07/06/2025
Alla luce di quanto accaduto durante la celebrazione della Messa di Pasqua, siamo tutti in attesa di scoprire se il gesto verrà ripetuto anche in occasione dei prossimi eventi sacramentali.
A tal proposito, proponiamo un breve sunto del pensiero e delle norme della Chiesa in merito.
La Chiesa Cattolica distingue tra lo stato civile (separazione o divorzio) e la condizione morale e spirituale della persona. Di per sé, la separazione o il divorzio civile non impediscono l’accesso ai sacramenti, tra cui l’Eucaristia, purché la persona non sia convivente con un nuovo partner in una relazione coniugale di fatto, senza matrimonio religioso. Questo perché, secondo la dottrina cattolica, il matrimonio è indissolubile, e vivere more uxorio con un’altra persona equivale a uno stato di adulterio permanente.
In sintesi:
Se la donna è separata/divorziata ma non ha un altro compagno, o non convive more uxorio, può ricevere la Comunione.
Se invece ha iniziato una nuova relazione stabile, la situazione cambia, e non può accedere all’Eucaristia.
𝐂𝐨𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐃𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐂𝐚𝐧𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨 (𝟏𝟗𝟖𝟑) - 𝐂𝐚𝐧. 𝟗𝟏𝟓
È la legge fondamentale della Chiesa. Non vieta esplicitamente la Comunione ai divorziati, ma lo fa in certi casi.
“𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑚𝑚𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑎 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖, 𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑑𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑠𝑡𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑒𝑣𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑝𝑒𝑐𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑔𝑟𝑎𝑣𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑖𝑓𝑒𝑠𝑡𝑜.”
Quindi: il divorzio civile in sé non è motivo di esclusione, ma una nuova convivenza coniugale (senza matrimonio religioso) può essere considerata peccato grave manifesto.
𝐂𝐚𝐭𝐞𝐜𝐡𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐂𝐚𝐭𝐭𝐨𝐥𝐢𝐜𝐚 (𝟏𝟗𝟗𝟐) - 𝐧. 𝟏𝟔𝟓𝟎:
“𝐿𝑎 𝐶ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑒𝑑𝑒𝑙𝑡𝑎̀ 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜, 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑎𝑠𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑚𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖 𝑑𝑖𝑣𝑜𝑟𝑧𝑖𝑎𝑡𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑎𝑡𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑠𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜.”
𝐅𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢𝐬 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐨𝐫𝐭𝐢𝐨 (𝟏𝟗𝟖𝟏) – 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐈𝐈 - 𝐧. 𝟖𝟒:
“𝐼 𝑑𝑖𝑣𝑜𝑟𝑧𝑖𝑎𝑡𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑎𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑚𝑚𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐸𝑢𝑐𝑎𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 […] 𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑔𝑛𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑎𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑖𝑢𝑔𝑖.”
Quindi: la Chiesa ammette la Comunione solo se la nuova coppia vive come fratello e sorella (senza rapporti sessuali), con confessione regolare e vita sacramentale coerente.