16/09/2026
🙏Messina si ferma per la famiglia Leone: in una Cattedrale gremita l’ultimo saluto alle quattro vittime
MESSINA – Una Cattedrale gremita, il silenzio, la commozione e una comunità intera stretta attorno alla famiglia Leone. Messina ha dato oggi l’ultimo saluto a Carmela, Rosa, Santino e alle altre vittime della tragedia di Pistunina, morte nel crollo della palazzina che ha sconvolto la città.
Tra i banchi della Cattedrale anche le autorità cittadine e provinciali: presenti il prefetto di Messina, il sindaco, i vertici delle forze dell’ordine, il comandante provinciale dei Carabinieri, i Vigili del fuoco e rappresentanti della Protezione civile. Una presenza silenziosa, accanto ai familiari e a una città che ha voluto partecipare al dolore.
Durante l’omelia, frate Francesco Chillari ha parlato di una ferita che non riguarda soltanto una famiglia, ma un’intera comunità.
“Oggi siamo qui con una famiglia, con una comunità intera che porta nel cuore una ferita profonda”, ha detto. “Siamo qui per accompagnare quattro vite che ci sono state strappate in una maniera tanto tragica e improvvisa”.
Parole rivolte anche alla rabbia, alla tristezza e alle domande che restano senza risposta. “Dio non disprezza la nostra rabbia, non si scandalizza della nostra tristezza”, ha sottolineato il sacerdote. “Ci sono l’angoscia, l’incredulità, ci sono domande alle quali ultimamente magari non sappiamo rispondere. E forse oggi non dobbiamo neppure cercare di rispondere”.
Poi la domanda più dolorosa: “Dov’è Dio?”. Una domanda che, ha spiegato frate Chillari, può essere pronunciata anche nel pieno della sofferenza. “Il Dio nel quale crediamo non è un Dio che si ritira davanti al nostro dolore. È proprio lì che ci incontra”.
Il sacerdote ha quindi parlato del silenzio come possibile forma di preghiera: “Quando non riusciamo a pregare, quando non troviamo parole, quando rimane soltanto il pianto, anche quello può diventare preghiera”.
Un passaggio particolarmente toccante è stato dedicato anche a Lhairu, il cui corpo non è ancora stato ritrovato. “Il nostro dolore rimane sospeso senza una tomba che lo raccoglie”, ha detto frate Chillari, sottolineando quanto sia difficile affrontare un lutto quando manca ancora la possibilità di dare una sepoltura alla persona amata.
Nella preghiera il sacerdote ha quindi affidato a Dio anche Lhairu: “Tu conosci il suo nome, la sua storia, il suo volto”. E ha invocato perché la sua attesa non venga dimenticata e perché il suo nome continui a essere pronunciato, anche mentre proseguono le ricerche e gli accertamenti.
“Se non possiamo ancora deporre il suo corpo nelle nostre mani, sappiamo che possiamo affidarlo nelle mani di Dio”, è stato il senso delle parole conclusive rivolte a chi continua ad attendere.
Al termine della celebrazione, nella Cattedrale è rimasto il dolore composto di una città che si è raccolta attorno alla famiglia Leone. Un ultimo saluto segnato dalle lacrime, dalla preghiera e dalla consapevolezza di una tragedia che ha lasciato una ferita profonda nella comunità messinese.