L'indignato

L'indignato Il Buongiorno si vede dal mattino e noi vogliamo regalarvi degli splendidi "buongiorno" Le Notizie che gli altri non vi fanno vedere in tempo reale

Questa famiglia non esiste più. E' perduta, forse per sempre.Il Tribunale ha dato il colpo, forse definitivo, al passato...
06/03/2026

Questa famiglia non esiste più. E' perduta, forse per sempre.
Il Tribunale ha dato il colpo, forse definitivo, al passato. Catherine Birmingham deve andarsene dalla struttura dove si trova insieme ai suoi figli e i fratelli saranno separati.

Non importa se chiedono di tornare a casa, non importa se soffrono.

È questa la decisione dell'Ufficio giudiziario, sollecitata dalla responsabile della struttura di Vasto dove i bambini sono stati accolti dal 20 novembre, lo ha confermato l'avvocato della famiglia, Marco Femminella, prima di entrare nella struttura dove era in programma la perizia psicologica sui bambini.

«C'è un'ordinanza di un Tribunale con una sensibilità talmente alta - ha detto - che, in pieno svolgimento della consulenza ha deciso di allontanare i bambini e separare la madre».

«Probabilmente questa consulenza non andava bene come stava andando, così l'abbiamo interrotta», ha detto l'avvocato. Non è chiaro a questo punto se i test sui minori saranno effettuati nella struttura protetta o in un altro luogo, come inizialmente chiesto anche dallo stesso team legale che segue. La perizia è in programma anche domani.

Commenta lo psichiatra della famiglia Tonino Cantelmi: «Questa ordinanza viene emessa durante una perizia di cui critichiamo fortemente la metodologia, affidata ad una psichiatra che non si occupa di minori. L’ordinanza accoglie l’ostinazione del Servizio Sociale ad attribuire tutte le cause di difficoltà a Catherine e con incredibile tranquillità non esita a smembrare ulteriormente la famiglia e a generare un nuovo trauma a questi bambini, che dovranno essere trasferiti in un’altra struttura, confrontarsi con altri adulti sconosciuti e inserirsi in altri contesti problematici. Non oso credere che tutto ciò avvenga per crudeltà, ma credo che una catena di errori in buona fede oggi generi la sostanziale incapacità di tornare indietro. Questi bimbi hanno bisogno di essere restituiti ai loro genitori».

«Carissimi Antonio e Patrizia, ci avete ricordato che il dolore ha bisogno di essere condiviso, perché da soli non si pu...
04/03/2026

«Carissimi Antonio e Patrizia, ci avete ricordato che il dolore ha bisogno di essere condiviso, perché da soli non si può portare un peso così grande. Domenico ci ha ricordato la fragilità del cuore umano. Bisogna aver cura di ogni cuore, accostare la vita degli altri con delicatezza e sensibilità. Dobbiamo riscoprire la responsabilità di farci carico del cuore degli altri e dobbiamo sapere che quando si mette mano ai sentimenti altrui, si sta toccando un 'organo' delicatissimo per il quale ci vuole competenza, prudenza e amore».

Monsignor Francesco Marino, Vescovo di Nola alle esequie del piccolo Domenico

“Non si dimentica un ultimo respiro.Aspettavo mia moglie fuori da quella stanza, ma dentro c’era tutto il mio mondo. La ...
04/03/2026

“Non si dimentica un ultimo respiro.

Aspettavo mia moglie fuori da quella stanza, ma dentro c’era tutto il mio mondo. La prima volta che ho varcato quella soglia e ho visto Domenico lì, immobile, fragile, diverso da come era sempre stato… qualcosa dentro di me si è spezzato. Da quel giorno non ho più dormito davvero. Chiudi gli occhi, ma la mente resta lì. In quella stanza. In quell’odore. In quel silenzio che fa rumore. L’ultima volta che l’ho visto è stata anche la più dolorosa e la più sacra. Ero accanto a lui quando ha fatto il suo ultimo respiro. Non l’ho lasciato solo nemmeno per un istante. Gli ho stretto la mano, gli ho dato un bacio sulla fronte e, con la voce che tremava ma il cuore fermo, gli ho sussurrato che non era un addio. Era solo un arrivederci. Perché certi legami non finiscono con un battito che si spegne. Restano nell’aria, nei ricordi, nei gesti che continui a fare senza accorgertene. Restano dentro, dove il tempo non può arrivare.
E io so che quel bacio non è stato l’ultimo.
È stato una promessa.”

Antonio Caliendo, padre di Domenico.

Alla luce dello scandalo Epstein, molti fatti del passato assumono un significato diverso e più inquietante... Secondo a...
02/03/2026

Alla luce dello scandalo Epstein, molti fatti del passato assumono un significato diverso e più inquietante... Secondo alcune ricostruzioni Jeffrey Epstein considerava Silvio Berlusconi un nemico scomodo, proprio perché non si piegava alle regole del club dei potenti globali. Epstein gli fece recapitare un invito (presumibilmente per una delle sue feste). Berlusconi rispose in modo tagliente e profetico:
«No grazie. Da me la cucina è migliore, e il vino è così buono che le ragazze tornano da sole. Non c’è bisogno di rapirle». Era ancora prima del 2009 e, forse, Berlusconi aveva già intuito cosa si nascondesse davvero dietro certi inviti.

Da quel momento partì la campagna mediatica europea contro di lui: le feste “bunga bunga”, le ballerine, le accuse di coinvolgimento di minorenni. Uno scandalo che, nel 2011, tra gogna giornalistica, procure e pressione politica, lo costrinse alle dimissioni. Anni dopo, i tribunali italiani lo hanno assolto in via definitiva: non aveva commesso alcun reato sessuale.

Ma dietro le quinte emergeva un altro elemento: Angelino Alfano, che Berlusconi aveva nominato Ministro della Giustizia, sarebbe stato – secondo alcune inchieste indipendenti tra cui quelle citate da Geopolitics Prime – una fonte diretta di Jeffrey Epstein. Un traditore interno, in altre parole. Il vero “peccato” di Berlusconi, secondo questa lettura, non era sessuale, ma politico: la sua indipendenza.

Ha difeso le imprese italiane, ha stretto accordi energetici autonomi con la Russia, ha mantenuto un rapporto amichevole e pragmatico con Gheddafi garantendo interessi strategici italiani in Libia è stato apertamente amico di Vladimir Putin senza filtri né sudditanza.
Lo scandalo sessuale, in questa ottica, sarebbe stato solo lo strumento perfetto per farlo fuori. E Alfano avrebbe avuto un ruolo chiave nella trappola.

A distanza di anni, diversi commentatori e media - anche internazionali lo hanno definito “l’ultimo politico veramente indipendente d’Europa”.

Una storia che, riletta oggi alla luce di Epstein, appare molto diversa da come ce la raccontarono all’epoca.

«Ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più nie...
26/02/2026

«Ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita ma noi ancora non lo sapevamo. Così, poi quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con sincerità sabato scorso, in ospedale, quando è morto».

«Speravo che Domenico avesse una vita serena, in salute, senza problemi e invece... Ma noi genitori portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi. Attenzione, però: non sono tutti cattivi, in quell’ospedale, c’è anche tanta gente brava, tanti dottori in gamba che sono venuti poi ad abbracciarci, anche le infermiere sono state sempre vicine a Domenico, non l’hanno mai abbandonato, nemmeno per un momento. Il professor Oppido, però, adesso non lo voglio vedere manco da lontano. Sarà la magistratura a fare chiarezza, certo, ma preferisco non incontrarlo Eh sì, scusate, ho visto delle foto incredibili: ma erano fuori di testa quelli che partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel frigo da picnic...».

Antonio, papà dl piccolo Domenico

Il problema non è il poliziotto colpevole.Il problema è che gli agenti della Polizia di Stato hanno, da principio, confe...
24/02/2026

Il problema non è il poliziotto colpevole.
Il problema è che gli agenti della Polizia di Stato hanno, da principio, confermato la versione dei fatti data dal collega.
Il problema è che un testimone di nazionalità afgana, un tossicodipendente, è stato giudicato dai PM più attendibile degli agenti. Non di un solo agente. Dobbiamo parlare al plurale: gli agenti, coloro che dovrebbero essere fedeli servitori dello Stato.
Ed è stato giudicato più attendibile, il ragazzo, per una sola ed unica ragione: lui diceva la verità. I poliziotti del Commissariato Mecenate no, mentivano.
Dopo hanno capito che era meglio collaborare. Dopo.

Il castello di bugie eretto dall'assistente capo Carmelo Cinturrino, 41 anni, si è sbriciolato sotto il peso della prova scientifica e dei silenzi interrotti dai suoi stessi compagni di pattuglia. Quello che doveva apparire come un drammatico scontro a fuoco nel bosco dello spaccio di Rogoredo si è rivelato un omicidio volontario, aggravato da una messinscena durata 23 minuti. Cinturrino, noto nell'ambiente con il soprannome di "Thor" perché girava con un martello, è stato definito senza mezzi termini «un delinquente» dal capo della Polizia, Vittorio Pisani.
A incastrare definitivamente l'agente è stata la Scientifica. Sulla pi***la a salve, piazzata accanto al corpo di Abderrahim Mansouri per simulare la legittima difesa, è stato rinvenuto esclusivamente il profilo genetico di Cinturrino. Il Dna del poliziotto era ovunque: «Su guanciola destra, su gr*****to, cane e impugnatura», mentre non è stata trovata alcuna traccia biologica della vittima. Mansouri, in realtà, non ha mai impugnato quell'arma.
Al momento dello sparo, il giovane aveva in mano solo un sasso e un telefono cellulare, con il quale era impegnato in una conversazione alle 17.32, proprio nel secondo esatto in cui il proiettile lo ha centrato alla tempia. La conferma arriva anche da un testimone oculare, un uomo afghano, che ha riferito al pm Giovanni Tarzia: «Mansouri aveva in una mano un telefono, nell'altra una pietra. Quando ha visto Cinturrino ha alzato il braccio come per lanciarla. In quel momento l'agente ha estratto l'arma e lui ha cercato di scappare».
La ricostruzione della Procura evidenzia un intervallo di tempo spettrale tra lo sparo e l'allarme ai soccorsi. In quei 23 minuti, Cinturrino avrebbe manipolato il corpo e la scena del delitto. Mansouri era «caduto frontalmente», con la faccia nel fango, ma i soccorritori lo hanno trovato supino. Un dettaglio tradito da una foto scattata dallo stesso Cinturrino, dove il volto appariva «imbrattato di materiale simile a terriccio» nonostante la posizione a faccia in su.
In questo lasso di tempo, l'indagato ha inviato un collega a recuperare lo strumento per la messinscena. «Immediatamente mi ha dato le chiavi della Panda di servizio, ordinandomi di andare in commissariato a prendere la valigetta degli atti», ha confessato l'agente che era con lui. Al ritorno, la scena era già mutata: «Cinturrino ha subito aperto il cofano della macchina e ha prelevato qualcosa dalla borsa; aveva qualcosa in una mano, era un oggetto nero». Solo pochi istanti dopo, accanto alla mano destra della vittima, è apparsa la pi***la giocattolo.
Il muro di omertà dei colleghi, inizialmente compatti nel confermare la versione della legittima difesa, ha ceduto solo dopo che gli stessi sono stati indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Le loro ritrattazioni sono state nette, smentendo anche l'intimazione dell'alt: «Nessuno ha gridato “alt, polizia!”». Cinturrino, vistosi ormai scoperto, ha ammesso parzialmente le sue colpe al legale durante un colloquio in carcere a San Vittore: «Ho messo la pi***la vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto». Una confessione che non mitiga la durezza del giudizio degli inquirenti e dei vertici della Polizia. Oltre alla definizione di «delinquente» coniata da Pisani, i pm sottolineano la pericolosità dell'uomo, affermando che abbia «colpito Mansouri con coscienza e lucidità» e che, dato il quadro allarmante, «potrebbe uccidere ancora». Al momento dell'arresto, nel parcheggio del commissariato, l'uomo si è limitato a dire ai colleghi della Mobile: «Fate quello che dovete».

"Caro poliziotto di Rogoredo,voglio chiamarti con il tuo nome, assistente capo Carmelo Cinturrino, quando un rappresenta...
23/02/2026

"Caro poliziotto di Rogoredo,
voglio chiamarti con il tuo nome, assistente capo Carmelo Cinturrino, quando un rappresentante delle Forze dell'Ordine racconta che uno spacciatore gli ha puntato una pi***la, quando un agente ci racconta, racconta a tutto il Paese che si trovava in una situazione di pericolo e spara e uccide un malvivente, noi ci crediamo, noi ci schieriamo subito, almeno io mi schiero subito dalla vostra parte, contro tutto e contro tutti, perché noi, persone per bene, crediamo nella Polizia, crediamo nella parola della Polizia"

"Se invece, gentile Cinturrino, si viene a scoprire che hai mentito, che forse quella pi***la l'hai messa tu in mano allo spacciatore, che hai mentito di fronte all'Italia intera, che non hai chiamato i soccorsi, che forse prendevi il pizzo dal pusher, e non so cos'altro,, allora io ti considero un traditore, un traditore e un criminale"

"Hai tradito i tuoi colleghi onesti, hai tradito le Forze dell'Ordine, hai tradito lo Stato che rappresenti, se tutto fosse confermato, se tutto fosse confermato, saresti in sostanza un delinquente come quelli che dovresti inseguire. Io spesso difendo l'operato degli agenti contro tutto il mondo buonista, contro il politicamente corretto, però chi si comporta in questo modo, merita una punizione molto molto dura e senza nessuno sconto"

- Giuseppe Cruciani

E' tornato dalla mamma, Damiano.Nel giorno di San Valentino il cuore di Damiano Alberti ha smesso di ba***re.La notizia ...
21/02/2026

E' tornato dalla mamma, Damiano.

Nel giorno di San Valentino il cuore di Damiano Alberti ha smesso di ba***re.

La notizia è stata comunicata dalla famiglia - il padre Claudio, i fratelli e la sorella - senza ulteriori dettagli.
Nel 2023 aveva reso pubblica la sua malattia con un post su Instagram: "Ciao ragazzi mi è stato diagnosticato un tumore maligno alla gamba. Appena ho avuto la diagnosi mi sono passate subito 10.000 cose per la testa ma ho cercato di mantenere la lucidità e l'ottimismo per affrontare questo momento. Da 4 giorni ho cominciato un percorso di cure programmate da un team di medici esperti. Sono pronto ad affrontare questo periodo e a superarlo".

Da maggio di quell’anno aveva scelto di raccontare pubblicamente il suo percorso: la diagnosi, gli interventi, l’amputazione, la protesi, la riabilitazione e i momenti più difficili. E aveva raccontato come la sua condizione avesse inciso sulla relazione sentimentale. A dicembre aveva annunciato di essere tornato a camminare.
Il 22 settembre scorso l'ultimo post: "Anche questa è andata, non è mai facile attraversare momenti come quest'ultima settimana e non ci si abitua mai. Però la mia vita è anche questo e va accettato. Sono uscito dall'ospedale senza potermi troppo lamentare, ma ora quello è il passato. Si torna in pista e si guarda avanti sempre. ora si riparte". Sabato, nel giorno di San Valentino, se n'è andato, a soli 23 anni.

Un ricordo inciso, un amore che resta.💞
21/02/2026

Un ricordo inciso, un amore che resta.💞

Un ricordo da portare sempre al polso C’è un regalo che non passa di moda, che non si dimentica in un cassetto e che ogni papà indossa con orgoglio ogni giorno. Il bracciale uomo personalizzato Kaululu con nome e foto incisa in acciaio inossidabile è molto più di un semplice accessorio: è un ...

Domenico ha smesso di soffrire "Ho appena ricevuto la chiamata della signora. È finita. Ora devo andare sopra”. Con ques...
21/02/2026

Domenico ha smesso di soffrire

"Ho appena ricevuto la chiamata della signora. È finita. Ora devo andare sopra”. Con queste parole l’avvocato della famiglia comunica ai giornalisti in attesa al Monaldi la morte del piccolo Domenico.

È dunque finita. Alle ore 9.20 il cuore del bimbo ha smesso di ba***re e il dramma del piccolo guerriero che ha commosso l'Italia è giunto all'ultimo atto. Il cuore che gli era stato trapiantato il 23 dicembre scorso e risultato gravemente danneggiato perché trasportato a contatto con ghiaccio secco, si è fermato. Come previsto dalla terapia iniziata ieri, non sono state eseguite manovre salvavita. La tragedia si è consumata.

La telefonata a mamma Patrizia arriva quando ancora non sono le cinque del mattino. "Signora, venga in ospedale". E adesso, dopo la grande resistenza dei giorni scorsi, la mamma si scioglie in lacrime: “Se n’è andato, è finita”. Nonostante il dolore, Patrizia ntrova la lucidità per lanciare un allarme: “Stanno uscendo truffe, non ascoltate, non vedete, non guardate quello che sta uscendo. Io, insieme al mio avvocato, a breve daremo notizie su una fondazione che voglio creare in nome di Domenico per non dimenticare. Voglio lasciare il segno per mio figlio e questa fondazione lo farà. Lotterò per tenere sempre vivo il ricordo di Domenico".

Prostrata dal dolore, la donna lo ripete ancora una volta: "Quello che è successo a Domenico non dovrà essere dimenticato". Attraverso il suo avvocato Patrizia pensa di istituire una fondazione a nome del figlio per aiutare le vittime della colpa medica e i bambini che non possono essere trapiantati.

Arriva quindi la nota del Monaldi: “Con profondo dolore l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore”.

Al capezzale, nel reparto di terapia intensiva in cardiochirurgia, il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, per l’estrema unzione al bambino. C’è anche il cappellano dell'ospedale Monaldi, padre Alfredo Tortorella: "Per stare vicino alla famiglia in questo momento di dolore".

La notizia segna profondamente Nola, città di origine della famiglia in provincia di Napoli, dove giovedì sera sotto una pioggia battente la cittadinanza era sfilata dietro il grande striscione "Per il nostro guerriero". Una mobilitazione spontanea che aveva coinvolto fedeli, associazioni e semplici cittadini proseguita nel Duomo di Nola con una veglia di preghiera molto partecipata.

I genitori Patrizia e Antonio erano presenti e seduti in prima fila. In tanti speravano che Domenico potesse tornare a casa. Oggi la tragica notizia che arriva dall'ospedale Monaldi di Napoli rinnova il dolore: il bimbo al quale è stato trapiantato un cuore danneggiato è volato via.

"È una grande sofferenza per tutta la comunità", afferma il sindaco Andrea Ruggiero che ha anche messo a disposizione un'auto di servizio per permettere a mamma Patrizia di raggiungere l'ospedale quotidianamente. "Siamo sotto shock. per non poter fare nulla. È una vicenda che ci ha traumatizzati. Attendere la morte di un bimbo di due anni è innaturale. Il Comune ha già deliberato che le spese delle esequie e i consiglieri devolveranno il gettone di presenza del prossimo consiglio" aggiunge il sindaco di Nola.

L'errore forse è stato illudersi. Ma chi non avrebbe sperato fino alla fine, al posto suo?E alla fine l'evidenza ha pres...
18/02/2026

L'errore forse è stato illudersi. Ma chi non avrebbe sperato fino alla fine, al posto suo?

E alla fine l'evidenza ha preso il sopravvento, in una maniera netta, brutale quasi. La mamma era stata chiamata d'urgenza in ospedale, poche ore dopo l'epilogo.

Il comitato di esperti riunito all'Ospedale Monaldi di Napoli ha espresso parere negativo sul bimbo di due anni e mezzo al quale a dicembre era stato trapiantato un cuore danneggiato. Alla fine la decisione non lascia margini alla speranza: il bambino di due anni e mezzo ricoverato al Monaldi non è operabile. Il no è stato sancito dopo l’incontro tra i cardiochirurghi di alcuni dei principali centri italiani - Bambino Gesù, Torino, Bergamo, Padova - e l’ospedale di Napoli.

L’incontro era già in programma, ma si è svolto dopo che è arrivata la notizia di un cuore disponibile per il trapianto. Il Monaldi non era il primo in lista d’attesa (perché il bambino ricoverato a Napoli ha un gruppo sanguigno diverso, ma compatibile, da quello del potenziale donatore), ma comunque la notizia ha spinto ad accelerare i tempi. E a riflettere in modo più approfondito sulle reali possibilità del bimbo di Nola di affrontare l’intervento.

Già nei giorni scorsi i medici del Bambino Gesù avevano detto di ritenere non trapiantabile il bambino. Ha un’infezione da pseudomonas aeruginoso e una emorragia cerebrale, problemi legati anche all’Ecmo, il macchinario che dal 23 dicembre, giorno del trapianto, svolge le funzioni di cuore e polmoni. Inoltre ha danni agli organi, in particolare reni, polmoni e fegato.

In attesa dell’esito della valutazione, la mamma del piccolo aveva pregato con il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia. Gli esperti da tutta Italia incaricati di valutare la possibilità di un nuovo trapianto erano arrivati all'ospedale Monaldi in mattinata, poco dopo quello degli ispettori inviati dal ministero della Salute per acquisire tutti i documenti relativi alla vicenda e che poi si trasferiranno all'ospedale di Bolzano, dove il cuore danneggiato era stato prelevato.

L'incubo di ogni madre: il rapimento. E' accaduto a Bergamo, in un supermercato dove una donna si è vista strappare la f...
15/02/2026

L'incubo di ogni madre: il rapimento. E' accaduto a Bergamo, in un supermercato dove una donna si è vista strappare la figlia di un anno e mezzo dalle mani da uno sconosciuto. A causa della forza con cui l'uomo ha tentato di strattonarla via alla piccola è stato rotto un femore. La Polizia ha arrestato un uomo senza fissa dimora e incensurato, per tentato sequestro di persona e lesioni personali aggravate.

Intorno alle 13 di sabato l'uomo è entrato nel supermercato proprio mentre una famiglia - padre, madre e figlia - stava uscendo. Improvvisamente ha afferrato la bambina per le gambe, tentando con violenza di sottrarla alla madre che la teneva per mano e cercando di trascinarla verso l’interno del centro commerciale. La donna ha reagito con forza e ha immediatamente chiesto aiuto. Il padre, che si trovava a breve distanza, è intervenuto. Le persone sono accorse immediatamente, mentre gli addetti alla vigilanza immobilizzavano lo sconosciuto fino all’arrivo delle Forze dell’Ordine.
La volante della Polizia giunta sul posto ha messo in sicurezza la minore e ha portato l’uomo in Questura.

Gli accertamenti, svolti anche grazie alle testimonianze raccolte e all’analisi delle immagini di videosorveglianza, hanno permesso di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. La bambina è stata trasportata in ospedale per gli accertamenti clinici, che hanno evidenziato una frattura del femore, provocata dalla violenza esercitata nel tentativo di sottrarla alla madre.

L'uomo è stato arrestato per sequestro di persona aggravato - in quanto commesso ai danni di una minore di quattordici anni - e per lesioni personali aggravate. È stato posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ha condiviso le fasi dell’attività istruttoria e disposto la custodia in carcere in attesa della convalida

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Rome

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