Fisco di Prossimità

Fisco di Prossimità Il ruolo attivo degli enti locali nella organizzazione della fiscalità al servizio dei cittadini

05/01/2026

Consigli di lettura

Gaza è il luogo dove sono state commesse atrocità spaventose che hanno fatto riemergere gli spettri delle peggiori tragedie del novecento. Genocidio è la parola negata, rimossa, contestata, temuta per lo stigma che macchia indelebilmente le nazioni che l’hanno consentito e coloro che si sono voltati dall’altra parte. Il rapporto della Commissione indipendente dell’Onu presentato a Ginevra il 16 settembre 2025, che pubblichiamo in questo volume, documenta gli eventi occorsi nella Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023 e analizza con compiutezza la condotta di Israele alla luce delle categorie di atti che integrano il delitto di genocidio. A partire dalla premessa iniziale fino alle conclusioni finali, il rapporto sviluppa un viaggio nell’orrore di fatti ed eventi indicibili. Mette a fuoco e descrive con toni asciutti condotte che hanno calato l’inferno in terra nella Striscia di Gaza. Le sue conclusioni sono una sorta di certificato notarile che a Gaza è stato praticato un genocidio, e tolgono ogni alibi a coloro che nel mondo politico e nei media fanno finta di non vedere.
Il rapporto dell’Onu è preceduto da un saggio introduttivo di Domenico Gallo, che ripercorre le tappe attraverso le quali è stato introdotto nell’ordinamento internazionale il ripudio del genocidio, e richiama i numerosi documenti di Ong e dell’Onu che hanno lanciato un grido d’allarme rimasto inascoltato.
Il testo è arricchito di QR code che permettono di leggere e consultare una mole impressionante di documenti ufficiali, video, articoli, strumenti indispensabili per un percorso didattico.

05/01/2026

A Bologna il 6 gennaio ore 18 a Piazza Maggiore!

05/01/2026

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05/01/2026

È arrivata la risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa e alle accuse deliranti di essere un “narcotrafficante” da parte di Donald Trump e del suo governo.

Ed è una risposta di enorme forza politica e MONUMENTALE DIGNITÀ che tutto il mondo dovrebbe leggere.

Specie certi scendiletto e “cheerleader” di casa nostra.

“Smetta di calunniarmi, signor Trump. Non è così che si minaccia un presidente latinoamericano salito al potere attraverso la lotta armata e, in seguito, grazie alla lotta per la pace del popolo colombiano.

Mi accusate falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina. Ma io non possiedo un'auto, né proprietà all'estero; continuo a pagare il mutuo con il mio stipendio.
È ingiusto, e io combatto contro l’ingiustizia.

(…) Il Presidente della Colombia è il comandante supremo delle forze militari e di polizia colombiane per ordine costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha elaborato dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione.

(…) Nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo forgiato un patto: la nuova Costituzione della Colombia, che mirava a costruire uno Stato sociale governato dallo Stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.

Ebbene, in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate, e sempre sotto la protezione della Costituzione, ho ordinato il più grande sequestro di cocaina nella storia del mondo. Ho avviato un importante programma di sostituzione volontaria delle colture da parte dei coltivatori di co*a. Il processo ha interessato 30.000 ettari di co*a ed è la mia massima priorità come politica pubblica.

Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza.

(…) Se bombardano i contadini, migliaia di guerriglieri si solleveranno sulle montagne.

E se arrestassero il presidente che gran parte del mio popolo ama e rispetta, scatenerebbero la rabbia del popolo.

Da questo momento in poi, ogni soldato in Colombia ha ricevuto un ordine: qualsiasi comandante delle forze armate che preferisca la bandiera statunitense a quella colombiana verrà immediatamente rimosso dall'istituzione per ordine della truppa e mio.
La Costituzione impone alle forze armate di difendere la sovranità popolare.

Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio.

Non sono un figlio illegittimo, né un trafficante di droga.
Ho una fiducia enorme nel mio popolo, ed è per questo che gli ho chiesto di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo.

Mi fido del popolo e della storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi sappia che ha di fronte un comandante del popolo. Libera la Colombia per sempre.

Invece di andare a catturare un presidente latinoamericano con riserve petrolifere limitate, perché avete bloccato l'approvvigionamento di petrolio, condannato la gente alla fame e innescato l'esodo che ha raggiunto il vostro Paese, vi avrei accompagnato a catturare Netanyahu, il leader genocida”.

Un Gigante.

05/01/2026

“Chi non si ribella al dolore umano, non è innocente”.
È una frase che ha attraversato come un mantra tutta la vita di Pippo Fava. Ed è anche quella che, più di molte inchieste, ne ha spiegato e riassunto la fine.

Giuseppe Fava era nato il 15 settembre 1925 a Palazzolo Acreide, sui monti Iblei. Famiglia semplice la sua: genitori maestri elementari, nonni contadini. Era cresciuto con tre passioni che non lo hanno mai abbandonato: il teatro, la scrittura, il giornalismo, inteso come ricerca ostinata della verità. Si è laureato pure in giurisprudenza, ma non la praticherà mai.

Il suo destino è quello di fare il giornalista.
Tanta gavetta, poi, nel 1956, il suo primo incarico prestigioso all’Espresso Sera come capocronista. Ha scritto di cronaca, cultura, sport. Ma, soprattutto, ha iniziato a raccontare la mafia, quando ancora in molti fingevano che non esistesse. Ha intervistato boss come Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo, ha studiato i clan, ha osservato da vicino il potere criminale e le sue relazioni ai più alti livelli.

La vera svolta della sua vita e, insieme quella di tanti giovani che lo seguiranno, è arrivata nel 1980 quando Pippo, dopo la gloria nazionale e i grandi premi, ha deciso di tornare a Catania per diventare direttore del “Giornale del Sud”. Lì ha costruito una redazione giovane, inesperta, coraggiosa, libera. È stato il primo giornale a raccontare apertamente la mafia catanese, i legami con imprenditori e politica. In cambio sono arrivate le minacce, le censure, il fango, un giorno persino una bomba carta davanti alla redazione. E, infine, il licenziamento, nel 1981, prima che il giornale chiudesse direttamente i battenti.

Per molti sarebbe stato un segnale inequivocabile.

Ma Pippo Fava no, non si è fermato. Si è indebitato, ha venduto tutto e ha fondato “I Siciliani”, un mensile senza padroni. Già dal primo numero ha pubblicato l’inchiesta sui “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse Mafiosa”, ha denunciato il sistema di potere che ha retto la città. Le vendite sono cresciute, l’isolamento pure. Nel 1982 a Catania si è sparato ogni pochi giorni. Fava ha fatto nomi, ha collegato i fatti, ha rifiutato l’indifferenza.

Il 28 dicembre 1983, nell’ultima intervista a Enzo Biagi, ha denunciato apertamente la mafia dei colletti bianchi, quella che siede nei palazzi.
Una settimana dopo, la sera del 5 gennaio 1984, anche per quello lo ammazzeranno. Aveva appena lasciato la redazione e stava andando a prendere la nipotina a teatro. Alle 21.30, è stato raggiunto nella sua auto e colpito da cinque colpi alla nuca. Non ha avuto neanche il tempo di voltarsi e guardare in faccia i suoi assassini.

Dopo la morte, sono arrivate anche le menzogne. Si è parlato di delitto passionale, di moventi economici. Tutto falso.

Per la verità giudiziaria bisognerà aspettare addirittura il 1998, quando i vertici del clan Santapaola saranno condannati come mandanti dell’omicidio.

Fava è stato uno degli uomini soli della Sicilia, riscoperto troppo tardi e interpretato meravigliosamente da quel fuoriclasse che è Fabrizio Gifuni in “Prima che la notte”.
Eppure Pippo Fava è stato per decenni una delle penne più scintillanti e coraggiose del nostro Paese, maestro di tanti che grazie anche a lui faranno strada, fedele a quella domanda che si è fatto nel corso di tutta la vita, senza mai dubitare quale fosse la risposta giusta:

“A che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare?”

Oggi, nell’anniversario della sua morte, ricordiamo Pippo Fava, non solo un grande siciliano. Un grande italiano.

05/01/2026
05/01/2026
05/01/2026
05/01/2026

Con quello che ha mostrato poco fa Report sui legami tra estrema destra e le stragi di mafia ce ne sarebbe abbastanza per aprire decine di interrogazioni e pure una commissione d’inchiesta parlamentare.

Una sequenza sconcertante di fatti, date, testimonianze che collegano direttamente uno dei leader della destra estrema fascista ed eversiva, Stefano Delle Chiaie, nientemeno che alla strage di Capaci.

Non lo dice Sigfrido Ranucci ma l’audio del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero durante un colloquio coi pm del giugno 2007, durante il quale ha ricordato la presenza dello stesso Delle Chiaie a Capaci poco prima che saltasse in aria la macchina di Giovanni Falcone, e addirittura la sua presunta diretta responsabilità.

Report questa sera ha pubblicato quell’audio.

Ovvero ha fatto quello che fanno i giornalisti: raccontare i fatti e riportare le fonti.

E attorno a quell’audio ruota la solita centrifuga micidiale di mafia, neofascismo, servizi segreti deviati, loggia P2 che per oltre trent’anni ha segnato e cambiato in modo irreparabile la Storia di questo Paese.

E c’era chi, come Gasparri, fino all’ultimo ha provato a non far andare in onda questo grande esempio di Servizio Pubblico.

Ora è più chiaro perché.

Per fortuna esiste ancora persino in Rai un programma che ancora fa informazione, in un clima pesantissimo.

L’augurio è che quest’inchiesta non si fermi lì, che si indaghi fino in fondo su uno dei grandi misteri italiani. Uno dei tanti, tutti o quasi collegati.

Grazie a Report e a Sigfrido Ranucci per questa ennesima pagina di Servizio Pubblico.

04/01/2026
04/01/2026

Non so voi, ma io mi sarei rotto abbastanza le gonadi - per usare un francesismo - di tutto quel destrume che da due giorni inneggia a Trump e attacca chiunque a sinistra non si allinei al clima di giubilo generale.

Così ho deciso di rispondere una volta per tutte a tutte le sciocchezze sesquipedali che ho letto e sentito nelle ultime 36 ore.

Perché davvero non se ne può più di tanta ignoranza e tale ipocrisia tutta insieme.

Pronti? Via.

“Dopo aver marciato per Gaza, adesso la sinistra scenderà in piazza per difendere Maduro…”

No, gentili analfabeti funzionali. Nessuno sano di mente scenderà in piazza per difendere Maduro, che considero (e così il 99% della sinistra) un criminale e dittatore da prima che la stragrande maggioranza di voi ne conoscesse anche solo il nome o sapesse collocare il Venezuela su una cartina geografica. Ma conosco abbastanza le basi del diritto internazionale da sapere che non spetta né a Trump né a nessuno Stato estero bombardare città, rovesciare regimi e sequestrare Presidenti. E in tutto questo - già che ci siamo - non c’è nulla né di “legittimo” né men che meno di “difensivo”.
Per le responsabilità politiche e penali esiste una cosina chiamata comunità internazionale e tribunali penali sovranazionali.
Esatto, quegli stessi tribunali che la destra calpesta e umilia un giorno sì e l’altro pure.

“E allora come mai la gente in Venezuela festeggia? Eh, eh?”

Festeggia perché in larga parte non sopportava più l’orribile regime di Maduro, come in qualunque Paese l’opposizione interna festeggerebbe la fine di un sistema politico sgradito. Ma questo non rende né Trump un eroe - semmai quello è un effetto collaterale - né il golpe americano politicamente e giuridicamente accettabile.
Apre solo la strada a un mondo in cui vige la legge del più forte e chiunque un domani potrà fare lo stesso ovunque riterrà di averne un tornaconto politico ed economico, a cominciare dagli stessi Usa in Groenlandia, la Cina a Taiwan e Israele in Palestina (ah no, quello succede già da 50 anni…)

“Eh ma Maduro è stato arrestato per narcotraffico…”

Tanto per cominciare, Maduro non è stato ‘arrestato”, è stato sequestrato.
E l’ultima cosa che interessa a Trump è combattere il narcotraffico (con cui, sia chiaro, Maduro ha dei legami), non a caso appena un mese fa il nuovo boss mondiale ha gentilmente graziato Juan Orlando Hernández, ex presidente dell'Honduras condannato negli Stati Uniti a 45 anni per aver controllato quello che era a tutti gli effetti un narcostato. Ma Trump allora, casualmente, non ebbe nulla da eccepire.

E ancora scrivono convinti di dire qualcosa di intelligente:
“Ma qualcuno crede davvero al diritto internazionale? Mentre voi state lì a parlare di diritto, Trump ha agito e liberato il Venezuela”.

Gulp!
Trump non ha liberato proprio nulla. Ha semplicemente rovesciato un regime a lui scomodo per sostituirlo con uno a lui comodissimo, ovvero quel genere di regime che gli permetterà di mettere le mani indisturbato sul 18% del petrolio mondiale. Alla faccia dell’eroe…
E no, su questo avete ragione, non è nulla di particolarmente nuovo: è quello che gli Stati Uniti fanno da 80 anni in America Latina, in Medio oriente e nel Sud Est asiatico (qui è andata un po’ meno bene) senza che nessuno battesse ciglio. Trump lo fa solo in modo molto più aggressivo, delirante e alla luce del sole. Autoproclamandosi pure “pacifista” per gli stolti che ancora ci credono.

“Se gli Stati Uniti non avessero fatto lo stesso con Hi**er oggi parleremmo tedesco”.

Come se il nazifascismo, in particolare dal 1943 in poi, possa essere anche solo lontanamente paragonato per impatto, minaccia, brutalità, orrore, enormità storica al Venezuela di Maduro. Roba da matti.
Senza contare che a dirlo sono spesso gli eredi in linea diretta di chi stava orgogliosamente dall’altra parte degli americani. E se fosse stato per loro, di Hi**er avremmo pure i monumenti…

Mi sembra sia tutto, per ora.

Adesso, gentili meloniani, leghisti, trumpiani, trumpini, cheerleader, se volete fare la grazia di aprire anche solo per sbaglio un Bignami di scienze politiche, diplomatiche, diritto internazionale, almeno ci risparmiate la vostra crassa, conclamata, intollerabile ignoranza. Perché costa a noi tempo e fatica smontarla.

E ha un prezzo incalcolabile, insostenibile, per la democrazia.

Grazie.

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