27/03/2026
La metavisione nasce come ramo della transcomunicazione strumentale video, un filone che si sviluppa negli anni ’80 in Germania con il ricercatore Klaus Schreiber.
Dopo aver ricevuto messaggi di sua figlia trapassata tramite la metafonia (voci registrate su elettrodomestici), Schreiber inizia a sperimentare con un televisore a tubo catodico, applicando un metodo di feedback ottico‑elettronico che lui stesso chiama “Videocom”: un circuito tra macchina fotografica, schermo e riflessi, utile a catturare volti e figure che emergono dal nevischio dell’immagine.
Queste immagini vengono interpretate come “messaggi visivi” da piani di realtà diversi dal nostro, proprio come le voci elettroniche erano considerate comunicazioni audio.
L’evoluzione in Italia e nelle tecniche “acqua + fumo”
In Italia, la metavisione è legata soprattutto a ricercatori come Marco Luzzatto, che sviluppa la cosiddetta transcomunicazione strumentale video e tecniche specifiche per catturare volti su schermi televisivi usando fasci di elettroni e particolari settaggi.
Parallelamente, molti gruppi e ricercatori iniziano a sperimentare modalità più semplici, ma ugualmente suggestive: specchi, acqua in bacinelle, fumo di incenso o palo santo, registrati con videocamere o smartphone.
Da qui nasce la metavisione con l’acqua e il fumo: l’osservatore fissa la superficie liquida o il fumo in movimento, e, analizzando i fotogrammi al rallentatore, individua forme, contorni e volti che sembrano “costruirsi” nei punti di maggiore disturbio visivo.
Oggi: da esperimento di laboratorio a fenomeno di rete
Negli anni Duemila, la metavisione passa dai laboratori e dai convegni ai video su YouTube e ai reel di TikTok/Instagram: chiunque può provare con una bacinella d’acqua, un fumogeno o una we**am, e poi “scoprire” volti nei fotogrammi.
Alcuni la vedono come una tecnica di ricerca spirituale, altri come uno studio di percezione e pareidolia, ma tutti concordano su un punto: quella superficie in movimento diventa uno schermo psichico, dove la mente cerca e spesso trova immagini umane nelle forme del caos.