06/09/2026
𝐒𝐄 𝐍'𝐄̀ 𝐀𝐍𝐃𝐀𝐓𝐎 𝐔𝐍 𝐆𝐑𝐀𝐍𝐃𝐈𝐒𝐒𝐈𝐌𝐎
𝐔𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 “𝐄𝐤𝐚” 𝐒𝐢𝐥𝐯𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢𝐧, 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐚. 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟏𝟎 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟓.𝟑𝟎 𝐚 𝐓𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐫𝐝𝐞𝐧𝐨𝐧𝐞 𝐥’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐱 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐮𝐠𝐛𝐲
di Piergiorgio Grizzo
Se n'è andato un grandissimo.
Andrea Silvestrin ci ha lasciati venerdì 4 settembre, dopo aver lottato per un anno contro la malattia. Ha combattuto da par suo: in silenzio, senza lamentarsi mai, tornando a lavorare tutte le volte che ha potuto, credendoci fino all'ultimo. Poi, ad un certo punto, ha detto basta: quando lo hanno trasferito alla Via di Natale, un hospice dove la gente va a morire, ha deciso che lui non sarebbe rimasto ad agonizzare giorni in un letto e ha affrontato la Nera Signora con la determinazione con la quale ha sempre vissuto.
Io e altri amici del rugby non siamo riusciti neppure a salutarlo per l'ultima volta, ma forse è stato meglio così. Vederlo immobile e sofferente a letto sarebbe stata una visione traumatizzante, contro natura.
Lui è sempre stato l'immagine del vigore, della forza e del coraggio. Un atleta vero, un purosangue, due quadricipiti impressionanti, una velocità da centometrista, un leader naturale.
"Eka", come lo chiamavano gli amici più stretti e i compagni del rugby usando un soprannome che veniva dai giorni dell'infanzia, è stato il capitano del Pordenone nell’anno dell'ultima promozione in serie B. Non un capitano da grandi proclami e discorsi chilometrici, ma uno che trascinava con la sua aura, il suo carisma e con l'esempio.
L'allenatore, Giovanni Cantiello, gli aveva dato i gradi apposta per calmarne il carattere fumantino in un periodo in cui la preoccupazione più grande per lui e per la squadra non erano gli avversari, ma la possibilità che si facesse espellere. Investito di questa responsabilità, Andrea fu impeccabile per tutta la stagione.
"Di lui ricordo soprattutto la doppia finale dei play off promozione contro il Pieve di Cento - racconta Toni Massarutto, flanker di quella squadra - Dall’altra parte c’erano giocatori come Venturi e Brizzante, gente che veniva da Rovigo e dalla Nazionale. Perdemmo la prima partita di un punto; poi riuscimmo a vincere la seconda di due con un calcio di punizione di Ivan De Spirt all’ultimo minuto.
Alla fine scoppiò una rissa. Andrea si prese anche una testata da Brizzante, il capitano avversario, che gli ruppe il naso. Ma rimase impassibile. Avevamo vinto. E loro avevano perso. L'obbiettivo era stato raggiunto e tutto il resto non contava nulla. In quel momento dimostrò in modo eclatante che il ragazzo facile alla collera era anche capace di mantenere i nervi saldissimi quando la situazione lo richiedeva".
"Poi ci fu l’anno a Mogliano - continua Massarutto - quello della promozione in Serie A. Innumerevoli viaggi insieme dalla pedemontana pordenonese fino a Mogliano Veneto. Quando si andava con la sua macchina si ascoltavano gli Articolo 31. Quando si andava con la mia, Francesco Guccini. Per un anno siamo stati molto vicini. Poi, come succede nella vita, le strade si sono allontanate. Eka era una brava persona. Ed era un grande giocatore di rugby. Un grandissimo".
Ci dividono solo un anno di età, io sono del 1972, lui del '71. Ma lui era un fuoriclasse e a 16 anni giocava già stabilmente in prima squadra. Una volta, mentre era via con la Nazionale italiana Under 19, arrivò la notizia che gli Azzurri avevano vinto contro i coetanei dell'Inghilterra, o contro il Galles - non ricordo bene - grazie ad un suo calcio piazzato all'ultimo minuto da metà campo. All'epoca non c'erano internet e gli smartphone e le notizie arrivavano centellinate. Ma questa arrivò quasi in tempo reale e il commento in spogliatoio fu: "Solo quel matto di Eka avrebbe potuto prendersi una responsabilità del genere".
A noi giocatori "normali", che eravamo ancora in giovanile, suscitava ammirazione, ma anche una certa soggezione. Personalmente anche un po' antipatia, perché non era farina da fare ostie, specialmente in campo, quando ci incrociavamo in qualche allenamento congiunto tra la prima squadra e l'Under.
Quando è ritornato a Pordenone, dopo la sua parentesi alla Benetton Treviso, e ci siamo ritrovati in prima squadra, ho dovuto ricredermi. Ho conosciuto un uomo generoso, premuroso, forte come la stretta delle sue mani, ma anche sensibile e gentile. Un compagnone, esilarante, mattatore anche nei terzi tempi, non solo in campo. Spesso mi ha portato a pescare con lui in Val Tramontina e in Colvera e lì ho conosciuto un Eka ancora una volta inedito: conoscitore e amante della Natura.
Credo poi che l'incontro del destino con sua moglie Michaela gli sia servito a limare gli ultimi spigoli del suo carattere, a dargli quella calma e quella serenità di cui aveva bisogno.
Con lei ha iniziato una lunga stagione di viaggi memorabili; uno mitico durato un anno e mezzo, zaino in spalla in giro per il mondo, con tappa finale in Nuova Zelanda. Qui sono rimasti un mese ed Eka, che nel frattempo aveva smesso di giocare ed iniziava la carriera da allenatore, ha svolto un internship alla New Zealand Sports Academy di Rotorua per perfezionare il suo bagaglio tecnico. L'Accademia era frequentata in prevalenza da maori, i quali, quando Andrea e Michaela si sono congedati, gli hanno tributato una Haka da brividi. Un onore che si concede a pochi.
Michaela ha combattuto accanto a lui come una leonessa fino all'ultimo, insieme al papà Dante, grande appassionato di trekking e autore di libri sull'argomento, che gli ha trasmesso l'amore per la montagna e la Natura, alla mamma Laura, dalla quale ha ereditato quella dolcezza e quel garbo che il ruvido Eka sapeva ti**re fuori al momento giusto; al fratello Marco, che non ho mai conosciuto, ma so essere un bravo apneista, e agli altri della famiglia.
Ivan De Spirt e Francesco "Cocò" Rusconi lo conoscono fin da quando erano ragazzini. Hanno iniziato a giocare a rugby assieme a Maniago, nelle squadrette giovanili messe insieme dal papà dello stesso Rusconi.
"Di lui voglio solo dire che era un amico d'infanzia e tale sarà sempre per me - dice De Spirt - era buono, sincero, altruista e tanto forte. L'aneddoto che voglio raccontare è che durante una partita, al termine di un'azione splendida, segna in tuffo in bandierina. Io e Cocò andiamo a tirarlo su per festeggiare e lui ci fa, quasi urlando: no, aspetta, ho visto un quadrifoglio! Insomma, un grande! Uno spirito romantico e sempre un po' bambino".
Francesco Rusconi ricorda i viaggi in auto da Maniago a Pordenone per andare ad allenarsi, con lui ed Ivan attaccati saldamente ai sedili, perché Eka quando guidava aveva il piedino pesante.
"Era imprevedibile - racconta - mi ricordo una volta, a Perugia, a tempo scaduto: sarebbe bastato calciare fuori e avremmo vinto. Invece Andrea, che viveva per certe scosse di adrenalina, partì al contrattacco, si fece placcare e si buscò un calcio di punizione, che, messo tra i pali, consentì ai nostri avversari di pareggiare. Coach Cantiello era incazzatissimo, ma Eka era così: prendere o lasciare".
Luca Favot ha giocato con lui a Pordenone, San Doná e Mogliano: "In Veneto lo avevano soprannominato Gatto - racconta - dopo che in un derby con Rovigo era saltato addosso all'ala georgiana dei rossoblu come un gatto: naturalmente era scattata la rissa. Un'altra volta va a sb****re contro il ginocchio di Javier Pertile, un italo argentino che giocava a Casale e in Nazionale; cade a terra e tutti pensano: ormai è andato. Invece si ridesta come un felino e torna a schierarsi come se nulla fosse. Ricordo con affetto i viaggi in auto con lui, la musica ad un volume infernale".
Anche in Veneto Andrea ha stretto legami indissolubili. Gabriele "Arch" Salviato lo ha conosciuto ai tempi del Mogliano e poi gli è rimasto vicino fino alla fine. "Abbiamo passato dei momenti bellissimi assieme. L'ultima volta è stato a luglio per il Redentore. Andrea e Michaela sono venuti a trovare me e mia moglie Laura per il fine settimana e siamo andati in barca a Venezia ad assistere alla magica notte dei fuochi. Andrea stava benino, affaticato, ma sereno e ottimista. Quella notte bellissima, passata tutti assieme, è stata il suo ultimo regalo".
Ti sei fatto volere bene da molti, moltissimi. E anche gli avversari più fetenti alla fine ti hanno sempre tributato il giusto rispetto.
Perciò, giovedì 10 settembre alle 15.30 alla chiesa di Ilario e Taziano a Torre di Pordenone, verremo in tanti a salutarti, Andrea, amico di anni belli.