06/05/2026
LA TRAGEDIA DI SARNO
Era il 5 maggio 1998 quando Sarno, in provincia di Salerno, è stata colpita dal più grave disastro geo-idrologico che ha colpito l'Italia, dopo il Vajont (1963) e Stava (1985).
Tra le 14:00 del pomeriggio e la mezzanotte del 5 maggio 1998, al culmine di un prolungato e intenso evento piovoso iniziato nel tardo pomeriggio del giorno precedente, una serie di colate di detrito si staccarono dall'area sommitale del Pizzo d'Alvano, nell'Appennino Campano.
Percorrendo ad elevata velocità entrambi i versanti, i detriti si abbatterono con violenza sugli abitati di Sarno, Bracigliano, Siano, San Felice a Cancello e Quindici.
In poche ore, più di 2 milioni di metri cubi di materiale si riversarono sui centri abitati. La tragedia si consumò in modo progressivo nell'arco di un'intera giornata: tra la prima frana e l'ultima trascorsero circa otto ore, e il maggior numero di persone morì a causa dell'ultima colata, attorno a mezzanotte, nella frazione di Episcopio, a Sarno.
Il momento peggiore arrivò nella notte: tra le 23:31 e la mezzanotte del 6 maggio, una frana di vastissime dimensioni travolse nuovamente Sarno, invadendo l'ospedale Villa Malta e seppellendo sotto al fango due medici, tre infermieri, il portiere dell'ospedale e cinque pazienti, tra cui due bambini.
Le cause furono sia naturali che umane.
Dal punto di vista geologico, le coperture terrigene del Monte Alvano sono costituite prevalentemente da piroclastiti a scarsa coesione (ceneri e lapilli provenienti dalle eruzioni del Vesuvio), depositate su un substrato carbonatico compatto e praticamente impermeabile. Quando queste si saturano d'acqua, scivolano a valle con forza devastante.
Ma contribuirono anche fattori antropici:
✅ tra il 1982 e il 1990 si era verificato un calo della superficie boschiva pari al 13,4%, a causa di numerosi incendi che avevano ridotto la stabilità dei versanti.
✅ i canali di drenaggio delle acque piovane ai piedi dei monti erano ostruiti da anni e non erano mai stati ripuliti dai detriti.
✅ La scarsa considerazione iniziale dell'evento, i ritardi negli interventi e la mancanza di un modello d'azione coordinato non fecero altro che incrementare una situazione già di per sé complicata.
Ci furono molte polemiche sulla lentezza dei soccorsi e sulle mancate evacuazioni di alcune zone di Sarno. Il sindaco Gerardo Basile fu accusato di omicidio colposo plurimo.
La tragedia provocò 161 morti, 350 feriti e 3.000 sfollati.
137 vittime furono nella sola Sarno, la cui frazione Episcopio fu l'area maggiormente colpita.
Tuttavia questa tragedia segnò una svolta nella politica italiana sulla gestione del rischio geo-idrologico.
Poche settimane dopo l'evento venne emanato il cosiddetto "Decreto Sarno" (Legge 267/98), recante norme su criteri e metodi per l'individuazione del rischio da frana e inondazione, e per la redazione dei Piani per l'Assetto Idrogeologico.
Per la prima volta, l'Italia spostò il proprio approccio dalla sola gestione dell'emergenza verso la prevenzione.
✍🏻 Antonio