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Allnews Questa pagina raccoglie, oltre ad alcuni spunti, i titoli degli articoli di Nicola Natale per il Quotidiano di Puglia.

Bersani continua a dire parole misurate ed a fissare il punto.Non sale sulle barricate come pure la situazione internazi...
06/09/2026

Bersani continua a dire parole misurate ed a fissare il punto.
Non sale sulle barricate come pure la situazione internazionale e locale meriterebbe, utilizza la sua esperienza politica per indicare una direzione, come fa un vero leader senza stracciare la Costituzione.
É tutt’altro che perfetto ed immaginiamo quanti errori e compromessi abbia fatto nel corso della sua lunga carriera politica, eppure ha lasciato risultati tangibili e coerenti in un Italia che si sbraccia solo per servire i potenti e vessare i deboli.
Ricordare le ricariche, le assicurazioni e tante altre cose previste nelle “lenzuolate” per dire della maligna ed interessata complicazione legislativa italiana che abbiamo affidato a gente priva di spessore politico e culturale.
Oggi ha 75 anni e mi auguro che in tanti raccolgano il suo testimone.

02/09/2026

«La situazione culturale in Italia è
catastrofica. Oltre ogni livello d’allarme. E questo perché gli italiani sanno di avere un grande patrimonio culturale, ma proprio per questo se ne fregano, credendo di avere la coscienza a posto e rinunciando a fare alcunché. Invece proprio la cultura è il momento più potente della nostra identità, se non vogliamo essere messi totalmente in disparte dal resto del mondo. Per quanto riguarda il nostro rapporto con la creatività, poi, siamo stati bombardati da un messaggio americano che ci ha detto che eravamo dei cani e ci abbiamo creduto. Così in Italia facciamo solo mostre di cialtroni assoluti inventati dal mercato tra Londra e New York, e siamo anche disposti a genufletterci e a pagare per averle. Con quei soldi, invece, potremmo rimettere in vita le energie locali, che sono potentissime ma totalmente dimenticate. Lo ripeto: oggi in Italia la cultura non può più essere un privilegio dei ricchi, ma una necessità complessiva di tutti. Ne va del nostro futuro».

Philippe Daverio (Mulhouse, 17 ottobre 1949 – Milano, 2 settembre 2020)

21/08/2026

Ci sono stati circa 40 anni per abbandonare lentamente le fonti fossili, sviluppando impianti di energie rinnovabili e la ricerca sulle batterie per autotrazione. Adeguando con criterio e strategia la Rete Elettrica Nazionale.
Invece l'Italia - ed in primis i suoi governi e la sua classe dirigente - hanno preferito sottostare al diktat statunitense/russo e delle grandi compagnie.
É difficile credere che nessun Centro Studi non glielo abbia prospettato, sapendo di aver solo il petrolio della Basilicata e soprattutto sapendo che continuando a bruciare petrolio e gas si aggrava il riscaldamento globale e ci si espone a scenari da incubo.
Va detto, a nostra solo parziale discolpa, che in Italia non si vota da decadi.
I politici eletti sono scelti dalla segreterie, a loro volta scelte da congressi rari, pilotati o addirittura assenti.
Buona fortuna a tutti, visto che continuiamo ad allenare questa piattaforma che poi diventa padrona dei nostri pensieri e persino delle nostre foto.

11/08/2026

Chi si é occupato di ecologia negli anni Ottanta, anche solo leggendo le antologie delle medie superiori era perfettamente conscio di questo.
Ma in Italia 🇮🇹 e nel Mondo 🌍 abbiamo preferito occuparci d’altro.
Dello sport o della moda, cose bellissime che però non evitano il caldo estremo e le sue terribili conseguenze.
Non è un discorso apocalittico, perché basta già quello che ci viene rovesciato addosso dai telegiornali, persino quando sono edulcorati.
É una chiamata all’azione che non può essere dimenticata con le prime piogge.
É l’emergenza numero uno ☝🏼.

09/08/2026

Questo grande Signore del Giornalismo si chiamava Enzo Biagi. E non ha bisogno di presentazioni.

Però, nel giorno della sua nascita, il 9 agosto, bisogna che qualcuno racconti la sua vita, e la racconti tutta dall’inizio, perché Enzo Biagi da Lizzano in Belvedere di vite ne ha vissute almeno quattro o cinque, e tutte hanno qualcosa da insegnare a questo Paese senza dignità, memoria né cultura.

Aveva 23 anni, Enzo, quando dopo l’8 settembre 1943 si è ritrovato a scegliere da che parte stare. E lui non ha avuto un attimo di esitazione a scegliere la parte giusta.

È stato partigiano nelle Brigate di Giustizia e libertà, sulle montagne dell’Appennino. Ma la guerra non l’ha mai combattuta col corpo, non faceva per lui, gracile e di salute malferma.

Lui la Resistenza l’ha fatta a suo modo, come l’avrebbe fatto per tutta la vita: con le parole.

Gli affidarono un giornale partigiano, si intitolava “Patrioti”. Solo che erano i “patrioti” veri. I partigiani.
Enzo ne fu l’unico redattore: dirigeva, scriveva, teneva reportage lungo la Linea Gotica fornendo ai cittadini in tempo reale una controinformazione alla propaganda nazifascista.

Quando i tedeschi lo scoprirono, gli fecero a pezzi la tipografia, ma lui tirò dritto per la sua strada, non smise mai di fare il giornalista. E il 21 aprile del 1945, quando le truppe alleate entrarono a Bologna, fu proprio lui, dai microfoni della radio, ad annunciare la Liberazione della sua città.

Fu l’inizio di una carriera tra le più folgoranti e longeve della Storia del giornalismo italiano.

Lavorò per “Epoca”, “La Stampa”, “Il Corriere della Sera”, “la Repubblica”, una vita alla Rai, di cui finì per diventare uno dei volti più familiari e credibili, con un garbo e una signorilità che malcelava il rigore assoluto e inflessibile dell’uomo di inchiesta.

Quando nel 1970 fu nominato direttore del “Resto del Carlino”, diede una definizione lucida e attualissima di cosa significhi il mestiere di giornalista:

“Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l’acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata”.

Molti anni dopo, quella libertà l’avrebbe pagata a caro prezzo.

Il 18 aprile 2002, da Sofia, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi accusò Biagi, Santoro e Luttazzi di aver fatto un “uso criminoso” della televisione pubblica e in pratica ne ordinò l’epurazione dalla Rai, in quello che sarebbe passato alla Storia come l’“Editto bulgaro”.

Puntualmente, poco tempo dopo “Il Fatto”, il programma che conduceva, sparì dai palinsesti e Biagi fu allontanato dalla Rai, dopo 41 anni di onorato Servizio pubblico.

Aveva 82 anni.

Continuò a scrivere, a raccontare, a fare il suo mestiere.

Ma da quell’agguato da regime, da quella censura, da quell’ingiustizia palese non si riprese mai fino in fondo.

Tornò anche in televisione, per una breve parentesi, ma le sue condizioni di salute erano ormai peggiorate irrimediabilmente.

Il 6 novembre 2007 Enzo Biagi se ne andò a Milano, a 87 anni, lasciando un vuoto che negli ultimi vent’anni non è mai stato del tutto colmato.

Al suo funerale cantarono “Bella ciao”, come aveva espressamente richiesto.

L’ultimo saluto a un uomo che ha attraversato la Resistenza, la Liberazione, la Prima e la Seconda Repubblica, senza mai cambiare l’idea testarda e radicale che aveva del proprio mestiere: sempre e orgogliosamente al servizio dei propri lettori, ascoltatori o telespettatori.

Il minimo che possiamo fare oggi, nel giorno dell’anniversario, è ricordare Enzo Biagi, un gigante del giornalismo e un uomo perbene.

Indirizzo

Piazza Marconi 1
Ginosa
74013

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