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Allnews Questa pagina raccoglie, oltre ad alcuni spunti, i titoli degli articoli di Nicola Natale per il Quotidiano di Puglia.

07/06/2026

Tutte le strade portano a Roma – anche la mia, da quando a 15 anni ci ho trovato, quasi per caso, un gruppetto di amici. Ci sono tornata più e più volte, come ragazza alla pari, poi per il mio Erasmus. Ed è lì che la mia strada si è intrecciata con quella di mio marito Ivan, che mi ha seguito a Berlino, ma è originario di Raiano, un piccolo paese dell’entroterra abruzzese. La sua famiglia vive qui da generazioni – e grazie a lui ho avuto accesso a un mondo che a tanti viaggiatori rimane nascosto.
Me ne sono innamorata – e allo stesso tempo mi sono chiesta: com'è possibile che esista tutto questo, mentre in Germania nessuno conosce questa regione? Come mai tanti giovani lasciano questi luoghi pur amandoli?
Queste domande non mi hanno più abbandonata, e con il tempo ho capito che il mio legame con l’Italia non nasce da un sogno, ma da una realtà vissuta ogni giorno, con tutto ciò che comporta. Già da Berlino ho cominciato a scriverne. È nato così il blog “Expedition Abruzzen”, il primo a raccontare in tedesco questa regione. Il mio modo di dare voce a un'Italia che non cercavo ma che mi ha cambiata.
Poco dopo, quel racconto è diventato anche una scelta di vita. Nel 2018 abbiamo lasciato la mia città per il suo paese. Quello che doveva essere un intermezzo breve pian piano è diventato la nostra vita, ormai con due figli e radici in questa valle.
Abbiamo comprato la casa dei nonni di Ivan – una di quelle del centro storico pieno di storia, senza giardino, senza garage, con tantissime scale ripide e i muri storti. Case così finiscono spesso svuotate, o con la massima aspirazione di essere affittate ai turisti nei mesi estivi. Noi abbiamo deciso di abitarci. Ivan e suo padre l'hanno ristrutturata con le proprie mani, così come aveva fatto il nonno prima di loro.
Il nostro percorso non è stato romantico: lavoro precario, una regione che da decenni lotta contro lo spopolamento. Ma è stato una conseguenza consapevole e giusta. Anche nei giorni difficili.
E partendo da qua, sto lavorando, proprio adesso, a qualcosa di nuovo. È ancora un cantiere. Ma è quello in cui crediamo, e che nasce da tutto ciò che ho vissuto qui in tutti questi anni.
Così quando i nostri figli saranno grandi e si chiederanno e se restare o partire, vogliamo che sia una scelta del cuore. Non una fuga.

07/06/2026

Il centrodestra, che continua a fare politica contro il Mezzogiorno e contro la nostra provincia, sulla Reggia di Caserta sta producendo solo confusione.

Prima un direttore ad interim, poi un nuovo interpello per una gestione temporanea, in attesa del bando internazionale. Una sequenza disordinata, poco chiara, che mina la credibilità dell’istituzione e indebolisce la programmazione di un sito patrimonio mondiale dell’Unesco.

È assurdo che uno dei monumenti più importanti e visitati d’Italia venga trattato come un posto di potere da occupare a tutti i costi, mettendo in secondo piano l’interesse pubblico, il territorio e i cittadini.

Il ministro Giuli venga in Aula e spieghi tempi, criteri e modalità per la scelta del nuovo direttore. La Reggia di Caserta ha bisogno di una guida stabile, competente e libera da logiche di appartenenza.

06/06/2026

Ecco cosa fa realmente la destra. Ecco il loro vero volto sul lavoro e cosa intendono per "salario giusto".

Di soppiatto, senza clamore, mentre ci sono i ballottaggi e i “big” distraggono le masse con la legge elettorale, tre piccoli parlamentari di Lega (Nisini), Fdi (Rizzetto) e Fi (Tenerini) hanno infilato un altrettanto piccolo emendamento al dl Lavoro sul “salario giusto” che prevede una cosa semplicissima: consentire agli sfruttatori che usano contratti pirata di poterli normalizzare e accedere pure a benefici pubblici.

Il trucco è semplice. Oggi sedicenti imprenditori che sono in realtà briganti – perché vanno chiamati per quello che sono – sfruttano soprattutto camerieri, operai e manovali, commessi e altre categorie di lavoro manuale attraverso contratti di sindacati minori (di destra o estrema destra, guarda un po’!) che consentono di pagare una miseria come fisso, ma che poi parano il posteriore con variabili grottesche (bonus premiale, indennità, premi etc.) o fanno proprio finta di alzare il netto con welfare aziendale che poi magari non viene mai erogato.

Oggi questa cartaccia è purtroppo legale, ed è già un problema. Ma sapete cosa accade grazie a questi tre piccoli parlamentari? Che quel “cumulo” di variabile gonfiato con cose spesso fittizie può diventare “salario giusto”. Conseguentemente, ricchi premi, bonus e bei soldini ai padroni.

Non gli basta che questa gente sfrutti il prossimo: li vogliono pure premiare se questi si mangiano vive le persone che si fanno anche due ore di mezzi per lavorare un’intera giornata e prendere una miseria.

Vi direi vergognatevi, ma tanto non sapete cosa sia la vergogna.

06/06/2026

Il Nucleare non è una buona scelta.
Ecco qualche cifra che lo dimostra

Il rapporto Lazard 2025 colloca il fotovoltaico industriale a 38-78 dollari per MWh, l’eolico a 37-86, il nucleare di nuova costruzione a 180. Tre volte tanto. Dal 2009 a oggi il fotovoltaico è crollato dell’84%, l’eolico del 55%, mentre il nucleare è salito del 47%: due tecnologie che corrono in direzioni opposte. Sui costi infrastrutturali la storia recente è impietosa: Flamanville 3 doveva costare 3,3 miliardi ed entrare in servizio nel 2012, ne è costati 23,7 ed è stato connesso a dicembre 2024 con dodici anni di ritardo. La Corte dei Conti francese, a gennaio 2025, ha certificato che la sua redditività è “mediocre”: per ripagarlo, il MWh dovrebbe costare tra 138 e 199 euro. Gli EPR2 annunciati da Macron sono già passati da 51,7 a 67,4 miliardi prima ancora di partire. Non sono cifre di Legambiente: sono i numeri dei magistrati contabili dello Stato francese.

“Ma allora come mai i francesi pagano la bolletta meno di noi?”. Una famiglia francese spende 700 euro l’anno contro 904 di una italiana (dati Eurostat). Sì, in Francia l’elettricità costa meno. Solo che quel prezzo riflette tre cose, e nessuna è il nucleare in sé: un parco ammortizzato da cinquant’anni che sta per essere sostituito a costi tripli; uno scudo tariffario pagato dai contribuenti francesi attraverso una Edf rinazionalizzata e indebitata per oltre 50 miliardi (in tasse, dunque, non in bolletta); e il fatto che l’Italia paga di più perché ha il 45% di gas nel mix elettrico contro il 6% francese, e il gas fa da prezzo-pilota nel merit order europeo. Il “modello francese” che il ministro Pichetto vorrebbe importare, insomma, sta scomparendo anche in Francia.

05/06/2026
03/06/2026

LETTERA ALLA REPUBBLICA

Cara Repubblica,
ti scriviamo per chiederti scusa.
Ti chiediamo scusa: perché, mentre cercavi di tenerci insieme sotto il mantello di una Costituzione scritta con il sangue e con il coraggio, noi siamo rimasti a guardare. Abbiamo permesso che i tuoi principi più saldi venissero trattati come vecchi cimeli da svendere al miglior offerente.
Ti chiediamo scusa perché – dai tempi dello scellerato piano che nel nome di una falsa “rinascita” ti voleva sottomessa e opaca – assistiamo a sistematici tentativi di smantellamento di quell’indipendenza dei poteri che è la tua spina dorsale, senza la quale il cuore della nostra libertà cesserebbe
di ba***re.
Ti chiediamo perdono per averti consegnato a una classe
politica che anziché mettersi umilmente al tuo servizio troppo spesso ti considera “roba sua”, e che – per salvarsi dai propri errori, per nascondere le mani nere sotto colletti
immacolati – è arrivata a farci credere che la Giustizia sia un nemico da cui guardarsi. Abbiamo permesso che la riservatezza diventasse oblio, che la privacy diventasse muro di gomma, che l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge diventasse un’eccezione. Abbiamo scambiato la velocità dei processi con la fretta di dimenticare i reati dei potenti.
Abbiamo dimenticato che quando un magistrato viene umiliato, sorteggiato come un numero della lotteria o messo
al guinzaglio, non è la sua toga a perdere potere: sei tu a perdere la tua dignità, e noi la nostra libertà.
Queste parole sono dedicate a te e ai magistrati uccisi nel corso della tua storia, le toghe che non sono diventate
rosse nei corridoi del potere o mentre baciavano giovani contestatrici come ha scritto qualcuno in un recente post
denigratorio, ma sull’asfalto di Capaci, tra le lamiere di via d’Amelio, lungo le strade di quelle città che cercavano
di difendere e che invece li hanno lasciati soli. Sono rosse del sangue versato per difendere un’idea: che la legge non debba guardare in faccia a nessuno, nemmeno a chi siede
nei palazzi più alti.
Anche a loro chiediamo scusa, perché oggi il loro sacrificio sembra pesare meno della propaganda. È paradossale e crudele: morire per la Costituzione e vedere quella stessa
Carta aggredita, i suoi pesi e contrappesi messi in dubbio o
trasformati in un bersaglio.
La casta non ha tempo per i “tecnicismi” della giustizia. Ha fretta. Fretta di approvare riforme che trasformino l’uguaglianza in un ricordo sbiadito e l’indipendenza dei poteri
in un fastidio superato. Per questa élite dal colletto candido la purezza non è un valore a cui tendere, ma un obiettivo
strategico: apparire pulita mentre sta svuotando il senso della democrazia. È la casta che ordisce guerre e genocidi, è la casta che assiste in silenzio alla distruzione per poter partecipare al banchetto della ricostruzione, in spregio al diritto internazionale e ai diritti umani.
Più avanti, nel romanzo, con uno dei suoi affondi fulminanti, Manzoni dice: “comanda chi può, e ubbidisce chi
vuole”.E allora fino a che sceglieremo di non ubbidire ai prepotenti e di rispettare le leggi,fino a che faremo sentire la nostra voce,fino a che eserciteremo il nostro diritto a un’informazione libera e plurale,fino a che opporremo agli algoritmi ragione e sentimento,
fino a che resisteremo,la casta non potrà trionfare.
Cara Repubblica, dalla tua parte sempre e per sempre ci troverai

Tratto da edito da Bompiani

02/06/2026

Indirizzo

Piazza Marconi 1
Ginosa
74013

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