Io come risorsa

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23/06/2026

𝙌𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙗𝙖𝙩𝙩𝙖𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙫𝙪𝙤𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙗𝙖𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚?Guardando questa immagine, ognuno di noi ha già scelto la sua.C'è chi vede una questione...
12/06/2026

𝙌𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙗𝙖𝙩𝙩𝙖𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙫𝙪𝙤𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙗𝙖𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚?

Guardando questa immagine, ognuno di noi ha già scelto la sua.

C'è chi vede una questione religiosa. Chi una questione di genere. Chi di libertà. Chi di oppressione. Chi di identità culturale.

Eppure penso che la domanda vera sia un'altra.

Il mio prof. Luigi Secco…. già all’Università, uno dei primi esami di Pedagogia… che ho dato nel 1998 lo aveva già detto con chiarezza la persona porta in sé una dignità inalienabile, semplicemente in quanto persona.

Prima di ogni genere, cultura, appartenenza.

Prima di ogni etichetta.
Ogni battaglia che dimentica questo non sta difendendo l'uomo.

Sta difendendo una sua parte.
E una parte non sarà mai abbastanza.

📷 𝑃ℎ: 𝐵𝑜𝑢𝑠ℎ𝑟𝑎 𝐴𝑙𝑚𝑢𝑡𝑎𝑤𝑎𝑘𝑒𝑙, "𝑀𝑜𝑡ℎ𝑒𝑟, 𝐷𝑎𝑢𝑔ℎ𝑡𝑒𝑟, 𝐷𝑜𝑙𝑙", 𝟸𝟶𝟷𝟶𝑆𝑒𝑟𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝟿 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑒. 𝐶𝑜𝑙𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛𝑒𝑛𝑡𝑒: 𝑀𝑢𝑠𝑒𝑢𝑚 𝑜𝑓 𝐹𝑖𝑛𝑒 𝐴𝑟𝑡𝑠, 𝐵𝑜𝑠𝑡𝑜𝑛 / 𝐵𝑟𝑖𝑡𝑖𝑠ℎ 𝑀𝑢𝑠𝑒𝑢𝑚, 𝐿𝑜𝑛𝑑𝑟𝑎.

𝑁𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑖𝑒, 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒, 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑒 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑜𝑙𝑎 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑖𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑝𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑟𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑟𝑎𝑡𝑒. 𝐹𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎, 𝑖 𝑠𝑜𝑟𝑟𝑖𝑠𝑖 𝑠𝑣𝑎𝑛𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜, 𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑟𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑝𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜, 𝑖 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑖 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑝𝑟𝑜𝑛𝑜. 𝑁𝑒𝑙𝑙'𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑠𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑒𝑟𝑜 𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑒𝑑𝑖𝑠𝑡𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑜. 𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑠𝑡𝑒. 𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑟𝑠𝑒.

11/06/2026

Legge educazione sessuo-affettiva nelle scuole

Ci hai mai fatto caso? Spesso l'equilibrio delle persone che guidano davvero qualcosa di importante poggia sempre su fon...
11/06/2026

Ci hai mai fatto caso? Spesso l'equilibrio delle persone che guidano davvero qualcosa di importante poggia sempre su fondamenta solide.

Lo pensavo mentre apprendevo la notizia e le parole usate ieri da Luca Parmitano quando ha annunciato al mondo che sarà il pilota della missione Artemis III, unico europeo nell'equipaggio NASA.

Ha descritto il suo successo con queste parole… ha parlato di piattaforme di lancio, torri di connessione, razzi e carburante.
Ha usato queste metafore tecniche come mappa delle persone e dei sistemi che lo hanno reso chi è.

E al centro di tutto, due fattori che i grandi leader citano sempre nei momenti più autentici:

👉 Il sistema di istruzione, quando ha detto: "L'Italia mi ha dato gli strumenti professionali necessari"
👉 L'amore della famiglia, qua di ha detto:"Il carburante siete voi, voi siete l'energia che alimenta la mia anima"

E quante volte sentiamo invece parlare, quasi all suo opposto di eccellenza come se fosse una questione individuale, di talento innato, di volontà personale, di "grandi uomini che si fanno da soli".

Mi è sono piaciute molto le parole di Parmitano perché ci ricorda, invece, che ogni traguardo straordinario nasce da un ecosistema educativo e affettivo che ha saputo nutrire, connettere, far crescere.

La scuola che forma. La famiglia che sostiene. Le istituzioni che aprono porte.

E se osservi chi guida davvero qualcosa di importante, non chi occupa una posizione, ma chi lascia un segno, scopri che questi due fari ritornano sempre, la gratitudine verso chi li ha formati e l'amore come fonte di energia, non come ornamento sentimentale.

Eppure, nella mia esperienza, chi manca anche di una sola di queste componenti mostra quasi sempre delle crepe. E molto spesso quello che manca non è la competenza, né l'ambizione, ma la trasparenza e la lealtà.

Penso che il problema non sia il consenso informato, ma continuare a trattare l’educazione come un insieme di progetti s...
08/06/2026

Penso che il problema non sia il consenso informato, ma continuare a trattare l’educazione come un insieme di progetti separati, ognuno con il suo esperto, il suo modulo, la sua autorizzazione, invece di riconoscere che educare è un atto integrato, quotidiano, che attraversa ogni disciplina e ogni relazione.

Un insegnante di letteratura che legge con i propri studenti una storia d’amore, di perdita, di identità, e sa stare in quella lettura, sta già facendo educazione affettiva.

Un docente di storia che aiuta i ragazzi a capire come nascono le discriminazioni, come si costruisce il potere, come cambia il tessuto sociale, sta già facendo educazione alle differenze.

Se si valorizza la profondità educativa che le materie già contengono, e la capacità di mediazione che un buon insegnante già esercita, non servono progetti e programmi separati.

Le raccomandazioni di OMS e UNESCO lo dicono da anni che l’educazione sessuo-affettiva è uno strumento fondamentale per prevenire la violenza di genere, ridurre le discriminazioni, costruire relazioni più consapevoli. Non è un’opinione, è ricerca.

E questo tipo di educazione non ha bisogno di un modulo a parte, di un esperto esterno, di un’autorizzazione firmata. Ha bisogno di adulti maturi e solidi, capaci di stare accanto ai ragazzi non solo per trasmettere contenuti, ma per aiutarli a formare un pensiero critico, a orientarsi nel mondo che abitano, a diventare cittadini consapevoli.

Forse la domanda giusta non è chi deve parlare di affettività ai ragazzi, ma come sostenere gli insegnanti nel farlo. Come integrare questi temi nella didattica ordinaria, come riconoscere le fasi dello sviluppo emotivo, come leggere i segnali di un gruppo classe, come stare in una conversazione difficile senza esserne travolti. Questo è il lavoro che un professionista dell'educazione può offrire alla scuola, non sostituirsi all'insegnante, ma renderlo più attrezzato.

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