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GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA OMAGGIO AD ALDA MERINIdi Antonella Pederiva SONO NATA IL VENTUNO A PRIMAVERA Sono nata il...
21/03/2026

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA OMAGGIO AD ALDA MERINI

di Antonella Pederiva

SONO NATA IL VENTUNO A PRIMAVERA

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere f***e,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da “Vuoto d’amore”)

Era il primo giorno di primavera del 1931 quando, a Milano, nella casa di via Mangone, a Porta Genova, nacque una delle più famose poetesse dei giorni nostri, ALDA MERINI. Una vita, la sua, che sarà segnata da gioie ma anche e soprattutto da tanti dolori, una vita difficile ma sempre vissuta con un'intensità incredibile, con coraggio e schiettezza. Una vita presa di petto, mai rinnegata, accettata e combattuta con uno spirito indomito e anticonformista. Alda Merini fu grande non solo per i suoi scritti, in lei viveva una donna che seppe rinascere, come la Fenice, dalle sue ceneri. Dal giorno in cui, a soli 12 anni, aiutò sua madre a partorire suo fratello, dopo la fuga dalle bombe che distrussero la sua casa, la sua anima di poeta subì scosse e sussulti, orrori ed errori forgiarono le sue poesie in versi sempre carichi di sentimento e di verità. Il matrimonio, le incomprensioni, l'allontanamento dalle amate figlie, l'ostilità di una società non ancora pronta ad accogliere il suo genio, l'internamento in manicomio, un'esperienza che resterà per sempre marchio nel suo cuore. Alda farà di quel periodo, testimonianza di vita, monito. Spettatrice di sé stessa, racconterà, con il suo stile crudo e appassionato, le vessazioni e i soprusi, le violenze psicologiche e fisiche e le torture, cui erano sottoposti i "matti" di quei tempi, a volte solo persone indesiderate, sani allontanati per interesse. Un universo, quella della malattia mentale, che ancora oggi è incompreso, nonostante i passi da gigante fatti. Nonostante le prese di posizione della medicina e della scienza, nonostante la decrescita di pregiudizi e preconcetti, infatti, ancora oggi troppa ignoranza separa il mondo dei "normali" dai "pazzi". Fu riconosciuta, alla fine, Alda. Fu riconosciuta grazie alla sua tenacia e alla sua determinazione, al suo spirito indomito. Il suo talento non poté essere più nascosto, il mondo poetico dovette inchinarsi di fronte alla sua bravura e alla sua sensibilità. Poeta degli ultimi, ultima lei stessa, Alda Merini resterà per sempre una delle voci poetiche più influenti e più significative del secolo scorso, una voce potente che ha dato lustro ed onore alla letteratura.

LA MIA POESIA È ALACRE COME IL FUOCO

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnananna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce

(da “La volpe e il sipario” – 1997)


LEONARDO SCIASCIA. VERITÀ E MEMORIA. RIFLESSIONIdi Antonella Pederiva"Il più grande difetto della società italiana è que...
06/03/2026

LEONARDO SCIASCIA.
VERITÀ E MEMORIA. RIFLESSIONI

di Antonella Pederiva

"Il più grande difetto della società italiana è quello di essere senza memoria".

Il giorno 8 gennaio del 1921, a Racalmuto, Agrigento, Sicilia, nasceva Leonardo Sciascia, scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, poeta, politico, critico d'arte e insegnante italiano. Uomo libero dotato di notevole spirito critico. Se Sciascia vivesse ancora, che ritratto farebbe dei nostri tempi, di ciò che stiamo vivendo?

Paese che si regge sul conformismo, sulla supremazia, sull’arroganza del potere e sull’omertà. Era questa la descrizione che Leonardo Sciascia faceva dell'Italia, è questo il quadro che esce dai suoi scritti.

"Ministri, deputati, professori, artisti, finanzieri, industriali: quella che si suole chiamare la classe dirigente. E che cosa dirigeva in concreto, effettivamente?
Una ragnatela nel vuoto, la propria labile ragnatela. Anche se di fili d'oro."
(dal libro "Todo modo" )

Una ragnatela nel vuoto, anche se all'apparenza d'oro, a cui si avviluppa il popolo, ignaro di essere prigioniero. Quale popolo?

"Io" proseguì poi don Mariano "ho una certa pratica del mondo; e quella che
diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di
vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con
rispetto parlando) pigliainc*lo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; mezz’uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini... E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora più in giù: i pigliainc*lo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.... [...]
Al di là della morale e della legge, al di là della pietà, era una massa irredenta di energia umana, una massa di solitudine, una cieca e tragica volontà: e come un cieco ricostruisce nella mente, oscuro ed informe, il mondo degli oggetti, così don Mariano
ricostruiva il mondo dei sentimenti, delle leggi, dei rapporti umani. E quale altra
nozione poteva avere del mondo, se intorno a lui la voce del diritto era stata sempre
soffocata dalla forza e il vento degli avvenimenti aveva soltanto cangiato il colore delle parole su una realtà immobile e putrida?"

"La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità."
(da "Il giorno della Civetta")

Né sole, né luna. La verità avrà la faccia della realtà. Ma scoprirla non è facile perché:

"La menzogna è più forte della verità. Più forte della vita. Sta alle radici dell’essere, frondeggia al di là della vita"
(da"Il consiglio d'Egitto")

La menzogna può essere anche forte ma non regge al tempo, non regge se l'Uomo non si arrende all'apparenza, se scava nel dubbio e nella logica, nelle contraddizioni, se resiste ai tentativi di omologazione del pensiero.

Oggi Sciascia manca, mancano le figure di intellettuali che sappiano scavare nel profondo, che non si fermino a guardare il sole o la luna nel pozzo, ma che rischino il tuffo nell'ignoto. Manca l'Intellettuale, l'Uomo coraggioso che sappia scomporre e demistificare certezze e slogan che sappia portare alla luce intrighi e togliere potere alle menzogne, che non abbia paura né timore di portare alla luce la memoria delle ingiustizie passate, che tolga il velo alle memorie dimenticate. Tutto torna, i cicli si ripetono all'infinito. Le coscienze dormono rivestite di oblio.


GLI UOMINI CHE SI VOLTANO E LA POETICA DI MONTALEdi Antonella Pederiva "[...] Codesto solo oggi possiamo dirti,ciò che n...
07/02/2026

GLI UOMINI CHE SI VOLTANO E LA POETICA DI MONTALE

di Antonella Pederiva

"[...] Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo",
("Non chiederci la parola" da "Ossi di seppia").

L'unica certezza è l'incertezza per EUGENIO MONTALE. Fugge dalla presunzione di avere ogni risposta, il poeta, fugge dall'inganno delle verità assolutiste ed assolute. È lontano, Montale, dalla supponenza di certi poeti aulici che, dall'alto della loro tecnica, dispensano parole distanti dalla realtà e dai sentimenti del quotidiano. Lo scopo della poesia non è forse toccare le corde del cuore dell'Uomo e dar voce alle emozioni di ognuno, simboleggiando qualcosa di più profondo?

"Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta Anguilla [...]"
("I limoni" dalla raccolta "Ossi di seppia")

Il riferimento a D'Annunzio è evidente anche se dall'Immaginifico, prende a spunto, proprio in questa poesia, alcuni riferimenti, adattandoli e quasi sfidandoli su un terreno più umano e meno aristocratico, contrapponendogli una prospettiva esistenziale più rappresentativa della condizione umana. E cos'è l'uomo se non cambiamento, cosa la vita se non trasformazione o lenta evoluzione? Si muta, e il nostro mutare non sempre si accompagna. A volte resta solo. A volte lo era già. "Probabilmente non sai più chi sei stata, ed è giusto che sia così". Camminiamo incolonnati, altro non possiamo, anche se, scendendo le scale, noi, soli viventi tra cadaveri in maschera, vedemmo qualcosa di diverso. Fu quell'attimo in cui capimmo di essere il centro a cui si tira con l'arco dal baraccone. Quel baraccone che ci stritola e ci chiude, prigionieri di un ingranaggio più potente di noi.

di Eugenio Montale:
GLI UOMINI CHE SI VOLTANO

Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su di noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell'aliscafo o da fondali d'alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l'arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch'io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

Foto: Fotomontaggio da immagini web

Una bruttissima notizia per la musica, per il rock e per i fans degli Scorpions, tra cui la sottoscritta. Francis Buchho...
25/01/2026

Una bruttissima notizia per la musica, per il rock e per i fans degli Scorpions, tra cui la sottoscritta. Francis Buchholz, il primo bassista degli Scorpions, è morto all'età di 71 anni a causa di un cancro.

La famiglia ne ha annunciato la scomparsa dichiarando: "I nostri cuori sono a pezzi. Durante la sua lotta contro il cancro, gli siamo rimasti accanto, affrontando ogni sfida come una famiglia, esattamente come ci ha insegnato. E' stato un uomo di famiglia fino in fondo, e il nostro dolore è indescrivibile."

Buchholz ha fatto parte della formazione classica degli Scorpions dal 1973 al 1992. Ha suonato in 12 album con la leggendaria band e ha fatto parte del loro periodo di maggior successo, che include successi come "No One Like You", "Rock You Like a Hurricane ", "Still Loving You", "Rhythm of Love", "Send me an Angel" e "Wind of Change", brano che nel 1989 è diventato la colonna sonora non ufficiale della caduta del Muro di Berlino.

Con gli Scorpions, il musicista tedesco ha venduto oltre 100 milioni di album. Nel 1992, poco dopo aver raggiunto l'apice commerciale con l'album "Crazy World", si ritirò dalla band, sembra a causa di non condivisioni di scelte interne al gruppo, ma anche, principalmente, per dedicarsi maggiormente al figlio e alle neonate figlie gemelle.

Successivamente, Francis Buchholz ha lavorato come consulente musicale per poi tornare alla musica con i Temple of Rock dell'ex Scorpions Michael Schenker.

(Antonella Pederiva)

RICORDANDO PIRANDELLO POETAdi Antonella Pederiva Quando muore un poeta, il mondo è sempre un po' più triste, ed è con qu...
10/12/2025

RICORDANDO PIRANDELLO POETA

di Antonella Pederiva

Quando muore un poeta, il mondo è sempre un po' più triste, ed è con questa poesia, appunto, "Triste", che voglio ricordare, oggi 10 dicembre, nell'anniversario del suo passaggio ultraterreno, Luigi Pirandello, perché Pirandello fu scrittore completo, e, sì, anche poeta.
Mal giocondo, Pasqua di Gea, Zampogna, Fuori di chiave, Elegie renane, i titoli dei suoi libri, oscurati dall'immensa altra opera letteraria, dalle novelle e dai drammi teatrali.
Si ritenne, e, probabilmente, si ritiene ancora, che le sue poesie fossero meno degne di considerazione. Non è il mio parere. La sua prima opera poetica, Mal Giocondo, scritta a 22 anni, pubblicata a Palermo dalla Libreria Internazionale Luigi Pedone Lauriel di Carlo Clausen nel 1889, contiene, a mio avviso, già gli ingredienti che lo contraddistingueranno nel suo intero percorso: la contraddizione presente in ognuno di noi, ossimori viventi.

TRISTE dal libro "Mal Giocondo"
di Luigi Pirandello
(Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936), Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Bruciai le vecchie carte. Or via, l’alacre a me lotta, e il tumulto de le cose perpetuo. A me l’odio e l’amore, e l’acre morso dei forti affetti, e le focose audacie, e le frementi ansie. Dal petto pieno di sdegno strappo le gravose cure, che m’han sí fieramente stretto: Naufragare or voglio nel vorace mare inquíeto de l’umano affetto. Solo cosí, se dentro il cuor si tace, me ne gli altri oblïando e in quel febrile continuo agitamento senza pace,
la viltà umana non avrò piú a vile.
[...]

Vecchia, che segui presso il davanzale
l’agil volo dei rondini pe ‘l cielo,
ne la perlata luce occidentale,
qual mai pensiero agli occhi tuoi fa velo?
Invidi forse la lieta lor sorte,
or che t’affligge il raro antico pelo?
Ma impennerà le braccia tue la morte,
vecchia, tra breve! E il nido appenderai
de le povere case in su le porte;
e i tuoi garriti non saran che lai…
Sur una canna, allora, insidïosa
io legherò una piuma, e tu verrai,
tu vecchia rondinella vanitosa…
E – Perché, ti dirò, quando per anco
non eri uc***lo, ma vecchia grinzosa,
curva dagli anni, e dal pel rado e bianco,
ti stavi per de l’ore intere intere
a la finestra de la casa a fianco?
A che uccellavi? Al giovin cavaliere,
che per danaro a le vecchie matrone
fa la corte sgobbando a uno scacchiere?
E allora tu piangendo, e con ragione,
mi dirai che era vile il mio sospetto,
e mi dirai che il mondo è mascalzone;
però che tu, fedele a un primo affetto,
amoreggiavi platonicamente
co’l vecchio che ti stava dirimpetto…
Oh come male giudica la gente;
oh come ha messo pancia la coscienza;
come piú non si vive idealmente;

come pare che siamo in decadenza!

[...]
È troppo poco un secolo. Mill’anni,
due, tremil’anni sono troppo pochi.
Voglio viver di piú. Voglio in eterno
far la memoria mia famosa e sacra.
Tardi nepoti dei nepoti miei,
io per voi scrivo, e mi rivolgo a voi.
(Tanto, i presenti badano a tutt’altro,
gente seria, sennata e positiva,
e non sanno che farsene di versi.)
Quegli autori, che scrissero al tempo
dei nei di seta nera e de le bianche
parrucche dal codino saltellante
dietro la nuca, si finsero mai
per avventura posteri conciati
sí come noi? Chi sa! Posteri, certo,
che al difetto d’un candido codino,
con una coda d’asino o di un lupo
furbescamente ascosa entro i calzoni
han supperito, eh via! già ne hanno avuto
ma lo sa Iddio (per modo avverbïale),
tardi nepoti dei nepoti miei,
che sorte mai di coda avrete voi!
Comunque sia, vi prendo con le buone;
e chiudo gli occhi e sogno l’avvenire:
Che posteri per bene! Da per tutto,
ovunque l’occhio volgo, è il libro mio;
in ogni scuola, in ogni biblioteca,
ed in ogni domestico scaffale,
ne le vetrine dei libraj, tra i novi
volumetti dei miei bravi nepoti,
proprio ovunque, perfin nei salumaj.
Su le nuove facciate dei palagi;
giú giú da le grondaje al marciapiedi,
son trascritti i miei versi; e su ogni porta
Mercurio novo, ride ai rispettosi
nepoti la mia imagine adorata.
Abolite le carte da parato,
le pareti domestiche son tante
dei miei volumi squadernate pagine.
Ogni onesto mortale sa a memoria
questo o quel canto, a seconda dei gusti,
e se lo rode seco pienamente.
Per le vie, per le piazze, in su la sera,
odo come un susurro d’alveare,
un basso salmeggiar d’anime buone:
Sono i posteri miei, con sotto il braccio
il mio libro immortal, che, serî, vanno
per la città in riposo recitando,
a un bel chiaro di luna, i versi miei.
Ma ahimé, s’annebbia il sogno!

Che è accaduto?
Mi scampi il cielo! È il finimondo! il fini…
Or che ci penso! e come farò io
quando il sol sarà spento e l’altre stelle,

e non avrò piú posteri né fama?

Foto web: Pirandello da giovane

08/12/2025

SIAMO FATTI PER POCHI

LIRICA

di Antonella Pederiva

E perché poi crucciarsi e soffrire se qualcuno a noi intorno non ci capisce e ci delude? Incontriamo ogni giorno persone con le quali stabiliamo contatti ma non tutte fanno parte del nostro mondo, molte ne resteranno inevitabilmente fuori. Barriere invisibili ci divideranno. Con qualcuno a volte, invece, scatterà un'intesa. Quel sentirsi simili, quel condividere i pensieri, quel condividere i silenzi. Solitudini che si trovano e che si riconoscono. Siamo fatti per pochi e pochi sono fatti per noi. Capiterà di cercarsi, capiterà di trovarsi, capiterà di perdersi. Ma la vita ci offrirà sempre nuovi spunti e nuove opportunità, nuove occasioni e nuove avventure da vivere se non chiuderemo gli occhi, se ci crederemo, se ci avvolgeremo di stupore e di meraviglia, se non perderemo noi stessi e ciò che siamo....(Antonella Pederiva)

Di Thomas Stearns Eliot:
LIRICA
Se tempo e spazio, come i saggi dicono,
sono cose che mai potranno essere,
il sole che non cede al mutamento
non è per nulla superiore a noi.
Così perché, Amore, dovremmo sperare
di vivere un secolo intero?
La farfalla che vive un solo giorno
è già vissuta per l’eternità.

I fiori che ti diedi allorchè la rugiada
tremolava sul tralcio rampicante,
prima che l’ape volasse a suggere
la rosellina di macchia erano già appassiti.
Così affrettiamoci a coglierne ancora
senza tristezza se poi languiranno;
i nostri giorni d’amore sono pochi:
facciamo almeno che siano divini.

Musica del video: "Ask the Mountains" di Vangelis

Sempre grazie allo scrittore Stefano Gargini per questa bellissima recensione al mio libro "La Metamorfosi del Cuore", S...
08/12/2025

Sempre grazie allo scrittore Stefano Gargini per questa bellissima recensione al mio libro "La Metamorfosi del Cuore", Set Art Edizioni
Se pensate ad un regalo di Natale, pensate anche ad un libro, pensate ad un libro di poesie. Date una chance alla poesia di sopravvivere in questo mondo sempre più lontano dal pensiero e dall'umanesimo, sempre più concentrato su competitività e produzione, su velocità e consumismo. I ritmi della natura e della vita sono ben altri, viaggiano ascoltando suoni e silenzi del proprio cuore e della propria anima. Una società che relega all'ultimo posto la poesia, può essere una società felice?

"La Metamorfosi del Cuore" di Antonella Pederiva, Set Art Edizioni.

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