Fuori dai Manifesti

Fuori dai Manifesti Fuori dai Manifesti racconta politica, territorio e società andando oltre slogan e promesse.

Domande vere, fatti verificabili, voce libera per chi vuole capire cosa succede davvero.

Immaginate di arrivare a lavoro e sentirvi dire: “Da oggi si cambia”.Vi affidano un ruolo delicato, pieno di responsabil...
23/06/2026

Immaginate di arrivare a lavoro e sentirvi dire: “Da oggi si cambia”.
Vi affidano un ruolo delicato, pieno di responsabilità, magari in un ufficio dove negli ultimi dodici mesi siete già la terza persona a sedersi su quella sedia.

Prima dovete capire cosa è stato fatto. Poi cosa è rimasto sospeso. Poi quali atti sono aperti, quali rapporti vanno ricostruiti, quali promesse sono state lasciate a metà. E deve pure andarvi bene, perché per riuscirci in pochi mesi serve la piena collaborazione di chi vi ha preceduto.

Quando finalmente iniziate a orientarvi, il tempo è quasi finito.

È più o meno il paradosso della nuova “Giunta a tempo” presentata a Messina. Dodici mesi e "poi videmu", tra rotazioni e staffette. In tutto ciò, quanto spazio rimane per governare davvero?

Il caso delle Politiche giovanili è forse il più evidente.

Alla giovane dottoressa Iris Forami va riconosciuto il coraggio di assumere una delega importante e delicata. Le politiche giovanili hanno bisogno anche di energie nuove, linguaggi nuovi, persone che non siano già consumate dalla solita politica.

Ma il metodo?

Se una delega così importante viene inserita dentro una logica di staffetta, quanto tempo avrà davvero per incidere? Quanto tempo servirà solo per capire la macchina amministrativa, i progetti avviati, i fondi disponibili, i rapporti con scuole, università, imprese, associazioni, giovani professionisti e realtà del territorio?

E soprattutto: si può affrontare il tema dei giovani con un assessorato “a tempo”, mentre la città perde residenti, competenze e futuro?
Appare evidente che qui, oltre a tagli di nastro e politica da bar, stiamo parlando di una delle questioni più serie di Messina: una città che perde le sue migliori competenze, svuotandosi.

Per questo le politiche giovanili non possono essere una casella da ruotare, dovrebbe essere un collante stabile tra tutti i suoi attori.

E allora viene una domanda, abbastanza semplice: Messina è una città da amministrare o un pezzo di tabellone dentro un risiko politico più grande?

Perché se la Giunta nasce già “a tempo”, con un occhio alle regionali e uno agli equilibri interni, viene difficile credere che ogni scelta sia pensata solo in funzione della città.

Da cittadini si può avere la sensazione di essere stati catapultati in un talent amministrativo. Ma chi è che vince davvero? Messina ha bisogno di obiettivi chiari, risultati misurabili e responsabilità riconoscibili.

Poi si facciano pure le verifiche. È giusto valutare chi governa.

Ma le migliori stagioni amministrative hanno quasi sempre avuto due cose: competenza e stabilità.
E non è un dettaglio.

  non perde  . Li accompagna alla porta. Quando a Messina si parla di giovani, il copione è quasi sempre povero di conte...
20/06/2026

non perde . Li accompagna alla porta.

Quando a Messina si parla di giovani, il copione è quasi sempre povero di contenuti.
Ci sono iniziative utili, per ca**tà. Anzi, ben vengano iniziative come Opportunity Day, YoungMe, le borse lavoro, i contributi per le startup. Sono segnali positivi, e sarebbe sbagliato liquidarli con superficialità.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato raccontarli come se bastassero.
Perché le idee, poi, fanno i conti con la realtà. E la realtà dice che Messina si sta svuotando. In dodici anni la città ha perso circa 21mila residenti. La fascia 15-29 anni è crollata di oltre 8mila unità.
Davanti a questi numeri, possiamo davvero pensare che bastino tre giorni di stand, qualche workshop sul curriculum, una borsa da 800 euro al mese o un’esperienza stagionale per invertire la rotta?
Sono strumenti. Non sono una strategia.

Se attorno a questi strumenti non esiste un sistema economico capace di assorbire competenze, creare lavoro stabile e offrire prospettive di crescita, il rischio è sempre lo stesso: formiamo giovani, li orientiamo, li motiviamo e poi li salutiamo alla partenza.
Messina, troppo spesso, non trattiene i suoi giovani. Li accompagna alla porta con educazione istituzionale.

E attenzione: non possiamo nemmeno scaricare tutto sui ragazzi, come se il futuro dipendesse solo dalla loro capacità di “inventarsi qualcosa”. I giovani già si reinventano continuamente. Studiano, cambiano settore, provano a fare impresa, accettano lavori fragili, si spostano, tornano, ripartono. Ma una città non può costruire il proprio futuro chiedendo a ogni giovane di diventare una startup ambulante.

Fare impresa è importante. Ma non possono essere solo i giovani, da soli, a dover creare il lavoro che la città non riesce a offrire.
Serve attrarre capitali, imprese, filiere produttive, innovazione. Serve costruire settori riconoscibili, capaci di generare occupazione stabile e non solo occasioni temporanee. Serve una città che non si limiti a chiedere ai giovani di restare, ma che finalmente dia loro un motivo concreto per farlo.

Catania, con tutti i suoi problemi, qualcosa sta costruendo. Ha un indotto industriale riconoscibile, a partire dai semiconduttori, e un sistema che riesce ad attrarre investimenti. E ha un’altra cosa che Messina continua a non avere: un aeroporto.
Non un ponte. Un aeroporto.
Sarà un caso, forse. O forse no.

Perché prima ancora delle grandi narrazioni, una città che vuole trattenere giovani deve essere raggiungibile, connessa, produttiva, credibile. Deve permettere a chi studia ingegneria, economia, informatica, medicina, comunicazione, cultura o turismo di immaginare un percorso professionale senza dover per forza preparare la valigia.

Forse la politica prenderà davvero sul serio lo spopolamento solo quando capirà che una città che perde giovani perde anche peso, numeri, consenso, risorse e potere. Perché alla lunga non si svuota solo la città: si svuota anche il bacino su cui si reggono carriere, rendite e piccoli equilibri locali.

Nel frattempo, però, ogni ragazzo che parte è un pezzo di futuro che Messina regala ad altri territori.

Ben vengano tutte le iniziative, ma se vogliamo parlare davvero di giovani, allora dobbiamo avere il coraggio di parlare di lavoro stabile, capitali, infrastrutture, ricerca, imprese e settori produttivi.
Con piani concreti.

Il futuro si costruisce facendo diventare Messina una città in cui un’opportunità possa durare più di una stagione.

03/06/2026

La cultura non vive soltanto nei grandi eventi.
Vive ogni giorno nelle bande, nelle associazioni, nei gruppi teatrali, nei cori e nelle scuole di musica.

Sostenerle significa investire nei giovani e nella comunità.

Messina ha già tanto. Deve solo smettere di darlo per scontato.

Indirizzo

Messina
98100

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