16/09/2026
Il Tavolo Tecnico Multiprofessionale sul rifiuto genitoriale al convegno di Matera
#11 e
Due giornate intense di studio, confronto e approfondimento hanno caratterizzato “Oi Dialogoi”, il convegno organizzato da ONDIF – Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia, Sezione di Matera, dedicato ad alcuni dei temi più delicati del diritto di famiglia e della tutela dei minori.
L’iniziativa ha riunito magistrati, avvocati e professionisti dell’area psicologica, pedagogica, educativa e sociale, favorendo un dialogo autenticamente multiprofessionale sulle criticità ancora presenti nell’applicazione concreta dei principi di affidamento condiviso e bigenitorialità.
A vent’anni dall’introduzione della legge n. 54 del 2006, permane infatti una significativa distanza tra i principi affermati dalla normativa e la loro effettiva realizzazione. Nel linguaggio giudiziario e professionale continuano a essere utilizzate espressioni come “genitore collocatario” e “diritto di visita”, che rischiano di rappresentare un genitore come figura principale e l’altro come semplice ospite nella vita del figlio. Anche dalle parole occorre quindi ripartire affinché la bigenitorialità possa tradursi in una responsabilità genitoriale realmente condivisa.
Tra gli argomenti affrontati ha assunto particolare rilievo il fenomeno del rifiuto genitoriale, rispetto al quale è intervenuto anche il Tavolo Tecnico Multiprofessionale sul rifiuto genitoriale, sviluppato e coordinato dal Centro Studi Radici Sociali e dalla sua Presidente, Dott.ssa Tatiana Amato.
Il contributo del Tavolo ha posto al centro la necessità di superare gli interventi frammentati e le letture unidirezionali, promuovendo un metodo fondato sull’integrazione delle competenze giuridiche, psicologiche, sociali, pedagogiche ed educative. Il rifiuto manifestato da un figlio nei confronti di un genitore, infatti, non può essere interpretato attraverso automatismi né ricondotto a un’unica spiegazione.
Occorre distinguere tra rifiuto motivato, immotivato e ibrido, ricostruendo la storia familiare, le caratteristiche delle relazioni, gli eventuali comportamenti pregiudizievoli, l’intensità del conflitto, le pressioni esplicite o implicite esercitate sul minore e le possibili difficoltà del genitore rifiutato nell’assumersi le proprie responsabilità.
L’analisi di un caso concreto ha consentito di evidenziare le conseguenze derivanti dalla mancata comunicazione tra il procedimento civile, quello penale e gli interventi dei servizi. Quando i diversi professionisti operano per compartimenti stagni, il rischio è che ciascuno disponga soltanto di una parte della storia e che il minore venga sottoposto a valutazioni, ascolti e interventi non coordinati, talvolta contraddittori.
Il Tavolo Tecnico Multiprofessionale nasce proprio dalla consapevolezza che nessuna professionalità, da sola, possiede tutti gli strumenti necessari per comprendere e affrontare situazioni tanto complesse. L’avvocato civilista, il penalista, il curatore speciale del minore, il coordinatore genitoriale, l’assistente sociale, l’educatore, il pedagogista, lo psicologo e il magistrato devono poter condividere linguaggi, informazioni e obiettivi, nel rispetto dei rispettivi ruoli e dei limiti del mandato ricevuto.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema dell’ascolto del minore. Ascoltare non significa obbedire automaticamente alla richiesta espressa, né trasferire sul bambino o sull’adolescente il peso della decisione. Significa comprenderne le parole, le emozioni, le paure e i bisogni, valutandoli alla luce dell’età, del grado di maturità, del contesto familiare, degli eventuali condizionamenti e degli ulteriori elementi raccolti.
La posizione del minore deve essere tenuta in seria considerazione, senza essere cristallizzata. Ciò che egli chiede in un determinato momento, infatti, non coincide necessariamente con ciò che risponde effettivamente al suo superiore interesse, soprattutto quando si trova coinvolto in un conflitto familiare prolungato o sottoposto a pressioni relazionali. La responsabilità della valutazione e della decisione deve rimanere in capo agli adulti e alle autorità competenti.
Allo stesso tempo, riconoscere che una relazione non possa essere recuperata a ogni costo non significa arrendersi al rifiuto. Significa interrogarsi responsabilmente sul confine tra il dovere di intervenire e il rischio che un intervento intempestivo, coercitivo o non adeguatamente progettato diventi esso stesso fonte di ulteriore pregiudizio.
In questa prospettiva assumono particolare importanza il curatore speciale del minore, chiamato a rappresentarne gli interessi nel procedimento, e il coordinatore genitoriale, che può sostenere i genitori nell’attuazione delle decisioni e nella gestione della conflittualità quotidiana. Figure che, nel caso analizzato, non erano state nominate e la cui assenza ha reso ancora più evidente la necessità di strumenti capaci di raccordare il lavoro della rete.
La partecipazione a “Oi Dialogoi” ha rappresentato per il Tavolo Tecnico Multiprofessionale un’importante occasione per condividere riflessioni, criticità e possibili buone prassi.