Cultura di Massa

Cultura di Massa Storia, leggende, curiosità e tanto altro sulla pen*sola sorrentina, la costiera amalfitana e il territorio Campano

24/08/2026

🔴 La torre di Nerano








Furbizia, minacce colorite e soprannomi tutt’altro che innocenti: il napoletano riesce a racchiudere in poche parole imm...
19/08/2026

Furbizia, minacce colorite e soprannomi tutt’altro che innocenti: il napoletano riesce a racchiudere in poche parole immagini e significati che arrivano da molto lontano.

🟡 Figlio 'e 'ntrocchia
L'espressione napoletana figlio 'e 'ntrocchia indica un ragazzo molto sveglio, furbo, svelto di mente e d'azione. L'etimologia è incerta e dibattuta tra due principali ipotesi. Alcuni studiosi come Renato De Falco, fanno derivare la parola dall'espressione latina intra oculos ("dentro/sotto gli occhi"). Significa che la persona è così rapida e scaltra da fregarvi o compire un'azione furba proprio sotto il vostro naso, senza che ve ne accorgiate. Secondo un'altra interpretazione, 'ntrocchia sarebbe una deformazione o un eufemismo di un insulto volgare (analogo a "figlio di zo***la"), nato per indicare un figlio cresciuto in ambienti difficili dove la furbizia e la prontezza erano d'obbligo per sopravvivere. Nel tempo, l'offesa si è smussata fino a diventare, ironicamente, un apprezzamento per la grande astuzia.

🟡 T’aggi’ ’a cresemà
È la minaccia che proferisce che vuole infliggere una solenne bastonata. Più che altro schiaffeggiare la persona intimidita, colpirla con la mano aperta questo deriva dallo schiaffo simbolico che il vescovo impartisce durante il sacramento della cresima, per ricordare alla persona che da quel momento in poi sarà "un soldato di Dio". Questa tradizione deriva a sua volta dalle antiche cerimonie romane di investitura militaresca e di quelle cavalleresche medievali in cui si dava uno schiaffetto sulla guancia destra di coloro che erano appena stati nominati soldati.

🟡 Faccia ’e mpiso
È il soprannome che si dà a una persona dall'indole cattiva, con riferimento a quei delinquenti che, macchiati di gravi delitti venivano impiccati. Una variante è "facc d' 'o mpiso tinto" che deriva dall'uso di cospargere di pece o di bitume il volto dell'impiccato affinchè ritardasse la decomposizione e restasse più tempo, dopo morto, a penzolare, quale monito per i delinquenti.

Grazie a e per questi splendidi scatti. 💚



17/08/2026

🔴 La prigione di Castelluccia e la guerra per il trono

Un ringraziamento speciale a per la collaborazione.







Ci sono parole ed espressioni napoletane che sembrano semplici modi di dire, ma dietro nascondono storie, leggende e tra...
12/08/2026

Ci sono parole ed espressioni napoletane che sembrano semplici modi di dire, ma dietro nascondono storie, leggende e tradizioni antichissime.

🟡 Levà 'a frasca 'a miezo
L'espressione napoletana "levà 'a frasca 'a miezo" significa chiudere una discussione sul nascere, far finire un'attività o sbaraccare. L'uso di questo modo di dire affonda le radici nella tradizione popolare e commerciale della vecchia Napoli. In passato, i locali e le taverne fuori alla porta esponevano un ramo verde (la frasca) sull'ingresso per segnalare ai viandanti la disponibilità di vino nuovo o cibo. Quando il vino finiva o l'attività cessava, l'oste rimuoveva il ramo dall'architrave, da qui il senso estensivo di troncare una questione, smettere di discutere o risolvere (o abbandonare) una situazione fastidiosa.

🟡 Strangulaprievete
è un modo colorito di chiamare gli gnocchi. In origine, essi erano fatti con pasta talmente dura che si diceva che fossero capaci anche distrozzare i preti. La leggenda popolare racconta che i preti amassero così tanto questo piatto da mangiarne in fretta e in grandi quantità, rischiando di soffocare. In diverse regioni, tra cui la Romagna e il Lazio, il nome ironizza sul clero o sul peso delle tasse imposte dallo Stato Pontificio, che costringevano le famiglie a ridursi alla fame. Alcuni studiosi propongono una radice etimologica classica dai verbi greci straggalào (fare rotoli) e prepto (incavare), legata al movimento manuale con cui si modella la pasta fresca.

🟡 Ha fatto 'a corsa d''o ciuccio
L'espressione napoletana "ha fatto 'a corsa d''o ciuccio" descrive un'azione o un successo improvviso, ma di brevissima durata. Indica una situazione esaurita in fretta o un fuoco di paglia. Il modo di dire prende ispirazione dalle corse di asini, tradizionali e caotiche feste di paese o competizioni popolari in cui gli animali, poco avvezzi alla velocità o indisciplinati, partivano a gran foga per poi fermarsi subito, stancarsi o finire la corsa in modo rocambolesco e fulmineo.

Grazie a per le splendide foto. 💚



10/08/2026

🔴 Il lupo e la leggendaria fondazione di Sant'Agata







Continua la nostra raccolta di parole ed espressioni napoletane. Ogni termine racconta un frammento di storia, tra etimo...
07/08/2026

Continua la nostra raccolta di parole ed espressioni napoletane. Ogni termine racconta un frammento di storia, tra etimologie sorprendenti e significati che ancora oggi fanno parte del nostro modo di parlare.

🟡 Riscenziello è lo svenimento, la convulsione che viene a qualcuno quando si sente poco bene. Viene dal latino descensus (caduta, discesa). Il termine in napoletano abbraccia due sfaccettature distinte, richiamando sia le convulsioni che i capricci dei bambini. In entrambi i casi, la parola si lega al concetto di spasmo, che può manifestarsi come sintomo patologico o come espressione di comportamento infantile. Questa doppia sfumatura del termine evidenzia la connessione tra le convulsioni, spesso di natura involontaria e patologica, e i capricci, espressione più lieve di uno spasmo emotivo, rappresentando entrambi aspetti della complessa gamma di reazioni umane, soprattutto nei bambini.

🟡 Sbariare si dice quando qualcuno è preso da un’instancabile attività senza senso. Deriva dall’italiano svariare che significa, appunto, non stare mai fermi. Questo verbo viene utilizzato per descrivere l'atto di dedicarsi all'ozio e alla distrazione, perdendo tempo senza tener conto degli impegni o dei pensieri seri. È un termine associato a chi ama prendersela comoda, a uno scansafatiche, o a coloro che, al contrario, dopo un periodo di intenso lavoro, sentono la necessità di staccare la spina e concedersi momenti di relax o attività più svaganti.

🟡 Latrina deriva dal latino latrina, che è una forma contratta di lavatrina. All'inizio, i Romani usavano lavatrina per indicare un lavatoio o un luogo dove ci si lavava. Con il passare del tempo, il termine è diventato un eufemismo per indicare lo spazio destinato ai bisogni corporali. Oggi indica un locale igienico, spesso rustico o pubblico, oppure, in senso figurato, un luogo molto sporco.

Grazie sempre a .esposito per le sue meravigliose foto 💚



Prosegue il nostro viaggio tra le parole e le espressioni napoletane. Tra modi di dire, curiosità e termini della tradiz...
05/08/2026

Prosegue il nostro viaggio tra le parole e le espressioni napoletane. Tra modi di dire, curiosità e termini della tradizione, scopriamo ancora una volta come la lingua custodisca storie che attraversano i secoli.

🟡 Capurà è muorto l'alifante
Espressione che si dice nei confronti di chi ha smesso di godere di certi benefici o perchè è terminato un privilegio. La frase fa riferimento a un borioso custode di un elefante donato, nel 1738, da un Sultano turco a Re Carlo di Borbone; questi, montato in superbia per la carica che ricopriva, alla morte dell'elefante divenne oggetto di scherno e di derisione. L'aneddoto è raccontato da Benedetto Croce nel volume "pagine sparse" del 1942.

🟡 Dammiggiana
È un recipiente di vetro per liquidi rivestito di vimini. Si usa come epiteto riferito a una donna dalla sagoma goffa, bassa e gonfia. Il termine pare sia di origine francese "dame-jeanne" e significa signora Giovanna.

🟡 Esercito ’e Francischiello
Si definisce così un gruppo di persone o un sodalizio molto disorganizzato, in riferimento alla disfatta subita dall'esercito borbonico a Gaeta nel 1860.

Foto del nostro e del fotografo professionista .esposito _d.esposito 💚



03/08/2026

🔴 La torre Angioina di Punta Campanella







Prosegue il nostro viaggio tra le parole e le espressioni napoletane.Dietro ogni termine si nasconde una storia, un'orig...
31/07/2026

Prosegue il nostro viaggio tra le parole e le espressioni napoletane.
Dietro ogni termine si nasconde una storia, un'origine antica o un modo di dire che continua ancora oggi a vivere nel linguaggio quotidiano.

🟡 Dio primma 'e ffa e po' ll'accocchia
In senso spregiativo, si dice di due persone che si accoppiano per comunanza di indole o di difetti. Il detto ricalca la frase latina di Cicerone "pares cm paribus facillime congregatur" cioè coloro che sono uguali sogliono associarsi facilmente con i loro pari.

🟡 Ranfa
La parola ranfa (o granfa) deriva dal termine longobardo *rampf (o dal germanico rampa), il quale indicava una struttura ricurva, simile a un uncino o a un artiglio. Il termine significa grinfia, artiglio o zampa adunca. Condivide la stessa origine etimologica del vocabolo italiano raffio.

🟡 Meza cazetta
Si dice all'indirizzo di una persona che non vale niente, o mediocre. Il modo di dire deriva dalla impossibilità, da parte delle persone di modeste origini, di potersi permettere calze lunghe all'uso spagnolo. Una variante di questo epiteto è "mezacammisa"

Grazie a .esposito che con queste foto si è superato. 💚



Continua la nostra rubrica dedicata alle parole e alle espressioni napoletane.Oggi scopriamo tre termini ed espressioni ...
29/07/2026

Continua la nostra rubrica dedicata alle parole e alle espressioni napoletane.
Oggi scopriamo tre termini ed espressioni che raccontano antiche influenze linguistiche, personaggi leggendari e curiosità della nostra tradizione.

🟡 Cane ’e Maganza
Epiteto che si dà ai traditori, ai perfidi, alle persone cattive. Il modo di dire si riferisce a Gano di Maganza o Magonza personaggio della "Chanson de Roland" poema del ciclo carolingio; pur essendo uno dei paladini del re, Gano tradisce la propria patria con un vile e atroce inganno: messosi d'accordo con i pagani di Spagna, attira i più valorosi paladini di Francia a Roncisvalle, a capo dei quali c'è Orlando, suo figliastro.

🟡 Mesale
Il termine mesale indica la tovaglia usata per coprire o imbandire la tavola. Deriva dal latino mensa (tavola) tramite l'aggettivo mensalis, con l'infuenza sp****la poi il termine subisce la caduta della "n" diventando mesale. Infine Alcuni studi filologici ne tracciano l'origine anche nel greco misalion o nell'arabo misar, termini usati per indicare teli di copertura.

🟡 Pacchero
Il termine paccaro (o pacchero) deriva dal greco antico e significa "schiaffo dato a mano aperta". La parola unisce i vocaboli pas (tutto) e cheir (mano). Da questo significato in-dialetto napoletano è nato sia il sinonimo di schiaffo sia il famoso formato di pasta larga, chiamato così per la sua mole o per il rumore che fa nel piatto

Grazie a .esposito per le meravigliose foto. 💚



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