23/06/2026
Immaginate di arrivare a lavoro e sentirvi dire: “Da oggi si cambia”.
Vi affidano un ruolo delicato, pieno di responsabilità, magari in un ufficio dove negli ultimi dodici mesi siete già la terza persona a sedersi su quella sedia.
Prima dovete capire cosa è stato fatto. Poi cosa è rimasto sospeso. Poi quali atti sono aperti, quali rapporti vanno ricostruiti, quali promesse sono state lasciate a metà. E deve pure andarvi bene, perché per riuscirci in pochi mesi serve la piena collaborazione di chi vi ha preceduto.
Quando finalmente iniziate a orientarvi, il tempo è quasi finito.
È più o meno il paradosso della nuova “Giunta a tempo” presentata a Messina. Dodici mesi e "poi videmu", tra rotazioni e staffette. In tutto ciò, quanto spazio rimane per governare davvero?
Il caso delle Politiche giovanili è forse il più evidente.
Alla giovane dottoressa Iris Forami va riconosciuto il coraggio di assumere una delega importante e delicata. Le politiche giovanili hanno bisogno anche di energie nuove, linguaggi nuovi, persone che non siano già consumate dalla solita politica.
Ma il metodo?
Se una delega così importante viene inserita dentro una logica di staffetta, quanto tempo avrà davvero per incidere? Quanto tempo servirà solo per capire la macchina amministrativa, i progetti avviati, i fondi disponibili, i rapporti con scuole, università, imprese, associazioni, giovani professionisti e realtà del territorio?
E soprattutto: si può affrontare il tema dei giovani con un assessorato “a tempo”, mentre la città perde residenti, competenze e futuro?
Appare evidente che qui, oltre a tagli di nastro e politica da bar, stiamo parlando di una delle questioni più serie di Messina: una città che perde le sue migliori competenze, svuotandosi.
Per questo le politiche giovanili non possono essere una casella da ruotare, dovrebbe essere un collante stabile tra tutti i suoi attori.
E allora viene una domanda, abbastanza semplice: Messina è una città da amministrare o un pezzo di tabellone dentro un risiko politico più grande?
Perché se la Giunta nasce già “a tempo”, con un occhio alle regionali e uno agli equilibri interni, viene difficile credere che ogni scelta sia pensata solo in funzione della città.
Da cittadini si può avere la sensazione di essere stati catapultati in un talent amministrativo. Ma chi è che vince davvero? Messina ha bisogno di obiettivi chiari, risultati misurabili e responsabilità riconoscibili.
Poi si facciano pure le verifiche. È giusto valutare chi governa.
Ma le migliori stagioni amministrative hanno quasi sempre avuto due cose: competenza e stabilità.
E non è un dettaglio.