16/12/2025
Ci sono parole siciliane che descrivono la realtà con una precisione chirurgica. Non nascono per essere eleganti, ma per essere esatte, definitive.
Prendi il termine ssuppaviddranu. È la pioggia sottile. È “l’inzuppa-villano”: quella che sembra innocua, ti lascia a lavorare nei campi e, senza che te ne accorga, ti penetra fino alle ossa.
O il cacammarrùggiu, lo scricciolo. Il nome è cronaca pura: u marrùggiu è il ma**co della zappa. I contadini la lasciavano pocciata in verticale per qualche minuto e l’uccelletto terricolo ci si posava sopra, lasciando il segno della sua natura. La lingua osserva, registra, battezza.
Le persone, poi, si definiscono attraverso gli animali. Un bambino o una bambina magri, mai fermi, un turbine di energia, sono vispisinu o vispisina, che in italiano è la ballerina bianca.
Una donna dalla voce forte, che parla tanto, è a riddena, come l’anatra marzaiola che a marzo canta senza tregua per amore. La donna dalla voce roca e stridula diventa carcarazza (gazza) o ciàvula (cornacchia).
Poi c’è il più bello di tutti: u mulu rausanu. Chissà perché proprio ragusano, boh. È l’uomo ostinato nel male, consapevole, ripetuto nel fare danno.
La scarpisatura dalle mie parti, passiatura, scuppiuni, tignusu in altre zone della Sicilia, è la donna come il geco: silenziosa, immobile, che osserva tutto da lontano, attaccata al muro della sua presenza discreta.
E i comportamenti diventano verbi. Piviliare, lamentarsi in continuazione, viene dalla pìvila, il barbagianni. Secondo un’antica credenza si posava vicino alle case dei moribondi e cantava, accompagnando l’anima verso la pace. Anche il lamento umano più insistente porta in sé quest’eco di un canto sacro.
Questa lingua è una mappa mentale forgiata nei campi, tra attrezzi, animali e vita vera.
Viva il siciliano.
Se ne conoscete altri, scrivetemeli.
Parole, modi di dire, nomi nati nei campi, tra gli animali, nelle case, nella vita vera.
Raccogliamo insieme questa lingua prima che qualcuno la riduca a qualcosa di cui vergognarsi.
Il siciliano vive finché viene usato. E soprattutto raccontato bene.