31/05/2026
Sbatti un ginocchio contro il tavolo e trattieni l’urlo. Cosa vedi in quel millesimo di secondo? Uno schiaffo? Un rimprovero? Una faccia che ti guarda con disprezzo perché hai fatto rumore, perché hai disturbato, perché sei stata persona maldestra.
Ma cosa vedi quando le mani iniziano a formicolare senza motivo?
Cosa vedi quando il respiro si blocca a metà petto e non scende più?
Cosa vedi quando provi gioia e, invece di sorridere, il secondo successivo ti senti in colpa?
Quello che compare nella tua mente non è un caso, non un errore del sistema, non una suggestione, non è “solo ansia”.
È il materiale d’archivio del tuo sistema.
Le immagini che ti passano davanti agli occhi quando senti dolore o paura sono le istruzioni per l’uso che hai ricevuto quando eri persona bambina, troppo piccola per capire, in grado solo di difendere (in modo automatico). Sono i motivi per cui oggi scegli di tacere, di sparire o compiacere.
Osservare attentamente quello che “vedi” mentre senti è l’unico modo che hai per mappare le tue difese.
Perché non stai reagendo al presente. Stai reagendo a quello che la mente ricorda del passato. Stai scegliendo, ancora una volta, la strategia che ti ha permesso di restare in vita allora. Anche se oggi quella stessa strategia ti impedisce di vivere.
Capire cosa vedi significa capire come sopravvivi
Sapere come sopravvivi, ti libera dalle aspettative.
E non è forse questo quello che vuoi?
Coraggio