEDOMINI IN PILLOLE — MINI PILLOLA #8

CONSIGLIO MONTEDOMINI, 4 SETTEMBRE.

HIC SUNT LEONES?

Il 4 settembre Sara Funaro è entrata in Consiglio davanti a ore di domande, contestazioni e opposizioni.

E ne è uscita politicamente in piedi.

Non perché abbia risposto a tutto.
Ha fatto una cosa diversa: ha scelto il terreno.

Autonomia di Montedomini. Legalità. Servizi sociali. Errori nelle accuse. Nuovo indirizzo politico. Futuro dell’ASP.

Una strategia efficace.

Ma riguardando la seduta ho capito anche qualcosa sul lavoro che avevo fatto prima.

Nei giorni precedenti avevo scritto alla Sindaca e a diversi consiglieri, mettendo a disposizione bilanci, documenti e una stessa griglia di domande.

Non per organizzare un attacco.

L’obiettivo era l’opposto: evitare la caciara e provare a concentrare il confronto su pochi punti verificabili.

Chi controllava?
Come?
Quanto denaro serviva davvero?
Quali alternative erano state confrontate?
Quali indirizzi voleva dare il Comune?

Pensavo fosse una buona gabbia.

Lo era. Ma non abbastanza.

Perché il Consiglio comunale non è costruito come un interrogatorio.

Un consigliere parla.
Un altro parla.
La Sindaca ascolta.
Poi può rispondere a venti domande costruendo una risposta complessiva.

E un politico preparato può uscire anche da una gabbia ben costruita.

La lezione più interessante arriva dal question time con l’assessore Nicola Paulesu.

Lì esiste una replica.

Ma se gli chiedi qualcosa che può essere ricondotto alla Sindaca, al CdA o alla gestione autonoma di Montedomini, gli lasci già aperta la porta:

“Su questo risponderà la Sindaca.”

La domanda doveva essere costruita diversamente.

UNA DOMANDA.
UN SOGGETTO.
UNA COMPETENZA.
UN FATTO O UN ATTO.
UNA RISPOSTA MISURABILE.

“Assessore, quali indirizzi ha trasmesso lei a Montedomini?”

“Quali verifiche ha chiesto?”

“Quali informazioni ha ricevuto?”

E se la risposta diventa altro:

“No, assessore. Non le ho chiesto questo. Le ho chiesto quello.”

Poi il secondo pezzo della strategia.

In Consiglio non pretendere di chiudere tutto.

Dire invece:

“Queste cinque domande richiedono documenti e contraddittorio. Non mi aspetto che vengano risolte qui. Chiedo che si risponda in Commissione Controllo, punto per punto.”

E infine il coordinamento.

Non cinque consiglieri che pongono venti domande ciascuno.

Cinque consiglieri che stringono cinque bulloni diversi e lasciano sempre meno spazio alla risposta successiva.

Questa è la cosa che, col senno di poi, avrei cercato di costruire meglio.

Non per “inchiodare” Sara Funaro.

E nemmeno per mettere Montedomini sotto processo.

Al contrario.

Montedomini sono anziani, persone fragili, famiglie, dipendenti, operatori e professionisti.

Più le decisioni sono leggibili, documentate e controllabili, più si tutela proprio quel patrimonio umano.

Il 4 settembre non mi ha insegnato soltanto qualcosa su Montedomini.

Mi ha insegnato qualcosa su come si controlla chi governa.

Fare la domanda giusta è solo metà del lavoro.

Bisogna sapere anche dove farla, a chi farla e quale sarà probabilmente la via d’uscita.

La prossima volta i leoni arriveranno un po’ più affamati.

MONTEDOMINI IN PILLOLE  #7 — LA PAGELLA DEL CONSIGLIO SU MONTEDOMINI DEL 4 SETTEMBREIERI LA SINDACA HA BALLATO ATTORNO A...
05/09/2026

MONTEDOMINI IN PILLOLE #7 — LA PAGELLA DEL CONSIGLIO SU MONTEDOMINI DEL 4 SETTEMBRE

IERI LA SINDACA HA BALLATO ATTORNO AI TEMI. CHI È RIUSCITO A SPEGNERE LA MUSICA?

Ho riletto con calma le quasi sette ore di Consiglio comunale, questa volta usando anche la trascrizione integrale.

La sensazione è abbastanza netta.

Sara Funaro ha fatto una buona operazione politica e comunicativa: ha difeso Montedomini, spiegato cosa fa, ricordato l'autonomia dell'ASP e annunciato nuovo regolamento, Sant'Agnese pubblico, appartamenti per l'edilizia sociale, BEI e internalizzazioni.

Ma sui punti che secondo me bisognava aggredire davvero, gli è stato permesso di continuare a ballare.

E la maggioranza, per gran parte del dibattito, ha tenuto accesa la musica.

La mia pagella non giudica le posizioni politiche. Giudica una cosa diversa:

QUANTO CIASCUNO È RIUSCITO A PORRE DOMANDE PRECISE, DOCUMENTALI E DIFFICILI DA AGGIRARE.

🥇 SABATINI — 9/10

Per me il migliore.

Chiede istruttorie, verbali, valori degli immobili, analisi di congruità dei canoni.

Il suo schema è quello giusto:

valuto l'immobile → determino un canone → costruisco il bando → verifico se quella operazione conviene davvero a Montedomini.

E denuncia un problema concreto: i documenti richiesti non sono ancora arrivati.

Gli manca solo la domanda che sta ancora più a monte:

QUANTI SOLDI SERVIVANO COMPLESSIVAMENTE A MONTEDOMINI?

🥈 CASINI — 8,5/10

Probabilmente il question time più preciso.

Chiede perché l'uso turistico non comparisse nei bandi ma emergesse successivamente nei contratti.

Chiede se questo possa aver inciso sulla partecipazione.

Chiede se i canoni fossero convenienti.

E su Via Guelfa 81 pone la domanda corretta:

COME È STATO POSSIBILE OTTENERE UN TITOLO SENZA AVERE IL TITOLO DI DISPONIBILITÀ DELL'IMMOBILE?

L'assessore spiega come il titolo sia stato revocato.

Casini gli fa notare subito che non ha spiegato come sia stato possibile ottenerlo.

🥈 SIRELLO — 8,5/10

Molto forte sul meccanismo delle decisioni.

Ricostruisce chi sedeva nella Commissione immobili e chiede:

CHI VALUTAVA SE LA DESTINAZIONE PROPOSTA DAL PRIVATO FOSSE COERENTE CON GLI SCOPI DI MONTEDOMINI?

Poi prende un caso concreto e confronta canone pubblico e potenziale redditività turistica.

La domanda finale è quella giusta:

CHI È STATO DAVVERO VALORIZZATO, MONTEDOMINI O IL GESTORE?

Il calcolo è ancora teorico, ma serve perfettamente per capire quale conto dobbiamo cercare.

PALAGI — 7,5/10

Coglie bene che mettere a reddito il patrimonio può avere una ragione economica.

Collega patrimonio, servizi, internalizzazione e scelte pubbliche.

Dove avrei voluto vederlo andare ancora più a fondo è sul documento:

“Mi dite che servivano soldi. Bene. MOSTRATEMI IL CONTO.”

ARCIPRETE — 7,5/10

Forse la sorpresa più interessante della maggioranza.

Formula praticamente una delle nostre domande:

QUANTO PATRIMONIO È NECESSARIO METTERE A RENDITA?

E poi:

UNA VOLTA ESCLUSI GLI AFFITTI BREVI, A CHI VOGLIAMO AFFITTARE?

Aggiunge anche il tema dell'internalizzazione.

Ottima diagnosi.

Peccato che nessuno abbia poi preteso il piano economico che dovrebbe dare la risposta.

DEL RE — 7/10

Ha fatto un vero lavoro documentale sui verbali della Commissione immobili e sul rapporto fra delegata comunale, assessorato e Montedomini.

Quando l'assessore risponde ad altro, lo evidenzia.

Ma secondo me concentra troppo il fuoco su:

“chi sapeva degli affitti turistici?”

La domanda ancora più importante è:

COME ESERCITAVA IL COMUNE LA VIGILANZA STRATEGICA SU MONTEDOMINI?

Quale ufficio leggeva investimenti, alienazioni, patrimonio, fabbisogni finanziari e risultati?

BAMBAGIONI — 6,5/10

Molto efficace quando chiede:

avete disposto una verifica formale?

Con quale atto?

Con quali tempi?

E quando ricorda che dire “abbiamo rispettato la legge” non risponde alle domande.

Perde forza quando passa dal documento alla denuncia del “sistema di potere”.

È proprio lì che la maggioranza può smettere di rispondere alle carte e iniziare a discutere dei toni.

GRAZZINI — 6,5/10

Pone una domanda economica intelligente:

QUANTO PERDERÀ MONTEDOMINI RINUNCIANDO A QUELLE ENTRATE?

È importante perché anche la nuova politica deve avere un conto.

Ma è il conto del futuro.

A noi manca ancora quello che spiegava il passato.

CHELLI — 5,5/10

Molto chiaro su una distinzione fondamentale:

LEGALITÀ E VALUTAZIONE POLITICA NON SONO LA STESSA COSA.

Ma resta soprattutto sulla responsabilità politica.

Poco sul funzionamento economico delle operazioni e sui bandi.

MASI — 4,5/10

Coglie un problema reale: con l'uscita del direttore generale rischia di perdersi la memoria tecnica di dieci anni di gestione.

Ma rimane laterale, come solo lui sa fare, rispetto ai nodi principali.
l punto è che dieci anni di gestione non possono essere custoditi nella memoria di una persona. Sono negli atti: delibere, determine, verbali, istruttorie, bilanci, contratti, pareri. Quelli restano. Basta chiederli — e farseli consegnare.

E LA SINDACA?

FUNARO — 4/10 SULLE DOMANDE CHE VOLEVAMO PORRE.
8/10 COME OPERAZIONE POLITICA.

Ha parlato quasi un'ora.

Ha raccontato molto.

Ma proviamo a togliere la musica e restano cinque domande.

1️⃣ QUANTI SOLDI SERVIVANO A MONTEDOMINI E PER FARE COSA?

Nessun conto complessivo.

2️⃣ QUALI ALTERNATIVE FURONO CONFRONTATE?

Mutui, alienazioni, contributi, gestione corrente, locazioni ordinarie, recupero diretto, accordi con privati.

Nessuna analisi comparativa mostrata.

3️⃣ PERCHÉ PROPRIO QUEI BANDI?

Durate molto lunghe.

Basi d'asta.

Scomputi.

Requisiti economici.

Fideiussioni.

Pochissimi partecipanti.

Quasi niente.

4️⃣ COME HA ESERCITATO IL COMUNE LA VIGILANZA PREVISTA DALLA LEGGE REGIONALE?

Non il controllo del singolo DURC o del singolo contratto.

La vigilanza sull'azienda.

Chi lo faceva?

Quale ufficio?

Quali documenti riceveva?

Con quale periodicità?

Quali rilievi produceva?

Ancora non lo sappiamo.

5️⃣ ARTICOLO 5 DELLO STATUTO.

Se alcune operazioni molto lunghe e complesse con soggetti privati non costituiscono “affidamento della gestione del patrimonio immobiliare a soggetti esterni”, bene.

MA DOV'È L'ISTRUTTORIA O IL PARERE CHE LO STABILISCE?

Nessuno lo ha chiesto.

E aggiungo oggi una sesta domanda.

6️⃣ QUANTO POTREBBE FARE MONTEDOMINI?

La sindaca ci ha detto quante persone vengono assistite.

Bene.

Ma con circa 12 milioni di costi annuali, centinaia di immobili, RSA, centro diurno, personale, appalti e patrimonio:

QUANTE PERSONE POTREBBE POTENZIALMENTE AIUTARE?

Le RSA sono quasi piene.

Altri servizi no.

Diversi immobili sono ancora vuoti o da recuperare.

Qual è la capacità sociale complessiva dell'ente?

Questa forse è la domanda più importante di tutte.

Perché alla fine il vero indicatore non è:

“quanto rende un appartamento?”

È:

RISORSE + PATRIMONIO + PERSONALE → QUANTI SERVIZI E QUANTE PERSONE AIUTATE?

Il 4 settembre alcuni consiglieri sono arrivati molto vicini ai nodi veri.

Ma nessuno è riuscito a costruire una sequenza abbastanza serrata da impedire alla sindaca di cambiare musica.

Bastavano quattro domande, una dietro l'altra:

QUANTI SOLDI SERVIVANO?

QUALI ALTERNATIVE AVETE CONFRONTATO?

PERCHÉ AVETE COSTRUITO PROPRIO QUEI BANDI?

QUALI ATTI DIMOSTRANO LA VIGILANZA DEL COMUNE?

E a ogni risposta diversa:

“NON ERA QUESTA LA DOMANDA.”

La Commissione d'indagine, intanto, non si farà: 10 favorevoli, 14 contrari.

Resta la Commissione Controllo.

La prossima volta, forse, invece di venti argomenti servono quattro chiodi.

E un martello.

Il 4 settembre è finito. Il dossier no.
Taggo alcuni dei consiglieri che il 4 settembre hanno aperto questi filoni: Sabatini, Casini, Sirello, Palagi, Del Re, Arciprete e Bambagioni. Il Consiglio è finito. Ora interessa capire quali saranno i prossimi passi.

Dmitrij Palagi Cecilia Del Re. Angela Sirello
grazie per il prezioso supporto.

MONTEDOMINI IN PILLOLE — MINI PILLOLA  #6CONSIGLIO COMUNALE VENERDÌ 4 SETTEMBRE 2026 —    ISTRUZIONI PER L’USODomani Mon...
03/09/2026

MONTEDOMINI IN PILLOLE — MINI PILLOLA #6
CONSIGLIO COMUNALE VENERDÌ 4 SETTEMBRE 2026 — ISTRUZIONI PER L’USO

Domani Montedomini arriva in Consiglio comunale. Ecco il programma, tradotto dal burocratese.

📍 Palazzo Vecchio, Sala de’ Dugento — dalle ore 9.
Seduta pubblica; diretta anche sul canale YouTube del Consiglio comunale.

🕘 9:00–10:00 circa — QUESTION TIME
Domande brevi dei consiglieri, già depositate.
Consigliere: max 2 minuti → Sindaca o assessore competente: max 3 → replica: max 1.
Dei 12 question time previsti, 6 riguardano Montedomini.

🕙 DOPO LE 10 — COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
Cosimo Guccione, che presiede e dirige i lavori dell’aula.
Poi due brevi delibere sui debiti fuori bilancio.

🎙️ A SEGUIRE — SINDACA, CIRCA 1 ORA
Sara Funaro riferirà sulla gestione del patrimonio immobiliare di Montedomini.

🗣️ POI — DIBATTITO, CIRCA 2 ORE
Intervengono i consiglieri dei diversi gruppi politici presenti in Consiglio.

📄 A SEGUIRE — ORDINI DEL GIORNO
Sono previsti atti collegati alla discussione, almeno uno per gruppo.

🔎 INFINE — COMMISSIONE D’INDAGINE
Il Consiglio voterà sulla sua istituzione.
Non è un’indagine della Procura: è una commissione interna al Consiglio, composta da consiglieri, per approfondire come il Comune abbia esercitato indirizzo, vigilanza e controllo su Montedomini.

⏱️ Chiusura prevista intorno alle 15.
Tempi indicativi: è la programmazione definita in Conferenza dei capigruppo e la seduta può naturalmente slittare.

Toscana in Numeri sarà lì dall’inizio.

La griglia sarà semplice:
DOMANDA → RISPOSTA → DOCUMENTO CHE LA SOSTIENE → COSA RESTA APERTO.

E se ci sarà anche qualcuno di voi, mi farà piacere incontrarlo: anche solo per una stretta di mano.

ANTEPRIMA TRAMVIA  #1LINEA 3.2.1 LIBERTÀ–BAGNO A RIPOLIIL PROBLEMA SONO LE CORSIE STRETTE O COME È STATO GESTITO IL PROG...
02/09/2026

ANTEPRIMA TRAMVIA #1

LINEA 3.2.1 LIBERTÀ–BAGNO A RIPOLI

IL PROBLEMA SONO LE CORSIE STRETTE O COME È STATO GESTITO IL PROGETTO?

Partendo dalle osservazioni di Alberto Martini e Pietro Massai abbiamo provato a guardare il progetto con gli occhi di chi gestisce una grande opera.

I FLUSSI DI TRAFFICO SONO STATI STUDIATI.
Il Comune dispone di modelli macro e microsimulazioni e prevede che la tramvia riduca il traffico automobilistico.

Ma c’è un passaggio che vogliamo capire meglio.

Negli atti il Comune scrive che il nuovo equilibrio deriva anche dalla RIDUZIONE DELLA CAPACITÀ STRADALE, citando espressamente viale Matteotti e viale Gramsci.

Nei documenti che abbiamo finora, però, NON TROVIAMO un confronto esplicito tra:
2+2 corsie, 1+1 oppure altre configurazioni possibili su Matteotti.

Quindi la domanda cambia:

PRIMA DI SCEGLIERE QUELLE QUATTRO CORSIE, QUALI ALTERNATIVE SONO STATE SIMULATE E CON QUALI RISULTATI?

Stiamo recuperando gli studi trasportistici completi.

Perché un buon progetto non deve solo rispettare le norme: DEVE SPIEGARE PERCHÉ LA SOLUZIONE SCELTA ERA LA MIGLIORE TRA QUELLE POSSIBILI.

Alberto Martini Pietro Massai

IO STO CON RANUCCI E REPORT  #1Gli hanno messo una bomba sotto casa.Meno di un anno dopo, chi ha ordinato quella bomba è...
02/09/2026

IO STO CON RANUCCI E REPORT #1

Gli hanno messo una bomba sotto casa.

Meno di un anno dopo, chi ha ordinato quella bomba è in carcere e ha confessato.

E chi ha perso il lavoro è lui.

Sigfrido Ranucci non è accusato di niente. Non è indagato. Per i giudici è la vittima.

Eppure la Rai lo ha tolto da Report, sulla base di un documento segreto consegnato al solo amministratore delegato. Non l'ha letto il pubblico. Non l'ha letto nemmeno lui.

IL CONCORSO CHE NON C'ENTRA NIENTE

Al suo posto due giornalisti. La Rai dice: hanno vinto un concorso.

Vero. Ed è pubblico, quindi si può leggere.

Agosto 2025: 127 posti per assumere precari che già lavoravano in Rai. Centoventi da mandare nei telegiornali regionali sguarniti, sette per stabilizzare chi stava nei programmi di approfondimento.

Le prove: due testi brevi, uno speech davanti alla telecamera, e un colloquio su curriculum e uso dei social.

Questo è tutto. Report dura 160 minuti a settimana e vive di querele.

Sui due casi va fatta una distinzione, perché non sono uguali.

Giulia Presutti lavorava a Report da precaria dal 2018: stabilizzarla lì è esattamente ciò per cui esistevano quei sette posti. Nessuna anomalia. Ma essere assunta come redattrice non ti rende conduttrice del programma. Sono due cose diverse, e il concorso riguarda un posto da redattrice non conduttrice.

Daniele Piervincenzi invece risulta assunto per la redazione TG della Campania, con cinque anni di permanenza obbligata previsti dal bando.

Pochi mesi dopo, prima serata su Rai 3. E nessuno ha spiegato chi copre, adesso, quel posto in Campania.

METTIAMOCI NEI PANNI DI CHI DECIDE

Devi sostituire il conduttore di Report. Dove peschi?

Hai una redazione di gente che quelle inchieste le firma da vent'anni, prendendosi querele, minacce e in qualche caso le mani addosso. Gli inviati infatti una proposta l'avevano fatta: due nomi loro, per iscritto e firmati.

La Rai ha guardato altrove.

Può farlo: decidere chi conduce è una prerogativa dell'azienda, ed è legittima.

Ma allora lo spieghi.

Invece no. Non ha detto quali criteri ha usato, quanti profili ha valutato, perché la proposta della redazione non andasse bene.

Ha nominato due storici del programma come capi autori senza avvisarli: hanno saputo i nomi dalle agenzie e hanno rifiutato in poche ore.

E Milena Gabanelli, che Report l'ha inventato, sui nuovi conduttori ha detto due parole: "no comment".

LE DUE CARTE CHE NON POSSIAMO LEGGERE

Qui la Rai non ha solo evitato di spiegare. Ha chiuso a chiave.

Il parere che rimuove Ranucci è segreto.

E anche la graduatoria del concorso lo è: visibile solo a chi ha partecipato, con l'azienda che ha messo per iscritto che gli esiti "non possono essere in nessun caso diffusi" e che tutelerà in ogni sede le violazioni.

Un'azienda pubblica ha chiesto a dei giornalisti di non dare una notizia.

Così non possiamo sapere perché lui è stato rimosso, né con quale punteggio e su quale quota sono arrivati quelli che lo sostituiscono. Nemmeno la difesa migliore della Rai si può verificare.

Due decisioni. Due porte chiuse.

Io non ho niente contro chi arriva. Sono bravi inviati.

Ma un conto è fare le inchieste, un altro è guidare il programma che le fa.

E se arrivi in cima per una strada che nessuno può verificare, quel posto non è tuo. È prestato.

Il servizio pubblico lo paghiamo noi.

E su Report, in due mesi, ha preso due decisioni basate su due documenti che non possiamo leggere.

Una ha tolto il lavoro al giornalista a cui hanno messo una bomba davanti a casa.

Io sto con Ranucci e con Report.

Se rendono pubbliche quelle carte e contengono cose serie, cambio idea. È per questo che voglio leggerle. Come penso tutti voi.

MONTEDOMINI IN PILLOLE — MINI PILLOLA  #5COSA STA FACENDO LA PROCURA SU MONTEDOMINI?La Procura di Firenze ha aperto un f...
01/09/2026

MONTEDOMINI IN PILLOLE — MINI PILLOLA #5
COSA STA FACENDO LA PROCURA SU MONTEDOMINI?

La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo sulle presunte
anomalie nell'assegnazione degli immobili dell'ASP Montedomini.

Partiamo da cosa NON è:
▪️ non ci sono persone indagate
▪️ non c'è un'ipotesi di reato formalizzata
▪️ non è un processo e non è una condanna

Cos'è allora?
Un fascicolo esplorativo: la Procura raccoglie gli atti e valuta
se ci sia qualcosa di penalmente rilevante. Tecnicamente si
chiama modello 45, cioè il registro degli atti che allo stato
non costituiscono notizia di reato.

Se emergessero elementi di reato, si passerebbe a una nuova
iscrizione: modello 21 se le persone sono identificate,
modello 44 se restano ignote.

DA DOVE NASCE
Dall'esposto depositato a inizio agosto dal comitato Salviamo
Firenze per Viverci, che chiede di verificare criteri, procedure
e trasparenza delle assegnazioni.
L'ASP ha sempre sostenuto la correttezza del proprio operato.

DUE PIANI, DUE STRADE
Alla Procura spetta un piano: stabilire se ci siano reati.
Ha i suoi tempi, e non li detta nessun altro.

L'altro piano ha una data: venerdì 4 settembre.
In Consiglio comunale la Sindaca interverrà sulla gestione del
patrimonio immobiliare di Montedomini, e seguirà il dibattito
dei consiglieri.
Lì le domande non sono penali, sono politiche: spiegare le
scelte, rispondere sulla vigilanza e sui controlli, correggere
ciò che non ha funzionato.

Due piani distinti. E nessuno dei due può fare da alibi all'altro.

Perché l'obiettivo di Montedomini deve restare uno solo:
più servizi sociali, e migliori, a più persone possibile.



Le fonti di questa pillola:
- La Nazione, 4 agosto — deposito dell'esposto
- ANSA, 27 agosto — apertura del fascicolo
- Ministero della Giustizia — cos'è il registro modello 45
- Conferenza dei capigruppo del Comune di Firenze, verbale
del 27 agosto — programmazione della seduta del 4 settembre

MONTEDOMINI IN MINIPILLOLE  #4📌 Evitare la “caciara” non basta.Per ottenere risposte vere bisogna conoscere i meccanismi...
31/08/2026

MONTEDOMINI IN MINIPILLOLE #4

📌 Evitare la “caciara” non basta.
Per ottenere risposte vere bisogna conoscere i meccanismi meglio di chi deve rispondere.

Chi decide? Chi controlla? Quale ufficio sapeva? Quali atti esistono? In quali date?

Abbiamo applicato questo criterio alle 7 domande di Bambagioni.
Alcune centrano temi importanti, altre consentono risposte politiche o semplicemente evasive.

Un esempio: non basta chiedere “avete sbagliato a cambiare il regolamento?”.
🎯 Bisogna chiedere chi propose la modifica, chi la approvò, con quale atto, quale istruttoria la giustificò e cosa sapeva il Comune.

È qui che cambia tutto.

Il nostro lavoro non parte da ideologie o bandiere.
Parte dal tentativo di rendere comprensibili a chiunque problemi complessi e individuare i loro punti nodali.

Perché una buona domanda non cerca una dichiarazione.
🔎 Cerca un fatto verificabile.

E quando conosci davvero il meccanismo, diventa molto più difficile non rispondere.

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