26/08/2026
Tra la prima deposizione delle 16:00 e quella delle 23:45 trascorrono quasi otto ore: un intervallo nel quale Alberto Stasi ha avuto inevitabilmente il tempo di ripensare più volte a ciò che aveva raccontato e, nell’ipotesi di una ricostruzione difensiva, a come renderlo più preciso e credibile. Il dato interessante è che nella seconda versione non aumentano semplicemente i dettagli: aumentano soprattutto quelli che riguardano i suoi movimenti all’interno della casa e il possibile contatto con la scena del crimine. La seconda deposizione sembra quasi costruire una mappa dei propri movimenti e dei possibili contatti con il sangue.
Emblematico è il racconto della porta della cantina. Alle 16 Stasi si limita sostanzialmente a dire di averla aperta; poche ore dopo descrive minuziosamente il tentativo con il pomello, la mano appoggiata nella fessura e il movimento necessario per aprire le ante. Una precisione che, letta in chiave investigativa, potrebbe anche servire a spiegare preventivamente perché eventuali sue impronte o tracce si trovassero proprio lì.
Lo stesso salto di precisione riguarda la scoperta del corpo. Nella prima versione Chiara viene semplicemente descritta riversa sulle scale; nella seconda compaiono particolari molto più analitici: la posizione del corpo, l’inclinazione del capo, quale parte del volto fosse visibile, gli indumenti e persino il colore della pelle.
Per esempio, immaginate questa cronologia:
16:00: «Sono entrato, ho visto sangue, sono andato nella saletta, bagno, box, cantina.»
→ nel frattempo vengono esaminati pavimento, impronte, scarpe, porte ecc.
23:45: «Camminavo sul centrodestra»; «non percepivo nulla sotto le scarpe»; descrizione esatta di come tocca la porta; «non escludo di avere calpestato sangue».
𝐃𝐨𝐩𝐨 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐬𝐜𝐮𝐥𝐩𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐞𝐧𝐬𝐢.
Seguono il primo e il secondo verbale del 13/08/2007 e poi ditemi se può avere fatto tutto in soli 6 minuti:
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐬𝐢 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟔:𝟎𝟎
«Questa mattina intorno alle 9.45 ho fatto uno squillo, come nostra consuetudine, al cellulare di Chiara.Non ho ricevuto risposta, ma non mi sono preoccupato più di tanto. Dopo un’ora le ho fatto un altro squillo e anche in questa occasione non ho ricevuto risposta. Dalle 11.15 sino alle 12.30 ho tentato più volte di chiamarla sia con il cellulare che con il telefono di casa. Le telefonate erano dirette sia al cellulare sia alla sua utenza domestica. Non ho mai ricevuto risposta. L’ho chiamata altre volte dal fisso e dal cellulare, inutilmente. Anche dopo pranzo, verso le 13.30 ho cercato di chiamarla su entrambe le utenze, non ottenendo risposta.”
«Dopo di ciò sono uscito di casa con la mia Volkswagen Golf sono andato a casa di Chiara. Ho suonato il campanello ma non ho ottenuto risposta. Peraltro vedevo la finestra della cucina aperta e il dispositivo dell’antifurto spento, in quanto se acceso ha un led di colore rosso acceso. Ho provato a vedere se Chiara fosse in giardino a prendere il sole o se ci fosse la sua auto. Quindi ho provato a chiamarla a voce, gridando con voce molto alta. Non ottenendo risposta ho provato a chiamare Chiara sia sul cellulare che sul telefono di casa. Sentivo che entrambi gli apparati telefonici squillavano all’interno dell’abitazione. A questo punto, preoccupato, scavalcavo il muro di cinta dell’abitazione e sono entrato nel giardino. Mi sono affacciato dall’esterno del giardino alla finestra della cucina, chiamando Chiara, Chiara. Non ho ottenuto risposta. Provavo a verificare se la porta di ingresso fosse aperta. Siccome Chiara ha due gatti, capita che durante il giorno la porta rimanga aperta per far uscire i gatti in giardino. La porta si apriva e non notavo nessun segno di effrazione. Sono entrato in casa e ho visto la Tv accesa nella salettina dove ci eravamo appartati la sera prima. Quindi ho pensato che potesse essere lì. Poi entrando, vicino alla porta della cucina ho visto del sangue e un utensile, forse un porta-vaso per terra. Sono corso nella saletta e non ho visto Chiara. Ho guardato nel bagno ed era vuoto. Ho guardato vicino alla porta che conduce ai box non notando nulla. Tornando indietro dalla saletta, verso la porta d’entrata, si passa vicino alla porta che conduce in cantina. L’ho aperta e ho visto del sangue per terra. Ho fatto uno o due gradini e ho visto Chiara riversa sulle scale con il volto rivolto verso terra.»
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟑:𝟒𝟓
«…mi portavo davanti alla porta di ingresso e notavo che la stessa era chiusa ma non a chiave. Aprivo la porta azionando semplicemente la maniglia esterna. Dopo un paio di passi notavo in fondo, nella salettina di fronte alla porta d’ingresso, la televisione accesa, il volume era basso. Ho guardato per terra e ho notato delle macchie di sangue: spaventato, mi sono portato nella saletta mantenendomi sul centrodestra del corridoio. Ancora nessuna traccia di Chiara. Allora ho aperto la porta socchiusa del bagno, che risultava vuoto. Dopodiché ho aperto la porta che conduce al box: ho provato ancora a chiamarla, inutilmente.»
«Ho richiuso la porta e mi sono spostato sempre sul corridoio. La porta a soffietto che conduce in cantina era chiusa, per questo ho impugnato il pomello della porta ubicato alla destra dell’anta senza però riuscire ad aprirla. Nella parte centrale delle due ante c’era una fessura e ho appoggiato la mano spingendo verso l’interno. Alla fine sono riuscito ad aprire mediante sovrapposizione dell’anta destra a quella sinistra. Ho constatato a quel punto la presenza di sangue nell’angolo in basso a destra, sono sceso di un gradino e, chinandomi in avanti a sinistra, ho visto il corpo di Chiara che si trovava all’incirca nella parte finale della scala, che si presenta rettilinea, con la parte anteriore adagiata sugli scalini e con la testa verso il basso rispetto ai piedi. Indossava un pigiama rosa, composto da una maglietta a mezza manica e un pantaloncino molto corto. Aveva il volto rivolto verso il muro, il lato sinistro non visibile in quanto adagiato sul gradino. La parte destra era abbastanza visibile perché non era coperta da sangue, da indumenti o da capelli. La pelle aveva un colore nitido e chiaro.»
«Ho urlato e mi sono diretto alla porta d’ingresso con passo celere senza fare attenzione a dove ponevo i piedi. Preciso che nel tratto del corridoio antistante la porta che conduce alla cantina e al bagno non ho notato nulla sul pavimento, né tanto meno ho percepito qualcosa sotto le scarpe. Sono uscito velocemente dall’appartamento senza chiudere la porta d’ingresso. Mentre uscivo dall’appartamento, componevo dal cellulare il numero 118, ma anziché schiacciare il tasto di attivazione di chiamata ho premuto il tasto di rifiuto. Mentre riprovavo, sono salito in macchina e ho messo in moto. Quando l’operatrice del 118 mi ha risposto, ho detto che era necessaria un’ambulanza in via Pascoli. Durante la conversazione, sono arrivato presso la caserma dei carabinieri di Garlasco, dove ho raccontato quello che avevo visto. Subito dopo, facendo strada con la mia autovettura alla pattuglia dei carabinieri, sono ritornato sul posto, ma senza entrare in casa. Ho appreso del decesso di Chiara dal dialogo tra i carabinieri e i medici. Non ho chiesto a nessun medico se Chiara fosse deceduta né tanto meno la causa del decesso. Non ricordo, ma non lo escludo, di aver calpestato qualche macchia di sangue, anche perché ribadisco di essere uscito, così come nell’entrare, con un passo veloce, quasi correndo.»