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Eywa Eywa è un editore indipendente di approfondimento critico. Raccontiamo ambiente, diritti, politica e innovazione, andando oltre la superficie delle notizie.

Ogni settimana, pubblichiamo articoli, dossier e video. Nato da un'idea di Brunilde Trizio.

🌱 Gli “alieni” sono già tra noi – e in parte li abbiamo invitatiNon parliamo di extraterrestri che scendono dal cielo, m...
31/10/2025

🌱 Gli “alieni” sono già tra noi – e in parte li abbiamo invitati
Non parliamo di extraterrestri che scendono dal cielo, ma di specie aliene invasive che stanno cambiando silenziosamente i nostri ecosistemi. Dal granchio blu alle zanzare tigre, passando per i pappagalli urbani: ecco cosa sta accadendo in Italia e… cosa possiamo fare per fermarlo.
Leggi l’articolo, lo trovi al primo commento

🔍 Cosa puoi fare subito:
• Scarica un’app di segnalazione (es. iNaturalist, CSMON‑Life), fai una foto se noti qualcosa di insolito e inviala.
• Chiedi al tuo Comune se esistono piani locali per monitorare queste specie.
• Condividi questo messaggio tra amici e familiari: più occhi abbiamo, più forte sarà la difesa del territorio.

👉 Perché è importante:
• In Italia sono già più di 3.300 le specie aliene identificate.
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• Alcune, come il granchio blu, causano danni ambientali ed economici molto seri: reti da pesca distrutte, habitat alterati.
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• Non basta aspettare: la tutela della biodiversità è una scelta quotidiana, che parte da ciascuno di noi.
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💚 Aiutaci a proteggere il nostro futuro.
💚

Non serve un giardino.Non serve un bosco.Basta un balcone! Anche un davanzale. 💚 Ogni pianta che scegli, ogni vaso che s...
25/10/2025

Non serve un giardino.
Non serve un bosco.
Basta un balcone!
Anche un davanzale. 💚

Ogni pianta che scegli, ogni vaso che sistemi,
ogni fiore che attira un’ape,
è un gesto politico.
Un atto di cura verso la città che respiriamo.

Abbiamo preparato un manuale semplice e concreto per trasformare
anche pochi centimetri di spazio in biodiversità attiva.

Vuoi essere attivista per il clima… senza nemmeno uscire di casa? 🌱🙂

👉

Dal terriccio senza torba alle piante amiche delle api: ecco come creare un balcone vivo, colorato e sostenibile, anche senza esperienza.

22/10/2025

Basterebbe una regola chiara per cambiare tutto il sistema:
chi produce paga anche lo smaltimento dei suoi rifiuti.

È questa l’idea alla base della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), che in Europa sta riscrivendo le regole del gioco.
In Francia ha permesso di raccogliere oltre 260 mila tonnellate di abiti usati, e ha persino finanziato un bonus riparazione per rammendare e salvare vestiti destinati alla discarica.
In Olanda ogni produttore deve iscriversi al registro EPR, pagare una quota e assicurarsi che almeno la metà dei capi venga riutilizzata o riciclata.

Sta funzionando?
Sì, ma a metà.
Perché il riciclo vero, quello fibra su fibra, è ancora agli inizi: mancano impianti, punti di raccolta, incentivi.
E molti capi finiscono ancora bruciati o esportati, in Paesi che non hanno nemmeno i mezzi per gestirli.

Servono infrastrutture, etichette chiare e soprattutto coraggio politico.
Perché se premi chi produce capi che durano, l’usa e getta smette di essere conveniente.
E forse, finalmente, produrre tornerà a significare prendersi cura di ciò che si crea.

💬 Tu cosa ne pensi? Se le aziende pagassero davvero per ciò che buttano, cambierebbe qualcosa?

21/10/2025

𝗦𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗗𝗨𝗖𝗜 𝗜𝗡𝗤𝗨𝗜𝗡𝗔𝗡𝗗𝗢, 𝗣𝗢𝗜 𝗣𝗔𝗚𝗛𝗜!

In Francia non la chiamano moralismo. La chiamano legge.
Il Senato ha approvato un pacchetto di misure che mette nel mirino l’ultra fast fashion, cioè quel modello di produzione e vendita che sforna migliaia di capi ogni settimana a prezzi così bassi da sembrare irreali.

La nuova normativa prevede eco-tasse fino a 10 euro per capo entro il 2030, divieto di pubblicità per i marchi che spingono al consumo compulsivo e obblighi di trasparenza lungo tutta la filiera.
L’obiettivo è chiaro: se produci inquinando, poi paghi.
Non sono i cittadini a essere il bersaglio, ma i modelli di business che trasformano lo sfruttamento e l’inquinamento in profitto.

𝗖𝗵𝗶 𝗽𝗮𝗴𝗮 𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼
La tassa scatta quando il prodotto viene immesso sul mercato francese, cioè nel momento in cui entra nella catena di vendita.
A pagarla sono le aziende che mettono quei capi in commercio: produttori, importatori o piattaforme online.
Certo, una parte del costo può finire sul prezzo finale, ma la logica è un’altra: rendere meno conveniente produrre spazzatura e premiare chi innova, riduce gli impatti e lavora in modo trasparente.

𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮: 𝗹’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝘀𝗶 𝗺𝘂𝗼𝘃𝗲
Anche l’Unione Europea si sta attrezzando con regole simili.
Ha introdotto l’EPR (Extended Producer Responsibility), cioè la Responsabilità Estesa del Produttore.
Significa che chi produce abbigliamento deve finanziare e organizzare la raccolta, la selezione e il riciclo di ciò che immette sul mercato.
Non è una misura simbolica: è un cambio di paradigma.
E vale anche per i venditori online, che finora sfuggivano facilmente alle regole dei singoli Stati.

𝗘𝘀𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼: 𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶
Dal 1° luglio 2023 nei Paesi Bassi l’EPR per il tessile è già realtà.
I produttori sono responsabili non solo della vendita, ma anche del “dopo”: devono occuparsi e finanziare sistemi di raccolta, riuso e riciclo dei capi.
È la prova che la responsabilità può diventare infrastruttura reale, non uno slogan.

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼
Ogni vestito venduto a pochi euro ha un costo nascosto fatto di acqua, energia, microplastiche e sfruttamento.
La verità è che produrre troppo uccide il valore.
Le aziende scaricano sull’ambiente e sulla collettività il prezzo dei loro profitti: rifiuti, bonifiche, malattie, emissioni.

Le nuove regole ribaltano questo schema.
Paghi se produci inquinando, investi se vuoi continuare a vendere.
E i fondi raccolti con le eco-tasse serviranno a potenziare il riuso, la riparazione e il riciclo di qualità.
Non è un attacco alla moda. È una cura per l’economia reale.

𝗔𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗶𝗻𝗲 𝗽𝗮𝗴𝗵𝗲𝗿𝗮̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲?
Dipende.
Se le aziende continuano con gli stessi modelli, sì, un po’ dei costi si sposterà sul prezzo finale.
Ma se cambiano approccio, se investono in qualità e circolarità, diventano più competitive e sostenibili.
In Francia l’asticella si alza: chi progetta capi che durano, si riparano e si riciclano, sarà avvantaggiato.

La domanda giusta non è “pagheremo due euro in più”.
Ma: quanto ci è costato finora chiamare moda quello che è rifiuto programmato?

𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮
In Italia si parla di “valutare” una tassa sulle importazioni dalla Cina. Ma non basta.
Servono regole integrate:
criteri ecologici di progettazione, responsabilità per il fine vita, controlli sulle piattaforme extra-UE e maggiore trasparenza verso i consumatori.

𝗘 𝗻𝗼𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶? 𝗗𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮
Comprare meno e meglio.
Scegliere capi durabili e riparabili.
Usare il second-hand con criterio.
Leggere le etichette.
Chiedere conto ai marchi.

Non è moralismo, è economia reale.
Ogni euro speso in modo consapevole è una pressione sul sistema.
Se premiamo chi fa bene, il mercato cambia direzione.

Altrove si può, perché qui no?

17/10/2025

In Italia la scienza del clima è diventata un’opinione.
O peggio: propaganda.
Gli allarmi degli scienziati vengono trasformati in slogan politici, i dati ignorati, la ricerca trattata come un fastidio.
Altrove si pianifica il futuro con la scienza.
Qui si litiga sul meteo del weekend.

È così che ci abituiamo alla disinformazione, fino a non distinguere più chi studia il mondo da chi lo manipola.

E tu, da che parte stai: con i dati o con le opinioni?

15/10/2025

Hai mai comprato un sacco di “terriccio universale”?
Allora probabilmente hai usato la torba.

Quella terra “naturale” che trovi ovunque nei negozi di giardinaggio
è frutto di un ecosistema distrutto.
La torba non è semplice terra:
è un deposito di carbonio antico,
che la Terra ha impiegato migliaia di anni per costruire.

Ma basta estrarla e tutto quel carbonio finisce in atmosfera.
Una tonnellata di torba rilascia più CO₂ di una tonnellata di carbone.

Nel Regno Unito la torba è già vietata per i terricci da giardino.
In Germania la stanno eliminando.
In Italia, invece, si vende ovunque.

Eppure le alternative esistono: compost maturo, fibra di cocco, corteccia vegetale.
La terra può respirare anche senza torba.

🌱 Ogni vaso, ogni scelta, ogni acquisto è collegato al clima.
Altrove la terra rimane sotto il muschio. Perché qui no?

👉 Condividi questo post e chiedi al tuo negozio di giardinaggio:
“Avete terricci senza torba?”
A volte, l’ecologia comincia da una domanda semplice.

Chi paga davvero la rivoluzione automatica?Ogni robot che sostituisce un lavoratore non toglie solo un posto di lavoro: ...
14/10/2025

Chi paga davvero la rivoluzione automatica?

Ogni robot che sostituisce un lavoratore non toglie solo un posto di lavoro: riduce anche i contributi che tengono in piedi pensioni, sanità, scuola e welfare.
Un buco che ricade sulla collettività mentre le imprese incassano profitti sempre più alti.

Per questo si parla di Robot Tax: un contributo chiesto a chi sostituisce i lavoratori umani con l’automazione, per riequilibrare il conto sociale.
Ma la politica è divisa:
– in Corea del Sud esiste già una forma di tassa “soft”;
– negli Stati Uniti Bernie Sanders spinge per una misura più radicale;
– in Europa il Parlamento l’ha bocciata nel 2017;
– in Italia è solo un’ipotesi di legge.

Ma noi vogliamo un futuro in cui l’innovazione arricchisce pochi, o una transizione giusta che non lasci indietro milioni di persone?

💚 Eywa, la divulgazione responsabile

09/10/2025

Nel Regno Unito hanno deciso che un animale non è un pacco.
Non si spedisce, non si trascina, non si sfrutta “perché si è sempre fatto così”.

Con l’Animal Welfare Bill hanno detto basta:
🚫 stop ai cuccioli venduti troppo presto,
🚫 alle madri gravide spedite come merce,
🚫 agli animali mutilati per moda.

In Italia, invece, ogni divieto arriva con la scappatoia già scritta.
La Legge Brambilla ha promesso di vietare la catena, ma ha lasciato aperte le solite scuse: “motivi sanitari” o “temporanee esigenze di sicurezza”.
E anche il nuovo disegno di legge per correggerla non cambia la sostanza: un ritocco, non una rivoluzione.

🐄 🐑 Bovini e ovini viaggiano 28 ore di fila.
🐖 Le scrofe restano chiuse per settimane in gabbie strette.
Tutto “secondo norma”.

Il Regno Unito ha deciso che la sofferenza ha un limite.
L’Italia, come sempre, si ferma dove comincia il coraggio.

➡️ Altrove si può. Perché qui no?

Indirizzo

Via Del Tritone 132
Rome

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