30/12/2025
Dall'ultima pagina dell'ultimo libro pubblicato quest'anno, "LE FORME DELL'AMORE" di Angelo Guarnieri (lo trovi in libreria e sul sito della casa editrice: v. qui sotto al primo commento)
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“Ricordo di una sera sull’ultimo lembo d’inverno: era inverno e non lo era più nei luoghi in cui mi trovavo, in una vita altra, tra persone che ora sono altrove. Era la terra a cui Angelo Guarnieri risale. Dalla finestra, sulla tavola imbandita, filtra attraverso la notte mediterranea la luce marmorea del Tempio della Concordia. Si parla: Akragas che sorgeva sui colli, la valle addolcita di olivi, popolata di templi, il mare, là sotto, riflesso, forza, minaccia e sortilegio. La terra di Empedocle che ha visto lontano, i suoi frammenti, raccolti e lucidati uno per uno, con dentro il segreto del futuro. Si parla per dirci che cosa accadrà e sembra che altro non si debba fare che togliere la polvere alle parole e rammendare l’incerto tessuto che rilega i versi; l’uno con l’altro. «Che accadrà, dunque?», chiedo al professore. «Chi prevarrà? Amore o Morte?». L’ora è tarda, ormai. La luna si è mascherata nel buio. Un filo d’aria marina, sbuffando dalla finestra semichiusa, molce i pensieri residui del giorno. Se a Milano e Torino c’è ancora aria di neve e a Genova la tramontana passa sul mare grigiopietra con il vigore dannato di un pezzo di ruvida pomice, qui, già domani, i fiori di man-dorlo schiuderanno le corolle fiorite. Così penso. Esploderanno, perle nel cielo, come in un quadro di Van Gogh. Coi mandorli in fiore, ad Akragas, comincia ogni nuovo anno. Un anno dopo l’altro, nel cerchio che scorre da vita a vita. Quando Empedocle li vide fioriti, duemilacinquecento volte fa, il Tempio della Concordia era dipinto di rosso e ocra e il mondo, che oggi pensiamo bambino, già si sen-tiva vecchio abbastanza da guardare dietro di sé le acque turbolente del passato e, davanti, quelle interrogative e immote del futuro; per distinguere il prima che diventa dopo, scindere quello che è stato dal quanto che sarà.
«Che sarà, dunque, di noi? dell’universo?», ridomando all’anziano professore. È un equilibrio fra due forze, una pace armata, una guerra: da una parte Morte, dall’altra Amore. La Concordia, leggera di luce, pesante di pietra, nella notte stellata. Bilancia, equilibrio, garante di futuro. «Io temo», fa pausa e poi mi sentenzia, «che Empedocle scrivesse così della fine: non Amore prevarrà».
Ma, quella sera, tutto diceva il contrario. Il tempio e la Concordia, il sospiro mediterraneo, il primo calore che filtrava dagli intestini terrestri, il notturno brivido metallico degli uliveti, l’attesa del giorno fiorito di mandorli. Sbagliava, il professore: diceva il contrario la terra, l’universo che la fasciava intorno, la sua pausa stellata. Lo diceva di sicuro anche Empedocle, in un frammento perduto. Avrei potuto falsificarlo, certo di dire la verità”.
[dalla Nota di Lettura di Stefano Termanini]
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