10/07/2026
Wilmo, protagonista del romanzo “Wilmo, ricorda”, è un vecchio signore che l’età e la malattia stanno portando a dimenticare tutto. È anche un uomo che ha combattuto in Africa, è stato prigioniero negli Stati Uniti, e ora vive chiuso in casa, dove riceve la visita di fantasmi letterari — personaggi dei romanzi che ha amato per tutta la vita. Racconta loro i ricordi più scomodi della sua esperienza da militare e prigioniero, ma anche il presente più fragile e tenero, fatto di etichette appiccicate agli oggetti per non dimenticarne il nome.
Potremmo fermarci qui: sarebbe già un romanzo bellissimo, ma non è questo che ce l’ha fatto scegliere.
Quello che ci ha colpito è il fatto che Wilmo non è solo personaggio, ma metafora vivente del nostro paese. Ha imparato a dimenticare. E come l’Italia, fa fatica a ricordare proprio quello che dovrebbe restare impresso: colpe, sconfitte, responsabilità storiche.
L’Italia è un paese arruolato nella retorica del fascismo, e partigiano dopo il ’45. Che ha educato generazioni al culto della forza e dell’ordine, e poi ha detto che “erano altri tempi”. Wilmo, invece, non si assolve, non si giustifica e non ci giustifica. Non sa più che giorno è, né dove ha messo gli occhiali, ma si ricorda tutto: della guerra in Africa, dei bombardamenti, dei campi di prigionia americani, della retorica grottesca del regime, dei compagni che non sono tornati.
Se c’è una cosa che davanti al nostro romanzo “Wilmo, ricorda” (o meglio, davanti al romanzo “Wilmo, ricorda” di Marco Angelini), se c’è una cosa che davanti a questo libro non si può dire, quindi, è che l’antifascismo non serve più, che era un’altra epoca, redenzioni facili mentre si criminalizza chi salva vite in mare. Si fa carico, Wilmo, di una memoria che non è più di nessunə. La rimette in circolo, la restituisce allə lettorə come un pacco da consegnare ai vicini. Anche se fa un rumore strano, anche se è scomodo da portare.
Le tavole che vedete qui sono solo alcune delle moltissime che impreziosiscono il libro. Con taglio lucido e a tratti sgranato, l’illustratrice Livia Tagliaferri ha rappresentato il frutto di una fantasia, una memoria, mentre tutto si sgretola intorno.