19/02/2026
A Gaza è il terzo Ramadan che la popolazione palestinese vive sotto il genocidio e sotto l’occupazione israeliana. Le forze di occupazione consolidano il proprio controllo e potere attraverso l’appropriazione sistematica delle risorse del popolo nativo palestinese, trasformando terre, acqua e lavoro in strumenti di profitto. Uno degli esempi più emblematici vi è il commercio dei datteri medjoul, coltivati in territori sotto occupazione israeliana e immessi nei mercati globali come prodotti “israeliani”, cancellando l’origine palestinese e normalizzando il saccheggio coloniale.
Questa è parte integrante di una struttura di genocidio e occupazione israeliana che si fonda sull’espropriazione economica. Le forze di occupazione sfruttano la fertilità della Valle del Giordano e di altre aree sottratte della Palestina, imponendo un sistema che priva i palestinesi dell’accesso alle proprie terre e mercati. Creando così un’economia coloniale che prospera sull’usurpazione, mentre la popolazione nativa subisce apartheid e confische.
Nel mese sacro e benedetto di Ramadan, i datteri assumono un valore centrale nella pratica religiosa e quotidiana. Come tramandato dalla Sunnah e dal Qur’an, il dattero è alimento di rottura del digiuno, fonte primaria di energia e simbolo di continuità spirituale. Proprio in questo periodo, “Israele” intensifica la commercializzazione dei datteri medjoul, capitalizzando sul grande giro economico legato al consumo durante Ramadan. Trasformando un momento sacro in opportunità di profitto e rafforzando una filiera costruita sull’espropriazione.
Continuare a boicottare questi prodotti significa interrompere il flusso economico che alimenta genocidio e occupazione israeliana. Scegliere datteri palestinesi è un rifiuto della normalizzazione coloniale e un sostegno diretto alla sopravvivenza produttiva del popolo palestinese.
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