05/06/2026
Da alleati inseparabili a rivali per il 2029. La diarchia che ha guidato il Senegal dal marzo 2024 è giunta al capolinea: il Presidente Bassirou Diomaye Faye e l'ormai ex Primo Ministro Ousmane Sonko hanno ufficializzato la rottura politica, ridisegnando gli equilibri dell'Africa occidentale.
Ambizioni e Scissione: Forte del potere istituzionale, Diomaye Faye punta alla rielezione nel 2029. Ha lasciato il partito PASTEF per fondare la "Coalizione Diomaye Presidente". Dal canto suo, Sonko – rimosso da Premier – è stato eletto Presidente dell'Assemblea Nazionale, dove il PASTEF mantiene una maggioranza schiacciante: un ruolo da cui controllerà il governo con totale autonomia.
La faglia della Politica Estera: Due visioni opposte del sovranismo. Diomaye sceglie la prudenza: tre viaggi in Francia, dialogo aperto con Macron e un Senegal saldamente ancorato alla CEDEAO. Sonko guarda invece a una rottura radicale, strizzando l'occhio all'uscita dal franco CFA e mostrando forte simpatia per la linea dura e panafricanista dei Paesi dell'Alleanza degli Stati del Sahel (Mali, Burkina Faso, Niger).
Il gioco dello "scaricabarile": Con un'economia interna fragile (pesa anche la scoperta di un enorme debito pubblico nascosto dalla precedente gestione), le promesse di miglioramento faticano a concretizzarsi. Ora che Sonko non è più al governo, la palla passa a lui per capitalizzare il malcontento popolare in vista del 2029.
Il mondo occidentale osserva e tifa chiaramente per la linea moderata di Diomaye. Ma la partita nel Paese della Teranga è lunghissima e tutt'altro che scontata.
Cosa ne pensate? La linea istituzionale di Diomaye o il radicalismo di Sonko: quale futuro vedete per il Senegal e l'equilibrio geopolitico del Sahel? Scrivetelo nei commenti!
Articolo scritto da Giovanni Santini
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