19/09/2026
Fino a domenica, i cittadini russi sono chiamati alle urne per il rinnovo dei 450 seggi della Duma di Stato. Si tratta della prima tornata elettorale parlamentare da quando, nel febbraio 2022, è iniziata l'invasione su vasta scala dell'Ucraina. Eppure, più che di fronte a un vero esercizio democratico, ci troviamo davanti all'ennesima rappresentazione teatrale di un regime sempre più autoritario.
Un dettaglio cruciale riguarda chi certificherà la regolarità di questo voto. Mosca, infatti, ha deciso di chiudere la porta agli osservatori indipendenti dell’OSCE/ODIHR. Al loro posto è stata schierata una delegazione di circa 250 emissari della IAPEE (International Association for Political and Electoral Experts). Si tratta di un'organizzazione creata su misura a Mosca pochi mesi fa, su impulso dei vertici della Commissione elettorale russa.
Chi la presiede? L’italiano Vito Grittani, un nome già noto per aver legittimato, in veste di osservatore, i referendum farsa del 2022 nei territori ucraini occupati. A fare da garante per questa operazione di propaganda del Cremlino ci sarà anche Angelo d'Orsi, ex professore di Storia del pensiero politico all'Università di Torino, che ha annunciato con fierezza la sua partecipazione.
Ma la pattuglia italiana è sorprendentemente nutrita e trasversale. Tra gli "osservatori" figura infatti anche Ugo Rossi, consigliere comunale di Trieste e figura di spicco delle piazze antisistema, volato in Russia a validare non si sa bene cosa, casualmente in Futuro Nazionale.
Questa nutrita presenza di italiani in simili missioni farsa solleva un problema politico ben più ampio e allarmante. Mentre in altri Paesi europei le reti di influenza del Cremlino vengono indagate, gli agenti rintracciati, perseguiti e, laddove russi, espulsi o rimandati a Mosca, in Italia sembra esserci una pericolosa tolleranza. Si avverte un silenzio assordante da parte delle autorità e della magistratura di fronte al proliferare di figure che operano attivamente, e quasi alla luce del sole, per fare da cassa di risonanza alla propaganda putiniana.
Per capire il clima in cui si vota in Russia, d'altronde, basta guardare chi è stato tagliato fuori dalla competizione, e con quali pretesti.
Il partito pacifista Jabloko, unico movimento apertamente contrario alla guerra e accreditato di oltre il 20% dei consensi, è stato estromesso dalla corsa proporzionale nazionale da una sentenza della Corte Suprema. Le motivazioni rasentano l'assurdo: presunte violazioni del diritto d’autore per aver inserito nei materiali elettorali i versi di una canzone, la citazione di un'opera teatrale, alcuni dati statistici e persino un’immagine generata con l'intelligenza artificiale.
A livello locale, la scure della censura ha raggiunto vette se possibile ancora più grottesche:
* A Čeljabinsk, un candidato di Jabloko è stato escluso per aver utilizzato un'opera di Banksy e per aver riportato una storica frase del diplomatico sovietico Andrej Gromyko: «Meglio dieci anni di negoziati che un giorno di guerra». Un dettaglio che la dice lunga su come il Cremlino consideri chiunque osi invocare la pace o la via diplomatica.
* A Nižnij Novgorod, a far saltare le candidature sono state delle vecchie foto pubblicate sui social. Un candidato è stato escluso per aver postato un'immagine di Lemmy Kilmister dei Motörhead: a finire nel mirino delle autorità è stato un tatuaggio del defunto leader della band, scambiato per "simbologia nazista" (nonostante raffigurasse una decorazione militare antecedente al nazismo). A un altro candidato è costata cara la foto degli Iron Maiden, con l'accusa surreale di "satanismo" (movimento che in Russia è stato genericamente bollato come estremista).
* A Saratov, il candidato comunista Nikolai Bondarenko è stato eliminato per una vecchia multa legata a una foto di Aleksej Navalny pubblicata online. Oggi, infatti, il volto del dissidente assassinato in carcere è considerato un "simbolo estremista". La stessa sorte è toccata a chi aveva condiviso semplici link o loghi di Facebook e Instagram, piattaforme vietate nel Paese.
* Nemmeno i partiti allineati sono al sicuro: a Tver, il capolista di Rodina è stato escluso perché possedeva azioni di multinazionali straniere (Apple, Microsoft, Meta) che non è riuscito a vendere a causa delle sanzioni internazionali.
Mentre Vladimir Putin dichiara che queste elezioni si svolgeranno "nel pieno rispetto della Costituzione" e serviranno a dimostrare il sostegno del Paese all'esercito, la realtà è ben diversa.
Viene escluso chi chiede la pace, chi ricorda i dissidenti uccisi, chi condivide citazioni storiche o banalissime foto di vecchie rock band. E, nel frattempo, si accolgono a braccia aperte finti osservatori internazionali — con una compiacente e nutrita quota italiana — per applaudire alla regolarità del processo.
Come Comitato Ventotene, crediamo sia fondamentale non voltare lo sguardo di fronte a queste derive e denunciare non solo l'autoritarismo di Mosca, ma anche le pericolose connivenze e le opacità che inquinano le democrazie che si trovano in casa nostra.
(E sì, siamo già pronti ad accogliere la consueta ondata di troll e profili finti che affolleranno i commenti per difendere l'indifendibile).