31/05/2026
Da anni Corona fa una cosa che pochissimi brand riescono a fare davvero: trasformare il sole in uno strumento pubblicitario. Non come sfondo.
Non come semplice immagine da spot estivo.
Ma come parte fisica della pubblicità stessa.
Uno degli esempi più sorprendenti è il celebre billboard installato a Brighton, nel Regno Unito. A prima vista sembra soltanto un pannello giallo quasi vuoto. Ma per circa 15 minuti al giorno, al tramonto, la luce del sole attraversa una struttura nascosta e proietta l’ombra perfetta di una bottiglia Corona. Senza schermi, senza tecnologia digitale e senza animazioni: è il sole a completare la pubblicità.
Ed è proprio questa l’idea che ha reso Corona uno dei casi più studiati nel marketing contemporaneo. Negli ultimi anni il brand ha costruito un’intera identità attorno alla luce naturale, alle spiagge, al tramonto e alla vita all’aperto. In molte campagne il sole non viene semplicemente mostrato: diventa il mezzo creativo con cui il messaggio prende forma.
Per celebrare i suoi 100 anni, ad esempio, Corona ha lanciato la campagna “Made by the Sun”, realizzando fotografie create letteralmente dalla luce solare attraverso tecniche analogiche di pinhole photography. In pratica è stato il sole stesso a “scattare” le immagini della campagna.
In Brasile, invece, ha creato i “Sun Tables”: tavoli esposti al sole che rivelano QR code nascosti solo quando vengono colpiti dalla luce, trasformando l’irraggiamento solare in una promozione interattiva per i clienti.
La forza di Corona è che non vende semplicemente una birra. Vende una sensazione precisa: il tramonto, la spiaggia, il relax, il momento in cui finisce la giornata.
E il sole è diventato il simbolo perfetto di tutto questo. In un’epoca in cui la pubblicità è sempre più digitale, algoritmica e invasiva, Corona continua a distinguersi con un approccio quasi opposto: usare la natura come media.