04/06/2026
Come il vento che, sul calar della sera, spira da diversi lati nella grande e circolare Piazza della Repubblica di Erevan, così i militanti e sostenitori dell’oligarca Samvel Karapetyan – principale oppositore del governo in carica a guida Nikol Pashinyan – ieri, 3 giugno, intorno alle sei, hanno iniziato a sciamare verso il luogo di ritrovo per eccellenza della capitale armena, appropinquandosi dalle direzioni più disparate e al ritmo delle marce arabeggianti che risuonavano dal palco. Al di fuori dello slargo, chiuso dai cordoni di polizia, il rumore dei clacson e i cori accentuati dal battito di mani – quasi un’atmosfera da stadio.
“Come sarà il futuro del paese se Karapetyan andrà al governo? Vse budet chorošo, andrà tutto bene”, si dice convinta una donna sulla cinquantina che spicca in una marea umana composta prevalentemente da persone di sesso maschile. “Cosa non va ora con Pashinyan? “Vse plocho, tutto va male”. Le risposte dei partecipanti al comizio sembrano spesso apodittiche e molto incentrate sulla figura del leader di “Armenia Forte” più che sul partito in sé: “Tutto con Pashinyan è su una br**ta china”, ribadisce un’altra donna sui quarant’anni. “Invece Karapetyan è forte e ha la possibilità di fare qualcosa”. Per l’appunto, dice un uomo di mezza età arrivato da Gyumri, “può rendere il nostro paese rispettato”.
È una questione di orientamento strategico e di “revanscismo nazionale” per la perdita del Nagorno-Karabakh? In realtà molti in piazza si dicono più preoccupati dai problemi interni e affermano che, per esempio, sia Ue che Russia sarebbero partner importanti per l’Armenia. Nei video che scorrono prima del comizio, però, Pashinyan viene preso di mira proprio per le sue concessioni al presidente azero e una lunghissima bandiera del tricolore nazionale viene srotolata verso via Amiryan.
Paradossalmente, è un giovane studente che ancora non può votare a esprimere le visioni più dure: “Noi odiamo Pashinyan”, sostiene convinto. “L’Armenia ha perso troppe terre di sua appartenenza, e dobbiamo riprendercele”. In questo, a detta sua, solo la Russia di Putin – “il paese più potente che c’è ora al mondo” – può essere d’aiuto”.
📷 & ✍️ Francesco Brusa