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Tu cosa pensi dei 90 Miliardi dati in Prestito all'Ucraina? Garantiti dalla UE di cui il 12-13% quota italiana?
19/12/2025

Tu cosa pensi dei 90 Miliardi dati in Prestito all'Ucraina?

Garantiti dalla UE di cui il 12-13% quota italiana?

TU COSA NE PENSI DI QUESTA DECISIONE? Come vi avevamo preannunciato giorni fa, gli Stati Europei non toccano gli assets ...
19/12/2025

TU COSA NE PENSI DI QUESTA DECISIONE?

Come vi avevamo preannunciato giorni fa, gli Stati Europei non toccano gli assets russi e faranno più debito per aiutare l'Ucraina

Si scherza 😃
19/12/2025

Si scherza 😃

Un nuovo fenomeno, Tu cosa ci faresti ?
19/12/2025

Un nuovo fenomeno, Tu cosa ci faresti ?

L'accordo tra Unione Europea e Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) non è tecnicamente "saltato" in via def...
19/12/2025

L'accordo tra Unione Europea e Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) non è tecnicamente "saltato" in via definitiva, ma è in uno stato di stallo politico e forte opposizione da oltre 20 anni (nonostante un'intesa di massima raggiunta nel 2019 e un nuovo annuncio politico a fine 2024).

Le ragioni principali del blocco sono essenzialmente tre:

1. Opposizione degli agricoltori europei
È il nodo più critico. Gli agricoltori europei, guidati dalla Francia (e sostenuti in parte dall'Italia), temono la concorrenza sleale.

Standard diversi: I produttori sudamericani possono esportare carne, zucchero e cereali a prezzi molto più bassi perché non devono rispettare le rigide (e costose) normative europee su pesticidi, benessere animale e sicurezza alimentare.

Sussidi: Gli agricoltori UE vedono l'accordo come un tradimento delle politiche "green" europee, che impongono limiti produttivi che i paesi del Mercosur non hanno.

2. Questioni Ambientali (Deforestazione)
Molti paesi europei e organizzazioni ambientaliste si oppongono all'accordo per l'impatto sulla Foresta Amazzonica.

Si teme che l'aumento della domanda di carne e soia verso l'Europa spinga i produttori sudamericani a distruggere ulteriori aree boschive per creare pascoli e campi coltivati.

L'UE chiede clausole ambientali vincolanti e sanzionabili che il Mercosur ha spesso percepito come un'interferenza nella propria sovranità nazionale.

3. Geopolitica e Protezionismo
Italia e Francia: Meloni e Macron sono i principali oppositori per motivi di politica interna, dovendo gestire le proteste degli agricoltori sia francesi che quellimeno rumorosi ma comiunque determinati, italiani.

Modello di sviluppo: Mentre la Germania spinge per l'accordo (per esportare auto e macchinari industriali in Sud America), i paesi a forte vocazione agricola temono di essere sacrificati sull'altare dell'industria.

18/12/2025

Ford taglia 20 mld di investimento dell'elettrico e chiude
( per il momento ) questa esperienza.

🤔
18/12/2025

🤔

18/12/2025

Nel 2024 155.000 italiani sono scappati dall’Italia…

L’Italia si sta svuotando, il saldo tra arrivi e partenze è negativo e la spinta arriva dai giovani, spesso laureati; il 2024 è stato l’anno record, con oltre 155.000 connazionali che hanno cercato una nuova vita fuori dall’Italia.

Gli italiani residenti all’estero sono attualmente 6 milioni e 400.000 mentre gli stranieri residenti in Italia ammontano a 5 milioni e mezzo.

Detto in maniera diretta: ci sono più italiani fuori dall’Italia che immigrati che vivono stabilmente nel nostro Paese.

Entro il 2050 potremmo perdere 4,5 milioni di abitanti non solo perché nasceranno meno bambini ma anche perché torneremo a essere un Paese da cui fuggire anziché trasferirsi.
Corsera

Il calo delle nascite è oggi uno dei fattori più critici per la tenuta della previdenza pubblica italiana, e l’INPS ne è...
18/12/2025

Il calo delle nascite è oggi uno dei fattori più critici per la tenuta della previdenza pubblica italiana, e l’INPS ne è il punto di massima esposizione. Non si tratta di un rischio teorico o futuro: è un processo già in atto, che condiziona ogni previsione di sostenibilità del sistema pensionistico.

Il modello previdenziale italiano si basa quasi interamente sul principio della ripartizione: i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano le pensioni di chi è già in quiescenza. Questo equilibrio funziona solo se la base contributiva è ampia e stabile. Il calo delle nascite rompe progressivamente questo meccanismo, perché riduce il numero di futuri lavoratori mentre aumenta quello dei pensionati, grazie anche all’allungamento della vita media.

Negli anni Settanta c’erano circa quattro lavoratori per ogni pensionato. Oggi il rapporto è vicino a uno e mezzo a uno, e le proiezioni demografiche indicano un ulteriore peggioramento. Meno bambini oggi significa meno contribuenti tra venti o trent’anni, e l’INPS si troverà a dover pagare un numero crescente di pensioni con una platea contributiva sempre più ristretta. È una dinamica matematica, prima ancora che politica.

Questo squilibrio ha già effetti concreti. Una parte rilevante delle prestazioni previdenziali è ormai finanziata non solo dai contributi, ma anche dalla fiscalità generale. In altre parole, lo Stato integra il bilancio dell’INPS per coprire una differenza strutturale tra entrate e uscite. Finché il debito pubblico regge, il sistema tiene. Ma il legame tra demografia e conti pubblici è sempre più stretto.

Il calo delle nascite incide anche sulla qualità del lavoro e, di conseguenza, sui contributi versati. Meno giovani significa meno nuovi ingressi nel mercato del lavoro e meno carriere lunghe e continue. L’occupazione frammentata, i salari bassi e la precarietà riducono ulteriormente il gettito contributivo. Anche quando i giovani lavorano, spesso versano contributi insufficienti a sostenere pensioni future adeguate, creando un doppio problema: entrate più basse oggi e assegni più deboli domani.

Le riforme previdenziali degli ultimi decenni hanno cercato di rispondere a questo scenario spostando in avanti l’età pensionabile e legando sempre di più l’assegno ai contributi effettivamente versati. Ma la leva demografica resta dominante. Senza nuove nascite, l’INPS può solo redistribuire sacrifici: pensioni più basse, lavoro più lungo, maggiore pressione fiscale o un mix di tutte e tre le cose.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: la percezione di equità. Le generazioni più giovani, meno numerose e più gravate da contributi elevati, rischiano di finanziare un sistema dal quale riceveranno meno. Questo mina il patto intergenerazionale su cui si fonda la previdenza pubblica e alimenta sfiducia, evasione contributiva e fuga verso soluzioni private.

In questo contesto, il calo delle nascite non è solo una variabile sociale, ma il nodo centrale della sostenibilità dell’INPS. Senza un’inversione demografica, o senza un forte aumento dell’occupazione e della produttività, la previdenza pubblica italiana resterà strutturalmente sotto pressione. Non è una questione di “se”, ma di “quando” e di “quanto” sarà necessario intervenire ancora. E ogni anno che passa, con meno bambini e più pensionati, riduce il margine di manovra.

Voi che ne pensate?
18/12/2025

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Rome

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