04/09/2026
Un incontro che sognavo da bambino.
Quando andavo alle elementari c’erano delle giornate organizzate dalla scuola in cui noi alunni, insieme ai nostri genitori, andavamo a scegliere e comprare le enciclopedie.
Ricordo ancora quel giorno. Eravamo lì con tutti i bambini della scuola e chiesi a mio padre di comprarmi quella in più volumi dedicata agli animali del pianeta Terra.
Ne ero completamente affascinato. Ma quando arrivai al volume dedicato al mare fu tutta un’altra storia. Potevo perdermi in quelle pagine per ore.
Squali, delfini, balene… e soprattutto lei: la balenottera azzurra, l’animale più grande mai esistito sulla Terra.
Nella mia immaginazione di bambino era diventata quasi una creatura mitologica: la grande amica gentile del mare.
Più di quarant’anni dopo, al largo della costa orientale dello Sri Lanka, siamo partiti con una piccola barca alla ricerca di uno di quei giganti che avevo osservato per ore soltanto sulle pagine di un’enciclopedia.
Sotto di noi, tra i 500 e i 1.000 metri di oceano.
E da qualche parte, in quell’immensità blu, c’era lei.
Non la balenottera azzurra questa volta, ma una sua straordinaria parente: la balenottera comune, un animale che può raggiungere circa 20 metri di lunghezza, un altro autentico gigante dei nostri oceani.
L’abbiamo cercata. Aspettato. Persa. Ritrovata.
Poi è apparsa.
E quando si è immersa davanti a noi ho avuto per la prima volta la percezione reale delle sue dimensioni: solo la coda sembrava più grande della nostra barchetta.
Le gambe che tremavano.
La pelle d’oca.
L’adrenalina alle stelle e il cuore che batteva a mille.
Per pochi, preziosissimi istanti sei lì, davanti a qualcosa di immenso e potentissimo, eppure perfettamente a casa in quell’infinito mondo blu.
Poi respira, scivola sotto la superficie e scompare.
Questi giganti del mare si muovono incredibilmente veloci. Ti concedono di vedere soltanto una frazione dei loro corpi immensi e poi tornano negli abissi, come se l’oceano li avesse inghiottiti.
E tu rimani lì, su una piccola barca, sopra centinaia di metri d’acqua, aspettando e scrutando l’orizzonte per capire dove riapparirà.
Ma per quei pochi secondi scompare anche tutto il resto.
Non serve musica.
Non servono parole.
Solo il rumore dell’oceano, un gigante degli abissi… e quel bambino con la sua enciclopedia degli animali che, più di quarant’anni dopo, ha potuto vivere uno dei sogni più antichi della sua vita.
E chissà cosa avrebbe pensato mio padre se oggi fosse stato lì a vedermi.
In fondo, quel sogno era cominciato anche grazie a lui.
RIP Papà. ❤️🐋