Krínomai

Krínomai Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Krínomai, Rivista, Milan.

Il progetto editoriale di "Krínomai" riunisce le competenze e il desiderio di confronto di un gruppo di intellettuali liberi, provenienti da tutta Italia, che si rapportano all'infinito universo del Bello nelle sue più variegate sfumature.

Nel 1524, poco più che ventenne, Parmigianino realizzò un autoritratto destinato a renderlo celebre. Davanti a uno specc...
08/06/2026

Nel 1524, poco più che ventenne, Parmigianino realizzò un autoritratto destinato a renderlo celebre. Davanti a uno specchio convesso, che deformava la realtà, scelse di non correggere l’effetto ottico: lo trasformò nel cuore dell’opera.
Il giovane pittore si raffigurò con un volto sereno e concentrato, mentre una mano gigantesca domina il primo piano, ingrandita dalla curvatura dello specchio. Quella sproporzione, che altri avrebbero nascosto, divenne invece una dimostrazione di talento e audacia.
L’Autoritratto allo specchio convesso è un’opera straordinaria anche dal punto di vista tecnico. La tavola, infatti, è leggermente convessa e riproduce la stessa curvatura dello specchio utilizzato dall’artista. Non rappresenta soltanto un volto: rappresenta il modo in cui vediamo il mondo.
Quando Parmigianino arrivò a Roma, il dipinto divenne il suo miglior biglietto da visita. Le fonti raccontano che impressionò profondamente l’ambiente della corte papale e fu mostrato a papa Clemente VII, contribuendo ad affermare la fama del giovane artista.
Ciò che rende quest’opera ancora oggi così affascinante è la sua sorprendente modernità. Parmigianino comprese che per distinguersi non doveva apparire perfetto, ma inconfondibile. La mano enorme non è un errore: è una firma visiva, una dichiarazione di identità.
Dietro l’apparente spontaneità si nasconde una costruzione raffinata e consapevole. Più che un semplice autoritratto, è un manifesto artistico: il gesto ambizioso di un giovane che aveva già capito come farsi ricordare.
In breve • Parmigianino dipinse l’opera tra il 1523 e il 1524, a circa 21 anni.
• La tavola convessa riproduce fedelmente l’effetto dello specchio utilizzato dall’artista.
• Il dipinto fu presentato negli ambienti della corte
papale come eccezionale prova del suo talento.

Pamela Blago.

Pronte le copie della seconda ristampa, stiamo provvedendo con le spedizioni nel più breve tempo possibile.😊Se non hai a...
03/06/2026

Pronte le copie della seconda ristampa, stiamo provvedendo con le spedizioni nel più breve tempo possibile.😊
Se non hai ancora acquistato la tua copia, la trovi qui 👇🏻
https://www.krinomai.it/shop/

Non possiamo fare altro che ringraziarvi per tutto l'affetto che continuate a dimostrarci. Siamo già alla seconda ristam...
30/05/2026

Non possiamo fare altro che ringraziarvi per tutto l'affetto che continuate a dimostrarci. Siamo già alla seconda ristampa e l'emozione è così grande che il cuore batte all'impazzata. Grazie di cuore per il vostro straordinario sostegno.😊🙏🏻

Scegliete il vostro cuore artistico ❤️😍Scrivetelo nei commenti 😘
28/05/2026

Scegliete il vostro cuore artistico ❤️😍
Scrivetelo nei commenti 😘

Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti Monumento di Arte, bellezza e cultura.La trovi qui👇🏻https://ww...
26/05/2026

Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti
Monumento di Arte, bellezza e cultura.

La trovi qui👇🏻
https://www.krinomai.it/shop/

Cari KrinoPeople, siete tutti invitati a seguirci anche sul nostro canale WhatsApp.💚Facciamo crescere tutte le nostre co...
24/05/2026

Cari KrinoPeople, siete tutti invitati a seguirci anche sul nostro canale WhatsApp.💚
Facciamo crescere tutte le nostre community ❤️
Clicca su questo link:👇🏻
https://whatsapp.com/channel/0029VbCWaL6AYlUKn6G1nt1Q

Oppure inquadra il codice QR💜

2duerighe parla di Krínomai
24/05/2026

2duerighe parla di Krínomai

Nella chiesa Valdese di Roma, è stato presentato il terzo numero di Krínomai. Rivista italiana di storia e critica delle Arti,

IL NOSTRO PAZSettant’anni fa nasceva Andrea Pazienza.E certi artisti non invecchiano mai davvero: restano sospesi dentro...
23/05/2026

IL NOSTRO PAZ

Settant’anni fa nasceva Andrea Pazienza.
E certi artisti non invecchiano mai davvero: restano sospesi dentro le notti insonni, nelle si*****te consumate sui davanzali, nei fogli pieni di rabbia e meraviglia.
Pazienza non disegnava soltanto fumetti. Disegnava febbre. Disegnava il caos di una generazione che cercava libertà mentre il mondo le cadeva addosso. Nei suoi personaggi c’erano l’Italia sporca degli anni Settanta e Ottanta, la poesia degli ultimi, la fame di vita, l’autodistruzione. C’era la bellezza fragile di chi ride forte per non crollare.
Zanardi aveva il cinismo feroce di un tempo senza innocenza. Pompeo era invece una ferita aperta: un viaggio disperato dentro la dipendenza e la solitudine. Tutto, nelle sue tavole, sembrava vivo. Troppo vivo.
Morì a trentadue anni, ma alcuni uomini non attraversano il tempo: lo incendiano.
E ancora oggi Andrea Pazienza continua a parlarci con il tratto inquieto dei veri poeti. Quelli che non cercano di consolare il mondo.
Solo di raccontarlo prima che faccia buio.

Pamela Blago

Il 23 maggio non è una data qualsiasi.È una ferita aperta nell’asfalto d’Italia.È il boato che ancora oggi attraversa la...
23/05/2026

Il 23 maggio non è una data qualsiasi.
È una ferita aperta nell’asfalto d’Italia.
È il boato che ancora oggi attraversa la memoria del Paese come un tuono che non smette di cadere.
Nel pomeriggio del 1992, a Capaci, la terra si sollevò in aria insieme alle automobili, al cemento, ai corpi. La mafia dichiarò guerra allo Stato con la violenza vigliacca di chi teme la giustizia più della morte. In quell’inferno vennero uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Non morirono soltanto delle persone. Morì un pezzo di innocenza italiana.
La Strage di Capaci non fu solo un attentato. Fu una sfida lanciata con il sangue. Un messaggio scritto con il tritolo: chi combatte la mafia deve avere paura. Ma la verità è che quel giorno la mafia mostrò soprattutto la propria codardia. Perché servono quintali di esplosivo quando non si riesce a piegare un uomo con il silenzio, con le minacce, con il potere.
Falcone lo sapeva. Sapeva di essere un condannato che continuava a camminare. Eppure andava avanti. Perché certi uomini non vivono per salvarsi: vivono per lasciare una strada agli altri. Lui e Paolo Borsellino avevano capito che la mafia non è soltanto un’organizzazione criminale. È una mentalità. È il compromesso sporco, il favore chiesto sottovoce, la paura che diventa abitudine, l’omertà che soffoca le coscienze.
Oggi ricordare Capaci non basta, se il ricordo resta una cerimonia vuota. Le corone di fiori non servono a niente se poi si continua a tollerare il marcio, a girarsi dall’altra parte, a pensare che la mafia sia soltanto una storia siciliana o un capitolo chiuso del passato. La mafia cambia volto, si veste bene, entra negli affari, nella politica, nelle città apparentemente tranquille. E continua a crescere ogni volta che qualcuno sceglie il silenzio invece del coraggio.
Capaci ci insegna che la legalità non è una parola da anniversario. È una scelta scomoda. Quotidiana. A volte perfino pericolosa.
E allora oggi non bisogna soltanto commemorare.
Bisogna avere memoria.
Che è una cosa diversa.
La commemorazione dura un minuto.
La memoria, invece, pretende coscienza. Pretende rabbia. Pretende verità.
Perché finché il nome di Giovanni Falcone continuerà a fare paura ai mafiosi, significherà che non hanno vinto.

Pamela Blago

Indirizzo

Milan

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Krínomai pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Krínomai:

Condividi

Digitare