Paola Fioroni

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PERUGIA, LA SICUREZZA NON È UNA PERCEZIONELa sicurezza non è una percezione.Sono le vetrine spaccate, le serrande violat...
14/06/2026

PERUGIA, LA SICUREZZA NON È UNA PERCEZIONE

La sicurezza non è una percezione.
Sono le vetrine spaccate, le serrande violate, i commercianti lasciati soli. Sono i danni, la paura, la rabbia di chi ogni mattina apre un’attività, investe, lavora, tiene viva la città e si ritrova a fare i conti con furti, effrazioni, vandalismi e degrado.

😡In pochi giorni il centro storico di Perugia è finito di nuovo sulle cronache per una sequenza preoccupante di spaccate, tentativi di furto e danneggiamenti. Negozi, bar, ristoranti, pizzerie: luoghi di lavoro e sacrificio colpiti nel cuore della città.

E mentre chi lavora conta i danni e la stanchezza, la Giunta comunale continua a rifugiarsi nella narrazione di una Perugia ideale, fatta di slogan, eventi, parole rassicuranti e propaganda.

Una Giunta ideologica, che si nutre di retorica, ma che davanti alla realtà concreta della città mostra tutta la propria inadeguatezza.

Perugia non ha bisogno di passerelle, né di lezioni astratte sulla città “aperta”, “inclusiva” e “rigenerata”, se poi chi vive e lavora in centro deve fare i conti con insicurezza, degrado, spaccio, danneggiamenti e paura.

Il centro storico è il cuore di una città.
È il luogo dell’identità, del commercio, della socialità, della cultura, del turismo e della vita quotidiana dei cittadini.
Io ho vissuto 17 anni in centro e non voglio vederlo così: svuotato, fragile, esposto, abbandonato a sé stesso.

La domanda allora è semplice: quali iniziative concrete intende promuovere il Comune di Perugia per restituire sicurezza, fiducia e vivibilità al centro storico?

I commercianti hanno idee, proposte, iniziative. Chiedono controlli, presidio, ascolto, risposte.
Ma il Comune?
Sfilate e chiacchiere.

E non si può dimenticare una scelta politica precisa: questa Giunta ha deciso di non prevedere un assessorato alla sicurezza. Una scelta grave, che oggi pesa ancora di più davanti a una situazione che richiederebbe invece responsabilità, presenza e capacità amministrativa.

Ricordiamo poi alla Giunta che non basta fare ordinanze, parlare di “monitoraggio” delle nuove aperture o inseguire i problemi quando sono già esplosi.
Esiste anche la possibilità di una legge regionale contro il degrado, uno strumento serio per affrontare in modo strutturale le situazioni che compromettono decoro, sicurezza urbana e vivibilità.

Perugia merita molto di più della propaganda.
Merita una Giunta che smetta di raccontare la città che vorrebbe vedere e inizi finalmente a governare quella reale.

Il Governo metterà a disposizione dell’Umbria 35 unità aggiuntive per le Forze dell’Ordine
Ma anche l’Amministrazione Perugina DEVE fare la sua parte!

🫵10 giugno: autorizzata Bandiera Pride a Palazzo dei Priori  e tentato sequestro a Fontivegge📌Paradossalmente nello stes...
13/06/2026

🫵10 giugno: autorizzata Bandiera Pride a Palazzo dei Priori e tentato sequestro a Fontivegge
📌Paradossalmente nello stesso giorno (10 giugno) in cui la Giunta deliberava l’esposizione della bandiera arcobaleno sulla sede più rappresentativa della città, a si consumava l’ennesimo episodio gravissimo di insicurezza urbana: un tentativo di sequestro di persona ai danni di una minorenne, per il quale la Polizia di Stato ha tratto in arresto un cittadino gambiano, gravato da numerosi precedenti di polizia.
Sarebbe auspicabile che, invece di impegnare la Giunta comunale e Palazzo dei Priori nell’esposizione di una bandiera identitaria, l’Amministrazione comunale scegliesse di aprire le porte della sede municipale alla famiglia vittima di un episodio così grave, ricevendo privatamente la minore e i suoi familiari, ovvero esprimendo formalmente, con un atto del Comune, solidarietà e vicinanza nei loro confronti.
💚Un gesto istituzionale di questo tipo darebbe un segnale concreto alla città di Perugia⛲️: Palazzo dei Priori come casa dei cittadini che chiedono protezione, sicurezza e ascolto, non come palcoscenico di messaggi simbolici e di parte
🏛️La Giunta, invece, sembra più impegnata a produrre atti simbolici e messaggi identitari che ad affrontare le paure reali dei cittadini. Nessuno nega il dovere di contrastare ogni discriminazione, ma un’amministrazione comunale dovrebbe anzitutto occuparsi della sicurezza quotidiana, della vivibilità dei quartieri e della protezione dei bambini, delle donne, degli anziani e delle famiglie
✍🏻La delibera n. 272 del 10 giugno 2026 conferma in modo inequivocabile la natura politica e ideologica della scelta dell’Amministrazione comunale e le priorità nell’agenda politica del Sindaco. L’esposizione della bandiera arcobaleno da Palazzo dei Priori non nasce infatti da un’iniziativa neutra o meramente istituzionale, ma da una proposta avanzata dal consigliere comunale delegato dalla Sindaca Vittoria Ferdinandi proprio alla promozione delle politiche LGBTQIA+. È questo il dato politico più rilevante: la Giunta comunale, all’unanimità, ha accolto una proposta proveniente da un consigliere titolare di una delega specificamente riconducibile a temi identitari, trasformando la sede più rappresentativa della città in uno strumento di comunicazione simbolica dell’amministrazione
Non è irrilevante, inoltre, che la bandiera sia stata messa gratuitamente a disposizione dallo stesso consigliere proponente. Il simbolo esposto sulla sede comunale non proveniva da una dotazione ordinaria dell’Ente, ma da una specifica iniziativa politica del consigliere delegato a temi identitari. Chiediamo quindi se la Giunta abbia valutato questo profilo sul piano dell’opportunità istituzionale, perché Palazzo dei Priori non può diventare il luogo in cui singoli esponenti politici propongono, forniscono e fanno esporre simboli riconducibili alla propria agenda culturale.
📌Palazzo dei Priori è stato utilizzato come veicolo simbolico di adesione a una specifica manifestazione politico-identitaria. È esattamente ciò che contestiamo: non il rispetto dovuto a ogni persona, ma l’uso della sede del Comune come palcoscenico di un’agenda culturale e politica di parte.
⛔️Perugia non ha bisogno di una Giunta concentrata sulla propaganda identitaria, ma di un’amministrazione presente nei quartieri, capace di ascoltare i cittadini e di affrontare le emergenze reali della città.
⛔️Perugia non ha bisogno di nuove bandiere appese a Palazzo dei Priori perché ha altre urgenze, altre emergenze e altre priorità. Le famiglie chiedono sicurezza, controllo del territorio, tutela dei minori, presidio delle aree più fragili della città, risposte concrete sul degrado e sulla criminalità che da troppo tempo colpiscono zone come Fontivegge.
⛔️Meno bandiere sui palazzi pubblici e più sicurezza nelle strade
⛔️Meno ideologia e più attenzione alle famiglie.
🫵Meno atti simbolici e più presenza concreta a Fontivegge e nei quartieri dove i cittadini chiedono semplicemente di poter vivere senza paura

La nota di Areni e Fioroni: "Le istituzioni devono restare sobrie e rappresentative dell’intera comunità cittadina"

LA SEDE DEL COMUNE NON E’ LA BACHECA IDEOLOGICA DI NESSUNO…PALAZZO DEI PRIORI E’ DI TUTTI🏛️ Palazzo dei Priori è la casa...
12/06/2026

LA SEDE DEL COMUNE NON E’ LA BACHECA IDEOLOGICA DI NESSUNO…PALAZZO DEI PRIORI E’ DI TUTTI
🏛️ Palazzo dei Priori è la casa di tutti i perugini, non il palcoscenico di battaglie ideologiche
⛔️Riteniamo profondamente sbagliata, inopportuna e ideologica la scelta dell’amministrazione comunale di Perugia di esporre la bandiera arcobaleno del Pride dalla sede del Comune
✅Perugia deve essere una città rispettosa, libera e inclusiva, ma proprio per questo le istituzioni devono restare sobrie, neutrali e rappresentative dell’intera comunità cittadina.
🫵Chi vuole portare avanti battaglie ideologiche lo faccia nelle sedi di partito, nei circoli, nelle piazze o nelle case dei propri elettori. Non dalla sede istituzionale del Comune di Perugia
📌Mentre la Lega, con il Ministro Valditara, riafferma il ruolo delle famiglie e il consenso informato dei genitori su temi delicatissimi come sessualità, utero in affitto e identità di genere, il Comune di Perugia sceglie di usare il palazzo civico come vetrina simbolica del LGBTQIA+
💚Meno ideologia, più neutralità.
Meno propaganda, più rispetto per le famiglie
👇Leggi nota stampa integrale

https://www.umbriaon.it/perugia-scontro-sulla-bandiera-pride-a-palazzo-dei-priori-la-lega-attacca-la-giunta/?fbclid=IwZnRzaASY1PBleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeAlJHySTQJUz2C2gkEf6gkJgH2Mg5Kef4gnA2OQ-p00NSwYYm-t9PfwWZhHU_aem_EUQ1Xg02JWleAIqrDj7g4g

Leggo polemiche sul provvedimento che introduce il consenso informato delle famiglie per i percorsi scolastici legati al...
09/06/2026

Leggo polemiche sul provvedimento che introduce il consenso informato delle famiglie per i percorsi scolastici legati alla sessualità e all’affettività e che esclude tali attività nella scuola dell’infanzia e nella primaria.
In realtà vedo i soliti noti stracciarsi le vesti: i soliti “ influencer” di sinistra o i soliti personaggi in cerca d’autore

E, francamente, colpisce che a scandalizzare qualcuno non siano eventuali contenuti proposti a bambini di tre, sei o otto anni, ma il fatto che i genitori debbano esserne informati prima…

Perché il punto è tutto qui.

Da madre non ho mai pensato che la scuola fosse un avversario della famiglia. Ne riconosco il ruolo fondamentale nella crescita dei nostri figli: nella formazione, nelle relazioni, nell’educazione al rispetto, nella capacità di stare dentro una comunità.

Ma proprio per questo la scuola non può trasformarsi in un luogo opaco, dove su temi delicatissimi si entra senza che le famiglie sappiano, comprendano e possano scegliere.

Non si tratta di censura.
Si tratta di trasparenza.
Non si tratta di oscurantismo.
Si tratta di responsabilità.

Non si tratta di avere paura dell’educazione.
Si tratta di rifiutare l’idea che qualcuno possa educare i figli degli altri senza coinvolgere chi quei figli li cresce ogni giorno.

Quando si affrontano temi che toccano la sfera più intima della persona, del corpo, dell’affettività, della sessualità e dell’identità, è giusto che le famiglie conoscano prima contenuti, materiali, finalità ed eventuali soggetti esterni coinvolti.

Questo si chiama consenso informato.
Si chiama libertà educativa.
Si chiama rispetto dei genitori.

E dovrebbe essere normale in un Paese serio.

I nostri figli non devono diventare terreno di sperimentazione culturale, né destinatari di percorsi ideologici confezionati altrove e scoperti dalle famiglie a cose fatte.

Educare al rispetto, alla dignità della persona, alla non discriminazione e alla cura delle relazioni è doveroso.

Ma il rispetto non si insegna aggirando i genitori.
La dignità della persona non si promuove cancellando la famiglia.
La libertà non si costruisce imponendo contenuti sensibili senza consenso.

La libertà educativa non è un fastidio da neutralizzare.
È una garanzia costituzionale, civile e democratica.

Perché una comunità educante funziona davvero quando scuola e famiglia camminano insieme.

Non quando qualcuno decide che i genitori vanno bene solo per firmare le giustificazioni, pagare i materiali e partecipare ai colloqui, ma devono tacere quando si tocca il cuore dell’educazione dei loro figli.

DISTURBI ALIMENTARI: DIFENDIAMO LA RETE DI CURA  E LA LEGGE REGIONALE 18/2023La confusione che regna nella Direzione Sal...
05/06/2026

DISTURBI ALIMENTARI: DIFENDIAMO LA RETE DI CURA E LA LEGGE REGIONALE 18/2023

La confusione che regna nella Direzione Salute in Umbria non può creare difficoltà a ciò che funziona da sempre

Quando abbiamo lavorato alla legge regionale sulla presa in cura delle persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, di cui sono prima firmataria, lo abbiamo fatto con un obiettivo preciso: non lasciare sole le persone e le famiglie davanti a malattie complesse, dolorose, spesso silenziose, che richiedono diagnosi precoce, competenze specialistiche, continuità di cura e una rete dedicata.

Quella legge non nasceva per aggiungere un titolo al Testo unico regionale sulla sanità. Nasceva per dare sostenibilità a un modello già eccellente e funzionante in Umbria: una rete integrata, multidimensionale e multiprofessionale, capace di tenere insieme trattamento psichiatrico, psicoterapeutico, nutrizionale, riabilitativo e sostegno alle famiglie.

Per questo desta enorme preoccupazione l’ipotesi di accorpare minori, dipendenze, disturbi alimentari e salute mentale in un unico grande dipartimento indistinto.

Non si può pensare che realtà così diverse, con bisogni clinici, percorsi assistenziali, professionalità, indicatori e tempi di cura differenti, vengano semplicemente riversate dentro un maxi contenitore amministrativo.

Il rischio è concreto: perdere specializzazione, rallentare le risposte, disperdere competenze, aumentare le liste d’attesa, indebolire proprio quei servizi che dovrebbero essere rafforzati.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non possono essere trattati come una voce residuale dentro una riorganizzazione burocratica. Parliamo di ragazze, ragazzi, adulti, famiglie intere che spesso arrivano ai servizi dopo mesi di sofferenza, paura, isolamento. Parliamo di patologie che richiedono intercettazione precoce, équipe dedicate, continuità dopo la fase acuta, percorsi individualizzati e dialogo stabile con le associazioni.

La legge regionale aveva esattamente questa visione: una Rete integrata regionale per la presa in cura delle persone con DNA, con medici di medicina generale, pediatri, servizi specialistici, ospedali, strutture riabilitative, centri di salute mentale, professionisti sanitari e sociosanitari, associazioni e famiglie.

Avevamo previsto un Centro di coordinamento regionale, linee di indirizzo, Carte dei servizi, informazione corretta, accessi trasparenti, prevenzione nelle scuole, nello sport, tra i giovani e nelle comunità.

Tutto questo non può essere cancellato, depotenziato o assorbito dentro una struttura troppo ampia per essere realmente efficace.

E preoccupa anche il metodo: sulla salute mentale è stato presentato un programma fatto di slide, senza illustrare un piano reale, con obiettivi, risorse, tempi e responsabilità. Prima si mostrano slide generiche, poi si chiedono integrazioni alle slide stesse. Ora sembra che il 17 giugno venga presentato qualcosa, ma non è chiaro cosa.

La Direzione sanità e welfare appare oggi in una condizione di caos e confusione totale. E quando la governance è confusa, a pagare il prezzo sono i servizi, gli operatori, le famiglie e le persone.

Riorganizzare non significa confondere.
Integrare non significa accorpare tutto.
Razionalizzare non significa smantellare.

Una rete funziona se ogni nodo mantiene identità, competenza e responsabilità. Altrimenti non nasce una rete: nasce un labirinto.

La legge sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione è stata una legge di civiltà.

02/06/2026
Leggo alcune dichiarazioni del Sindaco di Perugia   sulle città… sul fatto che debbano essere luoghi sicuri per bambini ...
30/05/2026

Leggo alcune dichiarazioni del Sindaco di Perugia sulle città… sul fatto che debbano essere luoghi sicuri per bambini ed adolescenti, e che le scuole debbano altresì essere luoghi di educazione e crescita

Ma il Sindaco lo sa come viviamo a Perugia?

I parchi e le zone verdi di cui parla , non sono luoghi dove portare i bambini se ci sono rifiuti e siringhe

C’è una distanza evidente tra la narrazione dei grandi progetti rigenerazione urbana, PINQUA, città verde, parchi come luoghi di comunità e le segnalazioni che arrivano dai cittadini su giochi rotti, panchine degradate, illuminazione, incuria, sosta selvaggia e percezione di insicurezza.

Ma lo sa che dobbiamo ancora accompagnare i nostri figli a prendere un treno perché abbiamo paura di lasciarli a Fontivegge?
Ma lo sa il Sindaco che i nostri figli hanno paura ad andare in centro per il perpetrarsi di rapine e violenze?

Ma lo sa il Sindaco che le scuole non possono essere fucine di cittadini liberi se andiamo ad indottrinarli, come ha fatto lei con la sua maggioranza, o imponiamo le teorie woke?
Ma un pochino di realtà oltre la retorica, oltre le passeggiate di notte per i cantieri di Centova, ce la meritiamo?


Immagine creata con l’AI… solo l’immagine 😊

Soddisfatta di aver partecipato alla stesura di questo atto e di aver dato il mio contributo anche in CommissioneRingraz...
26/05/2026

Soddisfatta di aver partecipato alla stesura di questo atto e di aver dato il mio contributo anche in Commissione
Ringrazio e tutti i Consiglieri di opposizione ,per averci creduto e averlo portato ad approvazione
Un passo importante per Perugia e la nostra Regione per riconoscere un ruolo, quello del caregiver, che deve avere supporti, pari opportunità e tutele

Il voto unanime dell'aula sostiene chi assiste i disabili La massima assemblea cittadina del capoluogo umbro ha espresso un voto compatto a favore delle persone [Leggi ancora]

NON SE NE PUÒ PIÙ DELLA SCHIZOFRENIA DELLA SINISTRA….NEUROCHIRURGIA, QUANDO L’ACCORDO LO FECE DONATELLA TESEI ERA UN “DE...
20/05/2026

NON SE NE PUÒ PIÙ DELLA SCHIZOFRENIA DELLA SINISTRA….

NEUROCHIRURGIA, QUANDO L’ACCORDO LO FECE DONATELLA TESEI ERA UN “DEPOTENZIAMENTO”. OGGI È UN “MODELLO VIRTUOSO”.

Leggo oggi toni trionfalistici sulla Struttura Complessa Interaziendale di Neurochirurgia Perugia-Terni, definita addirittura un modello virtuoso di integrazione regionale, punto di riferimento nazionale per l’alta specialità neurochirurgica.

Bene. Anzi, benissimo.

Perché significa che quella scelta, allora tanto contestata, oggi viene riconosciuta per ciò che era: una riorganizzazione seria, coraggiosa, capace di mettere insieme competenze, tecnologie, professionalità e percorsi di cura tra Perugia e Terni.

Ma allora una domanda è inevitabile: quando la Giunta Tesei decise questo accorpamento, dov’era tutto questo entusiasmo?

All’epoca si gridava al depotenziamento di Perugia.
Si parlava di perdita di eccellenze…
Si insinuava che la Regione volesse tagliare, ridurre, smantellare….
Si alimentavano paure invece di guardare al merito della scelta….
Andatevi a vedere le rassegne stampa

Oggi, invece, la stessa impostazione viene raccontata come una sanità pubblica che investe, innova e mette al centro le persone.

E allora diciamolo con chiarezza: quando una scelta funziona, non cambia natura solo perché cambia chi la racconta.

Se oggi la Neurochirurgia interaziendale può vantare oltre 1.700 interventi chirurgici, più di 6.000 prestazioni ambulatoriali, tecnologie avanzate a Terni e Perugia, percorsi multidisciplinari come NeuroCARE e aggiornamenti dei PDTA regionali, è perché è stata costruita una visione integrata della sanità umbra.

Una visione che non nasce oggi.
Una visione che qualcuno ha avuto il coraggio di impostare quando era molto più facile cavalcare la polemica.

Perugia e Terni non devono essere messe una contro l’altra.
La sanità umbra non cresce con i campanili, ma con reti forti, professionisti valorizzati, tecnologie diffuse e percorsi capaci di accompagnare davvero le persone.

Per questo fa piacere leggere oggi parole di apprezzamento. Ma sarebbe ancora più serio riconoscere che ciò che oggi viene celebrato era ieri ciò che veniva criticato.

La buona sanità non ha colore politico. Ma la coerenza sì.

E i cittadini hanno memoria.

Leggo oggi in post e comunicati stampa ancora la parola “disabili”.E credo sia necessario dirlo con chiarezza: non bisog...
13/05/2026

Leggo oggi in post e comunicati stampa ancora la parola “disabili”.

E credo sia necessario dirlo con chiarezza: non bisogna più usarla per definire le persone.

Perché “i disabili” mette davanti la condizione, non la persona.
Trasforma una caratteristica in un’identità totale. Riduce vite, storie, desideri, talenti e diritti dentro una parola che finisce per etichettare prima ancora di riconoscere.

Per questo dobbiamo dire “persone con disabilità”…prima viene la persona.
Prima viene il nome.
Prima viene la storia.
Prima vengono i desideri, le relazioni, i progetti di vita, la dignità.

La disabilità può far parte della vita di una persona, ma non può diventare l’unico modo per nominarla. Non può cancellare tutto il resto.

Chiedo a tutti ,istituzioni, politica, scuola, sanità, informazione, associazioni, cittadini ,di fare un passo culturale netto: smettiamo di usare “i disabili”. Usiamo “persone con disabilità”.

Non è una questione di forma.
È una questione di sostanza.

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Perugia

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