Lorenzo Muto

Lorenzo Muto Ho tanta creatività e credo di fare bei contenuti Pagina del NONcantante. Faccio solo trash. Per il tuo evento privato contattami: [email protected]

23/09/2026
17/09/2026

Ma davvero l’Unione Europea ha vietato i social ai minori di 13 anni? La risposta è no, almeno per il momento. Ma qualcosa potrebbe cambiare.

La proposta europea punta a introdurre regole molto più rigide per l’accesso dei minorenni alle piattaforme digitali. L’idea è quella di impedire ai bambini sotto i 13 anni di utilizzare autonomamente i social e di prevedere maggiori limitazioni anche per gli adolescenti.

Tra le misure discusse ci sono account con funzionalità ridotte, maggiore controllo dei genitori e limiti all’utilizzo di strumenti considerati potenzialmente dannosi o capaci di creare dipendenza. Nel mirino finiscono, per esempio, lo scroll infinito, le notifiche notturne e la pubblicità personalizzata.

Il tema, inoltre, non riguarda soltanto Instagram, TikTok o altri social network. Le nuove tutele potrebbero interessare anche piattaforme video, videogiochi online, chatbot e servizi basati sull’intelligenza artificiale.

Uno dei problemi principali resta però la verifica dell’età. Come può una piattaforma sapere con certezza se davanti allo schermo c’è un dodicenne o un adulto? Servirebbero sistemi capaci di certificare l’età degli utenti, aprendo inevitabilmente un altro dibattito: quello sulla privacy e sui dati necessari per effettuare questi controlli.

Per questo è importante distinguere tra proposta e legge già in vigore: al momento non significa che gli account degli under 13 verranno automaticamente cancellati.

La direzione europea, però, è chiara: aumentare la protezione dei minori online e attribuire maggiori responsabilità alle piattaforme digitali.

La domanda resta aperta: fino a che punto è giusto limitare l’accesso dei più giovani a Internet per proteggerli?

11/09/2026

Ma perché sul red carpet di Venezia ci sono tutti, purché meno gli attori?

Ogni anno, durante la Mostra del Cinema di Venezia, succede praticamente la stessa cosa: basta aprire i social per vedere sul tappeto rosso attori, influencer, creator, cantanti e personaggi dello spettacolo che, almeno apparentemente, con il cinema hanno poco o nulla a che fare.

Il red carpet nasce ovviamente per accompagnare le première dei film: a sfilare sono registi, attori, produttori e persone legate alle opere presentate. Ma Venezia oggi è molto più di una semplice rassegna cinematografica. È uno degli eventi mediatici più importanti dell’anno e attorno alla Mostra ruota un enorme ecosistema fatto di sponsor, maison di moda, brand, agenzie di pubbliche relazioni e talent.

Il motivo è semplice: apparire sul red carpet significa ottenere fotografie, articoli, post e potenzialmente milioni di visualizzazioni. Per un marchio, quindi, vestire o invitare un personaggio famoso può diventare una gigantesca operazione pubblicitaria.

E, teoricamente, sul tappeto rosso potresti finirci anche tu. Esistono infatti agenzie e servizi che propongono pacchetti e inviti legati alle première del Festival. Attenzione però: non esiste un normale biglietto ufficiale della Biennale che, pagando una determinata cifra, garantisca automaticamente la passerella sul red carpet.

Soldi, conoscenze, sponsor e agenzie possono però aumentare parecchio le possibilità di accedere agli eventi giusti.

Ed è anche per questo che a Venezia ormai non vengono presentati soltanto film: per molti il red carpet è diventato uno spazio pubblicitario da percorrere in pochi secondi. Purché non ci si trattenga troppo.

08/09/2026

Ma chi è il Gatto col Cappello? Esiste davvero e sta girando anche in Italia? Negli ultimi giorni TikTok è stato invaso da foto e video inquietanti che mostrano una figura vestita come il celebre personaggio per bambini creato dal Dr. Seuss aggirarsi di notte per strade, parcheggi e quartieri residenziali.

Il trend trasforma così un personaggio colorato e simpatico in una sorta di creatura horror. Negli Stati Uniti sono circolate numerose segnalazioni e presunti avvistamenti, mentre il fenomeno è arrivato rapidamente anche in Italia, con immagini che indicano diverse località, comprese alcune zone del napoletano.

Una storia che ricorda molto la Samara Challenge del 2019, quando alcune persone si travestivano come Samara, la protagonista di “The Ring”, per comparire improvvisamente di notte e spaventare i passanti. Rispetto a sette anni fa, però, oggi esiste una differenza enorme: l’intelligenza artificiale.

Molti dei contenuti che stanno circolando possono infatti essere creati o modificati digitalmente con estrema facilità. Questo significa che una fotografia apparentemente scattata sotto casa potrebbe non documentare alcun avvistamento reale. Proprio per questo, soprattutto per i contenuti italiani, bisogna fare molta attenzione prima di considerarli autentici.

A rendere tutto ancora più curioso c’è poi una coincidenza: il 5 novembre arriverà al cinema un nuovo film dedicato proprio al Gatto col Cappello. Una produzione per famiglie che si ritrova, involontariamente o meno, al centro di un enorme trend social che sta trasformando il suo protagonista in un’icona horror.

E allora la domanda nasce spontanea: siamo davanti all’ennesima leggenda nata su TikTok o alla pubblicità involontaria perfetta per un film che deve ancora uscire?

29/08/2026

Snoop Dogg cerca un assaggiatore di gelato: stipendio da 10.000 dollari al mese

Essere pagati per mangiare gelato sembra uno di quei lavori inventati per scherzo sui social. E invece dietro questa particolare offerta ci sarebbe Snoop Dogg, che attraverso il suo brand di gelati Dr. Bombay è alla ricerca di un assaggiatore internazionale.

La persona selezionata dovrebbe ricevere 10.000 dollari al mese per tre mesi, arrivando quindi a guadagnare complessivamente 30.000 dollari. Il compito, però, non sarebbe semplicemente quello di assaggiare diversi gusti e decidere quali siano i migliori.

L’assaggiatore dovrebbe provare gelati e dessert provenienti da diverse parti del mondo, individuare nuovi sapori, studiare combinazioni particolari e soprattutto intercettare i trend che potrebbero influenzare il settore. Le idee raccolte potrebbero poi contribuire allo sviluppo di nuovi prodotti per Dr. Bombay.

Si tratta quindi quasi di un vero e proprio cool hunter del gelato: una persona capace di osservare ciò che sta diventando popolare, proporre nuove idee e fornire feedback utili al brand.

La parte che rende l’iniziativa ancora più interessante è che non sarebbe necessario essere chef, pasticcieri o esperti professionisti di gelato. Tra i requisiti principali ci sarebbero un passaporto valido, la capacità di parlare inglese e, naturalmente, una grande passione per gelati e dessert.

Insomma, quello che per molti potrebbe sembrare semplicemente un piacere estivo potrebbe trasformarsi, almeno per tre mesi, in un lavoro da 10.000 dollari al mese.

26/08/2026

Perché si dice “rimanere al verde” quando non abbiamo più soldi?

Quando il conto è vuoto e il portafoglio piange, diciamo spesso di essere “rimasti al verde”. Ma cosa c’entra il colore verde con i soldi?

In realtà, all’origine il denaro non c’entrava direttamente. L’espressione sarebbe legata a un’antica usanza delle aste pubbliche, dove per scandire il tempo a disposizione venivano utilizzate delle candele.

La parte finale della candela veniva colorata di verde. Finché la fiamma continuava a bruciare era ancora possibile fare offerte, ma quando arrivava alla zona verde significava che il tempo era praticamente terminato.

In altre parole, si era letteralmente arrivati “al verde”.

Con il passare dei secoli questa espressione iniziò a essere utilizzata in senso più ampio per indicare qualcosa che stava arrivando alla fine delle proprie risorse.

Ed è proprio da qui che sarebbe nato il collegamento con il denaro. Se una persona aveva ormai consumato tutte le proprie disponibilità economiche, era arrivata alla fine, proprio come quella candela.

Da qui il significato che utilizziamo ancora oggi: “rimanere al verde” significa non avere più soldi o averne davvero pochissimi.

Quindi il verde, in questo caso, non rappresenta né le banconote né la ricchezza. Al contrario, rappresentava proprio il momento in cui qualcosa stava per finire.

E così, se dopo una vacanza guardi il conto corrente e trovi praticamente il deserto, puoi dirlo ufficialmente: sei rimasto al verde.

15/08/2026

Il 13 agosto dovevo rientrare a Napoli da Sharm el Sheikh con Wizz Air. Il volo, previsto alle 19:40, dopo diversi rinvii è stato cancellato. Da quel momento è iniziata un’esperienza che difficilmente dimenticherò.

Con oltre 250 passeggeri bloccati in aeroporto, la compagnia ci ha comunicato le alternative previste: rimborso, riprenotazione oppure assistenza con hotel e successivo volo. Io e altri passeggeri senza agenzia abbiamo ricevuto una prenotazione presso l’Amphoras Beach Resort. Dopo ore di attesa e senza un referente Wizz Air presente, ci siamo organizzati autonomamente pagando un taxi per raggiungere la struttura.

Arrivati intorno alle 2 di notte, però, abbiamo scoperto che non c’erano camere disponibili per noi. Alcuni gruppi gestiti dalle agenzie erano stati sistemati, mentre altri passeggeri sono rimasti nella hall. Abbiamo trascorso la notte sui divani o a terra, senza una sistemazione e, per diverse ore, senza acqua o cibo forniti dalla compagnia.

La mattina successiva, dopo ulteriori telefonate, siamo stati trasferiti in un altro resort soltanto per poche ore. Nel frattempo il nuovo volo era stato riprogrammato con arrivo non più a Napoli, ma a Roma Fiumicino, da cui sarebbero poi partiti dei pullman.

Io e la mia fidanzata abbiamo deciso di non aspettare ancora: abbiamo acquistato di tasca nostra un volo Air Cairo e siamo rientrati a Napoli. La questione non è semplicemente un volo cancellato. Gli imprevisti possono accadere. Il problema è ricevere un’assistenza sulla carta e scoprire, nel momento del bisogno, che quella stessa assistenza non è realmente garantita.

Per una notte ci siamo sentiti abbandonati, senza sapere dove dormire e quando saremmo tornati a casa. Ed è proprio questo che una compagnia aerea, soprattutto dopo aver creato un disagio simile, dovrebbe evitare a ogni costo.

15/08/2026

Parte 2

Il 13 agosto dovevo rientrare a Napoli da Sharm el Sheikh con Wizz Air. Il volo, previsto alle 19:40, dopo diversi rinvii è stato cancellato. Da quel momento è iniziata un’esperienza che difficilmente dimenticherò.

Con oltre 250 passeggeri bloccati in aeroporto, la compagnia ci ha comunicato le alternative previste: rimborso, riprenotazione oppure assistenza con hotel e successivo volo. Io e altri passeggeri senza agenzia abbiamo ricevuto una prenotazione presso l’Amphoras Beach Resort. Dopo ore di attesa e senza un referente Wizz Air presente, ci siamo organizzati autonomamente pagando un taxi per raggiungere la struttura.

Arrivati intorno alle 2 di notte, però, abbiamo scoperto che non c’erano camere disponibili per noi. Alcuni gruppi gestiti dalle agenzie erano stati sistemati, mentre altri passeggeri sono rimasti nella hall. Abbiamo trascorso la notte sui divani o a terra, senza una sistemazione e, per diverse ore, senza acqua o cibo forniti dalla compagnia.

La mattina successiva, dopo ulteriori telefonate, siamo stati trasferiti in un altro resort soltanto per poche ore. Nel frattempo il nuovo volo era stato riprogrammato con arrivo non più a Napoli, ma a Roma Fiumicino, da cui sarebbero poi partiti dei pullman.

Io e la mia fidanzata abbiamo deciso di non aspettare ancora: abbiamo acquistato di tasca nostra un volo Air Cairo e siamo rientrati a Napoli. La questione non è semplicemente un volo cancellato. Gli imprevisti possono accadere. Il problema è ricevere un’assistenza sulla carta e scoprire, nel momento del bisogno, che quella stessa assistenza non è realmente garantita.

Per una notte ci siamo sentiti abbandonati, senza sapere dove dormire e quando saremmo tornati a casa. Ed è proprio questo che una compagnia aerea, soprattutto dopo aver creato un disagio simile, dovrebbe evitare a ogni costo.

15/08/2026

PARTE 1

Il 13 agosto dovevo rientrare a Napoli da Sharm el Sheikh con Wizz Air. Il volo, previsto alle 19:40, dopo diversi rinvii è stato cancellato. Da quel momento è iniziata un’esperienza che difficilmente dimenticherò.

Con oltre 250 passeggeri bloccati in aeroporto, la compagnia ci ha comunicato le alternative previste: rimborso, riprenotazione oppure assistenza con hotel e successivo volo. Io e altri passeggeri senza agenzia abbiamo ricevuto una prenotazione presso l’Amphoras Beach Resort. Dopo ore di attesa e senza un referente Wizz Air presente, ci siamo organizzati autonomamente pagando un taxi per raggiungere la struttura.

Arrivati intorno alle 2 di notte, però, abbiamo scoperto che non c’erano camere disponibili per noi. Alcuni gruppi gestiti dalle agenzie erano stati sistemati, mentre altri passeggeri sono rimasti nella hall. Abbiamo trascorso la notte sui divani o a terra, senza una sistemazione e, per diverse ore, senza acqua o cibo forniti dalla compagnia.

La mattina successiva, dopo ulteriori telefonate, siamo stati trasferiti in un altro resort soltanto per poche ore. Nel frattempo il nuovo volo era stato riprogrammato con arrivo non più a Napoli, ma a Roma Fiumicino, da cui sarebbero poi partiti dei pullman.

Io e la mia fidanzata abbiamo deciso di non aspettare ancora: abbiamo acquistato di tasca nostra un volo Air Cairo e siamo rientrati a Napoli. La questione non è semplicemente un volo cancellato. Gli imprevisti possono accadere. Il problema è ricevere un’assistenza sulla carta e scoprire, nel momento del bisogno, che quella stessa assistenza non è realmente garantita.

Per una notte ci siamo sentiti abbandonati, senza sapere dove dormire e quando saremmo tornati a casa. Ed è proprio questo che una compagnia aerea, soprattutto dopo aver creato un disagio simile, dovrebbe evitare a ogni costo.

Indirizzo

Naples

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