23/07/2025
Ci hanno raccontato per anni che abbiamo troppi dipendenti pubblici: Fandonie. Ne abbiamo sempre meno, se non nei corridoi dei ministeri, dove la dieta dimagrante della PA non vale: lì lo staff cresce come la muffa, soprattutto d’estate, quando il caldo stordisce e i giornalai parlano solo di mare e vacanze.
Al ministero della salute, Schillaci pare pronto ad arruolare 130 collaboratori: un esercito di penne biro al servizio della buona salute – istituzionale, s’intende, mica quella dei comuni mortali in fila per una Tac nel 2027.
Il trend non è nuovo: già la Cultura, sotto l’attento sguardo di Sangiuliano, aveva pensato che 100 fosse il numero perfetto per uno staff. L’Agricoltura, con Lollobrigida, ha rilanciato: 100 anche lì, con due milioncini extra – che vuoi che siano – per garantirsi un po’ di compagnia a pranzo.
Il ministero della Giustizia? Sempre avanti: quasi 52 milioni per tenere in ordine gli armadi dello staff. Dentro ci trovi 145 dell’Ispettorato, 60 dell’Ufficio legislativo, 30 esperti del PNRR e 80 magistrati fuori ruolo.
E nel frattempo che fa il ministero della Salute? Cura i gatti nel vero senso della parola! Il sottosegretario Gemmato ha firmato una direttiva per curare i mici col Remdesivir anti-Covid. Il servizio pubblico per gli umani può attendere, ma i gatti no. Loro hanno diritto alla vita, alla dignità e – perché no – a un team di 130 funzionari che li accarezzi mentre ti stampano la ricetta elettronica veterinaria.
Per non farci mancare nulla, due perfette conosciute della politica, Rita Di Quinzio e Nicoletta Pimpinella, vincono un concorso in agosto “interno” per chi lavora in Regione Lazio, risultando (guarda caso) prime e seconde!
Così va il potere nel regime Meloniano: mentre la sanità arranca, crescono i dipendenti di pubblica inutilità.
-
Povera Italia
-