25/11/2025
Cara Ornella,
non ti ho mai conosciuta di persona, eppure era come se ti conoscessi da sempre: la tua voce, le tue canzoni, quella tua personalità travolgente e autentica. Ma soprattutto ti conoscevo attraverso mia madre, che ti ha amato davvero.
I miei primi ricordi da bambino, negli anni ’70, sono legati a te. Mia madre che canta le tue canzoni in salotto, mentre il vinile gira e si consuma. E poi quell’estate — avrò avuto sei anni — quando i miei genitori mi portarono al “Tirreno” di Fregene per vederti in concerto. Non so cosa ho mangiato due giorni fa, ma ricordo perfettamente le emozioni di quella sera. E soprattutto ricordo l’emozione negli occhi di mia madre... Sempre.
Non sei stata solo un’artista immensa, sei stata un esempio per le donne e non solo. Sei stata libertà fatta persona. Per settant’anni hai portato avanti la tua voce, la tua verità, senza mai perdere eleganza, schiettezza, ironia. Ci voleva coraggio per essere così vera. E tu ce l’avevi.
Con il sorriso e l'ironia ci hai insegnato che la leggerezza è intelligenza. E che anche davanti alla stanchezza, alla paura, si può ancora trovare la forza per riderci su. Come quella volta in TV: “Non so se arrivo a Natale”, hai detto, Ed in tanti abbiamo sorriso perchè in quella battuta c’era tutta la tua forza.
Hai mostrato che una donna può essere forte e fragile insieme, senza mai farsi domare. Sei stata sfrontata, dolce, libera. Ci hai insegnato che si può essere vulnerabili e fieri allo stesso tempo. Anche della morte sapevi parlare con coraggio, con una serenità rara. Fino all’ultimo hai saputo riderci su. E quella è la tua ultima grande lezione. Una che non dimenticherò mai.
In questi giorni leggo tante parole belle su di te, e sento gratitudine, perché hai lasciato qualcosa che resta. Non solo la tua voce, ma il tuo modo di stare al mondo, A voce piena, Con il cuore, Con verità.
Grazie, Ornella.
Da parte mia.
E soprattutto... da parte di mia madre.
Ricky Palazzolo