Rivista Santa Gemma

Rivista Santa Gemma Pagina ufficiale della Rivista Santa Gemma; dal 1932 il giornale di fede e attualità del Monastero-Santuario di Lucca.

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24/08/2026

Spesso pensiamo che la santità consista nel coltivare la propria vita spirituale, senza preoccuparci di come la nostra c...
18/08/2026

Spesso pensiamo che la santità consista nel coltivare la propria vita spirituale, senza preoccuparci di come la nostra condotta possa essere percepita dagli altri.

🔍Nella vita di San Paolo della Croce troviamo, invece, un tratto di straordinaria finezza spirituale e psicologica.
Paolo sapeva bene che chi vive in mezzo agli altri, soprattutto quando esercita un ministero spirituale, ha anche una responsabilità verso la coscienza altrui: non offrire, per quanto possibile, occasione a maldicenze, equivoci o situazioni ambigue.
Egli, ad esempio, era molto richiesto come direttore spirituale e nell'esercizio del suo ministero entrava nelle case, riceveva persone di ogni condizione sociale e aveva tra i suoi figli spirituali anche molti giovani.
Proprio per questo adottava una prudenza rigorosa, soprattutto nei rapporti con le donne, scegliendo in tutto uno stile di vita trasparente.

1️⃣Quando doveva ricevere una donna nella propria stanza, pretendeva che la porta rimanesse aperta, fosse anche una principessa o una nobile benefattrice venuta a chiedergli consiglio spirituale.
Si racconta che una volta, durante un colloquio, la porta venne inavvertitamente chiusa dall'esterno. Paolo interruppe immediatamente la conversazione e iniziò a dire a voce alta:
«Aprite la porta, perché è contro la Regola del mio Istituto trovarsi in una stanza con le porte chiuse!»

2️⃣Durante le visite e gli spostamenti desiderava avere sempre accanto un confratello. Lo considerava una sorta di angelo custode visibile, capace di garantire quella reciproca tutela che nasce dalla presenza di un terzo.

3️⃣Nei ritiri spirituali, se veniva a sapere che nei boschi circostanti c'erano ragazze intente a raccogliere legna o funghi, preferiva rinunciare alla passeggiata pur di evitare un incontro casuale o anche soltanto l'ombra di un possibile pettegolezzo.

❤Non si trattava soltanto di proteggere se stesso dalle chiacchiere. Per Paolo, la santità era anche custodia del cuore del prossimo: evitare di offrirgli occasioni di peccato, persino quello di giudicare o pensare male. Era, inoltre, custodia della buona fama altrui, soprattutto di quella delle donne, che nella società del suo tempo erano particolarmente esposte al rischio del sospetto e della maldicenza.

Meditare oggi la vita di San Paolo della Croce richiama la nostra attenzione sul fatto che la vera ca**tà passa anche dal custodire il cuore altrui.
Non basta essere innocenti: occorre anche essere inequivocabili. Non basta avere la coscienza pulita: occorre evitare, per quanto dipende da noi, di mettere l'altro nella condizione di interpretare male, sospettare o mormorare.
La vera libertà cristiana non consiste nel dire «So di non avere fatto nulla di male», ma nel chiedersi: «La mia condotta è abbastanza limpida da non ferire la coscienza, la reputazione e la serenità di chi mi sta accanto?»

Una lezione di limpidezza che, a distanza di secoli, continua a interpellarci: nei nostri rapporti, nelle nostre amicizie, nei nostri ministeri e in tutte quelle situazioni in cui la buona intenzione, da sola, non basta.
Perché la santità consiste anche nel non lasciare ombre dietro di sé.

Il mese di agosto porta con sé un'atmosfera sospesa. È il cuore dell'estate, ma è anche il mese in cui il calendario lit...
13/08/2026

Il mese di agosto porta con sé un'atmosfera sospesa. È il cuore dell'estate, ma è anche il mese in cui il calendario liturgico cattolico ricorda le figure di molti martiri: San Lorenzo, Santa Teresa Benedetta della Croce, San Ponziano Papa, San Massimiliano Kolbe... martiri antichi e recenti, testimoni che hanno scelto di non piegarsi alla logica dell'odio e hanno mostrato al mondo cosa significa "amare sino alla fine".

🙏🏻Accanto a questi grandi santi, proprio in questi giorni, a Lucca, si fa memoria anche di religiosi il cui martirio si è consumato in modo, per così dire, "silenzioso" e le cui storie, a molti ignote, meritano di essere raccontate.
Proprio per questo nell'agosto 2024, sulla facciata del Palazzo Arcivescovile di Lucca è stata posta questa targa che restituisce giustizia e volto a 28 sacerdoti, religiosi e chierici catturati e barbaramente uccisi dalle truppe naziste nella provincia di Lucca tra il luglio e il settembre del 1944.
Si tratta del tributo di sangue più alto pagato dal clero in una singola provincia italiana durante la Seconda guerra mondiale.

Nella drammatica estate del 1944, mentre le truppe tedesche in ritirata lungo la Linea Gotica seminavano terrore e morte (lasciando dietro di sé l'immane tragedia di Sant'Anna di Stazzema), le canoniche, le chiese e i monasteri lucchesi diventarono luoghi di speranza.
A rischio della loro vita i sacerdoti e i religiosi ricordati sulla lapide scelsero di aprire le porte a tutti coloro che fuggivano dalla persecuzione: partigiani, perseguitati politici, ebrei, renitenti alla leva e famiglie sfollate. Per l'occupante nazista e per i delatori fascisti, quell'atto di ca**tà cristiana fu considerato un crimine imperdonabile.

Molti dei nomi incisi appartengono ai monaci certosini della Certosa di Farneta.
Nella notte tra l'1 e il 2 settembre 1944, un rastrellamento brutale portò alla cattura della comunità e di decine di rifugiati. Dodici di quei monaci – di diverse nazionalità e storie personali, tra cui un ex vescovo venezuelano divenuto novizio, Monsignor Salvador Montes de Oca – furono fucilati a piccoli gruppi in un'escalation di ferocia che colpì duramente anche parroci locali come Don Aldo Mei.

​Le parole incise sulla targa — "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita" (Gv 15,13) — sono un invito a ricordare la scelta radicale d'amore e di fede di questi religiosi che, sull'esempio di Cristo, vollero rimanere accanto al proprio popolo fino all'ultimo.

❤Se passate da Lucca, vi invitiamo a fermarvi un attimo di fronte a quella targa in Piazzale Arrigoni per ricordare che la libertà di cui oggi godiamo è germogliata anche dalla fede e dal coraggio silenzioso di questi "profeti di pace", uomini comuni prestati alla storia che hanno scelto la via della fraternità umana contro la barbarie della guerra.

🌟Grande festa ieri al Santuario Santa Gemma!Un bel gruppo di giovani religiosi passionisti, provenienti da tutto il mond...
12/08/2026

🌟Grande festa ieri al Santuario Santa Gemma!

Un bel gruppo di giovani religiosi passionisti, provenienti da tutto il mondo, sono giunti in pellegrinaggio a Lucca per celebrare una giornata di fede e condivisione.

​Nell'occasione hanno reso omaggio alla santa lucchese e alla sua guida spirituale, il Padre Germano Ruoppolo. Le loro spoglie, custodite nel Santuario, continuano a rendere questo luogo una meta del cuore per la comunità passionista e per i fedeli di ogni angolo del globo.

Sul Tabor, Pietro tenta la scorciatoia spirituale: piantare tende, fermare il tempo, possedere la luce e sottrarsi al mo...
06/08/2026

Sul Tabor, Pietro tenta la scorciatoia spirituale: piantare tende, fermare il tempo, possedere la luce e sottrarsi al mondo rifugiandosi per sempre in quella pace.
​«Signore, è bello per noi essere qui» è il grido di chi vorrebbe trattenere la grazia senza passare per l'ombra.

​Santa Gemma Galgani sovverte questa logica e, con la ruvidezza tipica dei mistici, afferma:
«Vada chi vuole sul Monte Tabor, io me ne voglio stare con Gesù sul Calvario.»

​Questa provocazione non nasce dal disprezzo della luce divina, ma dalla percezione lucidissima che sul Tabor si contempla la gloria, ma è sul Calvario che avviene l'incontro trasformante con l'Amore.
Sul monte della Trasfigurazione Cristo rivela la sua natura divina — riempiendo i discepoli di ammirazione e timore — ma è solo sul Calvario che rivela la misura del suo cuore.

​Per la spiritualità passionista, la scelta di Gemma traccia un confine netto: non ambire alle consolazioni di Dio, ma cercare il Dio delle consolazioni. Non puntare ai doni di grazia, ma vivere in intima unione con Lui. Anche quando questo richiede di stare nel buio.

​Sola, come dirà Gemma, con Gesù solo.

In questi giorni di agosto, mentre il mondo cerca il refrigerio nelle mete estive più affollate, c’è una tradizione anti...
02/08/2026

In questi giorni di agosto, mentre il mondo cerca il refrigerio nelle mete estive più affollate, c’è una tradizione antica che ci invita a un tipo diverso di riposo: quello dell'anima.

🤫​Chiunque conosca la storia della Congregazione della Passione di Gesù Cristo (i Passionisti), fondata da San Paolo della Croce nel XVIII secolo, avrà notato un dettaglio affascinante: i conventi passionisti non vengono chiamati semplicemente "monasteri" o "conventi", ma Ritiri.
​Ma da dove nasce questa scelta e perché questi luoghi si trovano quasi sempre immersi in paesaggi incontaminati e mozzafiato?

😌​Per San Paolo della Croce, il termine Ritiro non indicava una fuga dalla realtà, ma una scelta consapevole di intimità. Rifacendosi alla tradizione dei Padri del Deserto e alla spiritualità monastica, il "ritiro" è il luogo dove ci si ritrae dal rumore del mondo per poter ascoltare la voce di Dio. È uno spazio sacro pensato per custodire la preghiera e la meditazione sulla Passione di Cristo, cuore pulsante della missione passionista.

🌊🌳​Molti dei Ritiri passionisti sorgono in luoghi d'incomparabile bellezza naturale. Non si tratta di una coincidenza o di un lusso, ma di una precisa visione spirituale.
​La bellezza del creato è la prima parola che Dio rivolge all'uomo. Contemplare un panorama immenso, il verde dei boschi o il profumo dell'aria di montagna aiuta la mente a staccarsi dalle bassezze quotidiane e a sollevarsi verso l'Infinito. La natura diventa così una cattedrale a cielo aperto.

👉🏻​Anche se non siamo religiosi o monaci, la lezione dei Passionisti è oggi più attuale che mai. Viviamo immersi in un trambusto continuo, iper-connessi, sollecitati da notifiche e ritmi frenetici che prosciugano le nostre energie interiori.
​In questo periodo estivo, dedicare anche solo due o tre giorni a un piccolo "ritiro" personale non è un egoismo, ma una necessità per la nostra salute. Tutti hanno bisogno di:

🔹️ristorare il corpo: permettere ai sensi di riposare lontano dai rumori urbani e dai ritmi artificiali;

🔹️​nutrire l'anima: trovare lo spazio per la lettura, la meditazione, la preghiera e il silenzio interiore;

🔹️​riconnettersi con l'Essenziale: solo lontani dalla frenesia quotidiana possiamo capire cosa conta davvero nella nostra vita e riordinare le nostre priorità.

​Sia questo agosto l'occasione per fare spazio all'Incontro. Buon riposo del corpo e dello spirito a tutti!

Oggi, nella memoria dei genitori della Vergine Maria, Gioacchino e Anna, si festeggiano tutti i nonni!❓​Ma dei nonni del...
26/07/2026

Oggi, nella memoria dei genitori della Vergine Maria, Gioacchino e Anna, si festeggiano tutti i nonni!

❓​Ma dei nonni della nostra Gemma cosa sappiamo?

🔬⚔​Per via paterna, Gemma apparteneva a una stirpe che vantava una solida tradizione nella scienza medica e nella chirurgia. Il nonno, il Dott. Carlo Galgani, era uno stimato medico e un intellettuale ben inserito nel mondo in rapida trasformazione del primo Ottocento.
La famiglia Galgani, originariamente "d'arme" e poi dedita alla medicina, godeva di grande prestigio nell'ambiente cittadino e univa all'amore per la scienza un profondo senso dello Stato, allora monarchico.
​Il giorno della nascita di Gemma (12 marzo 1878), fu proprio nonno Carlo a voler aggiungere al nome principale quelli di Umberta e Pia. Una scelta tutt'altro che casuale: un omaggio al re Umberto I di Savoia, salito al trono da due mesi, e al pontefice Pio IX, scomparso da poche settimane.

​Anche la nonna paterna, Margherita Orsini, apparteneva a un casato illustre. Dalla sua unione con il Dott. Carlo nacquero cinque figli, tra cui Enrico Galgani (padre di Gemma) e Maurizio, che seguì le orme paterne diventando capitano-medico.

Non c'è dubbio che dal ramo paterno Gemma abbia ereditato la sua sua determinazione, la combattività, quella vivace intelligenza che è emersa negli anni della scuola e la naturale compassione verso i sofferenti.

🌳​Dal lato materno le informazioni storiche sono scarse.
​Sappiamo che il nonno materno, Pietro Landi, era un benestante proprietario terriero della zona di Capannori e San Gennaro. Dal suo matrimonio con Maria Anna Francesconi nacque Aurelia Benedetta Landi, la devota e amatissima madre di Gemma.
Quando Aurelia si ammalò di tubercolosi e morì a soli 39 anni, la casa dei Landi divenne il primo rifugio sicuro in cui la piccola Gemma venne accudita per proteggerla dal contagio.
È proprio in quell'ambiente rurale, semplice e protetto che, con ogni probabilità, la bambina imparò a respirare una fede silenziosa, una devozione profonda e quella forza che sa affidarsi a Dio anche nel tempo della sofferenza.

❤ Anche se nelle biografie non se ne parla, si deve, quindi, pensare che i nonni furono figure importanti nella vita di Gemma, capaci di trasmetterle non solo un’impronta culturale, ma anche quell'invisibile bagaglio di valori che l'accompagnarono per tutta la vita.
Nel giorno dedicato ai nonni, è bello ricordare come dietro la grandezza di una santa ci sia il terreno fertile e la cura silenziosa delle sue radici familiari.

Maria Maddalena è la donna che non si arrende.Quando tutto sembra finito, quando gli apostoli sono dispersi e la speranz...
21/07/2026

Maria Maddalena è la donna che non si arrende.

Quando tutto sembra finito, quando gli apostoli sono dispersi e la speranza sembra sepolta insieme a Cristo, lei resta.
Va al sepolcro prima dell'alba, continua a cercare quando gli altri hanno smesso di farlo, non si lascia intimorire neanche dai soldati e rimane; resta attaccata a Gesù anche quando non comprende ciò che vede.

Forse è proprio questa la sua forza: non quella di chi non conosce la paura, ma di chi continua ad amare anche quando la ragione suggerisce di lasciar perdere.
Per questo è la prima a incontrare il Risorto e la prima ad annunciarlo. Non perché sia la migliore o la più preparata, ma perché ha scelto di restare.

In un tempo in cui la forza viene spesso confusa con la violenza e il potere, Maria Maddalena ci ricorda che esiste una forza più grande: quella di chi resta radicato nell'amore e non fugge davanti alla sofferenza ma la abita e in cuor suo continua a sperare contro ogni speranza.
La Bibbia è ricca di donne così. Donne forti perché appassionate, coraggiose, intelligenti, capaci di orientare la storia e contribuire in modo unico alla realizzazione del disegno di Dio.

👉🏻Di questa sorprendente immagine della donna nelle Sacre Scritture abbiamo parlato nell'ultimo numero della nostra rivista, partendo da una domanda che continua a provocare anche noi:
«Una donna forte, chi saprà trovarla?»

💬 E per voi, qual è la figura femminile biblica che vi ha colpito di più ? Scrivetelo nei commenti!

​📖 Trovate l'articolo completo nel nuovo numero di

Circa San Paolo della Croce le cronache del tempo raccontano:“Viaggiando una volta assieme al padre Giovanni Battista su...
18/07/2026

Circa San Paolo della Croce le cronache del tempo raccontano:

“Viaggiando una volta assieme al padre Giovanni Battista suo fratello et altro de’ nostri religiosi, ed essendosi da essi alquanto segregato, mentre passava vicino ad una macchia, uscì all’improvviso un famoso bandito, che aveva sette/otto armi da fuoco, e si accostò al padre Paolo; il quale, perché trovavasi solo et alquanto distante dai compagni, si spaventò et ebbe un gran timore; e questo gli si accrebbe allorquando il bandito lo prese per un braccio e gli disse che andasse seco dentro la macchia, perché voleva parlargli. A questo punto, il Servo di Dio, disse al bandito che, se voleva parlargli, li avesse parlato lì nella strada; ma il bandito seguitava a tirarlo a forza dentro la macchia suddetta. Allora, più che mai, il Servo di Dio temette, credendo che quel bandito volesse ucciderlo; e però, raccomandatosi internamente al Signore, fece degli atti di contrizione, dicendo fra se stesso che, se l’uccideva, sarebbe morto per amor di Dio.
Entrati dunque che furono dentro la folta macchia, il bandito li si gettò ai piedi e disse che voleva confessarsi.
Allora il Servo di Dio, disse al bandito: Ma, fratello, me lo potevi dir da principio, ché ti avrei subito confessato."

Carissimo, è vero!Sebbene il patrono ufficiale riconosciuto dalla Chiesa per i Paracadutisti d'Italia sia San Michele Ar...
04/07/2026

Carissimo, è vero!
Sebbene il patrono ufficiale riconosciuto dalla Chiesa per i Paracadutisti d'Italia sia San Michele Arcangelo, i militari della Brigata Folgore e l'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia hanno maturato un fortissimo legame con la mistica lucchese tanto da averla voluta come loro copatrona accanto all'Arcangelo.

✈Le ragioni di questo legame affondano le radici nella Regia Scuola Paracadutisti fondata a Tarquinia il 15 ottobre 1939.
A Tarquinia si trovava anche il monastero passionista nel quale Gemma sognava di entrare.
👉🏻Il Signore volle che proprio le monache passioniste venissero incaricate di ricamare a mano i distintivi e i numeri di matricola sulle divise dei soldati. Preoccupate per il rischio enorme a cui andavano incontro quei poveri giovani, ebbero un'idea: inserire segretamente una reliquia della nuova Santa dentro ogni singolo stemma, esortando i militari a raccomandarsi a lei.
​L'iniziativa delle monache conquistò l'intero Corpo della Folgore e, come si vede la devozione alla nostra amata santa non li ha più lasciati!

📍In foto la lastra marmorea con incisa la preghiera del paracadutista che è ancora presente presso il Santuario di Santa Gemma.

👀Conosci un paracadutista? Taggalo nei commenti.

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