10/09/2026
LEVITA FI:”ACERRA, EX STAZIONE: REA INVOCA OGGI QUELLA PROGRAMMAZIONE CHE LA SUA MAGGIORANZA NON HA SAPUTO GARANTIRE”
Acerra. Il consigliere è da oltre 15 anni nella maggioranza e da cinque anni presidente della commissione competente: se manca ancora un progetto complessivo, dovrebbe spiegare perché non sia stato elaborato prima.
Le parole pronunciate dal consigliere comunale Paolo Rea sull’ex stazione ferroviaria contengono principi certamente condivisibili: progettazione, rigenerazione urbana, tutela dell’ambiente, sicurezza, servizi e una visione capace di guardare ai prossimi venti o trent’anni.
Il problema, però, non è ciò che Rea sostiene oggi. Il problema è il ruolo politico e istituzionale dal quale lo sostiene.
Rea non è un consigliere appena entrato in aula e neppure un esponente dell’opposizione chiamato a denunciare le mancanze altrui. Da oltre 15 anni fa parte della maggioranza che governa Acerra ed è, inoltre, presidente della commissione consiliare competente. Non può, quindi, limitarsi a descrivere ciò che la città dovrebbe fare, come se fosse un osservatore esterno alle responsabilità amministrative accumulate in questi anni.
Se oggi manca un progetto organico per il recupero dell’ex stazione, del sedime ferroviario, dei piazzali e degli immobili collegati, la domanda è inevitabile: che cosa ha fatto fino a questo momento la maggioranza di cui Rea è parte integrante? E, soprattutto, quale lavoro è stato svolto dalla commissione da lui presieduta?
La necessità di una pianificazione complessiva non nasce oggi. Il destino urbanistico di queste aree avrebbe dovuto essere affrontato già attraverso il Piano urbanistico comunale. Proprio quel PUC che l’amministrazione ha prima bocciato, poi accantonato e, quindi, riproposto senza riuscire a completarne efficacemente il percorso, fino alla bocciatura da parte della Città Metropolitana e alla sua mancata applicazione.
È dunque singolare ascoltare oggi un autorevole esponente della maggioranza invocare quella «visione di lungo periodo» che avrebbe dovuto contribuire a costruire quando ne aveva il tempo, il ruolo e gli strumenti istituzionali.
Rea afferma che non si può decidere la destinazione dell’ex stazione prima di aver definito il progetto generale dell’intera area. Il ragionamento, in astratto, potrebbe anche apparire corretto, ma diventa politicamente debole quando viene sostenuto da chi avrebbe dovuto promuovere proprio quel progetto generale e non lo ha fatto.
La questione, allora, si rovescia: se sul futuro dell’ex stazione bisogna prima attendere una pianificazione complessiva, quanto tempo servirà ancora? Altri 15 anni? E, nel frattempo, che cosa accadrà all’ex stazione, già esposta al degrado e all’abbandono? Acerra può permettersi di rinviare ancora una scelta concreta in nome di una progettazione che la stessa maggioranza non è riuscita finora a produrre?
La proposta di trasferire il Commissariato nell’ex fabbricato ferroviario non esclude necessariamente la riqualificazione del resto del sedime.
Una sede stabile delle Forze dell’Ordine può convivere con aree verdi, percorsi pedonali e ciclabili, servizi pubblici e persino con l’ipotesi di una nuova mobilità tranviaria. Presentare queste destinazioni come alternative rischia di costruire una contrapposizione che, sul piano progettuale, potrebbe non esistere.
Anzi, proprio la presenza del Commissariato potrebbe rappresentare uno dei punti qualificanti di un più ampio progetto di rigenerazione urbana: recuperare un immobile storico, sottrarlo al degrado, rafforzare la sicurezza nel centro cittadino e liberare gli spazi scolastici di Piazzale Renella. Non una soluzione isolata, dunque, ma un possibile elemento del disegno complessivo che Rea sostiene di volere.
Il riferimento al tavolo istituzionale coordinato dalla Prefettura non può diventare un’altra giustificazione per rinviare le decisioni. A quel tavolo Acerra dovrebbe presentarsi con una proposta chiara e tecnicamente sostenibile. Ma chi avrebbe dovuto prepararla? Non proprio l’amministrazione comunale, la sua maggioranza e le commissioni consiliari competenti?
Le commissioni non possono servire soltanto a ratificare decisioni già prese o a produrre discussioni prive di conseguenze. Devono studiare, programmare, ascoltare tecnici e cittadini, esaminare le alternative e formulare proposte da sottoporre al Consiglio comunale. Se, dopo oltre cinque anni, si sostiene che manchino ancora dati, progettazione e visione, allora è legittimo domandarsi a che cosa siano servite le commissioni e quale sia stato il contributo concreto di chi le ha presiedute.
Il voto contrario di Rea, pertanto, non può essere presentato semplicemente come un voto a favore di una concezione più moderna della città. È anche il voto di un consigliere di maggioranza che, dopo anni di governo, denuncia indirettamente l’assenza di quella programmazione che la sua stessa amministrazione avrebbe dovuto garantire.
Acerra ha certamente bisogno di una visione per i prossimi venti o trent’anni. Ma, prima ancora, ha bisogno di una classe dirigente capace di assumersi le proprie responsabilità. Chi governa non può limitarsi a spiegare ciò che si dovrebbe fare: deve spiegare perché non sia stato ancora fatto.
Le parole sulla rigenerazione urbana, sulla città dei quindici minuti, sulle alberature, sulla mobilità sostenibile e sulla lotta alle isole di calore sono suggestive. Ma, senza atti, progetti, tempi e risorse, rischiano di trasformarsi nell’ennesimo esercizio teorico.
Dopo oltre 15 anni nella maggioranza e cinque alla guida della commissione competente, Paolo Rea non può parlare come se fosse appena arrivato. Se il progetto complessivo non esiste, non basta invocarlo per giustificare un voto contrario: occorre rendere conto alla città del tempo trascorso, delle occasioni perdute e del lavoro che non è stato compiuto.
C.S.: Dott. Pasquale Levita
Segretario Cittadino Forza Italia Acerra