30/05/2026
Lungo la via Nomentana, andando verso Montesacro dopo aver superato via XXI Aprile, vicino all’ingresso di Villa Blanc, si nota un bel mausoleo a “tamburo” del 1' secolo d.C., simile nella forma a quello di Cecilia Metella sulla via Appia. Il monumento però è nato altrove, vediamo in sintesi la sua storia.
La storia inizia nel gennaio 1876 quando, durante uno scavo effettuato nei pressi della via Flaminia (largo dell’Arma di Cavalleria), venne ritrovata una grande quantità di blocchi marmorei alla profondità di quattro metri. Il materiale ritrovato venne messo sul mercato e venne acquistato dal cardinale Camillo di Pietro, importante funzionario dello Stato pontificio. Successivamente i marmi passarono al contrammiraglio Giovanni Battista Albini, che li collocò in un suo terreno fuori Porta del Popolo. Dopo circa venti anni di abbandono i reperti furono acquistati dal pittore Augusto Cecchi, che cercò di rivenderli al miglior offerente. Nel 1895, Felice Barnabei (direttore del Museo Nazionale Romano) cercò di aiutare il Cecchi proponendo invano al sindaco Emanuele Ruspoli di impreziosire il tratto di via Flaminia compreso tra Porta del Popolo e Ponte Milvio (allargato dopo il 1870) con la ricostruzione del monumento marmoreo trovato nei pressi di Tor di Quinto.
Nel periodo 1895 -1897, l’archeologo Giacomo Boni, direttore degli scavi del Foro Romano e del Palatino, partecipò attivamente all’allestimento di Villa Blanc, la residenza romana del barone Alberto Blanc, Ministro degli affari esteri del Regno d’Italia nel secondo governo Crispi. Per rendere la Villa davvero speciale, Giacomo Boni propose al Barone di ricostruire nel suo giardino il monumento funerario ritrovato sulla Flaminia, scomposto e poi dimenticato nel cortile di un antiquario.
Il monumento costruito in origine ai margini dell’antica via Flaminia consisteva in due tamburi gemelli, realizzati in cementizio e rivestiti in marmo, collocati su un alto podio. Purtroppo, nel periodo trascorso tra il ritrovamento dei materiali antichi (1876) e la ricostruzione del monumento (1897) scomparvero vari elementi, tra cui un'iscrizione dedicatoria e una statua: con il materiale rimasto il Boni potè ricostruirne solamente uno dei due.
Nei primi anni Sessanta la sede stradale di via Nomentana venne allargata, perciò una porzione del parco di Villa Blanc venne eliminata, tuttavia, il monumento rimase al suo posto, quindi esterno alla Villa, diventando così uno spartitraffico unico al mondo.
Ecco perchè oggi si chiama "il Mausoleo di Tor di Quinto", anche se si trova sulla via Nomentana.
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